Mario Perrotta Il Misantropo in scena all’ITC

così potete vederlo se venite alle Buone Pratiche

Pubblicato il 10/02/2013 / di / ateatro n. #BP2010 , 125 / 0 commenti /
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ITC Teatro, via Rimembranze 26, San Lazzaro (Bologna)
dal 10 al 14 e dal 17 al 21 febbraio 2010 – ore 21.00

Il misantropo – Molière
traduzione e regia di Mario Perrotta
con Marco Toloni, Lorenzo Ansaloni, Mario Perrotta, Paola Roscioli, Donatella Allegro, Giovanni Dispenza, Alessandro Mor, Maria Grazia Solano
Produzione: Teatro dell’Argine, Festival delle Colline Torinesi, Armunia Festival Castiglioncello, Castel dei Mondi Festival. In collaborazione con il Comune di Poggibonsi e Lunatica Festival.

Il misantropo – Molière è la prima tappa della “Trilogia sull’individuo sociale” un’indagine di Mario Perrotta sulla natura individualistica e sociale dell’uomo contemporaneo. Per farlo Mario Perrotta sceglie tre opere:
Il misantropo di Molière – o Dell’individuo VS sociale.
I cavalieri di Aristofane – o Dell’agone politico e della utopia sociale.
Bouvard e Pécuchet di Flaubert – o Dell’utopia individuale.
Il misantropo è lo spettacolo che è stato messo in scena nel 2009 (debutto il 24 giugno 2009 Festival delle Colline Torinesi). Nel 2010 e nel 2011 saranno messi in scena gli spettacoli I cavalieri (liberamente tratto da Aristofane) e Bouvard e Pecuchet nella riduzione dello stesso Mario Perrotta.

Il Misantropo di Molière, testo scritto dall’autore sotto la pressione dell’opinione pubblica (per lo scandalo provocato da Il Tartufo e Don Giovanni) e in piena burrasca privata con la moglie, non lascia spazio a equivoci: lo scontro tra individuo e società è già maturo e ha preso la forma clinica della misantropia. Ma a ben guardare, il rifiuto delle regole sociali quando quelle regole, degenerando, si allontanano dall’etica e dal buon senso, sembra quasi plausibile man mano che gli eventi privati e pubblici del protagonista procedono verso un insanabile divario tra lui e “la società”. Neanche l’amore, in questo testo, appare esente dai giochi di potere sociale cui tutti i personaggi sottostanno.

“Ho messo in scena otto corpi in uno spazio vuoto. Ho rischiato l’assenza di appigli fisici e visivi per portare fuori la storia e il lavoro degli attori. Ho messo in scena disegnando spazi con quei corpi e poi mi sono sottratto. Ho lasciato gli attori lì, me compreso, a giocarsi la partita con quello spazio e con quella storia”.
Mario Perrotta

Ufficio_Stampa_ITC

2010-01-15T00:00:00

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