Per un teatro spazio-suono

Le performance di Hotel Pro Forma

Pubblicato il 26/10/2008 / di / ateatro n. 119 / 0 commenti /
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Hotel Pro Forma è tra le più note compagnie artistiche internazionali che lavorano con le tecnologie; sono danesi e realizzano installazioni, ambientazioni e spazializzazioni audio-visive, concerti di musica operistica o elettronica oltre che spettacoli e performance per spazi non convenzionali, per musei o per black box theatre. L’elemento luministico e visivo dominante, l’’attenzione per un’’architettura scenica rigorosa e geometrica e un suono 3D espanso nell’ambiente, le immagini video ad alta definizione e le animazioni contraddistinguono i lavori della compagnia creata nel 1985 dall’’architetto Kirsten Dehlholm (1945) e attualmente diretta dal giovane Ralf Richardt Strøbech (1973).

Le produzioni di Hotel Pro Forma (il cui motto è “Performance art as an investigation of the world”) sono altamente evocative. Giocano sulla percezione visiva e uditiva grazie a una complessa progettazione che prevede una stretta collaborazione tra le arti e i media digitali con un’attenzione speciale per lo spazio architettonico e il suono. Il risultato esteticamente parlando è per certi aspetti molto simile al mondo teatrale di Robert Wilson dove, come è noto, sono proprio la luce e il suono a creare lo spazio della rappresentazione. Come amano dire, Space is co-player. Every production is a new experiment and contains a double staging: contents and space.

Informazioni sulla ricerca danese nell’ambito delle arti visive, performative, letterarie e musicali, sui Festival e sui teatri sono rintracciabili sul sito dell’Agenzia Internazionale delle Arti Danesi dove è possibile trovare anche un’ampia scheda su Hotel Pro Forma.
Operation: Orfeo (1993), una riproposta del genere operistico con musiche di John Cage, Danish Bo Holten e Willibald Gluck, è una delle produzioni di maggior successo a livello internazionale ancora oggi in repertorio, composta da potenti quadri visivo-sonori. Vedi il video su YouTube.

Theremin (2004) è basata sulla storia del fisico e inventore del primo strumento elettro-acustico, Leon Theremin (1896-1993). Site Seeing Zoom (2001) è realizzato in collaborazione con il collettivo digitale Crosscross. Only Appear To Be Dead (2005) si ispira alla biografia di Hans Christian Andersen (è arrivato anche in Italia, alla Biennale di Venezia), commissionato dal governo danese (come lo spettaclo su Andersen di Lepage) e prevedeva un coro a cappella di 14 voci del Coro Nazionale Danese e immagini video. Algebra of Place (2006) si compone di 11 scene da un immaginario hotel mediorientale.
Ultima creazione in ordine di tempo di Hotel Pro Forma è Relief, spettacolo inaugurato a Copenhagen nel maggio 2008 diretto da Ralf Richardt Strøbech, è basato su un tema suggestivo e su una biografia reale. Si parla del momento della vita in cui ognuno di noi si confronta con le proprie aspirazioni ideali e decide di “spiccare il volo”, come farfalle uscite dal bozzolo; il tutto confrontato narrativamente sia con la biografia di Vladimir Nabokov, scienziato russo (specialista nello studio dell’entomologia: nel 1940 gli fu affidato l’incarico di organizzare la collezione di farfalle al Museo di Zoologia Comparata dell’’Università di Harvard) che visse in Crimea dal 1916 al 1919 e poi decise di partire per l’Europa e abbandonare la carriera di scienziato per quella di letterato, sia con la condizione di mutazione geopolitica dell’attuale Ucraina. Questo tema della trasformazione ha così una triplice implicazione: è una trasformazione insieme umana, geografica e scientifica, tutte metaforicamente unite dall’immagine dell’olometabolia degli insetti, dei coleotteri, ovvero dal passaggio metamorfico attraverso i vari stadi larvali. La storia dell’Ucraina è raccontata attraverso interviste degli abitanti dell’area multiculturale di Odessa e da immagini di repertorio. La vicenda biografica di Nabokov è raccontata attraverso passaggi dai suoi famosi diari.
Guarda il video su YouTibe.
Come chiariscono le note di sala, tutto ruota intorno al tema che dà il titolo allo spettacolo, Relief:

“Relief is the moment when the figure breaks free of the flat surface and gains its own independent life. When we decide who we want to be. When geological contours are divided and become countries”.

Lo spettacolo si compone di tre diversi spazi: la strada (con le interviste in video a studenti e attivisti radunati a Odessa), lo studio di Nabokov, soffocante prigionia-cubo da cui il personaggio Nabokov vuole

evadere, e il palcoscenico, luogo di liberazione. Scenicamente parlando, Relief è l’intersezione tra spazio e immagine. E’ la soglia di percezione. E’ la soglia realtà/finzione, l’ambigua duplicità della realtà di cui parla anche Nabokov nei suoi romanzi (Ada o ardore, 1969). In questo ambiente tecnologico, evocative luci liquide, blu, verdi, gialle, rosa, lilla trasformano la scena fatta solo di uno schermo traslucido che ospita immagini video, animazioni, forme in trasformazione, reportage. Talvolta il film prevale sullo spettacolo: un film di immagini catturate dalla macchina in corsa, paesaggi della terra ucraina, invernali, tempestosi. La liberazione è l’uscita dal cubo, dal bozzolo, dai confini: “Voglio rimuovere i confini. Puoi mettere dei confini all’aria? Puoi dire che questa è aria russa e quella una nuvola tedesca? O quello un cielo ucraino?”.

La condizione di immersività e di suggestione sinestetica (la sinestesia era il disturbo di cui soffriva lo stesso Nabokov, che associava colori particolari a determinate lettere) nel tema proposto è ottenuta grazie al suono dissociato, multidimensionale, distribuito in un campo sonoro binaurale con un mixaggio sapiente di dialoghi, frasi e rumori di strada, restituito allo spettatore da speciali cuffie in-ear. Più che dalla narrazione tradizionale e da una trama, il tema è suggerito da flash visivi e sonori:

“The subconscious registers much more quickly than the conscious. I use the performance to delve beneath the conscious into pure sensation. The body remembers. One spectator said: I did not understand it, but I have never forgotten it. So what is this all about? It’s about the art of knowledge.”
(Kirsten Dehlholm)

E’ ancora in cantiere (e debutterà nell’autunno 2009) lo spettacolo Tomorrow in a year dedicato a Charles Darwin, per celebrare i 150 anni dalla pubblicazione del volume L’origine della specie esplorando ancora le intersezioni tra arte e scienza. In collaborazione con il gruppo svedese The Knife, la performance dovrebbe, nelle intenzioni degli autori diventare una composizione musicale e visuale a descrivere l’’evoluzione della specie. Le coreografie saranno di Hiroaki Umeda.

Anna_Maria_Monteverdi

2008-10-26T00:00:00

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