Dossier Ivrea 1967 Per una archeologia del teatro contemporaneo

La prefazione del volume

Pubblicato il 27/04/2007 / di / ateatro n. 108 / 0 commenti /
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Per gentile concessione dell’autore e come documentazione in vista del nostro prossimo incontro, pubblichiamo la prefazione del saggio dedicato al Convegno di Ivrea, in corso di stampa.

Se mi si concede il paragone un po’ azzardato, quello che ho svolto sul Convegno del 1967 è quasi un lavoro di “archeologia teatrale”: come un archeologo infatti, una volta reperiti i materiali e i documenti – grazie al basilare e fondamentale aiuto del dott. Tradardi che già aveva iniziato il lavoro vent’anni prima di me – ho dovuto ricostruire e indagare lo svolgimento e gli avvenimenti di quei tre giorni del lontano giugno 1967. A quarant’anni dal Convegno, infatti, e a venti dalla prima indagine su di esso, i ricordi non sono più nitidi, e spesso i racconti divergono parecchio. Punto focale dei contrasti e delle differenze tra le diverse versioni è ciò che avvenne la sera dell’11 giugno, quando le divergenze, le opposizioni e le tensioni accumulate tra le diverse fazioni in due giorni di accesi dibattiti esplosero in un violento diverbio. Per quella sera erano in programma Proposte di spettacolo, con intervento del pubblico: Teatro d’ottobre, Teatro Orsoline 15, Compagnia Leo De Berardinis e Perla Peragallo. Anche se secondo diverse dinamiche e con diverse attribuzioni di colpe e meriti, condanne e assoluzioni a seconda di chi racconta, è da tutti riconosciuto che in quella serata scoppiò un violento alterco che condizionò profondamente la prosecuzione del Convegno: durante lo spettacolo del gruppo Teatro d’ottobre, Bene, Quartucci, Ricci e De Berardinis irruppero in scena interrompendo la rappresentazione, criticando aspramente il lavoro di Ambrosino, De Vita, Baini e di tutto il teatro d’impegno politico, accusandoli di mancanza di ricerca e addirittura di fare “retroguardia”. Ne seguì immediatamente una discussione dai toni duri e violenti, che creò un’atmosfera di tensione che si protrasse per tutta la nottata, durante i lavori della Commissione fino all’alba e anche per tutta la giornata successiva. Si verificò quello che si può definire uno scisma, tanto che il giorno dopo alcuni partecipanti, tra i quali lo stesso organizzatore Fadini, non presero parte all’ultimo dibattito, preferendo approfittare della belle giornata di sole per andare a discutere più piacevolmente in riva al Lago di Viverone, a pochi chilometri di distanza da Ivrea.
Ovviamente questa scissione fece nascere tra tutti una sensazione di fallimento del Convegno, nato proprio con la speranza di unire sotto un’unica bandiera di Nuovo Teatro le diverse correnti italiane di rinnovamento teatrale. E’ probabilmente da ricercare qui il motivo per cui, nei tempi immediatamente successivi, al Convegno di Ivrea non furono riconosciuti la giusta importanza e il giusto peso, e nessuno si occupò di archiviare, ordinare e salvare tutti i documenti e i materiali, condannandolo così all’oblìo.

Oblìo che durò per quasi vent’anni, fino a quando Alfredo Tradardi, Roberto Pellerey e Lorenzo Mango, dell’associazione culturale ITACA, riuscirono a riportare alla luce le bobine con le registrazioni dei discorsi, e iniziarono un accurato lavoro di trascrizione e documentazione. L’associazione ITACA era organizzatrice, assieme all’Assessorato alla Cultura della Provincia di Torino, del convegno Memorie e Utopie: Convegno per un Nuovo Teatro (Ivrea 1967 – Ivrea 1987), pensato per celebrare i vent’anni dal primo storico convegno. Per questa occasione, già dall’84 ITACA iniziò a preparare un’accurata ricerca sul Convegno del 1967 per conto della Regione Piemonte e della Provincia di Torino, in cui era in progetto di inserire: una relazione di Pellerey e una di Mango; le interviste a tutti i partecipanti con i loro giudizi sul Convegno a vent’anni di distanza; il Manifesto di convocazione del Convegno pubblicato sul numero 247 del novembre 1966 di Sipario; una sintesi degli interventi curata da Pellerey; una trascrizione integrale del dibattito; alcuni commenti della stampa. Seppur il convegno dell’87 si tenne, presso la sala congressi dell’Hotel La serra di Ivrea, alla presenza sia di giovani emergenti, sia di molti che già avevano partecipato a quello del ’67, il testo invece non fu mai pubblicato. La ricerca si arenò alla terza bozza, quando il lavoro era già ad uno stadio piuttosto avanzato: quasi tutte le interviste erano state realizzate (ne mancano solo tre; quella di Bellocchio, che però, pur essendo tra i firmatari del manifesto, non partecipò al convegno, quella di Scabia e, purtroppo, quella di Carmelo Bene, il grande provocatore e protagonista del Convegno) e le trascrizioni delle bobine, nel frattempo copiate su audiocassette, erano a buon punto (circa alla metà della seconda giornata).

Tutto questo materiale rimase così in un cassetto dell’associazione ITACA fino a quando la Professoressa Cavagna non mi mise in contatto, nell’aprile del 2004, col dott. Tradardi, che si dimostrò subito molto gentile, mettendo a mia disposizione l’intera documentazione: non solo quella scritta, ma anche le quattro audiocassette rimanenti che lui personalmente aveva copiato dalle bobine originali con le registrazioni dei dibattiti, per poter eseguire più comodamente le trascrizioni. Oggi, a quasi quarant’anni di distanza dal Convegno, a quanto mi risulta la situazione è la seguente: oltre a tutte le interviste ai partecipanti fatte tra l’84 e l’86, sono esistenti anche la trascrizione del dibattito della mattina del 10 giugno 1967; la trascrizione del dibattito della mattina e della prima parte del pomeriggio dell’11 giugno; le audiocassette contenenti gli ultimi 45 minuti del dibattito della mattina del 10 giugno; i primi 45 minuti della conferenza-spettacolo di Carmelo Bene e Sylvano Bussotti (ma con audio molto rovinato) del pomeriggio del 10 giugno; l’ultima ora e mezza circa del dibattito della mattina dell’11; i primi minuti del dibattito col “Teatro del Centouno” di Antonio Calenda e Virginio Gazzolo nel pomeriggio dell’11 giugno; circa 50 minuti un dibattito confuso e con audio rovinato tra Ricci, Bene e altri; l’intera conferenza-spettacolo del “Teatro Gruppo” di Carlo Quartucci nel pomeriggio dell’11; l’ultima parte del dibattito conclusivo della mattina del 12 giugno. Mistero fitto su che fine abbiano fatto le bobine originali con le registrazioni degli interventi: l’Archivio Storico Olivetti – che certo non si è dimostrato molto disponibile nella ricerca, creando mille ostacoli burocratici di richieste e autorizzazioni – dice di averle donate all’Archivio del Teatro Stabile di Torino, il quale da parte sua risponde di non aver mai ricevuto né le copie né gli originali di quelle bobine.

Certo è che ben poco materiale è arrivato fino a noi e il convegno del ’67 a Ivrea è rimasto come un’Araba fenice nella storia del teatro italiano: tutti sanno che c’è stato, che fu molto importante, ma nessuno sa di preciso che cosa si disse e che cosa avvenne.
Spero, umilmente, che questo mio lavoro possa aiutare a fare un po’ di luce.

Francesco_Bono

2007-04-27T00:00:00

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