Il teatro multimediale alla conquista dell’Arsenale della Spezia

Una intervista con Anna Maria Monteverdi

Pubblicato il 02/07/2009 / di / ateatro n. 122 / 0 commenti /
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In quesi mesi alla Spezia è successa una cosa strana, e nuova per la città. L’Arsenale, che era da sempre zona miitare e dunque off limits per i comuni cittadini, si è aperta alla città. E, cosa ancora più significativa, lo ha fatto per ospitare due spettacoli teatrali, la prima volta all’aperto, la seconda in uno spazio chiuso, uno dei numerosi capannoni dell’Arsenale.

Per la prima volta in 140 anni XLABFACTORY è riuscita in un’operazione definirei al limite dell’impossibile: portare spettacolo (anzi spettacoli, due in tre mesi) dentro lo storico Arsenale cittadino. L’Arsenale Militare della Spezia è una vera città dentro la città, inaccessibile per i civili; è ancora parzialmente in attività, anche se stanno smantellando molte officine, così come stanno scomparendo molti mestieri di una volta, collegati alle attività marine, che qui albergavano. E’ stata una grande soddisfazione, un risultato importante per la nostra compagnia ma anche per la città. Si è infatti aperto un fronte di riflessione da parte del Dipartimento della Marina-MarinArsen su come intervenire per l’utilizzo di questi spazi, per concederli in parte alla città e in parte a privati sotto forma di “permute”, ovvero di scambi in forma di servizi. Infatti all’interno dell’Arsenale intere aree hanno bisogno di ristrutturazioni pesanti. Il 19 marzo è la festa del patrono della città, San Giuseppe: è l’unico giorno in cui i civili hanno accesso ad alcun settori. Noi abbiamo chiesto di poter fare spettacolo in quell’occasione in uno scenario suggestivo, i bacini di carenaggio delle navi, ovvero i grandi anfiteatri di pietra dove le navi vengono riparate una volta che l’acqua di mare è stata fatta uscire dal bacino, grazie a un sistema di dighe. Abbiamo movimentato gru, le vecchie lance dei palombari, e abbiamo affidato il lavoro teatrale a un maestro dell’avanguardia come Memé Perlini, che da sempre lavora in spazi non convenzionali e addirittura anche in Arsenali; attrice protagonista era una delle sue “muse” oggi residente alla Spezia, Jole Rosa, attrice di grande forza e bellezza. E, in occasione del centenario dela manifesto futurista, abbiamo riscoperto il testo di Ettore Cozzani, che declamava i luoghi veri e immaginari da lui contemplati dal monte Castellana, ricco di suggestioni simboliche.
Certamente la fascinazione del luogo ha funzionato da grande richiamo, ma soprattutto Perlini ha drammatizzato fortemente lo spazio facendo un lavoro registico che rimarrà nella memoria. Insomma, un successo che neppure la Marina si aspettava. Dobbiamo ringraziare alcune persone che hanno creduto nelle possibilità del teatro, primo fra tutti l’Ammiraglio in Capo Paoli e il Comandante Gargano, l’ufficiale incaricato di seguire l’iniziativa, che ha dimostrato una sensibilità rara per il teatro e ci ha aiutato a districarci nelle problematiche organizzative, tecniche e burocratiche che rischiavano di travolgerci.
Dopo il successo della prima rappresentazione il 19 marzo, si sono poste le condizioni ideali per una nuova produzione, più ambiziosa e multimediale. E’ nato così Oltre la vista del mondo-Message in a bottle, con regia e testi di Andrea Balzola, che ha debuttato nell’ambito della Festa della Marineria, Maìna, che si è inaugurata nella sua prima edizione sotto la direzione di Paolo Manfredini l’11 giugno. Eravamo dentro l’Officina Carpentieri e Calafati, là dove si costruivano le parti in legno delle navi: lì per esempio sono state costruiti gli alberi della Vespucci, lì soprattutto era ricoverato il “leudo” Felice Manin, l’imbarcazione che è il simbolo della Festa della Marineria.
A Jole Rosa è stato affiancato Massimo Verdastro. La parte video aveva la firma di una dei maestri della videoarte internazionale, Theo Eshetu in collaborazione con Samuele Malfatti. Le musiche, ricche di evocazioni marine, erano di Eddy Mattei e Mauro Lupone mentre le scenografie portavano la firma di Mario Sturlese e le luci erano di Lilina Iadeluca.

Certamente la scelta delle autorità militari di aprire l’Arsenale è indizio di un diverso atteggiamento: di fatto l’attività dell’Arsenale in questi ultimi anni si è andata riducendo. Si pone dunque il problema dell’utilizzo di quell’enorme area, che da un lato confina con il centro della città e dall’altro occupa tutto il lato del golfo. Tutto questo in una città che dal punto di vista economico è cresciuta e ha vissuto in buona parte intorno all’Arsenale, e che dunque ha il problema di ridefinire la propria identità e ritrovare il suo centro. E, si può aggiugere, in una zona ad alta vocazione turistica e che sta pensando anche alla riqualificazione del porto.

L’ammiragio Nascetti, ex direttore dell’Arsenale, persona coltissima e molto illuminata, oggi presidente dell’associazione “Salviamo il leudo Felice Manin”, aveva in varie occasioni in tempi passati parlato dell’Arsenale come potenziale “museo a cielo aperto”. Per l’occasione mi sono andata a rileggere gli articoli dove l’amico giornalista Corrado Ricci ricordava questa apertura dell’Arsenale nei confronti della città e di nuove economie da sfruttare, che aveva dato il “la” con grande lungimiranza e intelligenza, ma era purtroppo rimasto inascoltato per molto tempo. Abbiamo invitato l’ammiraglio Nascetti alla prima: si è stupito di come fossimo riusciti a costruire una macchina tecnologica così complessa e raffinata dentro una vecchia officina; ma credo si sia anche commosso: in qualche misura il nostro lavoro era anche ispirato alle sue idee.
Certamente La Spezia ha fatto della industria bellica una risorsa economica: basta pensare all’Oto Melara. L’Arsenale ha ovviamente ospitato anche navi da guerra, portaerei, la Andrea Doria, la Cavour. Entrare oggi in questo enorme spazio, quasi completamente privo di attività, fa un certo effetto: la veleria verrà dismessa nonostante l’opposizione delle ultime maestranze: vogliono resistere per continuare a insegnare un mestiere che sta scomparendo; visitandola con le vele di canapa della Vespucci in attesa di riparazione manuale, ho avuto la sensazione che la riconversione industriale ed economica, con le innovazioni che comporta, avrebbe definitivamente ucciso la tradizione. Poi ho saputo di un progetto di formazione della Provincia, che sta cercando di salvaguardare anche questo aspetto. Oggi il leudo Felice Manin viene restaurato in Arsenale da un gruppo di giovani, proprio sotto la guida dei vecchi maestri d’ascia, che lasciano così il testimone di un mestiere a rischio di estinzione.
Certamente il luogo in sè ha potenzialità enormi. Va ripensata un’economia del turismo, legata a luoghi che conservano bellissime testimonianze di archietture militari di fine Ottocento e opere di ingegneria idraulica. Esiste anche un archivio storico con lastre fotografiche di inizio Novecento di una bellezza strordinaria e solo in parte digitalizzate. C’è un capannone chiamato Officina Congegnatori che conserva in attività macchinari degli anni Cinquanta, pezzi unici in tutt’Italia. Non so quanto si abbia la percezione della ricchezza sommersa che nasconde la città. So che oggi c’è un risveglio interessante e che le condizioni e i segnali per un’apertura ci sono tutti. Se vogliamo, XLABFACTORY ha avuto il merito di aprire le “danze”: abbiamo fatto entrare migliaia di persone che, pur essendo nate alla Spezia, non avevano mai messo piede dentro l’Arsenale! Il primo turista-esploratore dell’Arsenale dovrebbe quindi essere chi abita proprio davanti alla sua Porta Principale, e non ci è mai entrato!
Questa apertura alla città è stato uno dei risultati più importanti della mia carriera di studiosa di teatro e organizzatrice. Ne sono davvero fiera: non mi sono fermata di fronte ai molti muri, e neanche di fronte allo scetticiscmo di chi vedeva e continua a vedere la Marina e la città schierati in due fronti contrapposti. Comunque il riconoscimento al mio lavoro e a quello di XLABFACTORY c’è stato!

L’Arsenale ha aperto le sue porte per due eventi teatrali che in quache modo paravano della Spezia e della sua storia. Il poema futurista Oltre la vista del mondo, la visione che parta dal panorama del golfo della Spezia per abbracciare il modno intero e il cosmo; e Message in a bottle, che rievoca la presenza dei romantici inglesi nel Golfo dei Poeti nel primo Ottocento. Il teatro può avere un ruolo importante nella riflessione sull’identità di una città. E in particolare di una città come Spezia.

Il teatro e la città è un tema che il presidente delle istituzioni culturali, la neo-nominata Cinzia Aloisini, ben coinvolta nelle attività giovanili e innovative, mi ha chiesto di esplorare in vista di nuovi progetti da ospitare dentro il tessuto urbano, compresi progetti di residenza. Il teatro comunale della Spezia, il Civico – un teatro che non ha neppure un nome… – ha 900 posti, che però vengono sfruttati appieno solo per i concerti, perché la città non ha mai coltivato una vocazione teatrale; in ogni caso non si rammentano iniziative importanti che siano passate di qua: le direzioni artistiche non hanno avuto grande sensibilità a coltivare la qualità e l’eccellenza, l’unicità territoriale. E’ sempre mancata la volontà di un progetto di “teatro per la città” di lungo respiro, e chi aveva slanci creativi veniva emarginato. Finora è stata fatta una programmazione vecchia, ammuffita, a uso e consumo di una città a crescita zero, vecchia dentro. Del resto riempire un teatro di 900 posti è impresa impossibile per un certo teatro di ricerca, anche se forse qualche riflessione andrebbe fatta per immaginare un nuovo teatro di ricerca popolare. Qua per ora ci si è limitati a programmazioni standard fatte da ragionieri e addetti comunali; per non rischiare, in genere ci si è affidati ad agenzie o “uomini” legati alle agenzie: in buona sostanza, si compra il pacchetto. Io dico sempre: allore meglio niente, date quesi soldi al sociale. Mi aspetto molto dalla nuova Presidente delle Istituzioni, anche perché in città sta nascendoun nuovo dibattito culturale.
Tornando alla nostra esperienza e alla ricaduta territoriale, l’Arsenale potrebbe ospitare un nuovo spazio per spettacoli alternativo al Civico: ne abbiamo dato una prova. Sogno un teatro stabile dentro l’Arsenale: ci sarebbe lo spazio, che potrebbe diventare un teatro di posa permanente, utilizzabile anche per la formazione delle professioni tecniche del teatro, affiancando la formazione per le professioni tecniche del mare. Non è un’idea mia, ma di un ammiraglio della Marina, ancora una volta l’input parte da lì… E finalmente la Spezia uscirebbe dalla cappa di anonimato (culturale e teatrale) che l’avvolge da sempre.

Nell”allestimento di giugno, avete fatto una scelta coraggiosa: la regia di Andrea Balzola, con le proiezioni di Theo Eshetu, davano ampio spazio alla sperimentazione, a cominciare dalla multimedialità. Come è possibile coniugare i nuovi linguaggi della scena con la necessità di comunicare a un pubblico indifferenziato, e con ogni probabilità non “tecnolgiamente alfabetizzato”?

Il video di Theo giocava su immagini potentissime, emozionali e pittoriche, veri affreschi video, immobili con impercettibili movimenti del mare, di una barca, di un uccello in volo, punteggiavano la scrittura di Andrea Balzola che raccontava le biografie di Byron e Shelley, anche attraverso la parola poetica, filtrata da una recitazione sentita e molto romantica di Jole e Massimo e dalla voce calda del soprano Francesca Della Monica. Era un momento di grazia e di bellezza in cui bisognava solo abbandonarsi, non riflettere sulle tecnologie. Il progetto luci di Liliana Iadeluca e le musiche “liquide” di Lupone e Mattei hanno regalato a questo capannone industriale un’aura magica, sospesa nel tempo: quando Mary Shelley e Lord Byron si avvicinano al pubblico da lontano, con il fumo e il controluce, le vesti bianche, sembrano apparizioni fantastiche degne del romanzo della Shelley, Frankenstein! Poi vanno dentro il piccolo leudo con gli schermi a forma di vele e da lì contemplano il mare, elettronico ma altrettanto infinito! Il doppio schermo dove passavano le immagini era già un tema: lo specchio, il libro, la vita e la morte, i due capi del Golfo della Spezia, Lerici e Portovenere doppiate da Byron a nuoto in omaggio all’amico Shelley, morto in quelle acque, portando in mano il suo cuore scampato alla pira funebre.
I vertici della Marina hanno apprezzato moltissimo l’iniziativa e anche le istituzioni comunali, ma ci interessava di più la risposta di un pubblico che non è abituato ad andare a teatro, insomma, non il pubblico di nicchia del teatro di ricerca. Quel pubblico ha atteso fuori dalla porta principale per molte ore prima dell’inizio, per paura di non trovare posto, e che alla fine ci aspettava per chiederci quando avremmo fatto un altro spettacolo! Chi l’ha detto che la gente non vuole più andare a teatro? E che il teatro di ricerca spaventa e allontana quel pubblico “non teatralmente o tecnologicamente alfabetizzato”?

Molte delle nuove tecnologie hanno avuto origine (o una prima applicazione) in ambito militare. Solo per fare due esempi recenti, Internet era nata come rete interna di comunicazione dell’esercito USA, la realtà virtuale è stata utilizzata per addestrare i piloti dei caccia. Intorno a Spezia ci sono diverse aziende che lavorano sul fronte delle nuove tecnologie e delle loro applicazioni. E’ possibile secondo te creare un terreno comune tra questi settori e la sperientazione artistica?

Ricordo alcune delle prime potenti installazioni di Studio Azzurro, che usavano tecnologie all’epoca a stretto uso militare, telecamere a infrarossi e a raggi X. Oggi sono molte le compagnie che adoperano sistemi di sorveglianza, immagini dal satellite… Vale oggi come un tempo la bella riflessione di Paolo Rosa sulla necessità di piegare queste tecnologie a esigenze linguistiche e poetiche mai esplorate prima. Non è importante la funzione che queste tecnologie hanno nella pratica, ma cosa possono diventare se indirizzate in un altro territorio di senso. Certo, stare dentro a un luogo militare fa pensare a quali tecnologie e brevetti in dotazione lì dentro potrebbero essere impiegati in senso artistico… E non è escluso che XLABFACTORY faccia suo anche questo fronte della ricerca, già ampiamente spostato verso l’interattività!

Redazione_ateatro

2009-07-02T00:00:00

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