Teatri contro la Guerra al Living Theatre

La nuova sede a New York

Pubblicato il 04/10/2008 / di / ateatro n. 119 / 0 commenti /
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The artist must elect to fight for freedom or slavery.
I have made my choice. I had no alternative.
Paul Robeson

Il 20 maggio 2008 c’è aria di revival in Clinton Street, una strada del Louisaida (il Lower East Side di Manhattan) che, nonostante il processo di gentrification [1] dell’’era Giuliani, mantiene ancora, fra bassi palazzi fine Ottocento con le immancabili scale antincendio piantate nella facciata, quel fascino della New York degli anni Sessanta e Settanta quando i figli della Beat Generation e gli intellettuali del movimento hippy salivano nelle soffitte della 14a o di Chelsea (nel West Side) per ascoltare le poesie di Ginsberg, i virtuosismi dei musicisti jazz o le canzoni di Dylan, di Seeger e della Baez o, ancora, i testi di drammaturghi contemporanei sconosciuti allora (e in gran parte sconosciuti anche oggi).

Il caffè del Living Theatre in Clinton Street.

Quel clima dove si parlava di guerra, di pace, di nucleare, di pari opportunità per gli afro-americani, di diritti dei nativi, ma anche – e tanto – di sesso libero, di emancipazione femminile, di omosessualità, di arte, di India, di “fumo” e dove si progettavano le grandi manifestazioni per la pace, consultando gli I King, tra uno spinello e una scopata. Verso le ore 20.00, in questa serata tiepida di maggio, dopo la sosta in qualcuno di quei piacevoli e non troppo economici ristoranti o caffé alla moda di cui il quartiere è pieno ci si avvia al n. 21 di Clinton Street, tra la Houston e la Stanton Streets. Sulla porta, un’insegna al neon avverte: «The Living Theatre». No, non è un residuo di quegli anni che abbiamo evocato; o almeno non lo è l’insegna.

Hanon Reznikov e Judith Malina.

Qui c’è la nuova sede newyorchese del Living Theatre aperta dopo lo sfratto, nel 2005, del Centro Living Europa dalla sede italiana di Rocchetta Ligure, dove il gruppo ha soggiornato per alcuni anni dal 1999 nell’antico Palazzo Spinola. Ma, ufficialmente il motivo del rimpatrio del Living è dovuto alla consapevolezza, secondo le parole di Hanon Reznikov, di «dover ritornare nella pancia della bestia» per lottare contro l’imperialismo capitalista. Il Living dunque ritorna alla sua necessità primaria, d’altronde quella necessità, nella sua coerenza, non l’ha mai abbandonata se Judith Malina ancora proclama: «Io penso che siamo finalmente pronti per una rivoluzione anarchica pacifista» [2].

Sulla sinistra, la nuova sede del Living Theatre.

Ma questa sera non è di scena il Living, o meglio la scena è per il Living. La serata, infatti, è dedicata proprio alla memoria di Hanon Reznikov, scomparso il 3 maggio, a 57 anni, per una complicazione polmonare seguita ad un infarto cardiaco. Il “folto” pubblico, circa 50 persone [3], scende la stretta scala che porta nel piano interrato e, passando accanto alle toilette, entra nel locale bar. Ovviamente, dopo aver superato la cassa dove il biglietto è acquistabile a un prezzo/contributo consigliato tra i 10 e i 20 dollari, ma – avverte un cartello – «Pagate quel che potete, nessuno verrà spedito via». E, a giudicare dall’apparenza, difficilmente qualcuno avrà chiesto di entrare a meno di 10 dollari, tutti o quasi artisti-intellettuali, tutti o quasi della middle class, tutti o quasi WASP [4], tutti o quasi sostenitori di Obama (quelli che non lo sono, sono anarchici che non votano). Nel bar, dove si possono anche consultare e comprare i testi sulla storia del Living e i saggi o le poesie di Julian Beck e di Judith Malina, si chiacchiera, si beve e si mangia (stuzzichini, panini, pasta, polenta). Tutto compreso nel prezzo!

Il logo di Theaters Against War.

Si tratta, infatti, di una serata benefit organizzata da THAW (Theaters Against War) per raccogliere denaro per il Thaw Scholarship Found 2008 (un concorso a cui possono partecipare artisti, gruppi e associazioni di tutto il mondo che fanno teatro in luoghi in cui sono in atto conflitti, militari, razziali, economici, ecc., o in territori sconvolti dalla guerra).
THAW è un’’associazione di volontariato nata nel 2003 e composta da lavoratori del teatro: drammaturghi, attori, registi e designer, impegnati a promuovere una cultura di pace nello «sforzo di fermare la guerra preventiva oltreoceano dell’’amministrazione Bush e per la difesa dei diritti civili negli Stati Uniti» [5] contro l’’imperante slogan della politica aggressiva statunitense: «War on Terror», come recita il loro manifesto.

Un’attivista di THAW a una manifestazione per la pace.

Sono Theaters Against War circa 650 tra singoli artisti e gruppi, in prevalenza newyorchesi, che vanno dagli storici Living Theater, Medicine Shows, Talking Band e Ontological-Hysteric Theater alle innumerevoli piccole realtà emergenti di teatro afro-americano, ispano-americano, o di gruppi impegnati nelle battaglie per le libertà e i diritti civili.
Al termine del momento conviviale si apre la tenda che divide il bar dalla piccola sala. Poche file di sedie su gradinate addossate ad una parete con lo spazio per la scena a livello del pavimento e, sulla parete di fondo, un palco che sembrerebbe piuttosto una nicchia, un armadio a muro o un incasso per impianti elettrici, dove sono riposti sedie, leggii e qualche strumento musicale. Al centro, un’apertura rettangolare nel pavimento ospita un divano. Strumenti e divano non entreranno, però, a far parte della serata: «E’’ parte della scenografia di un gruppo ospite delle prossime settimane», spiegano i ragazzi del Living. Pavimento e fondale sono coperti da una moquette beige a fiori azzurri di gusto un po’ retrò e poco adatta ad uno spazio teatrale. Uno schermo scende al centro della sala, pronto per le proiezioni. Dopo il tributo a Hanon tra discorsi e letture di poesie a cura di Brian Pickett e Joanie Fritz Zosike, ecco il vero motivo della serata: la premiazione del Thaw Scholarship Found 2007 [6]. Sally Eberhardt, membro fondatore del THAW, spiega che sono pervenute partecipazioni di gruppi che lavorano con il teatro in numerosi paesi tra cui: Iraq, Afghanistan, Uganda, Salvador, Libano, come pure di associazioni che lavorano con gli immigrati in California o con le donne in quartieri emarginati del Nord Inghilterra; tutti comunque operanti con coraggio e creatività in condizioni di estremo disagio: guerra, occupazione militare, AIDS, campi profughi, immigrazione, arruolamento forzato di bambini, ingiustizie economiche, ecc.
Il premio Thaw Scholarship Found 2007 di 1.000 dollari è stato assegnato al palestinese Al-Harah mentre quello di 500 dollari è andato al ruandese RAPSIDA, due gruppi che operano in situazioni di estrema difficoltà: in un territorio chiuso dal muro israeliano in situazione di perenne conflittualità il primo, e in un territorio martoriato dalla guerra e dall’AIDS il secondo.

Un’azione teatrale di RAPSIDA nei villaggi ruandesi.

Impossibilitata a partecipare alla serata, per difficoltà nell’ottenimento dei visti, la compagnia Al-Harah, con sede a Beit Jala, ha inviato per l’’occasione il video The Wall diretto da Kareem Fahmy che narra le vicende dei lavoratori pendolari palestinesi in Israele costretti quotidianamente a lunghe file di attesa presso il checkpoint di Betlemme, a partire dalle ore precedenti la mezzanotte per poi entrare in territorio israeliano, al di là del lungo muro, verso le 7-8 del mattino seguente, tra umiliazioni, insulti e perquisizioni quotidiane. Il nome in arabo del gruppo Al-Harah significa molto eloquentemente, “quartiere, vicinato” e nasce nel 2005 per agire attraverso il teatro, in condizioni di occupazione militare, poiché secondo il gruppo: «esso ha la potenzialità di cambiare la vita delle persone che lo fanno e di quelle che lo guardano» [7] e poiché «con la diffusione delle arti teatrali in Palestina è possibile contribuire a costruire una società civile che tuteli i diritti umani, la democrazia e il pluralismo» [8]. Il gruppo ha l’ambizione di creare la prima vera e propria scuola di teatro in Palestina. La giovane regista americana, Suzana Berger sostenitrice del gruppo, ritiene che «Nonostante le difficoltà causate dallo scompiglio politico, dall’’oppressione e dai massacri, gli artisti di Al Harah rimangono generosi, creativi e determinati nel realizzare un teatro che parla direttamente alla loro comunità» [9] e che fornisca un punto di riferimento ai giovani palestinesi che «crescono in condizioni di terribile incertezza» [10].
Il Secondo premio del Thaw Scholarschip Found 2007 è stato, come si è detto, attribuito al gruppo RAPSIDA (Rwandans and Americans in Partnership Contre le SIDA) che ha sede a Kigali (Ruanda). Il nome RAPSIDA deriva dall’’unione della parola inglese to rap, “colpire” -– ma che nello slang americano indica “fare quattro chiacchiere, parlare di” -– con l’’acronimo francese SIDA, con cui è conosciuta la sindrome da immunodeficienza acquisita in gran parte dei paesi africani a lingua francofona. Al teatro del Living gli attori ruandesi Okwui Okpokwasili, Candice Fortin e Lorenzo Scott hanno portato in scena Ishuri Ryach, con la regia di Joanie Fritz Zosike. Si tratta di una piece educativa sulla trasmissione del virus da HIV e sulla prevenzione con uso del preservativo, indirizzata alle ragazze delle scuole medie e superiori. La struttura è semplice, in tre atti brevi, con la rappresentazione di una situazione di abuso da parte di un professore sulle studentesse che si concedono in cambio di una promozione e che devono sottostare alla volontà del professore di non utilizzare il preservativo contraendo il virus. La forma utilizzata è quella del teatro forum di Augusto Boal, infatti lo spettacolo viene presentato nelle scuole ed utilizzato per l’apertura di un forum di discussione al fine di rendere consapevoli le ragazze sulle conseguenze delle proprie scelte. Il teatro forum si è dimostrato particolarmente efficace nella lotta all’’AIDS e alla discriminazione delle persone sieropositive che RAPSIDA conduce dal 2003, in una terra martoriata dalla guerra civile dove le condizioni igieniche e sociali hanno favorito la recrudescenza dell’espansione del virus.

Il set di una teatro forum di Rapsida.

Il Ruanda è uno dei paesi africani più colpiti da HIV ed è tra quelli meno preparati a contrastare la malattia, data la condizione di estrema povertà. L’idea del progetto RAPSIDA nasce nel dicembre 2002, in seguito al viaggio in Ruanda di Glenn Hawkes, docente in medicina alla Harvard University, e di suo figlio Jesse, attore-cantante, in visita ad un amico sopravvissuto al genocidio del 1996. Nel febbraio successivo RAPSIDA prende forma nel progetto guidato da Jesse Hawkes. [11] Oltre al teatro forum hanno grande successo i 36 musical creati dai 60 “Clubs” [12], un programma radiofonico di sensibilizzazione e prevenzione contro l’AIDS e un radio dramma a puntate molto seguito.
La serata al Living Theatre si conclude con la proiezione del video Angabire, che in lingua kinyarwanda [13] vuol dire “Regalo” e che mostra il lavoro condotto dagli attori e dagli operatori di RAPSIDA oltre all’omonimo musical realizzato all’interno delle scuole con la partecipazione di studenti e insegnanti. Un vero “regalo” questa serata di Theaters Against War che non è revival dell’epoca d’oro della contestazione, ma profondo impegno in un mondo in cui le guerre rappresentano ancora «la bestia da combattere». Un mondo certo cambiato da quegli anni Sessanta e Settanta quando le note di Imagine di John Lennon si alzavano con speranza ad invocare la pace universale e dove oggi i Teatri Contro la Guerra non scendono solo per le strade a manifestare contro l’’impegno americano nei nuovi Vietnam, ma conducono la loro azione a tutto campo «nella pancia della bestia», perché la “bestia” è ancora sempre quella di allora.

NOTE

[1] Il processo di “pulizia” e “riordino” urbanistico, di fatto una speculazione edilizia che allontana le classi meno abbienti per costruire quartieri residenziali e commerciali appetibili alla upper e middle class.
[2] Incontro con il Living Theatre all’Università degli Studi di Torino, 2006.
[3] Il teatro ha una capienza di circa 60 posti.
[4] White Anglo-Saxon Protestant (protestante di origine anglosassone e di razza bianca).
[5] http://www.thawaction.org/
[6] Cfr. programma di sala: Thaw. Remembering Hanon Reznikov.
[7] http://www.thawaction.org/
[8] http://www.alharah.org/
[9] http://www.thawaction.org/
[10] Ibidem.
[11] http://www.rapsida.blogspot.com
[12] Gruppi nati dai laboratori teatrali che RAPSIDA conduce all’interno delle scuole secondarie.
[13] Lingua ufficiale del Ruanda, insieme al francese, fa parte del gruppo di lingue bantu ed è parlata indifferentemente dai diversi gruppi etnici.

Renato_Sibille

2008-10-04T00:00:00

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