Totodimissioni: Bondi o Nastasi?

Il ministro, il suo capo di gabinetto e la "cricca"

Pubblicato il 10/05/2010 / di / ateatro n. 126 / 0 commenti /
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Scoperchiando l’appalto per i cosiddetti Nuovi Uffizi (29 milioni di euro), e in particolare la direzione dei lavori di restauro affidata dal MIBAC guidato da Sandro Bondi a tale Riccardo Miccichè (area di competenza: negozi di parrucchiere e piante officinali), da ieri i giornali hanno tirato di nuovo in ballo Salvo Nastasi, riportando le intercettazioni e le conclusioni del Ros.
Il Ros “ritiene che l’affidamento dei lavori degli Uffizi sia gestito in una più ampia cornice di interscambio di favori, con la conseguenza che l’importante direzione dei lavori venga affidata a un tecnico che, da un lato non sembra essere un soggetto di elevata e comprovata responsabilità e dall’altro ha contatti con soggetti iscritti in un contesto di condizionamento mafioso”.
Sarà una coincidenza, ma l’attivissimo Nastasi, in quanto pluri-commissario straordinario (la recente gestione del ministero usa il commissariamento con grande facilità) o come capo di gabinetto del ministro, continua immancabilmente a fare capolino nelle varie indagini (protezione civile/Maddalena-G8) che hanno in qualche nodo toccato il MIBAC (Bari, Napoli, Firenze). Nel caso degli Uffizi, il suo ruolo attivo (e intercettato) è consistito nel tranquillizzare rispetto a questa nomina le diverse parti in causa (funzionari o professionisti come Balducci, De Santis, insomma servitori dello stato e professionisti con pelo sullo stomaco certificato).
In queste ore, le difese difese d’ufficio del ministro Bondi, si sono sprecate. Ma cominciano anche a emergere gli attacchi al suo solerte dirigente: non sono opera di www.ateatro.it, ma arrivano direttamente dal cuore del PDL…
Stamattina, per esempio, l’onorevole Stracquadanio del PDL, ospite del caffè di Corradino Mineo su RaiNews 24, ha ricordato (dati ISTAT alla mano) che la corruzione della pubblica amministrazione riguarda per il 90 o 95% la burocrazia e solo in minima parte la politica. Nel caso in questione, ha aggiunto, è evidente che Bondi non può essere a conoscenza di tutto quello che capita nel suo Ministero e che si fidi del capo di gabinetto: è lui l’intercettato, è lui che si fa garante della nomina di Miccichè eccetera. Inoltre, ha spiegato l’onorevole Stracquadanio, il ministro Bondi ha tenuto Nastasi per garantire un minimo di continuità con il periodo Rutelli, il quale era sindaco ai tempi del Giubileo, quando si è formata la “cricca”. Insomma, dicono i difensori di Bondi, la colpa forse è di Nastasi, di certo di Rutelli (“non vorrei querele ma vale la penda di indagare”). Bondi non c’entra nulla.
Forse Stracquadanio non ricorda quanto il Ministro si sia battuto per la nomina di Nastasi a vita e dimentica che il giovane funzionario dalla fulminante carriera è arrivato al Ministero ai tempi di Urbani: la sua non è stata dunque di sicuro una nomina in quota centro-sinistra.
A questo punto il povero Salvo Nastasi, stra-intercettato e pluricoinvolto, rischia di fare la fine del capro espiatorio. Per certi aspetti era prevedibile: quando le ascese sono troppo rapide, le cadute rischiano di essere particolarmente rovinose. Ma dando tutta la colpa a lui, si rischia di non cogliere il punto essenziale. La cultura italiana si merita davvero un ministro che avvalla o subisce sistematicamente i tagli delle risorse, che insulta l’intero settore, che commissaria a destra e a manca (di fatto anche il 150° dell’Unità d’Italia), che censura il festival di Cannes, che “salva” la lirica emanando uno dei decreti più contestati della storia recente?
A questo punto, possiamo aprire una nuovo round del totodimissioni. Si dimetterà per primo Salvo Nastasi, beccato più di una volta in situazioni piuttosto imbarazzanti? Ma a questo punto il ministro Bondi non avrebbe il dovere morale e politico di dimettersi? Si parla da tempo della sua sostituzione per decisione del presidente del Consiglio, ma adesso che queste dimissioni sarebbero doverose – visto che Bondi è rsponsabile per lo meno di omesso controllo sulle attività del suo dicastero – rischiano di diventare un caso politico e di aprire una voragine nella compatezza del governo.
Insomma, chi dovrebbe dimettersi? E chi si dimetterà (o verrà dimesso) per primo?

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Redazione_ateatro

2010-05-10T00:00:00

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Tag: #totonomine (24)


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