Pensare insieme?

In risposta a La fine del (nuovo) teatro

Pubblicato il 29/09/2008 / di / ateatro n. 118 / 0 commenti /
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1° settembre 2008

Caro Oliviero
ho letto solo due giorni fa il tuo intervento su ateatro. Che non è una “provocazione”, almeno a me non pare giusto definirlo così: è invece una “lettura” dell’oggi per molti aspetti condivisibile, per altri discutibile. E forse è proprio lì il punto: il discutere, il trovare (inventare) occasioni vere di discussione e confronto. Forse più che incontrarci ancora per raccontare le “buone pratiche” (ricordo il tuo entusiasmo alla fine del primo appuntamento delle buone pratiche, che non era un’epoca fa… voglio dire, quelle “buone pratiche” stanno continuando a farsi ancora, anche nell’era berlusconiana che stiamo vivendo, no?) forse bisognerebbe confrontarci sui “giusti pensieri” che occorrono per affrontare l’oggi. E’ evidente che gli uni (i pensieri) non sono mai separati dalle altre (le pratiche), e quindi confrontarsi in profondo sugli uni ci porta a riflettere sulle altre, e viceversa. Ma credo che abbiamo bisogno di “pensare insieme” il buio del presente ( e il tuo intervento me lo conferma, anch’io penso e opero a partire da un “noi” coincidente con quello stesso “noi” dal quale tu stesso, mi sembra, rifletti e scrivi).
Come far questo, qui è il nodo: con quale “forma”. Convegno allargato o seminario ristretto? Forse il primo è più “democratico (ma rischia la superficialità del quarto d’ora a testa…), forse il secondo permette maggiormente la profondità, il confronto (ma chi sceglie chi?). Oppure dibattito scritto su ateatro a partire da domande precise della redazione? Penso a quel numero “mitico” di Sipario, mi pare del ’67, in cui si chiamarono gli scrittori a parlare del loro rapporto con il teatro, con la scena.
Gobetti scrisse: Amici, la lotta tra serietà e dannunzianesimo è antica e senza rimedio.
E’ evidente che (con tutta l’ironia e la levità e il senso del paradosso e del patafisico che amiamo, e che peraltro ci è imposto da un’epoca in cui il potere stesso è paradossale e ubuesco) il fronte dal quale pensiamo e operiamo è quello della “serietà” di chi intende continuare a “lottare”.
Un abbraccio forte! Da me e da Ermanna!
Marco
P.S. La mia lettera non aggiunge altre cose che vorrei dirti sul tuo intervento, insomma, non ho il tempo di entrare nello “specifico” perchè siamo quotidianamente in prova per il nuovo lavoro che debutterà a metà ottobre.

Marco_Martinelli

2008-09-29T00:00:00

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