Le macchine teatrali di Ilinx

Un giovane gruppo teatrale lombardo

Pubblicato il 13/01/2013 / di / ateatro n. 142 / 0 commenti /
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Avevamo conosciuto Luca Marchiori di Ilinx in giro per festival quest’’estate e avevamo parlato insieme del loro lavoro come compagnia e come collettivo di ricerca. Nascono alla fine degli anni Novanta e si occupano di produzione teatrale, eventi, formazione, e hanno un residentato artistico – ilinxarium, Casa della creatività – a Inzago (Milano).

Ilinx machine ATA.

Hanno fatto delle loro idee teatrali un manifesto e una filosofia di vita (Ilinx come condivisione, scoperta, apprendimento; contenitore, recipiente di esperienze e progetti per un teatro come strumento di espressione e contaminazione collettiva). Si chiamano Ilinx e il nome non deriva da “i link” della rete, ma dall’’omonima parola greca che significa vortice, turbine, instabilità. Un flusso continuo di idee e progetti in movimento continuo che attraversa linguaggi e luoghi. Ilinx fa parte del network C.Re.S.Co (Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea) ed è anche una delle 20 residenze dell’Associazione Etre, per le residenze teatrali lombarde.
Alcuni titoli dei loro lavori: Dittico della fame, Totalità infinita, Devil Twist & Shout, Mundus, Ilinx machine ATA. Realizzano spettacoli per teatri ma anche per spazi scenici non convenzionali (macchine, bar, biblioteche, piazze) come Ata: spettacolo per 4 spettatori caricati in macchina e come il recentissimo Ashes of Hell, un fottuto requiem per Mahagonny (regia di Nicolas Ceruti) da Brecht ambientato in una vera discarica (per richiamarsi al testo originale: la nuova città-rete per i ricconi nascerà dai rifiuti della società).
Tra i fondatori e collaboratori stabili: Luca Marchiori, Nicolas Ceruti, Cristian Sormani Valli, Nicola Castelli, Maria Rosa Criniti, Mara Marini. Ciascuno di loro porta un proprio contributo al collettivo su musica, poesia, drammaturgia, interpretazione, regia, videoarte. Hanno partecipato a Festival come Nobodaddy di Ravenna e Santarcangelo. I loro lavori in corso: Identità precarie (per la vetrina del teatro lombardo Next di novembre); e Magari poteva accadere ancora con drammaturgia del critico teatrale e autore Roberto Rinaldi). Da tre anni Ilinx organizza la rassegna Tagadà-movimenti teatrali ultraterreni che ha visto il coinvolgimento dei comuni di Inzago, Melzo, Cassano d’Adda, Treviglio e Trezzo sull’Adda.
Numerosi i laboratori attivi all’Officine Teatrali Ilinx sull’arte dell’attore (corsi base, perfezionamento con stage di professionisti), su come leggere uno spettacolo (Istruzioni per una visione consapevole con il critico e giornalista Roberto Rinaldi) e sui progetti di scena. Teatro danza e altre abilità si snodano in questo vivace spazio della cui storia e progetti in corso ci raccontano con entusiasmo, due protagonisti come Luca Marchiori e Nicolas Ceruti.

Anna Maria Monteverdi: Quando comincia la tua attività teatrale e quali sono i primi lavori?

Luca Marchiori Ho conosciuto il teatro al liceo quando iniziai a frequentare un laboratorio teatrale condotto da un ex attore del Teatro di Ventura. Ho poi frequentato diversi seminari di vario tipo con maestri della scena (Maestra Aloka Panikar, Eugenio Barba, Ferruccio Merisi, Torgeir Wethal, Chen Shu Fang e Chen Zhen Zhi della Beijing Opera Corporation di Pechino, César Brie, Teatro delle Albe) e dopo l’Università (ho studiato sociologia a Trento) ho dato vita ad una cooperativa teatrale, In Cerca di Kau, che ha lavorato nella formazione e nella produzione di spettacolo fino al 2007. Dal 2009 sono entrato a far parte della compagnia ilinx.

Anna Maria Monteverdi Ilinx è dentro la rete Etre e ha una residenza a Inzago (Mi). Come portate avanti la residenza e la progettualità quotidiana dello spazio? 

Nicolas Ceruti Ilinx esiste come residenza teatrale dai primi anni del 2000 e sino alla partecipazione al bando Etre di Fondazione Cariplo (2008) ha vissuto di auto sostentamento attraverso la realizzazione di attività di formazione e vendita di spettacoli. Con il bando la nostra residenza ha assunto il nome di ilinxarium e da gennaio 2011 la nostra residenza ha trovato Casa in uno nuovo spazio ad Inzago, La Casa delle Cratività, ilinxarium, in via Piola 16. Uno spazio gestito interamente da noi nel quale abbiamo potuto implementare l’offerta formativa le opportunità di prove e quindi produzione nonché la capacità di penetrazione nel territorio della nostra azione culturale nel mondo che ci sta attorno

Anna Maria Monteverdi: Luca, il tuo lavoro artistico diventa un “caso” dopo l’affaire Tiziano Scarpa, in cui avevi realizzato un recita di brani dal suo libro. Ci puoi raccontare come hai affrontato il testo e perché non hai avuto la possibilità di un vero debutto autorizzato?

Luca Marchiori: Premetto che il debutto del lavoro c’è stato. Lo spettacolo fece anche quattro repliche nonostante il parere contrario di Scarpa (da quando ci fu vietato di rappresentarlo abbiamo “perso” una decina di repliche). Noi non avevamo modificato le parole del suo testo ma ne avevamo tagliate molte e l’avevamo rimontato cambiando l’ambientazione e la cronologia degli avvenimenti raccontati dal poema di Scarpa. Il progetto Scatorchio Blues era nato durante la partecipazione al Premio Scenario 2011, arrivando alle semifinali. Fino all’estate del 2011 non avevo avuto modo di contattare l’autore. Solo due mesi prima del debutto trovai il modo. Diciamo che fin da subito non era convinto dell’operazione ma mi permise di debuttare con il lavoro. Il lavoro piacque al pubblico e ai critici che al debutto e in altre occasioni hanno potuto vederlo. Ora nessuna polemica. Solo il rammarico che l’autore del testo non ha mai visto il lavoro e quindi non ha mai potuto dire veramente cosa ne pensasse del risultato finale.

Nicolas Ceruti: Chiaramente la delusione è alta e ci sfugge il meccanismo che porta a vietare l’uso dei testi tutelati dalla SIAE pur nel rispetto delle volontà reciproche e degli sforzi di ciascuno nel proprio ambito. Quello che pensiamo è che l’opera di Scarpa possa essere letta da ciascuno, e quindi colta nella forma proposta dall’autore, ma parafrasando qualcuno mi viene da dire: “la poesia non è di chi la scrive, ma di chi la usa!” Il progetto chiaramente non lo abbiamo abbandonato, stiamo lavorando ancora intorno all’idea della rappresentazione, ovvero rendere manifesto il grottesco del nostro contemporaneo certamente la ricerca la stiamo affrontando a partire da testi che non sono tutelati dal diritto d’autore. Inoltre ora ci stiamo concentrando anche su altri progetti di nuova drammaturgia: Identità precarie, che presenteremo come breve studio a Next-vetrina del teatro lombardo, con regia di Nicolas Ceruti, drammaturgia di Amanda Spernicelli, in scena Luca Marchiori e Giulia Lombezzi; e poi Magari poteva accadere ancora, regia di Nicolas Ceruti, drammaturgia di Roberto Rinaldi, in scena Luca Marchiori e Stefano Pietro De Tassis.

Anna Maria Monteverdi: La compagnia ha diverse “anime”, tra poesia, musica e teatro. Come conciliare insieme queste diverse vocazioni dei componenti del gruppo? 

Nicolas Ceruti: Ilinx è nato come contenitore artistico non come espressione di una figura verticistica, riteniamo che un teatro moderno possa evadere quanto mai da vecchi schemi “iconoclastici” (il capocomico, sembra che in Italia se non ci sia il nome di una persona di riferimento non ci sia valore). Riteniamo che un “atto d’arte” come il fare Teatro sia il coacervo di una condivisione del processo creativo in cui tutti gli elementi sono importanti, pur nella distinzione dei loro ruoli e funzioni.

Anna Maria Monteverdi Quali sono gli spettacoli del passato a cui siete più legati?

Nicolas Ceruti. E’ difficile rispondere, ogni figlio è amato per la sua specificità a prescindere dal successo che otterrà nella vita. Chiaramente la ilinx machine, ATA, Azienda traghettatori Anime, è quello che ci ha dato maggiore notorietà.

Anna Maria Monteverdi Dal 2010 al 2012 avete realizzato cinque spettacoli. Si trattava sempre di autoproduzioni? 

Nicolas Ceruti Tre produzioni sono state co-finanziate al 50% dal progetto Etre di Fondazione Cariplo le altre due sono state autoprodotte.

Anna Maria Monteverdi: Avete dedicato uno spettacolo al Teatro-scienza TIMC. Quale è il vostro rapporto con ambiti legati alla tecnologia? 

Nicolas Ceruti Da una parte la scienza per noi è un faro, indubbiamente la ricerca scientifica e la sua applicazione investe tutti quanti noi e tutte le nostre vite, anche se pensiamo che l’uomo possa fare a meno di tutto, volendo.

Anna Maria Monteverdi: Siete vicini al tecnoteatro?

Nicolas Ceruti Ci siamo fatti contaminare anche noi, siamo stati sedotti all’uso della tecnologia, ma chiaramente prediligiamo la centralità dell’attore nel processo creativo, infatti la nostra ultima produzione Ashes of Hell, un fottuto requiem per Mahagonny è uno spettacolo completamente privo di tecnologia, salvo per l’apparato illuminotecnico (un piazzato, un fondale e 6 speciali), ad esempio non mandiamo neanche un brano musicale su CD, tutto è fatto dagli attori in scena che sono la centralità dell’atto scenico.

Anna Maria Monteverdi: La rete Etre ha dato alcune importanti opportunità di visibilità per le compagnie lombarde grazie alla Fondazione Cariplo. Siete andati anche voi all’off di Edinburgo?

Nicolas Ceruti Noi a Edimburgo non siamo mai andati. Vorremmo andarci con altre compagnie di Etre e stiamo valutando insieme ad altri gruppi una possibile partecipazione per l’estate prossima. Dobbiamo capire quale nostra produzione sia meglio portare sia dal punto di vista logistico sia organizzativo, sia dal punto di vista artistico.

Anna Maria Monteverdi: Oscena Festival di Cagliari ha selezionato alcune compagnie da Etre, che ne pensate di queste vetrine regionali? 

Nicolas Ceruti: Interessante l’idea che ci possano essere vetrine di questo tipo. Sono sempre delle opportunità. Sono i meccanismi di accesso alle vetrine che a volte non sono chiari, del resto non è l’unica cosa poco chiara in Italia.

 Anna Maria Monteverdi: Si tratta di un obiettivo comune interno alla rete? 

Nicolas Ceruti L’Associazione Etre non ha come obiettivo quello di fare vetrina, non vuole essere un Market del teatro, semmai la vetrina, in alcuni casi, può essere uno strumento per raggiungere l’obiettivo della piena riconoscibilità delle residenze teatrali, anche a livello istituzionale ad esempio.

Anna Maria Monteverdi: Tornando al lavoro teatrale, ci sono tematiche comuni nel vostro lavoro dal 1999? Oppure ispirazioni predominanti?

Nicolas Ceruti Ilinx si configura come realtà prettamente teatrale, che tuttavia sceglie di vedere nel teatro uno strumento piuttosto che un fine cui tendere. Si definisce, infatti, come contenitore, recipiente di esperienze e progetti in cui l’espressione artistica, teatrale e formativa, possa trovare un luogo in cui tramutarsi da necessità personale a strumento di espressione e contaminazione collettiva. Nell’attuale e nella conoscenza cerchiamo ispirazione nei sogni troviamo la nostra manifestazione.

Anna Maria Monteverdi: A proposito dell’opera di Brecht musicata da Weill, Ascesa e caduta della città di Mahagonny recentemente allestita anche dalla Fura dels Baus, cosa vi ha spinto a un’operazione tanto ardita? La critica (assai preveggente) alla società consumistica di Brecht o lo scenario in cui è ambientata l’opera, presagio di una enorme discarica dove la società collassa con i suoi stessi rifiuti?

Luca Marchiori: L’opera quando l’abbiamo scoperta ci è sembrata potesse scatenare la nostra fantasia intorno alla lettura del nostro contemporanea ed i temi evidenziati nella domanda sono stati alla base della nostra ricerca

Anna Maria Monteverdi: Come avete lavorato su testo e musica? 

Nicolas Ceruti Abbiamo lavorato sottraendo. Come accennavo prima il nostro percorso è stato contaminato dalla tecnologia e proprio per un lavoro così critico del nostro tempo come Ascesa e declino della città di Mahagonny ci sembrava quanto mai appropriato far ritornare l’attore il centro del processo creativo. Quindi niente tecnologia e niente scena, un deserto appunto, il vuoto quello che spaventa ogni essere umano, quello dal quale tutti noi ostinatamente scappiamo, ma verso il quale siamo condotti. Il processo di lavoro è passato attraverso uno scambio consapevole. Abbiamo realizzato diversi laboratori residenziali di esplorazione della materia. Attori professionisti e non, hanno partecipato gratuitamente donandoci il loro pensiero il loro atto creativo, la loro suggestione in cambio noi abbiamo offerto la nostra formazione ed un processo di suggestione artistica.

Anna Maria Monteverdi Perché avete deciso di scegliere un luogo tanto folle per la rappresentazione?

Luca Marchiori: Intendi la discarica? Quello è venuto dalla richiesta di un organizzatore

Nicolas Ceruti: Quello del deserto invece è quello che dicevo prima, il luogo del vuoto, la condizione in cui ogni uomo si trova perso. Il limite verso il quale ci stiamo conducendo senza grande consapevolezza, ma come ineluttabile conseguenza. Di certo noi siamo per l’ottimismo della volontà.

Anna Maria Monteverdi: Siete andati ad alcuni festival come Nobodaddy a Ravenna, Suburbia di Milano, Santarcangelo, Volterra: puoi dire come è stato il rapporto con la direzione artistica e con l’organizzazione?Abbiamo chiesto ad Oscena festival la stessa cosa e le compagnie ci hanno detto che è molto difficile mostrare ai direttori i propri lavori e sperare che li vedano anche solo in video…

Nicolas Ceruti: Il rapporto è sempre stato civile, aperto e non di “scambio opportunistico”. Semplicemente i lavori che sono stati selezionati avevano destato un interesse culturale.

Anna_Maria_Monteverdi

2013-01-13T00:00:00

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