#bp2013 L’1% dei soldi pubblici alla cultura: la proposta del FAI, la battaglia di www.ateatro.it

Anche se c'è la crisi, proprio perché c'è la crisi

Pubblicato il 21/01/2013 / di / ateatro n. #BP2013_Firenze , 142 / 0 commenti /
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E’ il 2013. Stiamo per andare a votare. Il tema della cultura pare al centro della campagna elettorale. O almeno dovrebbe.
Il FAI ha lanciato una iniziativa meritoria, che si affianca al manifesto per la cultura del “Sole 24-Ore”: sono le Primarie della Cultura: quindici proposte, e la richiesta ai cittadini di sceglierne tre, da far inserire nei programmi elettorali delle varie frze politiche. Hanno già votato e stanno votando decine e decine di migliaia di internauti. In testa, di gran lunga, la richiesta di destinare almeno l’1% dei soldi pubblici vada alla cultura, in linea con quanto accade in altri paesi europei.
Era il 2005. Anche allora ci stavamo avviando alla campagna elettorale. Anche allora il tema della cultura era al centro del dibattito. O almeno avrebbe dovuto.
A Mira si tenevano le Buone Pratiche del Teatro, centrate sul tema Il teatro come servizio pubblico e come valore. Alla fine dell’incontro, a cui partecipò tra gli altri anche Renato Nicolini, provammo a lanciare una parola d’ordine: l’1% del PIL alla cultura. I tre organizzatori dell’evento si fecero fotografare il posa plastica, la didascalia diceva:

Prosegue il mitico Fotoromanzo delle Buone Pratiche: il cartello di Mira e la finanziaria 2005 spingono verso i tagli, ma sulla Riva del Brenta gli indomiti Franco D’’Ippolito, Oliviero Ponte di Pino e Mimma Gallina indicano la direzione opposta e rilanciano: portare l’investimento italiano in cultura all’1% del PIL italiano, chiedendo che i candidati alle elezioni 2006 si impegnino a sostenere l’iniziativa.

Oltre a questa eloquente immagine, www.ateatro.it raccolse e pubblicò una serie di interventi di esponenti della politica e della cultura a favore dell’1% alla cultura (oltre alla richiesta di ripristinare il FUS). Sembrava che tutte le forze politiche volessero impegnarsi nella battaglia. Dopo le elezioni, evidentemente, le priorità divennero altre.
Nella campagna elettorale successiva, nel 2008, la parola “cultura” praticamente scomparve dai programmi e dalla campagna elettorale.
Noi continuiamo a riprovarci, anche se c’è la crisi.
Noi continuiamo a riprovarci, proprio perché c’è la crisi.
Rilanceremo la proposta anche alle Buone Pratiche del Teatro, a Firenze, il 9 febbraio…

2013-01-21T00:00:00

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Tag: FinanziamentoPubblico (10), politicaculturale (19)


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