SPECIALE (DOPO)ELEZIONI Milano: quale sarà il destino del Teatro Lirico?

Le prime scelte strategiche della giunta Pisapia-Boeri per la cultura

Pubblicato il 18/06/2011 / di / ateatro n. 135 / 0 commenti /
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Qui sopra e nella miniatura della homepage, Al gran sole carico d’amore di Luigi Nono, al centro di una memorabile stagione di spettacoli al Teatro Lirico di Milano.

Milano ha un nuovo sindaco, Giuliano Pisapia (evviva!!!), e un nuovo assessore alla cultura, Stefano Boeri, candidato sindaco alle primarie dal PD (sconfitto proprio da Pisapia), eletto a Palazzo Marino con un altissimo numero di preferenze. Dunque una scelta di alto profilo per l’’assessorato, anche perché Boeri ha una delega delicatissima a «politiche per la cultura, grandi eventi, promozione, valorizzazione, diffusione della manifestazione prevista nel 2015 e condivisione dei suoi risultati, moda e design». Dell’Expo del 2015, l’’architetto Boeri è stato peraltro uno dei progettisti.
La progettazione dell’Expo è ovviamente il boccone più ghiotto del nuovo assessorato, anche per la risonanza mondiale e la mole degli investimenti previsti (sui quale dovranno vigilare l’assessore al Bilancio Bruno Tabacci e magari una commissione antimafia). L’’Expo rientra però nel filone degli “eventi” che Paolo Mereghetti, sul “Corriere della Sera” di sabato 11 giugno, ha fortemente criticato.
Nelle prime dichiarazioni, Boeri si è peraltro attenuto alla “linea Pisapia”, a cominciare dall’attenzione alle periferie.
Al di là delle buon e intenzioni, a Milano sono necessari anche alcuni interventi strutturali che riguardano il teatro milanese. Il più urgente è decidere il futuro del Teatro Lirico, una delle tante “incompiute” delle giunte Albertini-Moratti, al centro di una penosa vicenda “alla milanese”.
Quando il teatro andò distrutto a causa di un incendio la notte del 9 febbraio 1938, ci volle poco più di un anno per restituirlo alla città: venne infatti ricostruito secondo il progetto dell’architetto Antonio Cassi Ramelli e inaugurato l’11 maggio 1939.
Oggi il Teatro Lirico – che non ha subito alcuna catastrofe, se non il bacio della morte della burocrazia politica – è chiuso da una dozzina anni e rischia di restarlo ancora a lungo, come documenta un dossier dal titolo beckettiano, Aspettando il Teatro Lirico di Milano, pubblicato dalla rivista “Stratagemmi” (n. 17, 2011). Nel 1999 un bando aveva affidato la ristrutturazione e la gestione del teatro alla cordata guidata dal fervido Gianmario Longoni (già patron a Milano dello Smeraldo e del Ciak, oltre che del Teatro Creberg a Bergamo). Garante culturale dell’operazione, il senatore Marcello Dell’Utri: la scelta aveva prevedibilmente scatenato di feroci polemiche (salvo poi registrare la silenziosa ritirata dello stesso DellUtri, ormai impegnato su altri fronti: come la pubblicazione dei “veri e presunti” Diari di Benito Mussolini, che proprio davanti al Lirico fece il suo ultimo comizio).

Il 16 dicembre 1944 Mussolini tornava a parlare in pubblico per la prima volta dopo il 25 luglio 1943. Il discorso venne pronunciato a Milano il 16 dicembre 1944, al Teatro Lirico gremito, e fu l’ultimo discorso pubblico significativo del Duce. Dopo lasciato il Teatro Mussolini venne acclamato lungamente per le strade di Milano dalla folla.

Da dodici anni, una raffica ricorsi e rinvii, accuse e controaccuse, sopralluoghi e controperizie, risse e pasticci; tra i protagonisti, all’epoca in cui fu assessore alla Cultura del Comune, Vittorio Sgarbi, fieramente avverso al progetto, con l’appoggio della Sovrintendenza ai Beni artistici e culturali.
Alla fine, il progetto Longoni è ingloriosamente evaporato e il boccino è ritornato nelle mani del Comune, appena prima delle elezioni.
Intanto Longoni ha iniziato a chiedere una sorta di risarcimento, magari la gestione di un’altra sala di proprietà comunale dall’incerto destino, il Teatro degli Arcimboldi; sul piatto Longoni mette anche il danno subito per gli eterni lavori in corso per il parcheggio sotterraneo davanti allo Smeraldo; ma qui bisognerebbe ricordare anche che la kermesse elettorale di Boeri e Pisapia è passata proprio da alcuni mega-eventi allo Smeraldo.
Milano ha una specie di record nei ritardi del lavori di costruzione e ristrutturazione dei teatri. Bastano alcuni esempi:
– le discussioni durate decenni e i lavori infiniti (compresi gli schizzi di Tangentopoli) per costruire la nuova sede del Piccolo Teatro, quella che ora è il Teatro Strehler (ma dove il maestro non fece in tempo ad allestire nemmeno uno spettacolo);
– il Teatro dell’Arte (all’interno del Palazzo della Triennale progettato dall’architetto Muzio), chiuso nel 1988 per una risistemazione durata nove anni, che l’ha imbottito di marmi, contro ogni buonsenso acustico;
– la ristrutturazione del Cinema Eolo (sala a luci rosse), chiuso per una decina d’anni e diventato nel 2004 la nuova sede dell’Out Off;
– il Teatro Puccini, acquistato dal Comune nel 1990 e riaperto nel 2009 (con un investimento i 13 milioni di euro e dopo la soluzione di diversi problemi strutturali) e ora rilanciato con trascinante vitalità dal Teatro dell’Elfo.
In questo scenario va invece segnalato come modello virtuoso la splendida reinvenzione (architetto Gian Maurizio Fercioni) della nuova multisala del Teatro Franco Parenti (Andrée Ruth Shammah, anima del teatro, ha spiegato, festeggiando i 35 anni di storia del teatro qualche settimana fa, di voler festeggiare anche “la chiusura dei debiti per la realizzazione della grande opera (anche se in bilancio resta un rosso di 2,7 milioni di euro accumulato in quarant’anni di attività)”.
Insieme all’Elfo-Puccini, il Franco Parenti testimonia nella maniera più evidente la vitalità del sistema teatrale milanese, sia sul versante dell’offerta sia su quello della domanda.
Intanto anche il vivace Teatro i di Renzo Martinelli e Federica Fracassi (ristrutturato nel 2003-2004) sogna un ampliamento-innalzamento innovativo ed ecosostenibile.
Una delle prime scelte che dovrà fare la nuova giunta Pisapia-Boeri sul fronte teatrale riguarda proprio il destino del Lirico, concepito dal Piermarini alla fine del Settecento come secondo palcoscenico per la Scala, che lo usò come sede provvisoria dal 1943 al 1946, e che nel 1964 era diventato il secondo palcoscenico del Piccolo, in attesa di più degna sistemazione; di recente avrebbe potuto tornare a ospitare gli spettacoli della Scala in ristrutturazione, se non fisse diventato “necessario” costruire il Teatro degli Arcimboldi.
La decisione riguarda il tipo di ristrutturazione dell’immobile. Longoni & Co. volevano una ristrutturazione radicale, con la creazione di un ambizioso centro polifunzionale con ristorante e altri servizi; Sgarbi chiedeva invece di salvaguardare il lavoro dell’architetto Cassi Ramelli (e dunque prevedeva con un investimento minore). Ovviamente il tipo di intervento va commisurato alla futura destinazione del teatro. Ma prima ancora il Comune dovrà decidere il livello del proprio impegno: affidare pressoché totalmente ristrutturazione e gestione ai privati, o farsene carico in prima persona. Tenendo presente che l’’Expo è vicinissima, che la scelta di schierare Boeri implica l’impegno della città e della giunta (ma anche del PD) a onorare al meglio l’impegno che Milano ha preso con il mondo intero. E che, nella ristrutturazione del Lirico, sono già stati persi dodici anni…
La situazione dl Lirico è oggi molto intricata, dal punto di vista culturale, politico e giudiziario, tanto che capirci qualcosa è diventato impossibile. E naturalmente non si tratta di un singolo “caso”, che è possibile risolvere a prescindere dal contesto. La decisione sul Lirico assume dunque un valore emblematico.
Così come diventeranno emblematiche dell’idea di città che ha in mente Pisapia (e impegnative per il futuro della città) le decisioni su due interventi strutturale – e assai costosi – di cui molto si è parlato e sparlato nell’era Albertini & Moratti. La Giunta Pisapia dovrà infatti decidere che fare di due ambiziosi progetti: la BEIC, la grande biblioteca europea “a scaffale aperto” che dovrebbe sorgere a Porta Vittoria; e la Grande Brera, un’idea da 30 milioni di euro promessi ma che di fatto non si trovano.

Redazione_ateatro

2011-06-18T00:00:00

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