Dopo l’ETI, chiude anche Arcus spa?

Ma che fine faranno i 200 milioni di euro che gestiva?

Pubblicato il 21/04/2012 / di / ateatro n. 139 / 0 commenti /
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Varata da un’inedita unanimità nel 2003 (con legge 261 del 16/10, approvata il sede deliberante dalla VII commissione del Senato) e proclamata non proprio sobriamente “la più bella creatura di questa legislatura” dal suo primo presidente (l’attuale viceministro dell’Economia Mario Ciaccia), la società per azioni Arcus sembra proprio stia per concludere la sua breve e sempre chiacchierata carriera.
www.ateatro.it si è subito occupato di Arcus spa: fra i primi abbiamo sottolineato che lì c’erano risorse per la cultura che si stavano disperdendo, o spendendo in assenza assoluta di trasparenza. Ma ora la sua triste agonia ci dispiace un po’: perché viene da rimpiangere tutto quello che questa organizzazione non ha fatto, quello che avrebbe potuto e dovuto fare, quello he ha fatto probabilmente nel peggiore dei modi possibili. Perché l’idea era buona:

Il compito dichiarato di Arcus è di sostenere in modo innovativo progetti importanti e ambiziosi concernenti il mondo dei beni e delle attività culturali, anche nelle sue possibili interrelazioni con le infrastrutture strategiche del Paese” (www.arcusonline,com).

Tutto questo con azionista unico il Ministero dell’Economia e delle Finanze (ma i diritti dell’azionista esercitati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali), operando con un fondo del 3% (e per un periodo del 5%), degli stanziamenti per le infrastrutture.
Se ne è parlato molto sulla stampa nei giorni scorsi, ma un’occasione per verificare diverse posizioni è stato il convegno “Produzione Culturale e Spettacolo dal Vivo: Quali Coordinate?” promosso da CGL SLC e dalla Camera del Lavoro di Milano il 16 aprile.
Il convegno ha trattato diversi temi su cui ci saranno occasioni per ritornare:

– i problemi contrattuali e della protezione sociale: siamo di fronte a una generalizzata riduzione dei diritti, e i nuovi orientamenti governativi non hanno colto la specificità del settore. Però c’è una buona notizia: il famoso decreto del 1935 che negava l’indennità di disoccupazione agli artisti è abrogato dal decreto Fornero (quella cattiva è che il decreto dovrebbe entrare in vigore fra 3 anni!).
– la gestione della SIAE (commissariata) e dell’ IMAIE (che amministra i diritti connessi);
– il passaggio dell’ ENPALS all’INPS e l’avanzo di bilancio del fu ente previdenziale dello spettacolo (ben 1.8 mil + 300.000 e annui), che rischia di essere risucchiato. I sindacati (d’accordo le imprese), si erano battuti con l’ENPALS perché queste risorse (che sono dei lavoratori e delle imprese), venissero utilizzate per l’insieme dell’economica del settore (reti protettive, welfare, formazione permanente etc.);
– la legge (il progetto bipartisan): che per quanto non perfetta darebbe finalmente certezze e dignità al settore;
– si è anche parlato di EXPO, senza troppo ottimismo (fra gli elementi emersi: la denuncia dell’azzeramento dei fondi per la partecipazione dei paesi del Nord Africa).

Infine ARCUS, su cui si sono espressi AGIS, sindacati, ANCI e l’On De Biase, relatrice del progetto di legge.
Mentre non si è pronunciato su questo punto il Ministro Ornaghi: cortese ma frettoloso (attento, ma con un’espressione assai ironica durante in intervento appassionato e genialmente sconclusionato di Dario Fo).
Però qualcosa il Ministro ha detto. Ha espresso apprezzamento per l’occasione che gli consentiva di confermare l’importanza dell’ organizzazione e della produzione culturale. Ha manifestato consapevolezza rispetto alle specificità socio-occupazionali (con l’impegno a coinvolgere i colleghi e disponibilità a sentire le parti) e convinzione che la legge sullo spettacolo sia un punto di principio (e un punto d’onore trovare la copertura finanziaria): ma approvarla è un compito del parlamento. Ha comunicato di aver fatto slittare i regolamenti perché non siano affrettati (scelta probabilmente saggia), si è dichiarato certo che il commissariamento della SIAE sia temporaneo, legato alla ridefinizione dello Statuto (altri non ne sono sembrati tanto convint). Ha ricordato che il Governo è intervenuto a Milano con un atto di “razionale buona volontà” per la Grande Brera e ha reperito fondi per la prestigiosa Orchestra Verdi, ben sapendo (excusatio non petita), che molte altre organizzazioni sono sul crinale in condizioni quasi umilianti. Ma non tutte le situazioni sono risolvibili, e di fronte alla percezione che risolvere una danneggi un’altra, lo sforzo che il governo può fare richiede il sostegno parlamentare, sempre che il parlamento sia abbastanza attento a questi temi. In conclusione, e “al di là della nobile speranza di poter impostare i problemi” il Ministro ha dichiarato: “non me la sento di dire di più”.
Tutto questo in pochi minuti (si è riferito quasi letteralmente): non manca a Ornaghi Il dono della sintesi e la sobrietà (in stile col governo Monti del primo periodo), oltre alla capacità di non prendere nessun impegno.
Evidente l’insoddisfazione di tutti i relatori che si sono espressi in sua assenza: sono infatti fioccate le critiche sulla scarsa lungimiranza e l’inconsistenza delle politiche di questo governo per il settore, in sostanza la sua (non) azione. L’appello del “Sole-24 Ore” ricordato da alcuni e la lettera connessa firmata da tre ministri, potevano far sperare in un diverso atteggiamento.
Non è stato possibile quindi essere aggiornati sulle posizione del MIBAC rispetto a ARCUS: dai giornali abbiamo appreso che

“Il governo ha deciso: Arcus spa va chiuso. Il ministro Corrado Passera è pronto a portare la questione al prossimo Consiglio dei ministri. L´esperienza di una società per azioni in seno ai Beni culturali finanziata dal ministero delle Infrastrutture è da considerare conclusa. I motivi sono tre. Per ragioni di risparmio e razionalizzazione, gli uffici di Passera hanno stilato un elenco di società pubbliche o a controllo pubblico. da cancellare: hanno mostrato problemi strutturali di bilancio oppure hanno esaurito la loro missione. Arcus rientra in questa seconda casella. (…) Abbiamo appreso che “Soltanto ieri, incalzato alla presentazione delle giornate del Fai, Ornaghi ha dovuto ammettere: «Il governo ha avviato una riflessione su Arcus, partita dal ministero delle Infrastrutture, e non esclude un eventuale intervento. Valuteremo se la società è ancora funzionale» (Corrado Zunino, “la Repubblica”, 14 marzo 2012)

Ma il vero problema sono le “marchette” (ancora “Repubblica”), i favori politici, le troppe iniziative sospette o incomprensibili che impediscono di considerare anche quelle forse meritorie, scevre da clientelismo
Si va dalle cyber-operes, lirica e videogame, di Maurizio Squillante (figlio del giudice Renato), alla ricerca archeologica della sorella dell´avvocato Ghedini, alla ristrutturazione del palazzo di Propaganda Fide a Roma (al centro di uno scambio di favori immobiliari e non fra l’ex ministro Lunardi e il cardinale Crescenzio Sepe).
Lunardi era stato del resto non poco criticato per aver “orientato” sulla sua città, Parma, una quota non irrisoria dei finanziamenti. Sfogliando sul sito i provvedimenti dei diversi anni, per le attività legate al teatro la discrezionalità è lampante: dai restauri di alcuni teatri (e perché non altri?), al sostegno delle tournée all’estero – di alcuni enti lirici soprattutto ma non solo – a singoli festival e enti (anche per attività piuttosto ordinaria, nella misura in cui è possibile capirla).
Arcus è stato il BANCOMAT del MIBAC, è stato detto. Forse, ma di certo ha rappresentato un modo per intervenire al di fuori di leggi e regolamenti (se pure transitando da bandi generici quanto basta).
Se nel corso degli anni questo modus operandi si è accentuato, questa linea era evidente fin dall’inizio: in una non nuovissima logica “bipartisan” infatti (che www.ateatro.it ha rilevato fin dal 2004), una grandinata di provvedimenti, sostegni a musei del vino e sagre del sacro patrono, aveva zittito tutti i partiti (da qui l’unanimità).
Il tutto per 500 progetti sostenuti dal 2004 al 2012 con una spesa di 600 milioni. E’sconcertante che a motivare la chiusura sia ora anche “il rancore maturato dal suo fondatore, Mario Ciaccia”: secondo “la Repubblica” e altri, l´attuale viceministro di Passera – quindi il ministro di un governo “tecnico” – non ha mai accettato la defenestrazione voluta da Rocco Buttiglione. La fine di Arcus spa sarebbe, insomma, una vendetta.
In caso di scioglimento, restano da collocare quindici dipendenti, ma soprattutto 200 milioni di € (per fare un raffronto, il FUS 2012 è di 464 milioni di €) Resteranno a beni e attività culturali? C’è in ogni caso il problema della quota del 70%, collegata all’accensione di mutui. Un ministero non può certo operare con le modalità consentite a una struttura privata come Arcus spa
Fra le posizioni emerse al convegno della CGL, è prevalsa la presa d’atto di uno scioglimento probabilmente ineluttabile, e solo l’Onorevole De Biasi ha ipotizzato una “riforma”. Pochi pensano probabilmente che un funzionamento trasparente e coerente con le finalità dell’emte sia possibile e anche utile.
Tutti – a cominciare dai promotori, la CGIL – hanno chiesto garanzie che le risorse restino al settore. Ma le posizioni sono piuttosto diverse.
Chi ha parlato per l’AGIS prosa ha chiesto che le risorse vengano distribuite equamente sul mondo della cultura e dello spettacolo, vadano insomma, almeno in parte, a integrare in FUS: la prosa si è vista confermare il fondo, ma ha ancora a suo carico i debito dell’ETI (- 5 milioni di €). Con riferimento alle esigenze del cinema, il fondo potrebbe servire anche alla digitalizzazione delle sale di città. Ma l’importante è salvare le risorse, e che vengano gestite “un po’ meno ad uso e consumo gabinetto del Ministro”. La posizione dell’AGIS riesce a essere comunque sempre e soprattutto difensiva dell’esistente, anche quando la materia, come in questo caso, consentirebbe di volare un po’più alto, di innovare, di immaginare un futuro.
Andrea Ranieri (l’assessore alla cultura di Genova, incontrato anche all’ultima edizione delle Buone Pratiche), ha espresso la posizione opposta dell’ANCI: i fondi ARCUS non devono diventare “mance aggiuntive” per i soggetti già finanziati, ma vanno gestiti attraverso la conferenza unificata (stato/regioni/enti locali: nell’ottica della riforma del titolo V della Costituzione), con criteri e modalità trasparenti. L’ANCI ha ottenuto dal MIBAC una cabina di regia comune per sostenere la priorità cultura nei processi di sviluppo (nelle prossime riunioni si parlerà verosimilmente anche di ARCUS): nonostante questo tavolo operativo, si constata che il governo – in materia culturale – tende al rinvio. Ranieri ha indicato un’altra importante concreta battaglia dell’ANCI: far diventare la cultura una prestazione essenziale dei comuni (attualmente è materia facoltativa), una impostazione che la preserverebbe dai tagli generalizzati.
Secondo Emilia De Biasi un tavolo interministeriale dovrà occuparsi della trasformazione, ma il rischio che il fondo – il 3% delle risorse dei lavori pubblici – sparisca è reale. Sarebbe corretto non abolire, ma modificare lo strumento, fare in modo che non costituisca più l’argent de poche del ministro di turno, ma diventi una quota stabile (e consistente) del finanziamento pubblico. Come ateatro avevamo interpellato sul tema l’onorevole De Biasi qualche giorno prima del convegno, ecco la sua risposta:

“Come al solito le cose dello spettacolo hanno le tinte del giallo. Apprendiamo dalla stampa che Passera, non Ornaghi, avrebbe deciso di chiudere Arcus. Abbiamo immediatamente chiesto di audire Passera in commissione, e siamo in attesa di cortese risposta. Sono molto preoccupata perché la scomparsa di Arcus al meglio potrebbe far transitare al MIBAC 25 milioni più o meno, e non più la possibilità di accensione di mutui, il che per i beni culturali sarebbe l’ennesimo problema. Il mio parere resta immutato: possiamo cambiare lo strumento, ma non eliminarne le funzioni. Ornaghi in proposito tace. Mi pare suicida rinunciare a finanziamenti che almeno in parte potrebbero servire allo spettacolo”.

Insomma, prima di perdere, e disperdere le risorse di Arcus, isognerebbe riflettere sulla possibilità di farla funzionare secondo la sua missione originaria,

Mimma_Gallina

2012-04-21T00:00:00

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