Da Tenco alle foibe, dal rock musical a Beverly Hills

Una intervista a Paolo Logli, autore teatrale e sceneggiatore

Pubblicato il 03/05/2010 / di / ateatro n. 126 / 0 commenti /
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Paolo Logli a Beverly Hills.

Incontro a Milano al Teatro degli Arcimboldi Paolo Logli, richiestissimo autore di teatro, autore di noir, sceneggiatore televisivo e cinematografico di successo, spezzino di nascita ma romano di adozione. La sua produzione, che comincia alla fine degli anni Ottanta, è assai vasta e attraversa vari generi: tra i suoi script per il grande pubblico: Natale a Beverly Hills, Il commissario Manara, Il bambino della domenica e Don Matteo, e inoltre la recentissima riscrittura a quattro mani con l’’inseparabile Alessandro Pondi, della commedia musicale inglese di Carlton (The Return of the Forbidden Planet), che in Italia è diventato il rock musical Il pianeta proibito, ispirato alla Tempesta skakespeariana con Lorella Cuccarini (Miranda) ed esplosiva non solo di musica pop e rock ma anche di citazioni, giochi di parole, parodie e richiami a film d’avventura e di fantascienza; grandi effetti di luci, scenografie e videoproiezioni per un musical che vuole portare a teatro gli spettatori dei talent televisivi: il regista infatti è Luca Tommassini e ha voluto nel cast i ragazzi di X-Factor.
Nell’’ambito del teatro d’’autore, che è poi il terreno in cui Paolo Logli si trova più a suo agio e che gli ha dato le soddisfazioni e riconoscimenti, è da ricordare Dunque lei ha conosciuto Tenco, monologo vincitore nel 2003 del premio “Per voce sola” patrocinato dall’Eti, rappresentato da Luca Violini e ancora in tournée. Dopo Tenco, altri testi a sfondo musicale: Un fannullone senza talento, dedicato a Giacomo Puccini andato in scena nel 2008, per la regia di Enrico Maria La Manna, con la partecipazione di Katia Ricciarelli; Parlami d’amore Mariù, sempre con Enrico Maria Manna, una fantasia sulle canzoni di Cesare Bixio, un pretesto per rivisitare scene e quadri di un secolo italiano attraverso la canzonetta, e l’autore che più di altri la rese nobile. Da ricordare anche la collaborazione con l’’Accademia di Santa Cecilia per l’estate romana per la quale Logli ha scritto quattro testi originali, in forma di monologo, su Haydn, Mendelssohn, e sulla fruizione della musica classica, letti da Gianfranco Jannuzzo, Laura Lattuada, Stefania Casini, Daniela Terreri in un chiostro cinquecentesco, accompagnati da un quartetto d’archi. …Quell’enorme lapide bianca è invece un testo teatrale del 2004, scritto per ricordare la tragedia delle foibe (come dice Logli “in tempi non sospetti, cioè prima che la memoria divenisse segno di schieramento con questo governo”).

Puoi “tracciare” un tuo profilo d’artista? ovvero: la tua formazione, le prime proposte artistiche; quali dei lavori degli inizi ricordi con maggiore piacere e quale ti ha dato la notorietà?

Mi sono formato prima come spettatore e lettore, come credo in fondo sia giusto. Sono stati fondamentali le stagioni teatrali del Teatro Civico, e il Cineforum “Controluce” del Don Bosco, alla Spezia. Nei primi anni dell’Università ho fatto parte di una piccola compagnia amatoriale, “La compagnia delle Briciole” di Lerici. Mettevamo in scena testi di teatro dialettale, per lo più temi goviani riveduti e corretti. Credo che l’inalazione di polvere del palcoscenico che ti inocula il virus per sempre sia avvenuta lì. Ma sono dovuti passare molti anni prima che potessi vedere un mio testo realizzato in teatro e portato in tournée.
Nella mia vita artistica e professionale scrittura e musica hanno sempre avuto un ruolo altrettanto importante. Quindi non credo sia un caso se il primo lavoro teatrale a livello nazionale sia stato Segni d’amore, uno sghembo recital musicale con Ivan Graziani che scrissi e realizzai come regista alla fine degli anni Ottanta. Sempre in quegli anni vinsi il premio Europa Cinema 1990 per la regia del miglior cortometraggio europeo, con un filmato musicale di una decina di minuti (si intitolava Hey Joe ed era una via di mezzo tra un corto e un videoclip interpretato da Sam Moore, Francesco di Giacomo e dal Banco del Mutuo Soccorso). Se ripenso agli inizi, queste due cose sono quelle che mi danno maggiori emozioni, anche se le guardo con tenerezza per le molte ingenuità e velleità. Ma le rifarei…
Quanto alla notorietà, confesso che l’’idea di essere “noto” mi fa un po’ sorridere, non mi sento tale. Ma di certo ci sono miei lavori degli ultimi anni che mi hanno fatto notare. In campo televisivo, probabilmente due film: Il bambino della domenica con Beppe Fiorello per la regia di Maurizio Zaccaro e L’uomo che cavalcava nel buio con Terence Hill per la regia di Salvatore Basile. Sono questi due lavori, di cui ho firmato la sceneggiatura assieme ad Alessandro Pondi, da qualche anno mio partner fisso, che hanno attirato l’attenzione su di me, perché hanno avuto grandi numeri in termini di ascolti. Dopo questi, è iniziato un periodo in cui, finalmente, sia io che Alessandro abbiamo cominciato a poterci permettere di scegliere.

I testi per il grande e grandissimo pubblico cinematografico e televisivo ti vengono commissionati direttamente dalla produzione (De Laurentis, Rai) o dai registi?

Solo da qualche anno provo il piacere di essere “chiamato”. Prima, ovviamente, c’era un ostinato lavorìo per imbucarmi, e ogni metodo era valido. Ora in linea di massima le cose vanno nelle due direzioni, ci capita di proporre soggetti come che ci vengano proposti, ma raramente gli interlocutori sono i registi.

Quando scrivi le sceneggiature per il cinema o per le serie tv sai già quali saranno gli interpreti?

Non sempre, ma sto cercando di lavorare il più possibile sul protagonista, privilegiando lavori in cui ci siano le idee chiare in partenza sull’interprete. E’ stato così con Beppe Fiorello, con Terence, e con Gigi Proietti, per il quale io e Alessandro abbiamo scritto un tv movie in via di realizzazione: Il signore della truffa.

Puoi raccontare come hai lavorato per Vacanze a Beverly Hills?

Natale a Beverly Hills è stata un’esperienza bellissima. Non nascondo che prima di cimentarmi con un cinepanettone guardassi il genere con sospetto. Questo anche perché, lo ammetto, non mi ero mai preso la briga di vedere uno di quei film con attenzione per capire. Invece cimentarsi con la farsa pura è stato divertentissimo e anche liberatorio. Il clima sul set è stato splendido, grazie alla grandissima umanità e professionalità di Neri Parenti, che sa creare un gran clima anche con gli altri sceneggiatori: Alessandro Pondi, Alessandro Bencivenni, Domenico Saverni.

Questo ultimo cinepanettone è stato criticato perché un film esplicitamente commerciale ha ricevuto finanziamenti pubblici: quale è la tua riflessione sulle attuali produzioni cinematografiche commerciali che girano in Italia?

La polemica, per quanto possa capirne alcune ragioni, mi è parsa strumentale. Intanto è impreciso dire che il film abbia avuto finanziamenti pubblici, ha goduto del tax credit, che come è noto è uno sgravio fiscale. In secondo luogo credo che la polemica abbia radici altrove, nell’inveterata tendenza da parte di certa cultura, soprattutto di sinistra purtroppo, a guardare con sospetto e snobismo tutto quel che è “popolare”. Plauto, non ho paura a chiamarlo in causa, scriveva gli stessi intrecci e usava gli stessi doppi sensi scollacciati. Non suoni come un modo per difendere De Laurentiis che non ha bisogno del mio aiuto, ma Aurelio investe il suo, e credo sia giusto che venga sostenuto. Ma il problema, ripeto, è altrove. Troppo facile continuare a far film finanziati totalmente, che non incassano, e guardare gli altri dall’alto al basso. Credo che ai cinepanettoni non si perdonino gli incassi, come se i film “intellettuali” dovessero avere le sale piene per diritto divino: non è così.

A proposito di teatro: ci sono artisti con i quali ti senti particolarmente in sintonia sul piano lavorativo e c’è qualche regista o interprete teatrale con cui vorresti lavorare o che vorresti interpretasse/dirigesse qualche tuo testo?

Rispondo senza neppure pensarci: sì, ci sono, ed ho in cantiere di lavorare con loro. Ovviamente Luca Tommassini, con il quale credo ci sarà una seconda impresa comune, Gianfranco Jannuzzo, con il quale comincerò a lavorare a breve, un grande attore ma anche un grande amico, e Gigi Proietti, con il quale si è da poco aperta una cordialissima collaborazione che spero porti lontano.

Come è nata l’idea di Pianeta proibito e come hai lavorato per “tradurre” la corrispondente commedia inglese?

Do a Cesare quel che è di Cesare: l’idea è totalmente di Luca, che ha proposto a me e ad Alessandro di lavorarci. Ovviamente abbiamo accettato subito, e per me personalmente è stato fantastico coniugare William Shakespeare, un grande amore di gioventù mai sopito, e il rock, altro amore che è impossibile dimenticare. Abbiamo lavorato inizialmente sulla traduzione letterale del testo di Bob Carlton, pensavamo di adattarne una buona parte, ma ci siamo resi conto che molti tic, ammicchi, giochi di citazione e di allusione che erano perfetti per il pubblico anglosassone, qui da noi si sarebbero persi. Abbiamo preferito a quel punto riscrivere da capo e non ti nascondo che per me è stato molto ma molto più gratificante.

La tecnologia messa in campo da Tommassini è stata un aiuto o una limitazione?

Senza alcun dubbio un aiuto. Da Luca ho imparato il pragmatismo che lui porta con sé dagli States: ciò che serve per realizzare quel che hai in testa. L’idea ed il risultato sopra ogni cosa. E poi un contesto cosi citazionista, referenziale, pieno di rimandi e allusioni è proprio il mio, io stesso sono così, chiama anche una ridondanza di mezzi visivi. Nel testo abbiamo citato di tutto, esplicitamente o sotterraneamente. Dai Vangeli a Blade Runner, dal Signore degli Anelli a De Andrè… io mi sento a casa, sono io stesso un patchwork di riferimenti diversi!

Pensi che la Cuccarini abbia valorizzato al meglio il testo scritto da te e da Alessandro Pondi?

Lorella è deliziosa. Punto. E’ deliziosa la sua energia, la sua attenzione, la sua puntualità a contribuire a tutto. Ci faceva telefonate rispettosissime: “Che ne dite se questa battuta la dico così?” E’ stata fondamentale, la conoscevo e la stimavo, ma non ci avevo mai lavorato. Ora che ci ho lavorato, la adoro.

Tu sei un autore particolarmente prolifico: come riesci a conciliare tutte queste attività per il teatro e il cinema e per l’editoria?

Me lo chiedo spesso anch’io, e non ho una risposta se non forse che (lo dico senza presunzione) per me scrivere è davvero facile. Non mi è mai capitato di rimanere a fissare il foglio bianco. Mi viene naturale, come ad altri una qualsiasi altra cosa. Mi innamoro delle idee e mi butto. Starei per dire: prima scrivo, poi valuto se ne vale la pena. Ho i cassetti pieni di cose iniziate, cose da limare, idee…
Attualmente, oltre al cinema di cui ti ho parlato, sto finendo di editare il mio primo romanzo, Quis ut deus, un noir – diciamo così – mistico, che uscirà per Ad Est dell’Equatore, e sto lavorando alla pubblicazione di un testo teatrale su Casanova.
Che posso dirti? Non credo di aver passato una giornata della vita senza scrivere. Forse la risposta è questa.

Tu sei molto legato al teatro e la tua scrittura teatrale è spesso ispirata alla musica.

Sì, come dicevo la musica è l’altro grande amore della mia vita. A volte ridendo dico che avrei voluto fare la rock star e poi mi sono rassegnato. Ho scritto moltissimo sulla musica. Molti monologhi teatrali a sfondo musicale – che spero di riunire in un volume, prima o poi, e un romanzo che sto terminando di scrivere Concerto per opossum: un affresco del mondo dei diciottenni innamorati del rock così come lo ricordo io. E’ una storia che ho tenuto nel cuore per anni e che finalmente sto realizzando. Non so ancora dove approderà, non ci ho pensato. So che c’è molto del mio cuore, lì dentro.

Ci sono progetti ancora inediti che vorresti portare in scena o progetti che ritieni che non abbiano avuto la giusta valorizzazione?

Uno su tutti: Lei ha conosciuto Tenco?, un monologo con il quale ho vinto il premio teatrale “Per voce sola” bandito dall’Ente Teatrale Italiano tre-quattro anni fa. L’ho messo in scena in realtà locali, ma credo che meriterebbe un palcoscenico più grande.
Un altro testo che ha riscosso grande clamore mediatico, ma che ancora non ha avuto la collocazione che si merita è …quell’enorme lapide bianca, sul dramma delle foibe. La lapide è un testo che amo molto, perché eretico, non allineato. Sia per il fatto di aver parlato di un tema che la sinistra ufficiale ha a lungo evitato, sia per avere “invaso” un orto in cui la destra si è volentieri pasciuta. Fatto sta, il testo è ininterrottamente rappresentato da Luca Violini da cinque anni, e l’anno scorso ho avuto l’onore – primo autore italiano da due decenni – di essere rappresentato a Montecitorio per i gruppi parlamentari. Ne sortì un lungo dibattito sui giornali, con interventi di Luciano Violante, Fini, Scalfari, e indegnamente anche del sottoscritto, invitato ad esprimersi sul “Riformista”.
E’ stato adottato come testo integrativo in alcune scuole del Friuli, ha ottenuto il patrocinio di tutte le associazioni degli esuli Istriani, Giuliani e Dalmati, e ha scatenato una polemica sui giornali dopo il fantastico e intellettualmente onestissimo commento che ne fece Luciano Violante… ma per ora secondo me non ha ancora spiegato le ali come potrebbe.

Cosa ne pensi del teatro di ricerca italiano? Ci sono delle compagnie o degli autori che prediligi?

Penso sinceramente e senza polemica che esista il teatro, punto. Non amo le etichette e non comprendo la necessità di affiancare un aggettivo, classico, sperimentale, musicale o quant’altro. Penso quindi che esistano belle storie, begli allestimenti, e begli spettacoli. In questi anni ho apprezzato molto alcuni registi con cui ho lavorato, Luca ed Enrico Maria la Manna sopra tutti.

Quali sono i nuovi progetti in cantiere o attualmente in tournée?

In questo momento ho “in giro”, in tournée, tre miei testi realizzati sotto forma di monologo da Quelli che con la Voce, una realtà marchigiana con cui collaboro da tempo, e interpretati da Luca Violini: La lapide bianca, Tenco e un terzo testo messo in scena da poco, Eneide la profezia del pendolo. Forse, ma per ora solo forse, ci sarà la prima di un mio testo al Festival di Tropea: Schegge di vetro di Murano (il testo appunto su Casanova).
Per il cinema, sto scrivendo il nuovo cinepanettone, che sarà ambientato in Sudafrica, un’altra commedia prodotta da Rita Ruzic, e un film musicale per Rai Cinema, tutti a quattro mani con Alessandro Pondi.
Sempre con lui, sto scrivendo per la tv Il cavaliere di Cristallo e la biografia di Trilussa, mentre un terzo TV movie, Il signore della truffa, sta per iniziare la produzione.
Inoltre, insieme ad Alessandro Pondi, Riccardo Irrera e Mauro Graiani ho fondato una factory creativa, che si chiama 9mq (novemetriquadri), e a breve si batterà il primo ciak per il cinema del nostro film “manifesto” che si intitola appunto Novemetriquadri.
E se devo dirti un sogno che mi manca, da realizzare, sono due: una regia teatrale e una cinematografica.

Anna_Maria_Monteverdi

2010-05-03T00:00:00

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