Lo scioglimento dell’’ETI

Uno speciale di www.ateatro.it

Pubblicato il 21/09/2010 / di / ateatro n. 128 / 0 commenti /
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L’’ETI non c’’è più. E sembra che l’abbiano già dimenticato tutti (salvo quelli che continuano a portare avanti i suoi progetti)…
Quando si discuteva della cancellazione dell’’ente, e la mobilitazione per difenderlo era al culmine, www.ateatro.it ne aveva parlato in un intervento che – lo sappiamo – è stato assai letto e discusso.
Sono passati alcuni mesi. Dopo le grida sulla vicenda è sceso un silenzio pressoché totale (tra le rare eccezioni, l’intervento di Anna Bandettini nel blog Post Teatro).
Nel frattempo, avevamo cercato di sollecitare una riflessione sulla vicenda, conun breve apputo (che potete leggere qui sotto) e sollecitando alcuni interventi.
I primi li trovate qui sotto, altri li pubblicheremo nei prossimi giorni. E come sempre, lo spazio di www.ateatro.it e la sua pagina Facebook sono a disposizione per altre voci e altre opinioni.

Dopo l’’ETI: alcune riflessioni

Le funzioni storiche originarie dell’ETI (la distribuzione e la gestione dei teatri), che hanno fatto dell’ente fino agli anni Settanta inoltrati uno strumento funzionale al complesso del teatro “di giro”, si sono trasformate parzialmente con la riforma del ’79, che ha imposto collegamenti più stretti con il territorio e introdotto funzioni di coordinamento (mai ben precisate) e promozionali. Con il tempo, il concetto di promozione è stato interpretato e attuato con criteri molto diversi dalle gestioni che si sono succedute, ma indubbiamente -soprattutto nel periodo del commissariamento con Giovanna Marinelli e Renzo Tian – si è inaugurata (e con il tempo precisata) un linea innovativa di intervento a favore del teatro ragazzi e di ricerca, e in parallelo un’attenzione alle aree disagiate, che è stata importante per questi settori, pur mantenendo un peso economico decisamente irrisorio nel complesso del bilancio dell’Ente. Lo hanno confermato i numerosi messaggi di solidarietà pervenuti all’ETI nelle ultime settimane.
Le ultime riforme e gli atti di indirizzo – che non hanno mai modificato, ma a contrario hanno forse accentuato lo stretto collegamento fra l’Ente e il ministero – sembravano valorizzare in particolare la funzione internazionale, il sostegno alla danza e introducevano in statuto la possibilità (che è poi diventata il punto programmatico principale della direzione Cutaia, presidente Ferrazza): dismettere i teatri di proprietà dell’’ETI (Quirino, Pergola, Duse, potenzialmente anche il Valle).
L’operazione, andata in porto solo per il Quirino (affidato per bando a gestione privata), si è rivelata più complessa di quanto si potesse prevedere per Pergola e Duse: i problemi del personale, la funzione di questi spazi nei sistemi cittadini, soprattutto i costi… Da canto loro, in questi due anni gli enti locali (a cominciare dalle regioni) non si sono dimostrati entusiasti all’idea di assumersi gli oneri, oltre che gli eventuali onori, di quei gloriosi teatri.
Nel nostro articolo del 1° giugno – profetizzando un salvataggio in extremis – non avevamo forse analizzato a fondo il significato dell’espressione “dismissione dei teatri”: ma questa scelta è stata forse il primo atto nella direzione della soppressione dell’ETI. Non è infatti mai stato chiaro come, dove e se si sarebbero spostate le risorse (se non verso una sempre più vaga funzione di promozione). E non si è neppure avviata la costruzione (in teoria e nei fatti) di una funzione alternativa forte, che avrebbe dovuto procedere di pari passo alla dismissione dei teatri ETI. La perdita progressiva della funzione distributiva, e in prospettiva anche dei suoi teatri, ha reso del resto l’ETI progressivamente sempre meno “utile” al teatro “di giro”.
In questi termini, la soppressione dell’ENTE è stata in fondo solo un modo per accelerare un processo in corso, non ineluttabile ma già prevedibile.
Questo non sarebbe stato possibile se non si fosse raggiunto il punto più basso di “popolarità” del teatro (e in generale della cultura) presso la classe politica; se il rapporto costi/personale-ricavi non fosse stato discutibile; se sciogliere un ente di stato non fosse una efficace mossa demagogica; e se infine non regnasse al ministero una dirigenza sufficientemente presuntuosa e megalomane da pensare di poter fare tutto da sola: insomma, quello attuale pare un “ministero impresario”, che per la prima volta dal dopoguerra pensa di poter fare a meno del suo braccio esecutivo.
Ora ci dicono che – mentre i funzionari gestiscono la rottamazione – il Ministero non solo assorbirà il personale dell’ETI (e cercherà di smistarlo), ma sarà direttamente titolare di contratti, rilascerà fatture eccetera, per portare a termine gli impegni già assunti (vedi il sito www.enteteatrale.it) e per i servizi (nazionali e internazionali) più o meno piccoli che l’ente svolgeva.
Solo per il Duse per ora si prefigura un passaggio di gestione (ERT e Arena), ma c’è da supporre che altri premi o manifestazioni minori potranno essere affidati in gestione a soggetti esterni.
Come www.ateatro.it cercheremo di capire meglio questi aspetti, sul versante sia sindacali, sia gestionali, sia economici. Ma abbiamo una certezza: il “risparmio” sarà irrilevante. Anzi, più che un risparmio si tratterà di uno spostamento di oneri fra Stato ed enti o organismi incaricati: l’ETI continuerà a pesare sul FUS per 7.500,00 .
Ma oggi dobbiamo porci qualche altra domanda.
Il teatro italiano aveva (e ha ancora) la necessità di elaborare e di attuare a livello nazionale politiche di promozione delle fasce “deboli” del teatro, di formazione del pubblico, di equilibrio e perequazione, di innovazione, di documentazione, di relazione internazionale? Esiste una necessità di coordinamento operativo delle politiche regionali?
Se sì, serve un “nuovo” ETI? Va ridisegnato un organismo nazionale, precisando meglio le sue funzioni? E come?
Il progetto Carlucci, di cui si continua a parlare come della probabile/possibile futura legge, per quanto l’onorevole si sia espressa a favore dello scioglimento, prevede l’ETI.
Leggi gli interventi di
Marco Martinelli Andrea Porcheddu Marco Cavalcoli Saverio La Ruina Giovanna Marinelli
Fioravante Cozzaglio
Il poderoso dossier ETI di www.ateatro.it.

Redazione_ateatro

2010-09-21T00:00:00

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Tag: Ente Teatrale Italiano (38), ETI (39)


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