Caino, lo spettacolo del male e del bene

Il teatro di luci e ombre della Valdoca

Pubblicato il 04/09/2012 / di / ateatro n. 139 / 0 commenti /
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Aperto il sipario della Valdoca, ritroviamo un palcoscenico dipinto di rosso, bianco e nero. La scena si trucca di tinte forti, nette, alternate: il nero dell’abito di Caino e il bianco del mantello di Lucifero sono ripresi dai tendoni appesi al fondale. Il rosso, già accennato nella scenografia, arriva dopo a inglobare la maestosa figura di Caino che da poeta-vate dipinto d’oscurità diventa un danzatore di flamenco in attesa di combattere il suo toro imbizzarrito. I volti sono di marmo: impassibili e disarmanti, diventano maschere truccate di bianco quando entrano nel cono di luce.
È uno spettacolo giocato sulla convivenza tra luce e ombra. Caino è il male destinato a durare fino alla fine dei tempi, e la sua ombra imponente e incancellabile si erge inquietante sullo sfondo. Accanto a lui, Abele, interpretato da un giovane ragazzo del coro, figura esile e atona, anima innocente.
L’uso sapiente delle luci, manovrate anche dagli stessi attori in scena, è in grado di ricreare un’atmosfera cromatica d’eccezione: sono i colori forti e il bianconero delle luci-ombre a colpire lo sguardo dello spettatore. Poi c’è una scenografia primordiale: una statua di cervo, una gigante testa di cartapesta che pende dal soffitto, una tavola di legno che si farà sepolcro, rami sacri di palma lanciati dai ballerini.
Lo spazio è riempito nelle due dimensioni, orizzontale e verticale. A conferire il senso di verticalità sono le scale, la grande faccia che pende dall’alto e l’inarrivabile figura di Lucifero, forse il doppio di Caino, che troneggia altissimo avvolto da un enorme mantello bianco. Orizzontalità e verticalità, in fondo, sono le due direzioni lungo le quali si muove anche il senso dell’opera. C’è, nell’essere umano, un’attenzione fortissima alla materia, agli oggetti, all’orizzontalità, un’adesione alla terra sotto i propri piedi; e poi c’è la ricerca del divino, il bisogno di amore, la tensione verso l’alto.
Insieme agli attori, che danno voce alla poesia di Mariangela Gualtieri attraverso il rimbombo sacrale dei microfoni in scena, un corpo-coro di ballerini, uomini e donne con gonne a pieghe e petti nudi, portano la danza sul palcoscenico, portano il silenzio accanto al flusso di parole incontenibile. La nudità delle loro schiene accanto alla forza estrema di Danio-Caino, suggerisce l’idea del mistero, del “dietro”, del “retro”, dell’ “oltre”, di ciò che sta nascosto e non si vede. Caino è l’ombra malvagia, assassino del fratello buono e costruttore della prima città, progenitore delle contraddizioni umane.

Il testo, a tratti così ingombrante, viene alleggerito dalla danza e dal suono di percussioni dal vivo, che aprono le porte a un luogo sacro fuori dal tempo, prima di tutti i tempi. Il testo, da solo, evoca una miriade di immagini nella mente dello spettatore stralunato, alle quali si sovrappongono incancellabili quelle dello spettacolo. Così indelebile resta la figura di questo Caino ambiguo nel suo abito nero e nei suoi tacchi alti, che trascina il suo corpo reietto piegato sulle ginocchia, stanco di essere il male, anche lui bisognoso di un po’ d’amore.
Caino è anche un’opera sonora. Ci sono le voci al microfono di Danio Manfredini, Leonardo Delogu e Mariangela Gualtieri che, seduta in disparte, dà la parola all’angelo alato (Raffaella Giordano), ci sono le percussioni di Malatesta e i flash di musica elettronica. Il silenzio arriva come un tuono, a interrompere la trance ritmica in cui era immerso lo spettatore.


Caino
Regia, luci e scene: Cesare Ronconi.
Testo: Mariangela Gualtieri.
Con: Danio Manfredini, Raffaella Giordano, Mariangela Gualtieri, Leonardo Delogu, Giacomo Garaffoni.
Coro: Susanna Dimitri, Sara Leghissa, Isabella Macchi, Silvia Mai, Daria Menichetti, Mila Vanzini.
Musica dal vivo. Percussioni: Enrico Malatesta. Elettronica: Alice Berni.
Prodotto da Teatro Valdoca con il sostegno di Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Emilia Romagna Teatro Fondazione – Teatro A. Bonci di Cesena con la collaborazione di Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Romaeuropa, Teatro della Luna di Assago.

Giada_Russo

2012-09-04T00:00:00

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