QUESTIONS (about tomorrow)

Il testo scritto per l'’inaugurazione ufficiale del Festival della Creatività 2009

Pubblicato il 11/10/2009 / di / ateatro n. 124 / 0 commenti /
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©SETTEMBRE 2009
S.I.A.E. tutti i diritti riservati

scritto per l’’inaugurazione ufficiale del Festival della Creatività 2009
15 ottobre 2009 – Fortezza da Basso di Firenze

Nota
Questo testo è stato scritto sulla base di previsioni scientifiche sul futuro. Ho raccolto e studiato le ipotesi realistiche fatte da specialisti dei più diversi settori, dall’’economia alla geopolitica, dall’’ecologia alla sociologia, dalla psichiatria agli studiosi della pubblicità e del virtuale per arrivare perfino alla gastronomia. Tutte le domande e i loro scenari hanno quindi un fondamento reale.

Domanda numero 1:
esisterà un futuro?
Pare di sì.
Prossimamente.
Il pianeta più o meno dovrebbe resistere.
Nonostante tutto.
Dando per scontato – come fa la scienza –
che non diminuirà l’inquinamento,
un futuro ci sarà
ma la domanda è come.
Dopo il tentativo – non riuscito –
di proteggere la terra dall’uomo,
subentra nuova tattica:
proteggere terra e uomo… da chi? dal sole.
La prima ipotesi è fertilizzare un oceano:
riempirlo di alghe che trattengano gli smog.
Seconda ipotesi: specchi giganteschi per deviare la luce del sole.
Terzo: colossali impianti di filtraggio dell’’aria.
Quarto: iniettare nell’atmosfera anidride solforosa
formando una cappa che protegga dall’effetto serra.
Quinto: forse drastico– riempire di calce l’’Oceano Indiano,
riducendo l’’evaporazione.
Sesto: congelare chimicamente l’Antartide.
Parola d’ordine: bloccare il sole.
Surriscaldamento.
Scioglimento di tutti i ghiacciai.
Temperature oltre i 40.
Piogge tropicali perfino in Danimarca.
Cicloni. Uragani.
Città intere squassate dai tifoni.
A proposito di città:

Domanda numero 2:
come saranno le città di domani?
Agglomerati urbani.
Megametropoli.
Ipermegametropoli.
Aggregati di città un tempo separate, poi divenute una sola.
Città stato.
Città nazione.
Autonome.
Autogestite.
Rinnovabili.
Sviluppate verso l’alto.
Livello verticale: abitativo.
Livello orizzontale: lavorativo.
Livello obliquo, diagonale: collegamento.
Ipotesi di urbanistica futura:
città piramidali,
città coniche,
città sottomarine,
città sotterranee,
città galleggianti,
città soprelevate.
Fine delle cosiddette case: avvento della cellula abitativa multifunzionale.
Fine della dipendenza energetica: ogni cellula consuma quel che produce.
Fine dei rifiuti urbani: ogni cellula smaltisce e ricicla da sola.
Fine delle aree degradate:
le cellule sono costruite in materiali trasparenti non deteriorabili,
tutto splendente, tutto brillante, tutto smagliante.
Cellule sovrapposte.
Occupazione di suolo minima.
Creazione di spazi verdi artificiali alias terrazze sospese ad ogni livello.
Minimizzare le zone inutili.
Ogni angolo deve essere logico. Razionale.
Ogni superficie deve avere una funzione.
Ogni edificio deve essere convertibile. Modulabile.
Parola d’ordine è: spazi multipli.
Per dormire, lavorare, mangiare.
A proposito di mangiare:

Domanda numero 3:
ci nutriremo con pillole?
Sì: pillole di cibo.
Evviva. Finalmente.
Cibo perfetto.
Perfettamente puro, non nocivo,
impossibile da avariare,
equilibratamente nutriente,
calibrato, non ingrassante,
non iper-calorico né ipo-calorico.
Ci nutriremo con pillole?
Sissignori.
Cibo sintetico, liofilizzato,
chimicamente dosato,
preparato, artificiale?
Certo: artificiale.
Pillole, pillole, pillole.
Eppure saporite, gustose,
ricostruite in laboratorio
con accurata attenzione culinaria
da specialisti del settore
consapevoli del valore galvanizzante dell’antico barbarico mangiare
con tutti i rischi che esso comportava:
addentare frutta acerba o matura? Fine.
Eccessi o mancanze di sale? Fine.
Troppo piccante o al contrario troppo poco? Fine.
Per non dire delle temperature scriteriate
comportanti al palato traumi recidivi
come cibi ancora bollenti
oppure ormai freddi, scottati, arrostiti, annacquati, brodosi? Fine: pillole.
Ci nutriremo con pillole?
Ma sì.
Fine dei cibi cosiddetti “deteriorabili”:
non più morbidi, non più al dente,
non più croccanti, non più teneri,
non più umidi, non più e non ancora, non più e non ancora:
fine del “non più e non ancora”? Fine.
Pillole.
Il futuro sarà sicurezza alimentare.
Fine dell’imprevisto mangereccio.
Conclusione epocale di ogni indigestione,
congestione, intossicazione, soffocamento,
lesione gengivale, alterazione gastrica, intolleranza!
Il futuro sarà sicurezza alimentare.
Chi non vuole adeguarsi alla massa
può sempre ricorrere ai ristoranti cosiddetti “Bio”:
locali – cari, va detto – per gente estrosa dove si serve – che ne so? –
insalata vera, frutta d’albero,
reale carne di animale ucciso
nonostante la Legge ormai proibisca ogni soppressione
di esseri viventi d’ogni genere e tipo
perché il “futuro tutela la vita”.
E poi perché uccidere un pollo
quando il sapore di una carne di pollo straordinaria
è già pronto lì in provetta?
Appunto: provetta.
Ergo: pillola.
Pillola onnicomprensiva.
Per tutti i gusti,
per tutte le età,
per tutte le patologie
perché la pillola alimentare conterrà già al suo interno farmaci addizionabili.
E a proposito di farmaci:

Domanda numero 4:
continueremo ad ammalarci?
La risposta è no.
Parola d’ordine: immunizzare.
Il futuro non è la sanità ma la Sicurezza Sanitaria.
Prevenire. Prima.
Immunizzare.
Continueremo ad ammalarci?
No.
Sviluppo della ricerca genetica,
mappa del DNA:
impossibile ammalarsi
perché ognuno viene immunizzato alle malattie a cui il DNA è esposto.
Prima di nascere.
Preventivamente.
Prelievo del DNA.
Esame.
Ricerca dei futuri rischi patologici.
Responso:
“il soggetto nascituro ha il 90% di rischio cardiovascolare,
immettere nel filamento correzione genetica”.
Immunizzare.
Intervenire.
Fatto.
Ok. E’ sano. Procedere alla nascita.
“iI soggetto nascituro ha il 70% di rischio neurologico,
immettere nel filamento correzione genetica”.
Immunizzare.
Intervenire.
Fatto. Ok. E’ sano. Procedere alla nascita.
“iI soggetto nascituro ha il 60% di rischio psichico,
immettere nel filamento correzione genetica”.
Immunizzare.
Intervenire.
Fatto. Ok. E’ sano. Procedere alla nascita.
Continueremo ad ammalarci?
Assolutamente no.
Anche perché un microchip sottopelle
esaminerà
24 ore su 24
il nostro stato interno,
e nel remoto caso di malattia
lancerà l’allarme
prima che il sintomo compaia:
“Attenzione! Rischio imminente nella zona polmonare,
livello di urgenza 4”,
Continueremo ad ammalarci?
No.
“Attenzione! Rischio imminente nella zona gastro-intestinale,
livello di urgenza 2”,
Continueremo ad ammalarci?
No.
“Attenzione! Avverto inoculazione virus,
immettere anticorpi entro 120 minuti, rischio febbre.”,
Continueremo ad ammalarci?
No.
“Attenzione! Avverto prossimo cambiamento d’umore,
immettere antidepressivo entro 80 minuti, rischio tristezza”.
A proposito di tristezza:

Domanda numero 5:
esisterà ancora l’infelicità?
E’ da escludere.
Infelicità, noia, melanconia,
tristezza, insoddisfazione, cattivo umore,
rendono il soggetto
improduttivo.
Complicano.
Inutilmente: complicano.
Sono da considerare patologie invalidanti,
a tutti gli effetti.
Esisterà ancora l’infelicità?
No, sarà repressa.
Evitata.
Chimicamente.
Esclusa.
Tolta dal quadro.
Articolo Uno:
“Ogni propensione umana che non sia volta al positivo
è da ritenersi socialmente destabilizzante”.
Spazzare via.
Cancellare.
Anestetizzare.
Grande invenzione l’anestesia emotiva.
Solo felici, sempre felici.
Curare. Curare. Curare.
Sopprimere ogni sintomo di inquietudine.
Regalare all’uomo un eterno sorriso.
Tutti sorridenti.
Tutti lieti. Tutti raggianti.
Se non raggianti, risolti.
Tutti in pace.
Con se stessi, con gli altri: pace.
Sorrisi.
Pace.
Sorrisi.
Chimici, va bene, lo so, ma pur sempre sorrisi.
Parola chiave: pacificare.
Sedare.
Che bello vivere.
Tutto bello vivere.
Sorrisi. Pace.
Che bello vivere.
Non farsi domande.
Galleggiare.
Non farsi domande.
Lavoro-casa, casa-lavoro: sorridendo.
Che bello la casa. Che bello il lavoro.
Sorrisi. Pace.
Esisterà ancora l’infelicità?
L’infelicità? Cos’era? Cos’è? Chissà.
Sorridere. Lieti dentro.
Armonici.
Levità diffusa. Lietezza sociale.
Piangere? Sì, ma solo di gioia. Se no per cosa?
Non esiste il dolore. Che bello.
Non esiste il rimorso. Che bello.
Non esiste il rimpianto. Che bello.
Non esiste la rabbia. Che bello.
Stiamo tutti bene. Wellness.
Dormiamo la notte. Wellness.
Ci vogliamo bene. Wellness.
Esisterà ancora l’infelicità?
Ma se è proibito addirittura parlarne.
Giustamente: destabilizzante.
E dire che i romanzi di un tempo erano pieni.
Ma infatti chi li legge?
A proposito di lettura:

Domanda numero 6:
esisteranno ancora i cosiddetti libri?
Antiquariato.
Libri?
Dispendio inutile di spazio.
Lo spazio è tutto: gestire con cura.
Esisteranno ancora i libri?
Roba passata.
Archivi informatici.
Documenti digitali.
Volumi virtuali.
Librerie online.
Tutto lo scibile.
Biblioteche web.
Tutto scaricabile.
Tutto importabile.
Ricerca per autore, soggetto, materia.
Opzioni: ricerca per frase o per citazione.
Selezionare titolo.
Download?
Clic.
Avvio.
Acquisire contenuti.
Tempo di trasferimento: 5 secondi.
5-4-3-2-1: Operazione ultimata con successo.
Esisteranno ancora i libri?
Magari come soprammobili.
Gusto antico. Un po’ retrò.
“Papà, cos’è questo?”
“Si chiamava libro, si chiamava carta, un tempo per studiare usavano quelli”.
A proposito di studio:

Domanda numero7:
come sarà la scuola?
Dimenticare i banchi, please:
dimenticare i bidelli, lavagne, cimose, campanelle,
cartine al muro, cartelli “classe Terza sezione F”,
dimenticare la follia assurda
– pazzesca –
di dover andare
tutte le mattine
in un luogo fisico
più o meno fatiscente
dove passare anni
a imparare
concetti modello algebra, geografia,
il regno di Carlo Martello e il coseno di alfa.
Ma che scherziamo?
Si chiamerà “Caricamento di competenze informative”.
Trasferimento di dati.
Attraverso un agevole spinotto
collocato nel retro della nuca o su una tempia.
Inserire chiavetta.
Avviare processo.
Acquisizione immediata.
Da mente digitale a mente umana.
Fino a ieri non sapevi quanto fa due più due?
Oggi mi spieghi le equazioni logaritmiche.
Fino a ieri non sapevi i confini dell’Italia?
Oggi mi elenchi le capitali dei distretti provinciali in Indocina.
Ci fu un tempo
tanto lontano
in cui i bambini imparavano a memoria
– con fatica –
una poesia:
oggi in due secondi
con un clic
ti recitano quaranta strofe della “Gerusalemme Liberata”,
traducibile in un millesimo di secondo in qualsiasi lingua.
Progetto Babele.
A proposito di lingue:

Domanda numero 8:
in che lingua parleremo?
Scordarsi l’inglese.
Francese? Adieu.
L’italiano un cimelio.
Prego immaginare una specie di ibrido
composto come segue:
30% cinese mandarino e coreano,
20% hindi, bengali, marathi, tamil,
20% spagnolo latinamericano,
20% arabo,
10% variegata miscellanea di lingue occidentali
in salsa nipponica e nord americana.
A proposito di America:

Domanda numero 9:
esisteranno ancora le superpotenze?
Esisteranno eserciti ultra specializzati
e scientificamente all’avanguardia.
Le guerre diventeranno brevissime,
chirurgiche,
efficaci perché concentrate.
Guerre computerizzate.
Joystick.
Livello uno. Bonus.
Guerre con soldati robot.
Aerei senza pilota.
Kamikaze replicanti.
Robot combattenti.
Tecnologia militare iper-sofisticata.
Altissimo livello di controllo dell’errore.
Per evitare morti.
Per evitare stragi.
Per evitare rovina.
Insomma alla fine: guerra per evitare guerra.
Evviva: guerra pacifista.
Dall’altro lato però,
prima intorno e dopo la guerra,
migliaia di micro guerre,
guerriglie,
lotte,
conflitti,
attentati,
scontri.
Non fra Stati:
bande,
cellule eversive,
terroristi,
sabotatori,
fazioni,
gruppi.
Conflittualità massima.
Estrema.
Stavolta senza premure da guerra pacifista.
Esplosioni ovunque.
Attacchi.
Metropolitane: boom.
Grattacieli: boom.
Centri commerciali, aeroporti, gallerie, trafori, stazioni: boom.
Boom. Boom.
Parigi: giù la Torre Eiffel.
Mosca: addio al Cremlino.
Il Taj-Mahal? Boom.
“Ma qui non c’era il Vaticano?”
Venezia sprofondata, ma per altri motivi.
Perfino in Groenlandia: boom.
Impossibile controllare.
Impossibile tenere il conto.
Miriadi di sovversivi di ogni genere e tipo.
Religiosi. Non religiosi.
Politici. Antipolitici.
Autonomisti. Nazionalisti.
Minoranze delle minoranze.
Schizofrenici. Collettivi.
Commando. Sette.
Vicini di casa contro confinanti.
Cinesi. Indiani. Kazaki.
Mongoli. Arabi. Pashtun.
Tutti armati.
Tutti galvanizzati.
Boom. Boom.
Come al bowling.
Boom.
A proposito di boom:

Domanda numero 10:
che faccia avrà l’economia?
Specchio del pianeta.
La lotta per l’energia porterà miliardi a pochi
e carestia a molti.
I ricchi diventeranno ultraricchi. Pochissimi.
I poveri ultrapoveri. Moltissimi.
L’esaurimento del petrolio farà scoppiare crisi economiche,
crack spaventosi.
Interi paesi sull’orlo del baratro,
nonché un passo oltre il baratro.
Fallimenti.
Bancarotte.
L’estremo Oriente con manodopera e tecnologia umilierà l’Occidente.
Faremo i conti con Taiwan.
Faremo i conti con Hong Kong.
Allo stesso tempo,
l’assenza di acqua da intere zone del pianeta
farà nascere nuove alleanze, nuove potenze.
I deserti usati come enormi riserve di energia solare,
schiere di pannelli a perdita d’occhio su tutto il Sahara:
tu mi dai energia, io ti do acqua.
Ricatto.
Compravendita.
Baratto.
Scacchiera impazzita.
Nuovi scenari.
Rivoluzione.
Capovolgimento.
Che faccia avrà l’economia?
Non esisteranno più monete né banconote.
Un’unica card.
Tutto entra lì. Tutto esce da lì.
Denaro virtuale.
Niente spiccioli.
Niente banconote da falsificare.
Niente assegni.
Una sola magnifica splendida card.
Perfino per fare l’elemosina: digita il PIN sull’apposito apparecchio del pezzente.
Niente più portafogli.
Niente più casseforti.
Anche perché spariranno gli sportelli bancari.
Tutto via telematica.
Bank on line. Qualcosa del genere.
Tutto il potere d’acquisto in un codice a barre.
Pirateria informatica alle stelle.
I veri grandi rapinatori saranno geni del computer.
A proposito di computer:

Domanda numero 11:
come saranno i computer?
Piccolissimi.
E dovunque.
Niente tastiera.
Niente mouse.
Solo lo schermo.
Touch-screen?
Nossignore, ancora meglio:
dettatura istantanea e riconoscimento vocale.
Tu dici, lui esegue.
Tu parli, lui scrive.
Se non parli, agisce lo stesso.
In automatico.
Non si ferma mai.
Comanda la casa, da solo.
Temperatura, illuminazione,
manutenzione, verifica guasti,
immediato intervento, ripristino funzioni.
Computer.
Insostituibile.
Indispensabile.
Su ogni situazione può essere interpellato:
offrirà soluzioni immediate su base statistica.
Comportamenti umani?
Piccoli conflitti?
Incomprensioni?
Interrogare il computer.
Liti di coppia?
Interrogare il computer.
Rapporto genitori-figli?
Interrogare il computer.
Fornirà la giusta condotta.
Sempre.
Lui non sbaglia.
Mai.
Il computer decide. L’uomo esegue.
Perché nessuno ti conosce come il tuo computer:
sa chi sei, ha il tuo profilo emotivo, sa dove cadresti.
Lui previene, prevede.
Lui è te prima di te.
Lui è te meglio di te.
Ti chiama per nome.
Ti chiede come stai.
Primato indiscusso della mente artificiale.
Perché la mente umana vede solo se stessa e può sbagliare,
la mente artificiale possiede
in memoria
milioni
di situazioni analoghe
e ti offre le percentuali di errore.
Sbagliare diventerà una scelta.
Il computer consente rischio zero.
Rischio zero.
Senza la sua guida, sarei perso.
Altissima percentuale di suicidi per guasto di computer.
Impossibile farne a meno,
come dirà uno spot.
A proposito di spot:

Domanda numero 12:
che ne sarà della pubblicità?
L’oro del futuro.
Tutto è comunicare.
Immagine.
Logo.
Sintesi.
A livello planetario.
Grandi catene globali.
Dai deserti gialli dell’Australia alle verdi valli della Groenlandia un tempo ghiacciai. Essere ovunque.
Pubblicità su scala mondiale.
Ma soprattutto: pubblicità capillare.
In ogni cosa.
In ogni caso.
In ogni casa.
La pubblicità diventerà vita.
Sponsorizzare famiglie.
Sponsorizzare appartamenti.
Sponsorizzare vite.
Testimonial reali, fra le gente:
comprare esistenze rendendole marchi.
Pubblicizzo ergo sum.
Rappresento.
La mia vita attualmente è targata Fuji.
Per il prossimo anno abbiamo firmato con Nestlè.
Rappresento Kodak.
Anzi: sono Kodak.
A chi potrei vendermi?
Senza logo come si può vivere?
Chi mi compra?
A chi interesso?
Valgo così poco?
Compratemi!
Altissima percentuale di suicidi per assenza di sponsor.
Il commercio è l’unica chiave per affrontare la realtà.
A proposito di realtà:

Domanda numero 13:
come si farà a distinguere il reale dal virtuale?
Pressoché impossibile.
Di pari passo allo sviluppo gigantesco di pubblicità e tecnologia,
il virtuale sarà ovunque.
Impossibile distinguere.
Grazie al virtuale entreremo dentro i film.
Oltre il 3D: generazione superata.
Guardare avanti: la frontiera è interagire.
Quattro dimensioni.
Non più spettatori: attori.
Non più fuori: dentro.
Non è vero ma è identico al vero.
Sensazioni autentiche.
Reali.
Ma non reali.
Non più fuori: dentro.
Cos’è vero e cos’è finto?
Costruire scenari alternativi.
Proiettarsi.
Evadere.
Altrove.
Che cos’è la realtà?
Non mi ricordo.
Quello che sto vivendo è vero?
Forse sto sognando ma dentro un sogno?
E il sogno è vero o è finzione di un sogno?
Altissima percentuale di suicidi per smarrimento.
Entrare e uscire.
Mondi paralleli.
Ricreati.
Digitali.
Computer grafica.
Virtual tour che diventa virtual life.
Se fuori piove puoi far entrare in casa luce solare. Virtual life.
Se è notte puoi avere il giorno. Virtual life.
Se è inverno puoi avere l’estate. Virtual life.
Se tua moglie è vecchia puoi rifarla giovane. Virtual life.
Se tu sei vecchio puoi proiettarti a 20 anni. Virtual life.
Se odi qualcuno puoi sgozzarlo, amputargli mani piedi, cavare gli occhi, farlo sparire
A proposito di sparire:

Domanda numero 14:
che cosa non ci sarà più?
Imbarazzo della scelta.
In ordine sparso.
Non ci sarà più la lampadina.
Non ci sarà più la penna biro.
Non ci sarà più il ricarica-batterie.
Non ci sarà più la fotocopiatrice.
Niente buche per le lettere.
Niente francobollo.
Niente busta da spedizione.
Addio postino.
Scordarsi i campanelli.
Fine di meccanismi ingegneristici come semafori, frullatori e sciacquoni.
Fine dei marciapiedi.
Introvabili le cabine telefoniche.
Anacronistici i tombini.
Zero bidoni.
Zero biciclette Atala, Bianchi o altra qualsivoglia marca.
Zero elenco telefonico.
Spariti i ventilatori.
Scomparsi i fax.
Resiste qualche ombrello.
Morte del biglietto dell’autobus e relativo obliteratore.
Mi mancheranno il pennello da barba e il cavatappi.
Il termometro.
L’aspirapolvere.
Lo spazzolone.
Lo spazzolino.
Le spazzole dell’autolavaggio.
Il benzinaio.
L’elettrauto.
L’ortolano.
Il segnalibro.
Il lampadario.
I giornali, le edicole.
I lampioni.
Il libretto delle giustificazioni.
Il grembiule delle elementari.
I fogli protocollo.
Le marche da bollo.
La brillantina.
Il ferro da stiro.
Le grucce.
Gli occhiali.
Le tovaglie.
I serviti da tè.
L’intonaco.
Le Case del Popolo.
Il girarrosto.
Tapparelle, saracinesche.
La lotteria.
Le stufe.
I seggi elettorali.
Il catasto.
I caselli autostradali.
L’’appuntalapis.
Le damigiane.
L’’acqua di colonia.
La carta d’identità.
La ricetta medica.
La cartella clinica.
E indubbiamente, per finire, senza dubbio:
gli attori
e specialmente
di teatro.

Stefano_Massini

2009-10-11T00:00:00

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