Qualche domanda di sinistra

Il Festival Nazionale, il patto stato-regioni, Fus e extra-Fus, le commissioni ministeriali, la legge, gli stabili, la formazione

Pubblicato il 25/03/2007 / di / ateatro n. 107 / 0 commenti /
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Poche cronache “dal Palazzo” in queste settimane: dopo le novità di cui avevamo dato conto in ateatro 106 avremmo voluto riportare fatti, magari di quelli che ti fanno arrabbiare ma con cui ti misuri e magari polemizzi.
Ma sui pochi fatti sembra prevalere per ora nella politica del Ministero una concezione del tempo e delle priorità che rischia di azzerare qualunque eventuale buona intenzione (del Ministero medesimo) e mette a dura prova la nostra ferma volontà di non essere (ancora) disfattisti.
Cerchiamo quindi di estrarre dalla cronaca minuta qualche punto rilevante e di por(ci) qualche domanda.

CHE COS’E UN FESTIVAL?
Tempo affrettato-superficiale

Cominciamo dall’unico fatto concreto (ahimé): l’invenzione del mega Festival Nazionale del Teatro, l’“evento” di cui tutti sentivamo la mancanza. Della relativa commissione abbiamo già accennato, si dovrà dare atto della gara scatenata fra le città (il bando scadeva il 15 marzo) e prossimamente si dovrà provvedere alla scelta.
I tempi del bando avviliscono il concetto stesso di festival, quell’alchimia di necessità, rinnovamento, partecipazione che ha padri nobili come Richard Wagner e Jean Vilar.
Non sappiamo se qualcuno fra i concorrenti – Milano, Torino, Genova, Napoli, Firenze e altri – sia riuscito a tirar fuori un’idea geniale in quattro e quattr’otto: sarebbe bello, ma c’è da dubitarne.

PATTO STATO-REGIONI: IL BANDO?
Tempo allegro con brio, poi lento, infine lentissimo-quasi fermo

Sono passati ben due mesi dalla firma del “patto” fra stato, regioni e enti locali, che dovrebbe consentire di sperimentare iniziative congiunte di carattere innovativo e promozionale. Sostegno previsto in finanziaria: 20 miliardi di euro, mica bruscolini – e infatti sulla carta la scelta politica è molto rilevante, se si pensa che il FUS prosa 2006 è di 75 milioni di euro.
Si attendeva a breve un bando che indicasse più precisamente requisiti, tempi e modi. La sottosegretaria Montecchi lo aveva dato per imminente in diverse occasioni pubbliche e lo stesso ministro Rutelli aveva confermato.
Nel riferire sul “patto” a fine gennaio titolavamo: “Qualcosa di sinistra?” Un amico-lettore aveva commentato con un messaggio privato: “Purché non sia qualcosa di sinistro”.
L’esperienza autorizza in effetti qualche perplessità: una buona idea può naufragare fra lottizzazioni territoriali, politiche, di categoria. Oppure il “tesoretto” può servire per sistemare miracolosamente alcune situazioni di crisi. Non escludiamo che si stia limando e approfondendo per il meglio, speriamo solo che la stesura “ideale” non porti a un nuovo Manuale Cancelli per il Teatro. Attendiamo fiduciosi.

FUS ED EXTRA-FUS: COME SI APRE LA GABBIA?
Avanti piano, con variazioni sul tema

Come sapete, il FUS in Finanziaria è cresciuto se pure non come ci si attendeva (grazie a una inattesa limatura dell’ultimo momento). Ecco le cifre (arrotondate):

2005: 464 milioni (prosa 77 milioni)
2006: 375 milioni (governo Berlusconi) + 50 milioni (recupero Prodi) (prosa 75 milioni)
2007: 441 milioni (prosa 73.500 milioni)
2008 (previsioni): 486 milioni
2009 (previsioni): 543 milioni

In fondo non c’è troppo da lamentarsi, con l’augurio che l’obiettivo/promessa dell’1% del PIL alla cultura entro la fine della legislatura non si perda nella (necessaria) discussione su come si calcola la misteriosa spesa per la cultura.
La notizia/non notizia è che le percentuali di ripartizione fra i macrosettori sono rimaste le stesse e i criteri di assegnazione anche. Le persone serie non cambiano le regole del gioco – per quanto perverse – mentre la partita è in corso: è un principio che il governo precedente aveva spavaldamente ignorato, ma questo è fatto di persone serie; quindi tutti i parametri, anche i più demenziali, rimangono in vigore, almeno per ora (eppure i tempi per qualche variazione forse c’erano, pensandoci sei mesi fa). Si segnala solo una lavata di capo agli enti lirici che dovranno dimostrare resa quantitativa/qualitativa eccetera.
I dati rilevanti riguardano però quello che succede fuori dal FUS: i “Fondi Lotto” dovrebbero ammontare a 25 milioni di euro e il ministro ha dichiarato che verranno utilizzati per la Fondazione Petruzzelli (ente lirico aggiunto), ETI, Cinecittà Holding (sgravando il FUS da questi pesi).
Il ministro Rutelli deve spendere anche 20-1=19 milioni di euro per “eventi” dello spettacolo: è stato infatti stanziato a questo scopo un ulteriore fondo di 20 milioni (da non confondere con i 20 milioni del “patto” stato-regioni) e il famoso festival pesa solo per 1 milione di euro nel 2007 e 2 nel 2008 e 2009.
Non ci sembra sbagliato che – per rompere la gabbia del FUS – il ministro si sia tenuto queste valvole di sfogo, ma la parola “eventi” spaventa ed è urgente che Rutelli enunci qualche criterio di assegnazione.
Non sono state ancora dettate neppure le linee di indirizzo dell’ETI: la nuova direzione, con la vecchia presidenza e il vecchio CDA, dovrebbero ancora seguire quelle di Urbani. Lentezza, indugio o scarsa trasparenza?

COMMISSIONI: A QUANDO LA RIFORMA E LE NUOVE NOMINE?
Fermo con eleganza

E’ di oggi la notizia che la Corte Costituzionale ha dichiarato – con qualche anno di ritardo – poco costituzionale la legge Frattini, quella dello spoil system, che autorizza ogni governo a mandare a casa i dirigenti nominati da quello precedente.
Rutelli aveva anticipato questo punto di vista (atteggiamento peraltro apprezzabile) tenendosi Nastasi (scelta meno apprezzabile). E, con pari eleganza, non ha rinnovato le commissioni consultive (come avrebbe potuto), che restano dunque quelle nominate dal centrodestra (insomma, gli esperti che decidono i contributi allo spettacolo a titolo di consulenti del governo di centrosinistra sono quelli nominati dal ministro di centrodestra). Ora sarebbe troppo tardi il ricambio e metterebbe a rischio i tempi di erogazione come sostengono le categorie? Vero. Ma non lo si poteva fare sei mesi fa?

LEGGE: RIUSCIRA’ QUESTO GOVERNO A PARTORIRE UNA BOZZA PRESENTABILE?
Fermo con suspence

Tanto il ministro Rutelli quanto il sottosegretario Montecchi hanno preannunciato una bozza governativa molto innovativa e un giro pastorale per presentarla/discuterla prima di portarla alle commissioni e in parlamento.
L’annuncio era parso un buon segnale: per una volta sembrava preludere a una discussione allargata con il “vero” mondo del teatro (non solo con le rappresentanze ufficiali), sottraendo la funzione politica ai condizionamenti di tutte le parti che si leggono in filigrana nei vari progetti di legge.
Dopo di che, non se ne è più saputo niente. Perché? Quali sono i veri problemi? L’equilibrio centro-periferia? Le posizioni divergenti dei partiti?
Intanto giaccino in parlamento (limitandoci a quelli attuali) 5 progetti di legge, di cui 3 che fanno capo a partiti della maggioranza. Una storia infinita, che non diverte più.

CHE NE E’ DELLA RINASCITA DELL’ORGOGLIO DEGLI STABILI PUBBLICI?
Andante mosso sospeso

Un mese fa è stato diffuso un breve manifesto redatto a Milano dagli Stabili Pubblici che ipotizzava un nuovo organismo (da cui sembrava però non si escludesse nessuno della vecchia guardia, né per dimensione né per tendenza): si annunciavano a breve mosse rilevanti. Attendiamo con curiosità.
Nel frattempo a Prato si è installato Federico Tiezzi (il nostro Totonomine ci aveva azzeccato). Lo affianca Franco d’Ippolito per l’organizzazione (a proposito, in bocca al lupo!).

CHE SUCCEDE A TORINO?
In calo con ansia

ateatro ha dedicato in questo ultimo anno molto spazio a Torino, grande protagonista anche dei forum.
Il dato preoccupante è– come conseguenza anche della Finanziaria, ma non solo – che la città sembra costretta a un arretramento particolarmente grave rispetto alla scelta precisa e meditata di fare della cultura e dello spettacolo il settore trainante dello sviluppo e della riconversione metropolitana: si parla di tagli da 62 a 40 milioni di euro sul bilancio comunale (per l’entità definitiva del taglio è opportuno attenderne l’approvazione).
Tanto l’amministrazione che le istituzioni culturali sembrano voler ridurre al minimo l’impatto del disastro, ma nel frattempo esplodono le polemiche. C’è da registrare soprattutto la critica durissima e la presa di distanza della Regione dal teatro stabile. In un’intervista a “Repubblica” del 16 marzo la presidente Mercedes Bresso conferma – in nome del decentramento ma anche del totale non gradimento rispetto a scelte e risultati – il taglio di contributi allo stabile da 1.800.000 a 500.000 euro.
In compenso i 1.300.000 ero risparmiati verranno rimessi in circolazione, destinati in gran parte (700-800.000 euro) a un nuovo centro per l’innovazione diretto da Gabriele Vacis (che per ora ha sede a Tortona).
Nel frattempo il direttore dello stabile Walter Le Moli e il presidente Agostino Re Rebaudengo sono in scadenza. ateatro riapre dunque il Totonomine: c’è chi dà per certo Walter Ego alla direzione del nuovo festival rutelliano: forse è troppo veltroniano per Rutelli, ma chissà…

FORMAZIONE: CHE SUCCEDE ALLA SILVIO D’AMICO E ALLA PAOLO GRASSI?
Sospeso (per ora)

Le due principali scuole di teatro italiane sono pedine non irrilevanti per eventuali prospettive di rinnovamento del sistema.
Sull’Accademia Silvio D’Amico commissariata (e affidata a Giovani Minoli) è calato il silenzio. Così come si tace sulla Paolo Grassi di Milano, dove il direttore Massimo Navone ha dato le dimissioni e non intende essere riconfermato: com’è inevitabile, hanno iniziato a girare nomi interni ed esterni alla scuola e si rischia di aprire un altro fronte del Totonomine.

Redazione_ateatro

2007-03-25T00:00:00

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