PR per Milano cercasi

Un problema di rappresentanza

Pubblicato il 31/10/2007 / di and / ateatro n. 102 / 0 commenti /
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Coraggio, ragazzi! Il mio argomento, è il coraggio, il modo in cui dovreste usarlo nella gran battaglia che sembra profilarsi tra la gioventù e i suoi antenati, intendendo con la prima parola voi e con la seconda noi.(…) I giovani hanno lasciato per troppo tempo esclusivamente nelle nostre mani le decisioni nelle questioni nazionali che sono più vitali per loro che per noi. (…) Il mio scopo è tutto il contrario dell’antagonismo: è la solidarietà. Voglio che sia chiaro per tutti voi che per i giovani è giunto il momento di richiederla, e con coraggio.
James Matthew Barrie 1860-1937


Allora noi diciamo: quello di Milano è soprattutto un problema di rappresentanza.
Cerchiamo per Milano un ufficio di pubbliche relazioni, che ci faccia conoscere non solo a Roma, ma in Europa, nel mondo. E al contempo, invertendo la rotta, che ci faccia conoscere qui, al nostro pubblico ancora potenziale, che stanco di 8 ore di lavoro e del traffico si addormenta davanti al reality; che preferisce di gran lunga investire 10 euro nell’happy hour; che pensa ancora che la cultura sia noiosa; che non ha proprio i soldi per il biglietto.
Cerchiamo per Milano un buon ufficio stampa.
E candidiamo a questo ruolo le nostre istituzioni: Comune, Provincia, Regione, Stato. E candidiamo a loro partner i forti poteri economici della nostra città. E, nel solco della tradizione della migliore borghesia milanese di un tempo, candidiamo i nostri concittadini più abbienti al mecenatismo, nobile arte caduta un po’ in disuso.
Investiamo in promozione, in pubblicità, in rappresentanza! Investiamo in creatività organizzativa! Mischiamo le carte!
A Milano le cose esistono già. Le cose si producono, si fanno. Si fa ricerca, si fa rete, si fa arte. A Milano ci sono talenti sensibili e votati all’innovazione. Talenti che ascoltano, guardano, si nutrono di contemporaneità. Che cosa avviene nel mondo? Che cosa il mondo sta chiedendo alla politica, all’economia, all’istruzione e di conseguenza alla cultura, al teatro? In che modo io, artista, intellettuale, operatore culturale, posso rispondere alle pressanti, urgenti domande del presente andando da un lato in fondo alla mia arte e dall’altro lato allargando lo sguardo al di fuori del mio piccolo giardino?
Crediamo che a Milano sia forte il dato di produzione artistica di qualità. Non è una città di cialtroni Milano, è una città di lavoratori appassionati, di imprenditori, di idee.
Ma quanto è debole lo sguardo. Ed è questo il lato da potenziare se non si vuole che la cultura, non solo rimanga cultura d’elite, ma cultura di un’elite asfittica, miope, che si parla addosso, che si fa le seghe.

Appunti concreti:

1) STABILITA’
Milano come sistema teatrale della stabilità. E’ importante è vero. Abbiamo recepito questo insegnamento nelle sue parti migliori trasformandolo in realtà più legate all’oggi come quelle di “case del teatro”, o di “residenze”, concetti per cui non esistono ancora adeguati strumenti politici e finanziari. Ci sono le convenzioni a garantire le stabilità, ma i nuovi spazi culturali che si sono fatti conoscere legati a un luogo e/o a un’idea sono progetti per cui le istituzioni devono ancora inventare adeguate normative. La magica coppia Grassi/Strehler è storia vivente e regolamentata. Possiamo provare dai prossimi incontri a ragionare sul presente, su ciò che ancora va fatto?

2) INNOVAZIONE
Il meticciato degli spazi scenici, l’ibridazione con le arti visive, la performance, la nuova danza. Per anni considerate parolacce, forse ancora oggi si suggerisce. Attenzione però…non c’è il rischio che “prosa” diventi una parolaccia, che “teatro” diventi una parolaccia, che “testo” diventi una parolaccia? Massimo rispetto per le differenze noi suggeriamo. Apertura ai talenti internazionali suggeriamo. Sguardo a ciò che avviene nel mondo. Se c’è un errore da evitare quell’errore è inventare nuove etichette, uccidere una lobby per farne vivere un’altra, far coincidere l’innovazione con una sola espressione scenica e con una sola generazione. Le seghe ci sono in prosa e in performance, per giovani e meno giovani, perché non è il semplice essere giovani a renderci dei talenti. Ma attenzione: essere giovani non è neppure una moda che le altre generazioni possono cavalcare quando fa comodo.

3) MURI e CAROVANE
Milano è impegnata in una ristrutturazione edilizia. Teatri che si rinnovano, che si aprono. Grandi cantieri. Per farsi ascoltare bisogna avere una casa? Non si può essere una risorsa per il paese e per la propria città solo in base al lavoro sul territorio, al fatto che si abbiano o meno dei muri. Molti di noi producono spettacoli di qualità che circuitano a livello nazionale, senza l’appoggio della consorteria malata degli scambi e sono dunque bandiera di tutti quei gruppi che per anni non hanno avuto appoggio dai nostri stessi teatri, dai nostri concittadini che si occupavano di cultura. Bisogna giudicare e valorizzare gli artisti per la qualità della loro offerta, che è spesso indipendente dal fatto di avere una casa. Nel caso in cui poi questa casa ci sia – Teatro i è l’esempio di cui noi possiamo parlare- è una casa particolare, indipendente, frutto di esigenze complesse di produzione e di dialogo, gestita più dall’entusiasmo che dalle effettive possibilità economiche, con tutte le potenzialità e le fragilità che un assetto del genere può avere.

4) RETE
Non solo rafforzare la propria identità, ma rischiare delle collaborazioni che possano potenziarci, magari a più lungo termine. La Festa del Teatro è un esempio illuminante, ma non lasciamolo esempio isolato. Mischiamo le carte. Come dicevamo un po’ di anni fa… dipingiamo i centri sociali d’oro, facciamo i graffiti sui muri del Piccolo. Sposiamoci fuori dalla famiglia. Nasceranno figli più sani.

5) GIOVENTU’’ BRUCIATA
Abbiamo tra i venti e i quarant’anni. Fateci lavorare! Lasciateci lavorare! Lavorate insieme a noi!

L’’incontro in Provincia con l’’On.Elena Montecchi è stato salutato come un piccolo evento. Da anni non accadeva che Roma si interessasse a noi. Ci chiediamo come sia stato possibile. Problema di rappresentanza appunto. Il pubblico reagisce con entusiasmo alla Festa del Teatro. Da cosa dipende? Dal basso prezzo del biglietto o piuttosto da un investimento ottimo in pubblicità e promozione?

Federica_Fracassi_e_Renzo_Martinelli_–_Teatro_i

2007-10-31T00:00:00

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