#BP2011 MATERIALI Cara sinistra, ci hai mai pensato?

Quattro idee per quattro Buone Pratiche di sinistra

Pubblicato il 02/12/2011 / di / ateatro n. #BP2011 , 132 / 0 commenti /
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Caro Pdp, nel nostro privato e vivace scambio di email su lottizzati e lottizzatori (una volta si diceva sfruttati e sfruttatori), mi hai posto una domanda a proposito delle tante e inutili denunce fatte sull’argomento: ma allora dobbiamo diventare più buoni o più cattivi? Ti rispondo.
Io credo che tutti dobbiamo diventare cattivi, politicamente scorretti, e anche, un po’ più furbi.
Nel mio ultimo libro Il teatro e il suo Sud, scrivevo, a proposito delle proposte di legge del Pci degli anni Settanta: “Ma la vera lotta dietro le quinte dei convegni cui partecipavano entusiaste ed ignare folle di appassionati – che beatamente si azzuffavano sul teatro immagine, sul testo e sul teatro di parola, sulle avanguardie e sulle masse, sulle élite e sul popolo – era tutta politica “.
L’’autocitazione sta a dire da quanto noi, della mia e credo anche della tua generazione, siamo quelle “ignare folle di appassionati” e quanto vogliamo ancora esserlo, discutendo oggi delle buone pratiche. Ora con tutto il rispetto, quanti di coloro che partecipano al vostro lodevole incontro, sono espressione di buone pratiche? Gran parte degli artisti, certo, testimoni con la propria opera; forse gli organizzatori, ma altri?
Leggo che la giornata prevede una sezione sui bandi ad evidenza pubblica. Magnifico. Avete notizia di qualche bando del genere? Qualche incarico di presidenza, di consigliere, di direttore? No, immagino, perché in tal caso lo pubblichereste sul vostro sito e magari qualcuno di noi potrebbe parteciparvi. E allora di che parliamo?
In realtà, come tu ben sai, il teatro in Italia non fa bandi, nemmeno per prendere un addetto alla biglietteria. Si entra per conoscenze, appartenenze, nomine politiche. A destra, e a sinistra.
Con la differenze che, in Italia, quando si fa a sinistra è giusto, a destra è sempre uno scandalo.
D’accordo, il personale della destra non è sempre all’altezza ma il criterio dovrebbe valere per tutti, o no? E allora di quali buone pratiche vogliamo parlare?
Parliamo di Napoli che è all’ordine del giorno. Qui l’onorata gestione Bassolino ha creato quelle che ho chiamato le “piramidi culturali”, in omaggio al senso dell’immortalità. Piramidi (alias Fondazioni) di diritto privato, di emanazione regionale che, una volta avviate, con milioni e milioni di euro gestiti da presidenti, cda – tutti nominati tra consulenti, amici e sodali di partito, indipendentemente dalla loro qualità e competenza – non sono facilmente smantellabili dallo spoil system, suscettibili, come sta di fatto accadendo, di corsi e ricorsi al Tar, in caso di modifiche e cambi di scena. Il Madre con Cicelyn, Il Napoli con il Teatro Festival, il Mercadante. Questa è stata, secondo voi, una buona pratica?
Ora tutti hanno gridato allo scandalo e all’’ignominia per la nomina di Luca De Fusco in sostituzione di De Rosa. Perché? Perché De Rosa è più bravo di De Fusco? Perché De Rosa è espressione del teatro di ricerca e De Fusco della tradizione? Non ha forse diritto anche De Fusco? Non è stato nominato anche De Rosa dalla politica? E tutte le nomine degli Stabili italiani come avvengono?
Sono usciti, come sai, molti libri in questi anni sulla supponenza della sinistra, sulla convinzione di essere sempre i migliori e dalla parte giusta. E si sa quanto l’’atteggiamento non abbia giovato.
La verità è che il problema non sono i nomi ma le cose e cioè i teatri, gli spazi, i progetti, che non sono beni privati di chi in quel momento amministra ma beni pubblici nei quali si dovrebbe avvicendare personale artistico e amministrativo qualificato e competente, anche, se vuoi, segnato dall’alternanza di una contiguità politica. Questa sarebbe una buona pratica.
Se invece, si continua a strapparsi i capelli per lo smantellamento che sta facendo la destra di tutto ciò che ha costruito la sinistra, senza fare nulla affinché le regole cambino, facciamo chiacchiere, fuffa, conformismo. Se la sinistra avesse organizzato, in Campania come altrove, non privatissime Fondazioni con soldi pubblici, bensì regole ferree di ingaggio ancorate a qualità, competenza, manageriali sistemi di gestione, non credi che oggi sarebbe più difficile per la destra? Si può nominare un direttore di un museo come il Madre a tempo indeterminato? E in Toscana, dove da tempo immemore governa la sinistra, la situazione è forse diversa? Anni fa la Fondazione Toscana Spettacolo fece un bando per la direzione al quale partecipai. Non se ne è saputo più nulla.
In questi giorni, per rimanere a Napoli, Renato Quaglia ha presentato le proprie dimissioni dal Napoli Teatro Festival, legando le sue sorti a quelle di Rachele Furfaro. Così il risultato è che mentre i mediocri, quelli nominati solo per appartenenza, stanno a fare ridicoli ricorsi al Tar (anche perché fuori di lì non vanno da nessuna altra parte), anche quelli bravi sono costretti a legare le proprie sorti alla politica.
Che fare? Forse, in questi anni difficili, smettere di continuare a essere ancora ignari appassionati; uscire dall’ipocrita paese delle meraviglie delle buone pratiche e avanzare due o tre domandine con tanto di firme a coloro ai quali, volenti o nolenti, nonostante tutto, ci rivolgiamo. Forse, non servirà a niente ma almeno, proviamoci.
Te le espongo:
1) Cara sinistra che sei in Parlamento, si sta tornando a discutere della legge sullo spettacolo, ti vuoi impegnare come forza di opposizione a portarla a termine?
2) Cara sinistra (PD, SEL, IDV, Veltroni, Bersani, Vendola, Chiamparino, Renzi, Governatori regionali, sindaci etc etc), pensi di introdurre regole di evidenza pubblica obbligatorie per le nomine nelle istituzioni teatrali dove governi?
3) Hai mai pensato che i giovani, i gruppi, le piccole compagnie, i singoli artisti non hanno nulla a che vedere con criteri quali “storicità”, percentuali di finanziamenti, contributi versati e altre simili amenità che puntualmente sono inserite nelle normative statali e regionali, grazie alle concertazioni con l’AGIS? Hai mai pensato di modificare questo sistema che blocca le giovani generazioni teatrali?
4) Vuoi chiedere, e pretendere e ottenere, grazie ai tuoi uomini e donne in Parlamento, al Dipartimento della Funzione Pubblica, di aprire una short list di esperti dalla quale è obbligatorio attingere in caso di nomine alle direzioni e nei Cda delle istituzioni teatrali e culturali?
Queste, per ora, poi a voi ne verranno in mente altre. Grazie e tanti auguri di buone pratiche

Luciana_Libero

2011-12-02T00:00:00

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Tag: bp2011 (2), nomineteatri (6), politicaculturale (19)


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