I maestri di ateatro

L'editoriale di ateatro 115

Pubblicato il 02/02/2008 / di / ateatro n. 115 / 0 commenti /
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ateatro 115 è dedicato alla pedagogia teatrale, da diversi punti di vista. E’ un tema che abbiamo affrontato in diverse occasioni, e che è stato al centro della quarta edizione delle Buone pratiche del teatro (nell’archivio di ateatro trovate molto materiale interessante).
Il cuore del numero sono due iniziative che hanno visto protagonisti diversi maestri del teatro –- nel doppio senso di grandi artisti e di grandi pedagoghi -– che si sono trovati a riflettere sui possibili metodi dell’’insegnamento teatrale oggi. A Venezia hanno presentato le loro esperienze Jurij Alschitz, Maria Horne, Adolf Shapiro, Rimas Tuminas e César Brie. A Firenze hanno riflettuto sulla propria esperienza Anatolij Vassiliev, Jerzy Stuhr, Jacques Lassalle e Massimo Castri. Centrale, nelle due occasioni, è la riflessione sull’attualità della lezione di Stanislavskij. Per alcuni, a cominciare da Vassiliev, è e resta il punto di riferimento fondamentale, la base del primo metodo scientifico sia per la regia, sia per il lavoro dell’’attore, sia per la pedagogia. Per altri, che magari si sono formati proprio in quella tradizione (che arriva fino a Grotowski,e che considera il metodo del teatro epico brechtiano una variante all’’interno dello stesso alveo), la situazione è più problematica: ferma restando l’’importanza storica e la validità di quella esperienza, si evidenziano però valutazioni contrastanti su diversi aspetti. In primo luogo, la data d’inizio della crisi: la nascita del nuovo teatro negli anni Sessanta? il PostModern dei Settanta? la caduta del muro e la fine delle ideologie? E naturalmente le cause, che riflettono dinamiche interne al teatro (la crisi, o l’’evoluzione, della drammaturgia e del personaggio dopo Beckett, la crisi, il superamento, della regia) ma anche mutazioni che potremmo definire antropologiche (in senso lato, la crisi, o la dissoluzione, del soggetto, l’’imporsi di generazioni cresciute nell’’universo audiovisivo e multimediale e non più formate principalmente nella lettura dei testi).
Il superamento della prospettiva stanislavskiana (e la conseguente moltiplicazione delle idee di teatro”) è una delle cause –- non certo l’’unica -– dell’’attuale “esplosione” della pedagogia teatrale. E naturalmente anche della compresenza delle tante diverse idee di teatro con le quali ci confrontiamo oggi (o meglio, di cui godiamo oggi). Come sempre, la scena teatrale ci costringe a riflettere in profondità, in un ambito quasi laboratoriale, sulla nostra identità e sulla nostra società: è un tema che ritorna anche nel capitolo del nuovo saggio di Mimma Gallina, Organizzare teatro a livello internazionale, che qui presentiamo in anteprima, centrato sul linguaggio e la pratica teatrale nell’’era della globalizzazione. Per tornare al tema di questo ateatro 115, il libro rientra in un più ampio progetto pedagogico di cui Mimma è stata in questi anni protagonista, sia come insegnante sia come autrice: la preparazione di quadri organizzativi per il nostro teatro (o meglio, che possano contribuire alla modernizzazione del nostro teatro), che in questi anni si è concretizzato in un metodo di lavoro e in una serie di occasioni formative. Oltre che in quella che è diventata ormai una sorta di collana “made in Gallina”, giunta al terzo volume: trovate traccia degli altri nei nostri archivi.
Ma non esiste solo una formazione rivolta all’’interno del mondo teatrale: perché il teatro stesso ha una sua funzione pedagogica, che ha per destinatario l’’intero corpo sociale e oggi la mediasfera. Su questo versante, un secondo nucleo di questo ateatro 115 si concentra sul rapporto con le nuove tecnologie. Un importante intervento di Andrea Balzola fa il punto (un punto pedagogico, ma anche politico) sull’impatto dell’’interattività sul corpo sociale e sulle pratiche artistiche all’’epoca del web 2.0: in questo senso esiste senz’’altro una pedagogia (o meglio, un’’autopedagogia) degli artisti che si appropriano delle nuove tecniche, sperimentandole sulla propria pelle e con il proprio corpo; ma il teatro può anche assumere una funzione pedagogica nei confronti di un pubblico che ha bisogno di anticorpi di fronte all’onnipresenza dei mezzi di comunicazione di massa e dei nuovi strumenti mediatici di socializzazione e di controllo sociale. Di questo parlano, tra le righe, gli approfondimenti: il primo su Konic thr, opera dell’infaticabile Anna Maria Monteverdi, che questa volta si è anche fatta un viaggio tra Le Nuvole…; il secondo su XLab. In altro modo alla funzione pedagogica del teatro, o meglio al teatro come occasione e metodo di conoscenza, fa appello anche l’’esperienza dei Dialoghi a Castiglioncello e dintorni.
Ah, dimenticavamo: il forum di ateatro è sempre più ricco di materiali e interventi. Tra le sezioni più seguite, il Totonomine (con qualche anteprima sulla Comissione ministeriale) e quelle dedicate ai master e ai corsi di teatro. Ma suscitano grande interesse anche le segnalazioni di bandi e concorsi. Così come ricchissima è l’’Agenda, con decine di festival e rassegne in tutta Italia.
Arricchito quotidianamente con nuove informazioni, opinioni, pettegolezzi, rivelazioni, il forum è aperto alla collabrazione di tutti, è facile da usare, permette di informarsi, discutere e approfondire – e persino di fare nuovi amici…

Redazione_ateatro

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Tag: #totonomine (24), GallinaMimma (8), monteverdiannamaria (7), pedagogiateatrale (6)


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