#bp2013 Maestri di teatro a 1 euro€ l’ora

Una intervista a Barbara Toma sulla nuova gestione del PIM Off di Milano

Pubblicato il 02/03/2013 / di / ateatro n. #BP2013_Firenze , 142 / 0 commenti /
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Qual è l’obiettivo principale della tua direzione artistica al PimOff?

E’ difficile ridurre il tutto a un obiettivo solo; si tratta di una serie di intenti stratificati… prima tra tutti un’urgenza con cui mi sono, mio malgrado, dovuta confrontare: ovvero riuscire a “rianimare” il PimOff dopo un periodo di profonda crisi organizzativa e artistica iniziata con il cambio sede da via Tertulliano a via Selvanesco e culminata con la dipartita di Edoardo Favetti (uno dei fondatori del Pim e direttore artistico dal 2007). Penso che, sia per questo teatro che per me – che lavoro qui dal 2008 curando tutte le stagioni danza – questa crisi abbia portato a una crescita importante, e che questa stagione ne sia il primo passo.
Poi ci sono obiettivi che ho ritenuto essere fondamentali per la mia direzione artistica, per prima cosa: accorciare le distanze tra pubblico e Teatro, e in secondo luogo raggiungere e conquistare gli abitanti della zona periferica in cui si trova il PimOff.
In pochi anni il Pim è diventato un punto di riferimento per la danza e il teatro di ricerca, una realtà conosciuta in tutta Italia e anche all’estero. Ma da quando ci siamo trasferiti in questa nuova, bellissima sede, è successa una cosa strana: era più facile incontrare uno spettatore di Palermo o di Roma che non uno spettatore del palazzo accanto!
E poi sicuramente tra i mie obiettivi c’è quello di sostenere e promuovere il teatro e la danza di ricerca a Milano, formare il pubblico, e infine, diventare sempre più un punto di riferimento per la danza a Milano: per i professionisti che hanno bisogno di allenarsi e ricevere feedback, per i dilettanti che hanno voglia di studiare e salire su un palco, per il pubblico di Milano che non ha ancora una stagione danza al di fuori di quella del PimOff e per gli artisti che qui possono trovare un posto per una residenza artistica, e soprattutto rispetto e cura per il loro lavoro.
Ho concentrato la stagione su quattro temi portanti: CONDIVISIONE, FORMAZIONE, POSSIBILITA’ E PRESA DI COSCIENZA.
Ho pensato a un PimOff che vuole condividere con artisti e spettatori i dubbi e le passioni e con la città il proprio percorso.
Un PimOff che crede in un Teatro che sia sopratutto luogo di formazione e che ha come principale obbiettivo quello di offrire possibilità.
Un PimOff che si interroga e chiama tutti in causa,a partire dal titolo della stagione: CHE COSA ME NE FACCIO DEL TEATRO?

Ho accettato l’incarico di direttore artistico consapevole della responsabilità che ciò comportava, con la voglia di farlo al meglio e con la massima coerenza e tutta la creatività e il coraggio che mi contraddistinguono. Non è stata una scelta facile, perché sebbene sia un lavoro che amo, è pur sempre un lavoro diverso da quello che avevo scelto di fare e che ho sempre fatto, e mi allontana dalla sala prove e dal palco, non senza sofferenza. Ho scelto di farlo perché sono profondamente convinta che sia un mio dovere approfittare di una fortuna del genere per poter contribuire attivamente, nel mio piccolo, a cambiare ciò che di marcio c’è nel sistema teatrale italiano e per cercare di dare un esempio concreto, come del resto tanti miei colleghi coreografi e registi sono stati costretti a fare negli ultimi anni, con ottimi risultati. E se chi non è del mestiere riesce a far meglio di chi lo è… beh, questo secondo me dovrebbe far riflettere, o no?!

Perché hai sentito il bisogno di affiancare agli spettacoli una missione pedagogica?

Penso sia fondamentale per la formazione del pubblico, cosa c’è di meglio di salire sul palco e sperimentare sulla propria pelle per capire il teatro e per innamorarsi del teatro? E poi ho pensato alla zona in cui ci troviamo, una zona che offre poche possibilità di aggregazione, di svago e di studio… infatti abbiamo avuto un’ottima risposta!
Tutta la stagione è improntata sulla necessità e la volontà di abbreviare le distanze tra pubblico e teatro, e la formazione sicuramente è un mezzo per farlo, unita alla scelta di proporre prezzi molto, molto accessibili, se non addirittura simbolici (1 € l’ora per chi è in possesso del carnet o per i residenti in zona 5)
Tutte le masterclass, i laboratori e i progetti di formazione al PimOff sono tenuti da professionisti che calcano tutt’ora la scena con i loro spettacoli, inoltre se la stagione è caratterizzata dalla presenza in cartellone di nomi ancora poco conosciuti (ma non per molto) la formazione invece offre la possibilità di incontrare da vicino artisti rinomati, personaggi con un tale spessore da poter cambiare la vita a qualcuno anche solo con un incontro…(e qui penso a Pippo Delbono, Armando Punzo, Danio Manfredini, Abbondanza/ Bertoni…)

Perché la scelta di far pagare 1 €? Quando prendono gli artisti? E così non si svaluta il lavoro intellettuale?

Intanto per dare un segnale forte e reale!
Siamo in tempi di crisi e se vogliamo aiutare le persone ad avvicinarsi al Teatro, allora conviene farlo davvero,no?
Gli artisti al PimOff prendono un cachet e il loro guadagno non dipende dalle iscrizioni ai laboratori (anche perché altrimenti con questi prezzi non avrebbero alcun guadagno). Danio Manfredini, per esempio, ha ottenuto quanto avrebbe guadagnato di solito per un laboratorio di cinque giorni, la differenza è che chi ha studiato con lui al PimOff ha pagato meno di un terzo di ciò che avrebbe pagato normalmente. No, non penso che abbassare i prezzi e rendere la cultura accessibile alla gente, soprattutto in tempi di crisi come questi, sia svalutare il lavoro intellettuale. Penso piuttosto che far andare gli artisti in scena davanti a una platea vuota o non pagarli per il loro lavoro lo sia. E penso che cercare di rendere la cultura veramente accessibile alle persone, tutte, e uscire da una visione elitaria del teatro sia un segno di rispetto verso il lavoro intellettuale. Rendere un laboratorio con Pippo Delbono accessibile a tutti equivale a sottolineare l’importanza del suo lavoro per tutti.
Inoltre avrei potuto proporre la formazione a costo zero, ho invece volutamente mantenuto il costo di 1 l’ora come simbolo per il rispetto del lavoro. I lavoratori dello spettacolo sono lavoratori e come tali devono essere pagati, se non dal pubblico allora dagli operatori o dalle istituzioni. Sono contraria al lavoro non retribuito. Piuttosto sarei favorevole al baratto, un modo intelligente di far fronte alla crisi senza svalutare il lavoro di nessuno. Alcuni artisti e operatori stanno già discutendo su questa possibilità, come Paola Bianchi e il collettivo F.A.C.K., e io li sostengo! Il mio sogno è che tutti si accorgano di quanto sia proficuo e intelligente abbassare drasticamente i prezzi e che in un futuro si possa studiare a 1 € l’ora in tutti i teatri d’Italia. Non sarebbe bello?

Chi frequenta questi incontri? E che rapporto c’è con Milano e il quartiere?

Beh, è piuttosto difficile poter fare un’analisi del pubblico degli incontri ora, questi appuntamenti sono un’assoluta novità per il PimOff e la stagione è appena iniziata. Ci sono due tipi incontri: quelli con gli artisti subito dopo il debutto e gli incontri della terza domenica del mese.
Gli incontri con gli artisti della stagione sono stati molto ben accolti, il pubblico è quello degli spettacoli, un pubblico misto, che quest’anno vede anche una crescente partecipazione della gente di Gratosoglio/Le terrazze – con mia somma soddisfazione. Al pubblico piace molto la possibilità di scoprire di più su ciò che hanno appena visto e sugli artisti.
Poi ci sono gli incontri della terza domenica del mese. Ad oggi ce ne sono stati solo due: quello con Armando Punzo, seguito da un documentario sulla sua compagnia e quello sulla danza e l’imprenditorialità seguito dal docu-film inglese Destino.
Posso dire che sono stati ben accolti e che sono andati bene, ma per ora il pubblico è ancora in gran parte formato da operatori del settore. Certo è che il lavoro di un direttore artistico ha bisogno di tempo, i frutti del nostro lavoro non sono immediati, ma tutto mi spinge a pensare di avere avuto le giuste intuizioni, perché già in questi primi due mesi il cambiamento al PimOff si tocca con mano…ci sono facce nuove, nuove energie e ottime reazioni da parte di pubblico e artisti. Ora abbiamo bisogno di un po’ di aiuto per promuovere le nostre attività e crescere ancora di più.

2013-03-02T00:00:00

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Tag: PimSpazioScenico (3)


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