Dossier. L’arte dello spettatore La quinta parete – Le cinquième mur

La conferenza inaugurale del Colloque Prospero, Liegi, 26 settembre 2012

Pubblicato il 20/10/2012 / di / ateatro n. 141 / 0 commenti /
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“Parlo in francese perché preferisco non essere a mio agio nella lingua”: così ha esordito Romeo Castellucci, con la conferenza La quinta parete – Le cinquième mur, che ha inaugurato il Colloque Prospero sul tema “La creazione condivisa”.
Per provare a mettere nel giusto disagio anche il lettore, e per seguire in parte il “metodo Castellucci”, ecco le sue parole, tradotte in italiano e restituite per frammenti, alternando pieni e vuoti, fissando punti grazie ai quali diventa possibile per il lettore disegnare le proprie personali costellazioni.

…in teatro ci sono due spazi separati, scena e platea, divisi e collegati da un terzo spazio… la quinta parete…

…oggi siamo sempre spettatori, immersi nel continuum della comunicazione… tutto è rivelato, e dunque bisogna scegliere… scegliere è cultura…

…a teatro, diventiamo spettatori dell’atto di noi che guardiamo… questa coscienza, questa consapevolezza di noi stessi che guardiamo è un atto politico…

…lo scandalo… etimologia… un inciampo, una esitazione nel camminare… una pausa… in questa pausa, la presa di coscienza…

…fare spettacolo per non fare spettacolo… usare lo spettacolo per disfare lo spettacolo…

…il compito dell’arte è produrre significanti, non produrre significati… in teatro e in generale come artista, non devo dare soluzioni, risposte… io creo problemi… sono questi i miei doni…

…la tragedia, alla quale mi riferisco sempre, è una trappola contro lo spettatore… far cadere qualche goccia di veleno dell’intimità dello spettatore, che lo assume volontariamente… la tragedia, la grande invenzione greca, consiste nell’usare il veleno – il male, la sofferenza – in dosi omeopatiche… lo spettatore viene scandalizzato dalla rivelazione del male, della sofferenza, della propria profonda solitudine…

…oggi di fronte all’invadenza dello spettacolo viviamo una solitudine esistenziale spaventosa, inappellabile… si comunica tutto e non facciamo esperienza di nulla…

…nella platea di un teatro possiamo condividere questa solitudine con degli sconosciuti… l’anonimato dello spettatore diventa un’occasione per riflettere sul nostro posto nel mondo…

Teatro è condividere una esperienza in un mondo senza più esperienza.

[Antonin Artaud] …a chi dobbiamo attribuire il corpo di cui parla Artaud? penso che sia perfetto se riferiamo quel che Artaud dice del corpo al corpo dello spettatore…

…lo spettacolo non è nulla, l’artista non esiste, deve scomparire… non è falsa umiltà, ma una strategia… è la garanzia perché succeda qualcosa tra lo spettacolo e lo spettatore…

…l’artista non possiede alcuna verità… anzi, penso che per me sia molto utile essere contraddittorio, non sono un filosofo né un politico, il mio ruolo è quello di creare problemi…

…il mio obiettivo non è lo stile, la riconoscibilità… nel mio lavoro sono in uno stato continuo di fuga…

…uno spettacolo non è un oggetto che si consuma, ma un’esperienza…le reazioni degli spettatori sono diverse perché ciascuno spettatore ha esperienze diverse e dunque diverse emozioni di fronte allo spettacolo… per questo accetto qualunque tipo di reazione ai miei spettacoli…

…c’è un limite sottile tra l’errore e la cosa giusta…. il teatro è fondato sull’errore… a volte uno spettacolo può essere sbagliato, e se capita me ne accorgo in occasione del primo incontro con gli spettatori…

…non ho studiato teatro, arrivo piuttosto dalle arti visive… non voglio che il teatro sia la mia casa, voglio mantenere una distanza…

…nella creazione teatrale, non credo alla magia, all’improvvisazione, all’esplosione creativa… non credo alle prove come fase creativa… il teatro è una tecnica, un alternarsi di pieni e di vuoti, di piani di diversi… per fare uno spettacolo ci vuole tanta gente, bisogna calcolare, comporre… si tratta di togliere e mettere, i vuoti che si creano sono importantissimi…

…quando preparo uno spettacolo, lavoro sulle idee… il mio è un lavoro di scrittura… uso un quaderno dove prendo appunti… sono appunti caotici, a un certo punto li leggo, si formano alcuni nodi, più forti di altri… poi si tratta di comporre, di disegnare costellazioni tra questi nodi forti… lo spettacolo è la costellazione tra questi punti/nodi… e meno ce ne sono meglio è, diventa più forte…

…lo spettatore può mettere in atto un processo di reverse engeneering… anche lo spettatore può tracciare le sue linee, tracciare un disegno che unisca le stesse stelle… e possono essere costellazioni diverse… per questo accetto lo spettatore che dice che il mio spettacolo è blasfemo, come quello che mi dice che è troppo cattolico… ma non è il mio problema, definire non è il mio problema…

…proprio perché lo spettacolo non è comunicazione, ma esperienza, per questo si può leggere in molti modi…

[Franz Rosenszweig] …l’artista parla per produrre silenzio…

uno spazio vuoto… è questa l’eredità della tragedia greca, o meglio del tragico, che è ancora più antico…

…siamo condannati a essere eretici, perché questa è la storia dell’arte occidentale

…la surface des choses est déjà l’abyme…

2012-10-20T00:00:00

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