La nuova creatività tecnologica

La Finlandia e l'arte digitale (1)

Pubblicato il 03/11/2010 / di / ateatro n. 127 / 0 commenti /
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Cronaca di una settimana finlandese: il convegno alla Sibelius Academy, le mostre e al Museo Kiasma di Helsinki e un dialogo con Marianne Decoster-Taivalkoski, media artist franco-finlandese e docente al Master in Sound and Media dell’University of Arts and Design di Helsinki.

Foto dal mio soggiorno, Sguardi su Helsinki.

Inizia con questo articolo un excursus sull’arte digitale in Finlandia_Suomi, il secondo Paese al mondo situato più a Nord, confinante con la Norvegia, con la Svezia e con la Russia, e la cui superficie sta per un quarto della sua estensione al di sopra del Circolo Polare Artico. Recentemente è la méta preferita di molti artisti e docenti anche italiani per le ideali condizioni di studio, di residenza e di produzione artistica.

Il Manifesto del Festival.

La Finlandia è ricercata anche per le molte strutture specializzate (vedi: CARTES -Center of Art and Technology EspooCartes flux) (tra gli altri citiamo: la Tampere University of Technology,- l’università finlandese con il più alto numero di exc e ricercatori di nazionalità straniera- la Aalto University, la Kuvataideakatemia, l’Università di Art e Design di Helsinki e il Jyvaskyla Polytechnic). La mobilità Erasmus di studenti e docenti di Accademie e Università verso questo Paese europeo sta aumentando sempre di più negli ultimi anni. Chissà se arriveremo mai al modello finlandese di Università pubblica a capitale statale dove gli studenti non devono pagare le tasse, hanno sussidi e dove si investe riccamente in ricerca.
E’ possibile avere una panoramica della videoarte e della media art che viene realizzata in Finlandia consultando il date base on line ideato dall’associazione no profit AV-arkki nel 1989 per distribuire e dare visibilità ad oltre 170 artisti finlandesi. Si può vedere anche il sito di m-cult, un network di associazioni per la valorizzazione della media art finlandese.

J. SILOMAKI, Stories of alienation (Photo by Petri Virtanen).

Lo spunto per questi articoli sulla scena digitale finalndese è il convegno a cui ho partecipato come relatrice The embodiment of authority alla prestigiosa Sibelius Academy di Helsinki, struttura di alta formazione musicale. Al convegno che è durato 3 giorni, sono stati affrontati gli aspetti multisfaccettati di una nuova creatività musicale anche tecnologica: i temi chiave erano stati anticipati da alcuni emeriti professori legati sia all’etnografia musicale sia alla performance propriamente detta, quali Della Pollock dell’Università del North Carolina, il prof. Nicholas Cook del’Università di Cambridge e Allen Weiss dell’Università di New York.

C. SANDISON, installazione Language as a mirror of the world (Photo by Petri Virtanen).

Il punto di partenza era la cosiddetta “teoria della performance”, un ambito di studi prettamente angloamericano: la performance nell’accezione data dagli studi antropologici, etnografici e sociologici di Victor Turner e Richard Schechner, viene classificata non solo quale genere artistico, ma anche e soprattutto come momento di interazione personale e sociale; questo implica un’analisi della performance intesa come rete di relazioni complesse, socio-culturali e socio-comunicative. I conferenzieri erano 53 provenienti da tutto il mondo, da Svezia, Norvegia, Australia, Israele, Portogallo anche se la maggiore rappresentanza era oltre che dalla Finlandia, dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra. I relatori che parlavano degli aspetti intermediali della performance provenivano dal Canada e dagli States. Io e Gaia Varon, musicologa milanese giornalista Rai (realizza le dirette radiofoniche dalla Scala) eravamo le uniche italiane. Le conferenze vertevano sugli aspetti epistemologici relativi alla performance, sulle strategie di interazione e sul concetto di “Shifting and shared authority” (ossia, un principio di autorità che nella pratica della creatività performativa diventato sempre più mobile e condiviso) sia presso l’Auditorium dell’Accademia Sibelius che presso altre sale di musica cittadine, nonché sessioni parallele in 3 aule diverse che riguardavano focus e analisi di case study; nelle sessioni previste venivano inserite conferenze con dimostrazioni di lavoro artistico. In questa sessione era previsto il mio intervento che riguardava un esempio di performance interattiva. Sull’argomento e sulla digital performance ho appena terminato un libro per la FrancoAngeli, “Nuovi media, nuovo teatro”. On line il testo integrale della mia conferenza e gli abstract di tutti gli interventi.
Nei giorni finlandesi sono andata al Museo d’Arte contemporanea KIASMA, inaugurato nel 1998, un’architettura singolare di cinque piani nel cuore di Helsinki diretto da una donna, Pirkko Siitari -anche il sindaco di Helsinki è una donna-; all’interno viene dato ampio spazio di esposizione a giovani artisti finlandesi, e molte sono le sale dedicate ai nuovi linguaggi, videoarte e arte interattiva. Era in corso la mostra (con opere di Damien Hirst), tra scultura, fotografia digitale, videoarte e al secondo piano la mostra su arte contemporanea finlandese e svedese. E’ previsto un fitto calendario di attività e di eventi, workshop con artisti, seminari di estetica, convegni internazionali, ma anche serate di puro intrattenimento. All’interno del museo c’è una sala teatrale, una mediateca, un ristorante e una caffetteria. E’ anche sede del Pixelache – Festival of Electronic Arts & Subcultures (a proposito, la scadenza della prossima del Festival è l’8 novembre). Attualmente è in corso la mostra ARS FENNICA dove sono stati selezionati 5 artisti finlandesi a rappresentare la varietà delle forme d’arte contemporanea suomi. Tra queste l’installazione interattiva dell’artista scozzese, residente a Tampere, Charles Sandison in cui le parole proiettate sulle pareti e sul soffitto, scontrandosi, formano casuali e inconsapevoli poesie di luce.
Mi ha colpito nella mostra la serie fotografica digitale di Jari Silomaki, racconti urbani di alienazione e le foto pitture di Anna Ekmans ispirate a Caravaggio; poi di Carl Knif, una videodanza commissionata dal Festival di Helsinki e, video performance di Eeva-Mari Haikala. Infine una videoinstallazione molto originale composta da 9 brevi video disposti in un unico spazio dall’ironico titolo I love my job di Tellervo Kalleinen e Oliver Kochta-Kalleinen.

Foto dal video di Tellervo Kalleinen e Oliver Kochta-Kalleinen I love my job.

Sono 9 storie vere e paradossali di persone tra la Finlandia e la Svezia che hanno deciso di chiudere in modo definitivo con un lavoro distruttivo che avevano dovuto accettare per ragioni di sopravvivenza. La narrazione è ricca di humour, anche se dietro si nasconde una dura critica a un sistema lavorativo e sociale che evidentemente ha anche qualche pecca, qualche incrinatura! Il cuoco del prestigioso ristorante 5 stelle, l’attrice del teatro, la badante, l’operaio.

WHS-Kalle Hakkarainen: Speed Blindness (Photo: Petri Virtanen).

Al KIASMA THEATER è stato presentato in queste settimane l’ultimo lavoro del gruppo di teatro visuale WHS di Ville Walo e Kalle Hakkarainen, che usa tecnologie con sensori e videoproiezioni.

Marianne Decoster-Taivalkoski.

Durante il mio soggiorno ho conosciuto una persona veramente speciale, Marianne Decoster-Taivalkoski, giovane francese che vive e lavora a Helsinki; dopo gli studi in cinema, si è specializzata in Nuovi Media al MA-Medialab dell’Università di Art e Design di Helsinki dove attualmente insegna Sound and Media. Ha partecipato ad Ars Electronica e Interferenze-Naturalis Electronica edizione 2006.

Aquaticus, installazione sonora interattiva di Marianne Decoster-Taivalkoski.

Mi ha mostrato il suo primo lavoro di dal titolo Aquatic (2003): evidenti i richiami a David Rokeby e alla serie dei suoi (1983-1995) come è noto, l’opera di Rokeby, una delle più chiarificatrici della relazione tra spettatore e sistema informatico, è costituita da un dispositivo che collega una telecamera che registra i movimenti, un computer, un sintetizzatore e un sound system nel quale lo spettatore è invitato a improvvisare dei movimenti che il sistema trasforma in suoni in un ciclo continuo di stimoli e di risposte.Anche spinge l’utente a giocare con il sistema e a trovare un proprio equilibrio armonico, attraverso il coordinamento dei propri movimenti che generano suoni e musica in tempo reale. I movimenti associati al nuotare e all’immergersi catturati da una webcam nascosta, generano dunque, sonorità marine preregistrate: risacche, sciabordii, gorgoglii. Marianne Decoster ha usato il software VNS di David Rokeby per la cattura del movimento tramite un sensore ottico-video e Max Msp per regolare l’interazione tra i movimenti del corpo ed i suoni associati.

Anna_Maria_Monteverdi

2010-11-03T00:00:00

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