Focus Turchia ad Astiteatro

Pubblicato il 21/06/2007 / di / ateatro n. 109 / 0 commenti /
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Il Festival di Asti, nell’’ambito della sua 29° edizione, ha preso parte ad un progetto culturale ideato e promosso dal Centro Culturale Santa Chiara di Trento dedicato alla Turchia: La Turchia fra Europa e Asia (nel quadro del progetto internazionale sul tema“Al limite al confine” a cura di Mimma Gallina).

L’’iniziativa, il cui scopo principale è una migliore conoscenza e comprensione della Turchia contemporanea, si è inaugurata a Trento fra il 28 novembre e il 4 dicembre 2006 con un programma denso di appuntamenti: incontri, convegni, spettacoli teatrali, letture.

Asti Teatro ha condiviso in particolare il progetto di promozione della drammaturgia contemporanea turca, che ha preso avvio con una giornata di letture di testi di autori turchi contemporanei (4 dicembre ‘06) ed è proseguito con la pubblicazione di un bando per la presentazione di progetti di produzione teatrale dai testi selezionati.

Tra tutti i progetti pervenuti, il festival ha deciso di sostenere la produzione teatrale di due di questi testi, che debutteranno in prima nazionale il prossimo luglio, nell’ambito di una specifica sezione del festival dedicato alla drammaturgia turca.

Il progetto prevede anche la collaborazione del Festival Internazionale di Istanbul, che ha seguito il progetto fin dall’inizio e selezionerà – a partire dagli spettacoli in debutto ad Asti – una produzione da presentare nell’edizione 2008 del festival.

PROGRAMMA

FOCUS DRAMMATURGIA TURCA
in collaborazione con il Centro S.Chiara di Trento e il Festival di Istanbul nell’ambito del progetto “Al limite al confine/la Turchia fra Europa e Asia” a cura di Mimma Gallina

Martedì 3 luglio
Teatro Alfieri ore 21.30
LA MALEDIZIONE DEL CERVO
di Murathan Mungan
con: Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Lucia Socci, Massimo Salvianti
e con la collaborazione della compagnia L’Asina sull’Isola di Paolo Valli e cona na Janokova
regia: Riccardo Sottili
produzione: Asti Teatro – Arca Azzurra
prima nazionale

mercoledì 4 luglio
Teatro Alfieri – Sala Pastrone ore 18
INCONTRO CON GLI AUTORI: Murathan Mungan e Ozen Yula
a seguire
READING DA PAMUK
con Serra Yilmaz
Mercoledì 4 luglio ore 21.30 e giovedì 5 luglio ore 23
Giardini Pubblici
AFFITTASI
di Ozen Yula
traduzione di Serra Yilmaz
con: Lorenzo cona, Nanni Tormen, Elisa Galvagno, Fabio Marchisio, Diego Iannaccone, Paolo Giangrasso
luci: Giancarlo Salvatori
costumi: Ivan Bicego Varengo
assistente alla regia: Elisa Galvagno
regia: Mauro Avogadro
produzione: Asti Teatro – Associazione Teatro Baretti
prima nazionale
ingresso libero fino ad esaurimento posti

Per il programma completo del festival:
www.astiteatro.it
LA MALEDIZIONE DEL CERVO
di Murathan Mungan
adattamento a cura di Massimo Salvianti
regia: Riccardo Sottili
con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci
con la collaborazione della Compagnia L’Asina sull’Isola di Paolo Valli e Katarina Janokova
produzione: Asti Teatro – Arca Azzurra
prima nazionale

Un autore turco molto noto in patria, un testo splendido, immenso, fantastico, ricchissimo, denso di storie, emozioni, magia.
La saga di una famiglia, quattro generazioni per un racconto che sembra venire da “Le mille e una notte”, che ci parla di un tempo favoloso di “Bey”, di capi di una tribù nomade che decide di fermarsi, di diventare stanziale, del luogo scelto per questo, dei cervi scacciati dal loro territorio, della loro maledizione che porta alla dissoluzione di palazzi e di tante vite.
Un testo-fiume con un andamento fatto di scarti temporali dove le generazioni si mischiano in un presente sfuggente che è il sempre del racconto e di chi lo sa ascoltare.
Opera di grandissimo respiro “impossibile” da rappresentare nella sua interezza senza uno sforzo economico produttivo immane con le sue cinque, sei ore di durata, gli ambienti che continuamente mutano, carri teatrali, cavalli, trenta e più personaggi senza contare il contorno di guardie e danzatori.
Rimane il suo grande fascino, le vicende che comunque anche la sola parola riesce ad evocare senza bisogno di grandi scenografie, senza mostrare prigioni e palazzi, boschi fitti di alberi dove pascolano i cervi e il Bey caccia insieme al figlio. Rimane la voglia di narrare, quasi una necessità, la sicurezza che tutto può avvenire nella mente dello spettatore-ascoltatore della luce, da un’ombra su un telo, come in una vecchia lanterna magica, dallo strascico di un costume, da un oggetto che il narratore mostra attraverso la parola, il racconto accompagnato magari da un mutare.
Per questo l’Arca Azzurra progetta una riduzione del grande testo che mantenendone lo spirito e anche la lettera sappia però darne interi quei frammenti che possano restituirne almeno in parte la magia con un lavoro rispettosissimo di adattamento drammaturgico accompagnato dall’azione di un gruppo di cinque attori che impersonando i protagonisti del lavoro ne sintetizzino i movimenti restituendo la loro voce e accompagnando il tutto con lo scorrere di immagini affidate a un gruppo di teatro delle ombre oltre che da un adeguato disegno luci.
In primo piano cinque attori-narratori con costumi e oggetti, che alternano il discorso diretto, l’interpretazioni di larghi passi del testo, a parti recitate in terza persona per legare, raccontare gli avvenimenti che uniscono le scene recitate. Dietro gli attori lo schermo delle ombre e dei colori del racconto per suggerire la meraviglia dei luoghi, la forza degli avvenimenti: il bosco, la tenda, il palazzo insieme all’asprezza della lotta, il languore che sa dare l’amore, la magia che trasforma, imprigiona, libera, uccide. Un alternarsi di immagini e colori che accompagni l’azione e la parola degli attori per tutta la durata del lavoro con un presenza costante e forte, da protagonista.
Quindi una riduzione, un adattamento che non potrà restituire che in parte il grande respiro epico del testo di Mungan. Ci rendiamo conto soprattutto di quanto le vicende narrate sono lontane dalla nostra cultura, di come appartengano ad una tradizione che ci è largamente estranea. Ma allo stesso tempo siamo certi che il respiro, lo spirito di questa storia ci appartiene, appartiene alla necessità di narrare, di raccontare, di dare della propria condizione immagini magiche e fantasiose che è così presente in tutte le culture popolari del mondo e soprattutto a quella cui questa compagnia fa continuo riferimento nel suo lavoro quotidiano sulle tavole di tanti palcoscenici e presente in tutti i suoi spettacoli.
Per questo ci ha subito affascinato il testo del drammaturgo turco, perché non abbiamo fin dalla prima lettura sentito solo la voce di una “sherazade” nascosta tra i cuscini dell’alcova del califfo di Baghdad, ma i nostri narratori contadini, le serate intorno al fuoco di un camino e le voci che si rincorrono, le storie che prendono forma, si arricchiscono, trovano sbocchi diversi, si concludono.
Per questo nonostante lo spavento che la mole del testo, la molteplicità delle sue situazioni, soprattutto la sua ricchezza non solo narrativa, ci ha all’inizio esclusa una qualsiasi possibilità di metterlo in scena, il suo fascino ha agito con forza e ci ha suggerito quella che riteniamo una delle chiavi per non tradire il dramma e il suo autore.
Su questa possibilità abbiamo trattato una collaborazione artistica con la compagnia L’Asina sull’Isola che ci supporterà nella parte relativa al teatro d’ombra e di figura mentre la regia della parte recitata sarà affidata a Riccardo Sottili.

Massimo Salvianti

Murathan Mungan
E’ autore di racconti, di numerosi testi teatrali ma è soprattutto poeta – uno dei maggiori poeti turchi – e il suo teatro è teatro di poesia, anche se la sua ricca e articolata carriera professionale (è nato nel 1955) è costellata di esperienze teatrali e in particolare ha lavorato come drammaturgo al Teatro Nazionale di Ankara.
Fra le principali opere poetiche si segnalano Storie Ottomane (1980), Vecchi dischi singoli (1989), Cinema estivo (1989), Mirildandiklarim (1990), Canzoni per giochi suicidi (1997), La notte degli altri (1997). Fra i racconti brevi: L’ultima Istanbul (1985), Combat Stories (1986), Favole Mute (1989), Stanze con tre specchi (1999). Fra i testi teatrali: Mahmut e Yezida (1980), e Trilogia della Mesopotamia (1992).

AFFITTASI
di Özen Yula
traduzione di Serra Yilmaz
con: Lorenzo Iacona, Nanni Tormen, Elisa Galvagno, Fabio Marchisio, Diego Iannaccone, Paolo Giangrasso
luci: Giancarlo Salvatori
costumi: Ivan Bicego Varengo
assistente alla regia: Elisa Galvagno
regia: Mauro Avogadro
produzione: Asti Teatro – Associazione Teatro Baretti
prima nazionale


“Un giorno farò l’amore con lui… come un mio cliente qualsiasi…
Allora l’amore si consumerà… Allora andrò via da qui… La notte scenderà… Ucciderò mio padre e mia madre… Nel nome di tutte le ragazze innocenti uccise dagli uomini delle loro famiglie…
Incendierò il palazzo nel nome della moralità… Le fiamme saranno viste dall’intera città. Ogni famiglia virtuosa uscirà fuori dai propri balconi e guarderà… Guarderanno di generazione in generazione..”

“Affýttasý è stata finora la mia creatura più difficile e inquieta.
Tuttavia, nessuno l’ha ancora rappresentato in Turchia. Ma è stato rappresentato finora in forma di lettura in Germania, Francia, Svezia e Italia. E’ molto interessante ascoltare le proprie parole in diverse lingue dette da attori diversi.
Questo testo tratta della prostituzione maschile e femminile che è sotto i nostri occhi in qualunque area metropolitana, con qualunque tipo di governo o qualunque religione. E’ una questione assolutamente umana! Inoltre il testo parla tanto della questione metafisica quanto di condizioni molto fisiche. Ci mostra semplicemente una vita diversa. Diversa dalle nostre vite sicure. Tantissime persone vivono in queste condizioni in ogni paese. Molto spesso le incontriamo nella nostra vita quotidiana ma cerchiamo di non vederli o di non capirli. Ma loro sono là. Questo non cambia la verità. Ma in questo testo c’è anche un’altra verità che tutti noi conosciamo molto bene. Crederci o no, questa verità è ‘l’amore’.”

Özen Yula

Özen Yula
E’ nato nel 1965 ad Eskisehir. Dopo aver completato gli studi superiori nell’Oregon (USA), si laurea in economia all’Università di Hacettepe e completa gli studi al Dipartimento di Teatro dell’Università di Ankara. La sua attività di scrittore ha inizio nel 1993 con Il sapere dell’altro mondo, quasi contemporaneamente all’inizio della sua attività teatrale. Al 1994 risale In qualche luogo al centro della terra, mentre è del 1996 la sua prima opera rappresentata Turbamento di Luna. Özen Yula è oggi uno degli autori turchi più significativi della sua generazione. Le sue piéce sono state tradotte e rappresentate in Inghilterra, Germania, Francia, Olanda, Giappone, Egitto, Polonia, Bulgaria e Austria. Ha rappresentato la Turchia come drammaturgo all’ultima Biennale di Bonn e al Kontext Europa Festival di Vienna con il suo dramma Turbamento di luna Il suo Unofficial Roxelana viene messo in scena dal Tiyatrom di Berlino e letto in Bulgaria, mentre L’amore lontano da casa è stato tradotto in Polacco e pubblicato nella rivista teatrale “Dialog”.
Nel 2003, In Trust in the Near East diretto dalla stesso autore e coprodotto dal Tadashi Suzuki e dalla Fondazione culturale delle arti di Istanbul, viene rappresentato per la prima volta al Toga Spring Festival in Giappone e poi a Istanbul durante il Festival Internazionale di teatro e al Festival del Teatro Sperimentale del Cairo.
La traduzione francese di Affittasi è stata oggetto di una tesi di Laurea alla Sorbona, mentre lo stesso testo è stato scelto per il F.I.N.D. Festival di Berlino, tradotto in tedesco e presentato in forma di lettura al Schaubuehnne am Lehniner Platz nel 2006.
Attualmente Özen Yula vive tra Istanbul e Ankara, dove scrive e dirige spettacoli.
I suoi scritti, romanzi, novelle, saggi, e piéce teatrali sono tutte manifestazione dello stesso pensiero in forme diverse. Nella narrativa, in particolare nelle novelle, i ritratti che disegna sono, infatti, come personaggi teatrali. Özen Yula sceglie la forma da utilizzare in base al soggetto che decide di rappresentare.

Mauro Avogadro
Dopo una lunga collaborazione con Luca Ronconi in qualità di attore e assistente, dal 1987 si dedica alla regia. Dal 1989 firma numerose produzioni del TST, dove è insegnante e direttore della Scuola per Attori.
Dal 2002 è vicedirettore artistico del Teatro Stabile di Torino.

Astiteatro

2007-06-21T00:00:00

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