Festival Nazionale del Teatro: il progetto vincitore

Napoli capitale italiana del teatro 2007-2009

Pubblicato il 15/05/2007 / di / ateatro n. 108 / 0 commenti /
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DESCRIZIONE PROGETTUALE DELLA PROPOSTA 2007 – 2009

Indice

Premessa
Napoli, una città di arte e cultura
La Centralità della risorsa arte e cultura nelle azioni di politica territoriale della Regione Campania

Sezione Culturale
Napoli, scenario di riferimento
Il Teatro Festival Italia: motivazioni e tratti distintivi
Linee guida della programmazione artistico-culturale
L’evento lancio 2007
Le linee guida 2008-2009
Le sezioni
Piano degli spazi, trasporti e accoglienza
La città del festival
I luoghi del festival
I luoghi da scoprire
Il festival in movimento (piano dei trasporti)
L’accoglienza

Sezione strategica

Obiettivi e linee strategiche
Piano marketing
Il target
Strategia di marketing
Politica dei prodotti accessori
Politica dei prezzi
Politica di distribuzione
Azioni di comarketing

Piano di comunicazione
Linee guida della comunicazione
La carta del Teatro Festival Italia
Il Pass del Teatro Festival Italia
Allestimenti e comunicazione outdoor
Strumenti cartacei
Portale Internet e Web Advertising
Stampa quotidiana e specializzata
Radio
Radio/tele copertura del Festival h24

Piano organizzativo
Le partnership
Governo e struttura organizzativa
Piano economico-finanziario

Allegati
Premessa
Napoli, una città di arte e cultura

Un grande scrittore come Stendhal, tra i più raffinati viaggiatori tra quelli del grand tour, si stupì nella sua tappa napoletana per il gran numero di teatri e per la loro vivacità. Una ricchezza di iniziative paragonabili soltanto ad alcune grandi capitali come Parigi. E di fronte alla maestosità del San Carlo annotò: “…non c’è nulla in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea: gli occhi ne restano abbagliati, l’anima rapita…”
Il patrimonio teatrale di Napoli, e del territorio campano nel suo complesso, ha percorso i secoli generando una ricchezza culturale che ha attraversato i generi, realizzando felici commistioni di opere e linguaggi, che si sono espressi, con continuità e qualità, nelle diverse forme dello spettacolo: dal teatro alla musica, dalla canzone al cinema. Dalle antiche origini delle fabulae atellane, considerate antesignane della commedia dell’arte, alle rappresentazioni del Settecento, musicali e teatrali, alla nascita delle compagnie di giro che animano le maschere di Pulcinella e Felice Sciosciammocca, fino al secolo scorso, con le grandi famiglie di teatranti, autrici e interpreti di un’arte eccellente drammatica e comica: i Viviani, i De Filippo, i Maggio, i Taranto, i Giuffrè.
Una tradizione da sempre accompagnata da una forte tensione innovativa, desiderosa di ricercare e stimolare l’intreccio e lo scambio con l’innovazione, la ricerca, la sperimentazione dei linguaggi: la musica classica e lirica, anima del prestigioso Ente Lirico, ma anche quella antica e popolare, linfa di compositori, gruppi e orchestre dalle ricercate esibizioni; il cinema, sperimentato agli esordi del cinematografo da produzioni partenopee, oggi qualificato prodotto nazionale e internazionale per temi, prove d’attore, registi; il teatro, che nella fecondità del rapporto fra tradizione e innovazione, ha dato vita negli ultimi trent’anni a un panorama produttivo intenso e articolato, grazie al confronto (talvolta anche aspro e inventivo) con la più pura tradizione partenopea, reinterpretata da Leo de Berardinis, Annibale Ruccello, Mario Martone, Toni Servillo, Enzo Moscato, Arturo Cirillo, Andrea De Rosa, Antonio Latella (solo per citarne alcuni).
Napoli è, dunque, da sempre patria privilegiata del teatro, che detiene e mantiene questo ruolo ancor più oggi, in un’epoca in cui il teatro ha trovato nuova linfa nelle realtà locali e regionali, con l’attività di importanti e storici teatri e manifestazioni di portata nazionale nei capoluoghi delle province: Salerno con il Teatro Verdi, Caserta con il Comunale, Avellino con il Carlo Gesualdo, Santa Maria Capua Vetere con il Teatro Garibaldi, Benevento con la radicata manifestazione “Benevento Città Spettacolo”.
Uno scenario di vivacità e ricchezza, un patrimonio culturale che, non disgiunto da quello monumentale e paesaggistico, ha prodotto la crescita costante di un pubblico numeroso e attento, che si sposta in uno scenario costituito da numerosi teatri, sale storiche e di recente recupero, ma anche in luoghi diversi come siti museali e archeologici, chiese e cortili, spazi all’aperto come piazze, parchi e arene: tutti luoghi adatti ad essere utilizzati per le più diverse declinazioni dello spettacolo dal vivo. Un patrimonio, materiale e immateriale, alla cui valorizzazione e sistematizzazione si è lavorato in questi ultimi anni per sostenere e promuovere una offerta culturale di qualità, mirata all’attrazione di flussi turistici nazionali e internazionali e alla crescita e sviluppo delle comunità locali.
PREMESSA


La centralità della risorsa arte e cultura nelle azioni di politica territoriale della Regione Campania

Nel corso degli ultimi dieci anni di governo della città e dell’intero territorio regionale – anni difficili, di cui è inutile celare la complessità – le Istituzioni Locali hanno affidato alle azioni di politica culturale un ruolo centrale nel metodo e sistema di interventi, nonché il significato di una grande sfida di lavoro e di investimento, nella ricerca di mezzi idonei e appropriati per la più completa valorizzazione e sviluppo del patrimonio artistico e culturale del territorio (il dato al 2006 vede la Regione Campania capofila in Italia con un finanziamento allo spettacolo di 20 milioni di Euro). È stata intrapresa una politica di sistematizzazione del paesaggio culturale attraverso il recupero, il rafforzamento o la creazione ex novo di luoghi, strutture e servizi funzionali all’articolazione e alla fruizione dei diversi linguaggi artistici, consegnando alla città e alla regione strutture permanenti e di stabilità.
A orientare e caratterizzare le scelte di politica culturale del decennio è stata la costruzione e l’acquisizione di modelli gestionali e di intervento che hanno riconosciuto nel settore un sicuro volano di sviluppo e un imprescindibile elemento di crescita economica e sociale per l’intera comunità. Sono state riconosciute, sollecitate, sostenute, sinergie e risorse del territorio che hanno contribuito a modificare in maniera incisiva lo scenario complessivo, oggi entrato a pieno titolo fra quelli delle principali città d’arte e cultura d’Italia e d’Europa.
Le azioni politiche e programmatiche ispirate alle logiche e alle priorità riconosciute, hanno promosso e potenziato una programmazione culturale su scala regionale di prestigio, indirizzata alla creazione e al perfezionamento di flussi turistici, attratti da una offerta culturale di qualità, supportata da una politica di sostegno e di investimento strettamente integrata al territorio e ai servizi offerti, pubblici e privati, nella logica di una interazione produttiva.
Interventi locali e strategie di sviluppo regionale sono stati concepiti e attuati nell’ambito del ciclo di programmazione 2000/2006 dei Fondi Strutturali Comunitari. Il sistema cultura e beni culturali è attualmente riconosciuto, per l’intervento 2007-2013, obiettivo specifico di una linea prioritaria – asse 1 – il cui contenuto strategico è quello di promuovere modelli innovativi di sviluppo centrati sulla salvaguardia e sulla valorizzazione delle risorse culturali dei territori. Un patrimonio complessivo che fa della Campania la regione del Mezzogiorno con il maggior numero di musei, monumenti e aree archeologiche (206 contro una media di 155), fra cui 9 siti dichiarati patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Fra gli interventi specifici, in ordine di tempo, dedicati allo spettacolo dal vivo, citiamo l’istituzione, nel 2003, del Teatro Stabile Pubblico della Città, che ha sede nella settecentesca sala del Teatro Mercadante in Piazza Municipio. Un teatro pubblico, il più giovane d’Italia, che in sole due stagioni teatrali ha ottenuto, grazie alla qualità e al peso della sua linea editoriale, il riconoscimento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali come Teatro Stabile Nazionale. Le programmazioni e le attività svolte dal 2003 a oggi – ospitalità, produzioni e progetti speciali – hanno attivamente rigenerato e alimentato la rete cittadina dello spettacolo e del suo pubblico, in particolare quello giovanile, promuovendo e incentivando economia e cultura.
PREMESSA
Ma molti ancora sono gli interventi riconducibili a una politica che ha reso la risorsa cultura un elemento centrale in una visione territoriale complessiva di investimento, sviluppo e sistematizzazione: la riapertura, dopo decenni, dello straordinario Auditorium della sede Rai di Napoli, che è tornato ad avere la funzione di grande palcoscenico della città via etere, ma anche aperto a iniziative e manifestazioni sul territorio;
il restauro e l’apertura del teatro San Ferdinando, una sala che restituisce la storia di una città, il recupero di una immensa tradizione teatrale: la memoria della famiglia d’arte De Filippo;
la recente apertura di nuovi siti museali dedicati all’arte moderna e contemporanea, il MADRE (Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina Napoli) e il PAN (Palazzo delle Arti Napoli), entrambi situati in storici edifici recuperati alla fruizione del pubblico, in particolare quello giovanile;
una delle più grandi opere pubbliche recentemente realizzate in Italia: la Metropolitana dell’Arte, un’opera infrastrutturale e di servizio che diventa palcoscenico dell’architettura e dell’arte contemporanea di grandi maestri nazionali e internazionali;
il progetto dall’architetto Oscar Niemeyer per la realizzazione a Ravello di un Auditorium per la musica, un’opera architettonica e artistica che rappresenta un ulteriore elemento di crescita e valorizzazione per un Festival della Musica di rilevanza internazionale;
il sostegno e la valorizzazione di grandi eventi espositivi presso i principali siti museali della Regione, come la Reggia di Caserta, il Museo di Capodimonte, Castel Sant’Elmo, la Certosa di Padula, etc., scenari di mostre internazionali dedicate ai grandi maestri dell’arte antica e contemporanea (Caravaggio, Tiziano, Luca Giordano, etc.).

Accanto alla progettazione e alla realizzazione di grandi opere, si è parallelamente sviluppata e consolidata l’offerta culturale complessiva della città, sostenuta da una rete di servizi integrata, che ha accompagnato nel corso di questi anni eventi di portata internazionale: il Maggio dei Monumenti, l’Estate a Napoli, la Biennale dei Giovani Artisti, le Notti Bianche, etc. La Regione ha quindi puntato da tempo sul turismo culturale, settore che nel 2005 ha registrato un forte aumento della domanda straniera, incrementatasi più che nelle altre città d’arte italiane. La città di Napoli è anche meta prescelta da un target di giovani che, in conformità alle tendenze attuali del mercato, preferiscono strutture ricettive alternative: rispondendo a questa tipologia gli operatori, già dal 2002, hanno iniziato a investire in strutture extra-alberghiere, come affittacamere e bed & breakfast. Il 2002 infine è anche l’anno di nascita della prima versione di CampaniaArtecard, il biglietto integrato musei e trasporti, che in cinque anni ha registrato la realizzazione di otto card e oltre 400.000 ingressi, confermando la giusta scelta di investimento puntato allo sviluppo del nostro turismo culturale, quale risorsa primaria del territorio.

Napoli, scenario di riferimento

Napoli è una città di mare. Un porto, snodo e punto di incontro tra culture. Un territorio sviluppatosi grazie al ruolo strategico di collegamento nel Mediterraneo e al ruolo produttivo del suo entroterra. Uno spazio caratterizzato dall’apertura verso culture e luoghi diversi e dalla presenza di un vulcano, il Vesuvio, ancora attivo, che sovrasta le cittadine alle sue pendici. Storicamente Napoli è anche luogo di partenze e di grandi migrazioni, di contaminazioni culturali rintracciabili nella “lingua” napoletana. Questi elementi hanno caratterizzato l’immagine della città e hanno dato vita alla “cartolina” di Napoli, espressione delle meraviglie di un territorio, ma anche dell’insieme di contraddizioni che lo popolano. Un continuo rapporto dialettico tra la propensione creativa e la necessità di forme produttive di inquadramento, la storia dei “maestri” e la spinta verso la ricerca di linguaggi e forme di espressione: approdo e partenze, tradizione e innovazione, mestiere e professione, mare e Vesuvio.
Napoli è una città che, dagli anni Novanta in poi, ha scelto la cultura come uno degli asset strategici di sviluppo e ha agito attraverso una varietà di azioni di riqualificazione del patrimonio culturale e umano a sua disposizione, riconquistando progressivamente il suo territorio. Queste azioni hanno riposizionato la città sulla scena culturale nazionale e internazionale.
Traendo forza dal ruolo che la creatività ha ricoperto nella storia del territorio e dalla complessità della sua composizione sociale, la città ha “messo a sistema” le sue peculiarità artistiche e culturali.
La creatività è stata posta al centro di un insieme di politiche che hanno permesso: l’inserimento dei luoghi di natura storico-artistica e archeologica nel circuito del turismo culturale nazionale e internazionale facendo di Napoli una delle città d’arte italiane, azioni “produttive” destinate a valorizzare il capitale culturale del territorio, in particolare nello spettacolo dal vivo e nell’arte contemporanea. È interessante notare che, in controtendenza rispetto all’indirizzo nazionale, negli ultimi cinque anni è stato riaperto circa il 20% delle sale teatrali e dei luoghi dell’arte contemporanea.
Città che spesso balza agli “onori” della cronaca per gli episodi di violenza e di criminalità e per i conflitti e le contraddizioni che agitano il suo tessuto sociale, allo stesso tempo Napoli è oggi una città che, con la sua spinta creativa e vitale, rappresenta un “modello culturale” di riferimento. È un luogo di produzione contemporanea, realizza la metropolitana dell’arte, è meta di flussi migratori dai tanti Sud e, a sua volta, è di nuovo protagonista di migrazioni di parte dei propri giovani verso il centro e il nord. È luogo di riflessione sulla “rigenerazione urbana”, inventa nuovi “contenitori”, rassegne, eventi, musei, rinsalda le relazioni internazionali e conquista nuove fasce di pubblico giovane.

Il Teatro Festival Italia: motivazioni e tratti distintivi

La candidatura di Napoli e della sua Regione come luogo per il Teatro Festival Italia si inserisce nello scenario fin qui descritto.
Prendendo spunto dalla “vitalità sociale” della città e dalla direzione intrapresa dagli “attori” territoriali e regionali nella definizione di un asset strategico culturale con l’obiettivo primario di sviluppo del territorio, Napoli si candida:
per la predisposizione del territorio a essere luogo di incontro tra innovazione e tradizione nelle diverse declinazioni artistiche;
per la capacità maturata nel tempo di inserire lo spettatore e/o il fruitore culturale al centro di una complessa rete di informazioni e offerta;
per l’esperienza e l’attuale competenza in materia di politiche giovanili;
per la rete di partnership strategiche sul territorio nazionale e internazionale costruita nel tempo da operatori culturali e territoriali;
per la consolidata esperienza nella realizzazione di eventi di grande richiamo.
Già nella stesura della candidatura, il progetto Teatro Festival Italia, di seguito descritto, si è avvalso di un Comitato di Progetto composto da Regione Campania, Provincia di Napoli e Comune di Napoli, sul fronte istituzionale, e da operatori e organismi culturali quali Teatro Mercadante – teatro stabile di Napoli, Nuovo Teatro Nuovo – teatro stabile d’innovazione, Teatri Uniti, oltre la partecipazione di professionisti di settore, operatori e associazioni di categoria.
Coerentemente con quanto detto, il progetto Teatro Festival Italia si caratterizza:
per la definizione di un tavolo inter-istituzionale con carattere pubblico-privato;
per una programmazione di respiro nazionale e internazionale;
per il ruolo simbolico e concreto ricoperto dal mare in tutta la costruzione progettuale;
per la scelta dei luoghi più rappresentativi della vocazione contemporanea del territorio;
per l’attenzione rivolta ai giovani portatori di esperienze e interessi.
Il progetto Festival coinvolge nel suo “sistema” luoghi nuovi, non deputati, spazi all’aperto e spazi
teatrali, luoghi di ricerca e di aggregazione.

Nello specifico il Porto è la vera e propria città-festival. Per il Teatro Festival Italia il Porto sarà luogo di accoglienza, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, luogo di intrattenimento, di informazione e di spettacolo continuo. Permetterà l’articolazione di attività anche in spazi che verranno raggiunti solo via mare e il cui trasbordo sarà un ulteriore momento di aggregazione e di partecipazione artistica. Tappe importanti saranno quelle sulla costa Est del golfo, sul Vesuvio, quelle verso la costa Ovest, la periferia Nord della città e il centro storico – nel quale la zona portuale è strategicamente posizionata – con i suoi teatri, i musei e i siti culturali.ULTURALE

Linee guida della programmazione artistico-culturale

Per tutti i motivi finora trattati, oltre che per quelli più squisitamente sociali e politici, Napoli “reclama” un festival che sia una grande manifestazione nazionale, di respiro e spessore internazionale. Quella del festival è una “forma” che per molti versi sembra essersi “esaurita” nel nostro paese, dopo la rilevanza e la centralità avute prima negli anni Sessanta (ai tempi d’oro dei “due mondi” di Spoleto) e poi negli Ottanta (quando è stata la fucina e il terreno di coltura e promozione del nuovo che veniva reclamato ed elaborato dalle nuove generazioni teatrali, nonché prezioso luogo di sperimentazione per il teatro ufficiale, che poteva “testare” e avviare progetti, iniziative e produzioni che non avrebbe potuto rischiare nell’ambito delle proprie stagioni). Oggi, a parte una decadenza in qualche modo “fisiologica”, la maggior parte dei festival è ridotta a luogo di pura vetrina di “prodotti” teatrali indifferenziati, senza motivazioni più profonde, nella maggior parte dei casi, della propria semplice esibizione.
Napoli invece non nasconde l’ambizione a proporsi – anche per i motivi esposti precedentemente e che denotano quasi il suo codice genetico – come luogo di incontro e confronto tra le diverse forme della tradizione e il rinnovamento che giunge dalle generazioni più giovani di artisti e di spettatori. Usando la propria rete di teatri, una delle più cospicue d’Italia, e gli spazi che già ospitano iniziative di scambio tra i linguaggi artistici diversi. Ma l’elemento nuovo e molto ricco che la città mette a disposizione del Festival è il Porto, inteso non come una semplice o pittoresca location, ma come realtà complessiva e complessa che contiene la storia della città, la sua trasformazione e la funzione strategica (oltre che economica e finanziaria) per il prossimo futuro. Da antica e quasi mitologica “Porta dell’Oriente”, a concreto luogo di scambio tra chi parte e chi arriva, tra passato e futuro, tra il patrimonio della più alta tradizione e la novità e l’energia di chi propone nuove forme di pensiero e di espressione culturale.
Nel porto troveranno posto, in spazi contigui e anche scambievoli, la rassegna Internazionale che mostra in anteprima i maestri e le loro nuove creazioni, ma anche le opere dei più nuovi e sconosciuti tra gli artisti, senza inibizioni né limitazioni alle forme di espressione (che si allargano necessariamente dal teatro alla danza alla musica alle nuove tecnologie) così come alla provenienza geografica.
Come avviene quindi nei maggiori festival internazionali – quelli che aggregano ogni estate centinaia di migliaia di ospiti interessati e motivati – i temi forti di un Festival nazionale del teatro a Napoli saranno i grandi spettacoli e l’anteprima internazionale delle novità. I primi saranno ospitati, nella rassegna internazionale Visioni Vesuvio, nel teatro naturale costituito dalla spianata, oltre la stazione marittima, delimitata dal mare e racchiusa come fondale dal Vesuvio, che a questa sezione si ispira, o (in qualche caso particolare, a seconda della necessità artistica) in una delle prestigiose e meravigliose aree archeologiche di cui la città è ricca: l’Anfiteatro di Pompei, i Campi Flegrei, Cuma, per fare qualche nome. O ancora la Villa Favorita a Ercolano, raggiungibile via mare e punto di partenza per le pendici del Vesuvio, che assieme al Porto è l’altro grande simbolo, incombente e potente, di Napoli. Sempre nel Porto, a poche centinaia di metri a sud della stazione marittima, nell’area dei Magazzini Generali, dove sorgono due grandi spazi coperti e una vasta area scoperta, eventualmente attrezzabile con una tensostruttura, sarà la cittadella del nuovo teatro, dove saranno ricavati spazi multipli per una programmazione fitta e interdisciplinare di quella che sarà la vera fonte di sorpresa del festival, una rassegna che indichiamo ora come Extranapoli, suscettibile di trasformarsi la notte in un luogo di ritrovo e di divertimento collettivo, dotata di attrezzatura tecnica avanzata, con una nave-albergo alla fonda per l’ospitalità dei giovani artisti e del pubblico giovanile. Tenendo presente che uno degli impegni fondanti di questo Festival è di voler rispettare la doppia funzione del pubblico cui è volutamente e principalmente dedicato: il suo essere nello stesso tempo spettatore e protagonista.
Quello della città, con la sua storia complessa, i suoi rapporti con il passato e le sue tensioni verso il futuro, sarà l’elemento dominante nella scelta degli spettacoli internazionali e la chiave per leggere il senso più profondo dell’intera manifestazione napoletana. Non a caso uno dei temi forti su cui questo Festival punta per dare coerenza al proprio progetto sarà quello dell’Emigrazione, quasi fisicamente connesso al sito del Porto. Senza nessuna vocazione al patetico, ma con rappresentazioni, dall’Italia e dall’estero, che propongano in maniera creativa il tema dello sradicamento e dell’inserimento, in una realtà come in una cultura altra. Emigrazione, quindi, come retaggio ancora vivo del passato della città, ma anche come risvolto attuale dell’arrivo a Napoli di coloro che vi migrano da realtà lontane, cercando una nuova vita ma portando anche con sé la ricchezza di altre culture con cui confrontarsi.
Altro tema fondamentale per l’espressione culturale di oggi, che avrà a Napoli particolare attenzione, è l’interazione dei linguaggi artistici, la disponibilità in nuovi soggetti creativi di passare da uno specifico artistico a un altro, facendo interagire a pari titolo di dignità parola, musica, danza, cinema, nuove tecnologie. È una caratteristica della cultura giovanile, e il suo approfondimento non può mancare in un festival che vede i giovani protagonisti. Questa sezione troverebbe sede ideale nelle sale del MADRE, l’istituzione artistica napoletana che, nonostante la sua recente apertura, è già luogo riconosciuto nel mondo di sperimentazione artistica avanzata (vi hanno lavorato grandi nomi dell’arte contemporanea, da Kounellis a Kiefer), e quindi è il luogo più adatto a mettere a confronto artisti ai blocchi di partenza con una traiettoria cosmopolita e proiettata nel futuro.

L’evento lancio 2007

Il periodo: prima metà di ottobre
Dati i tempi e il budget ridotti, l’esordio del Teatro Festival Italia per il 2007 dovrà necessariamente configurarsi come una sorta di “prologo”, nel quale cominciare a raccontare come il Festival si articolerà nelle successive, vere e proprie, edizioni. Una premessa, della durata di cinque giorni, prevista per la prima metà di ottobre, con inizio il martedì e conclusione il sabato.
Il primo giorno sarà dedicato alla riapertura del Teatro San Ferdinando, completamente restaurato dal Comune e legato alla memoria di Eduardo De Filippo, che ne fu proprietario e vi recitò i suoi testi più famosi. Carlo Cecchi, che di Eduardo fu allievo, potrebbe presentarvi l’anteprima dell’eduardiano Sik Sik, ultimo testo lì rappresentato dal grande artista napoletano. Nello stesso teatro San Ferdinando, nei giorni successivi, andranno in scena, in sequenza, il lavoro realizzato da Marco Martinelli in Senegal a partire dai testi di Jarry con giovani africani, l’ Ubu che lo stesso Martinelli ha invece realizzato nel secondo anno di esperienza con i giovani di Scampia, per conto del teatro Mercadante; e infine il saggio del lavoro teatrale dei ragazzi dell’Istituto di Nisida, cui Eduardo negli ultimi anni aveva dedicato molto interesse e attenzione. Nei giorni di mercoledì, giovedì e venerdì, nel nuovo teatro ricavato al Porto oltre la Stazione marittima, si svolgeranno una serie di eventi. Il primo sarà un grande spettacolo internazionale. Sono in corso contatti con la coreografa tedesca Sasha Waltz, con gli indiani Snake Charmers, con la coreografa cinese Jin Xing. In ogni caso si tratterà di uno spettacolo di grande impatto, fuori dalle tradizionali distinzioni di pubblico.
È stata chiesta la disponibilità di Sasha Waltz, non solo per la potenza comunicativa del suo linguaggio scenico, capace di passare attraverso le differenze linguistiche, ma perché è colei che meglio rappresenta (assieme a pochi altri) il divenire e le possibilità dello spettacolo contemporaneo. In caso di una sua eventuale non disponibilità, non sarebbe meno interessante la presenza di Costanza Macras, di origine argentina ma anche lei operante a Berlino (ospite già in qualche occasione in Italia), che quella doppia ascendenza usa in maniera superba per riportare in scena la pluralità degli stimoli e delle sollecitazioni della cultura contemporanea. La presenza di quest’ultima costituirebbe già il fulcro non di una sezione, ma di un vero focus all’interno del festival napoletano, destinato ad ampliarsi nelle edizioni successive: quello dedicato a emigrazione/migranti, ieri e oggi, da far crescere dentro e attorno al neonato museo dell’emigrazione, con una sede magnifica all’interno del porto di Napoli, tra la stazione marittima e i docks dei container. In alternativa a una delle due coreografe, c’è la possibilità di una “notte indiana” con un ensemble di Snake Charmers (incantatori di serpenti) provenienti dal Rajasthan, un gruppo di sessanta strumentisti diretti da Roysten Abel, capaci di scoprire nuove strade della comunicazione spettacolare. La presenza indiana, come quella della coreografa cinese Jin Xing sul palcoscenico centrale, sarebbe ovviamente preziosa per il coinvolgimento delle numerose comunità originarie di quei paesi e residenti a Napoli, oltre che per sempre più stretti rapporti economici avviati negli ultimi tempi da parte del governo centrale e quello della regione Campania in particolare.
Una serie di ospiti più specificamente teatrali arricchirà questa settimana di eventi con una serie di anteprime al Mercadante e al Nuovo Teatro Nuovo. Tra i titoli possibili Maria Stuarda di Schiller diretta da Andrea De Rosa, con Anna Bonaiuto e Frederique Loliée, e la Trilogia della villeggiatura goldoniana messa in scena da Toni Servillo (in entrambi i casi un incontro con la tradizione da parte di due straordinari registi contemporanei). L’EVENTO LANCIO

Ancora il Porto ospiterà l’evento I cento attori notte per Leo de Berardinis, un omaggio di attori e di artisti al grande maestro della scena.
La vetrina 2007 di Teatro Festival Italia si concluderà il sabato con una grande festa al Porto, che vede protagoniste le comunità straniere residenti a Napoli, che prepareranno e offriranno al pubblico la loro ricchezza culturale, dalla musica al cibo.
Ma parte integrante di tutte le serate al Porto, pronto a diventare la futura città del festival del teatro,
sarà l’organizzazione dell’accesso per il pubblico giovanile.
A sottolinearne il carattere festoso e di spettacolarità totale, sono infatti previsti traghetti in partenza dai quartieri nord e da quelli sud della città, organizzati con dj e vj a bordo.
Al Porto è naturalmente assicurata l’esistenza dei punti di ristoro e di informazione.
Il progetto è quello di creare un vero palinsesto, in grado di coinvolgere pubblici diversi, con orari e luoghi sfalsati, ma che tutti assieme diano un senso e una totalità di quello che sarà il Festival di Napoli. Infatti, a fianco dei titoli indicati, durante tutta la settimana sono previsti incontri, nelle sale della Stazione Marittima, con i grandi maestri riconosciuti della scena internazionale, per tentare subito un incontro/confronto con gli apprendisti/teatranti. Una rosa di nomi non sterminata, ma significativa, della quale potrebbero far parte Patrice Chereau, Peter Stein, Alain Platel, Peter Brook, Jing Xing, Roysten Abel, Declan Donnellan, Carolyn Carlson, Sasha Waltz, Thomas Ostermeier e, tra gli italiani, nomi diversi come Luca Ronconi, Massimo Castri, Pippo Delbono, Romeo Castellucci, e naturalmente Mario Martone e Toni Servillo.
L’EVENTO LANCIO
Le linee guida 2008-2009

Il periodo: fine giugno, prime due settimane di luglio
Se questa è l’indicazione di massima per l’edizione di lancio del 2007, le edizioni vere e proprie del
festival nel 2008 e nel 2009 avrebbero la compattezza logistica di un luogo fisico forte, quell’area portuale che dell’intera città, della sua economia presente e della sua storia, oltre che del suo immaginario, è davvero il cuore. E che darà la possibilità al festival di articolarsi come vera Città del Teatro nei molti spazi, di diversa caratura ma tutti già oggi efficienti e utilizzabili, situati all’interno della stazione marittima, ma anche in quelli esterni ad essa, come quel “catamarano” (il Piazzale

Razza) sottostante la sua parte centrale. Quell’arena costituirebbe lo spazio principale delle grandi esibizioni, gli spettacoli internazionali commissionati dal festival in grado di attirare, oltre che il pubblico napoletano, quello dell’estate di tutta Italia. Nonché spettatori e turisti (per specializzazione o “per caso”) da diversi paesi europei.
È quello che capita nei grandi festival internazionali, anche se dopo aver approfondito storia e vocazione (e budget e modello organizzativo) nessuno di questi risponde pienamente a quelle che pensiamo possano essere le esigenze di un Festival nazionale del Teatro in Italia. Vale per Edimburgo come per Avignone o per Salisburgo, tutti festival dalla solida storia ma legati ciascuno a una “ideologia” della cultura molto radicata nelle spire di ogni paese lungo il Novecento. Con ognuno di essi l’eventuale Festival di Napoli intende collaborare a progetti e ad approfondimenti, ferma restando la sua peculiarità e la sua autonomia. Una intesa più stretta si potrà trovare (ed è stata già tracciata con la sua direzione) con il festival tedesco Theater der Welt, prossima sede la città di Halle (vicino Lipsia), festival nazionale ma dalla fitta ragnatela di rapporti con l’Europa e l’Oriente. Allo stesso modo non sono da escludere progettazioni e partnership con altre istituzioni culturali fuori del nostro paese, come il festival nazionale portoghese di Almeida, periferia industriale di Lisbona che, oltre a essere una massiccia macchina spettacolare, potrebbe costituire un utile ponte che, attraverso il Portogallo, collega Napoli all’America Latina.
Entrando nel merito del progetto napole

Regione_Campania

2007-05-15T00:00:00

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