#bp2013 Un’idea storta: il Torino Fringe Festival

Una Edimburgo off per l'Italia?

Pubblicato il 02/03/2013 / di / ateatro n. #BP2013_Firenze , 142 / 0 commenti /
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PERCHÉ IL FESTIVAL
Il Torino Fringe Festival è un’’idea storta. Nasce, come tutte le cose che nascono in energia acerba, d’istinto. Nasce dal basso, da una presa di coscienza, da un desiderio, senza dietro nessuno. Nasce con l’incontro tra artisti: un regista, alcuni attori, una scrittrice, una direttrice di produzione, una giornalista. Il dialogo attorno all’idea iniziale porta a individuare due obiettivi: l’invasione della città e la possibilità di offrire ai produttori di cultura viva un incontro con il mercato, con chi ha la possibilità di comprare nel settore interessato.
Nasce come risposta automatica a ciò che si presenta dinnanzi alle nuove generazioni della scena teatrale e, per malcapitata sorte del contemporaneo, dinnanzi un po’ a tutti. Nasce con la pretesa di proporre un nuovo modello di lavoro: generare incontro reale, dal vivo, in teatro, tra chi produce e chi compra. Nasce per dare luce alla consapevolezza dell’inesistenza o non esistenza di un mercato dell’arte. Nasce, inoltre, per fare un punto ed incontrarsi. A mo’ di festa. Creare uno squarcio nella linearità del tempo circolare e fermarsi un attimo. Cosa stiamo facendo? Dove stiamo andando? Perché? C’è qualcosa da cambiare? Abbiamo mai il tempo di pensare e proporre?
Quali sono le gambe su cui ciò che io voglio dire poggeranno nell’imminente futuro? Quali pratiche per immaginare una parola profana? REGOLE
Nasce quindi per riflettere intorno al modo di fare arte e al modo di proporre arte.
Oltre a un numero imprecisato, ma precisamente grande, di compagnie ed artisti che metteranno in scena teatro, musica, danza e performance, verranno messi in scena incontri, colazioni, agorà e feste a briglia sciolta.
Il Torino Fringe Festival ha come modello di riferimento il Fringe Festival di Edimburgo. Questo modo di fare festival permette alle realtà già affermate di convivere con le realtà emergenti, facendo sì che il Festival sia una fucina dove le Compagnie e gli Artisti di tutto il mondo (universo?) possano abitare un luogo e mostrare il loro lavoro per un tempo lungo.

QUANDO SARÀ, COSA SUCCEDERÀ Il Torino Fringe Festival, per la prima edizione dal 3 al 13 maggio 2013, vedrà impegnati 6 spazi nel cuore della città con più di 40 compagnie provenienti da tutta Italia le quali replicheranno il loro lavoro per oltre una settimana. Gli spazi saranno gestiti dalle compagnie del territorio torinese, con l’avvicendarsi di incontri, seminari e colazioni con gli operatori e programmatori presenti.

FINANZIAMENTI
Rispetto alle logiche a cui sono soliti rispondere i dispensatori di danaro pubblico, quali risposte poteva ricevere la richiesta di finanziamento per la realizzazione di un ulteriore Festival, proposta da persone sconosciute ai piani alti dei palazzi, ma supportate da idee chiare e visionarie per il nostro Paese. NO. No e no. Al massimo qualche briciola. E forse è anche giusto così. In un sistema incapace di riconoscere la validità progettuale non si può pretendere che si riconosca la possibilità di rischiare su ciò che non si è ancora conosciuto.
È facile immaginare i numeri di cui si necessita per far rotolare il Torino Fringe Festival. O forse no? Forse non lo è se rimaniamo nelle logiche progettuali e realizzative conosciute, ma che non sono quelle in cui ha preso vita il nostro Festival. Lo dico? Ci vogliono solo duecentomila euro. Poco più di un decimo di quello che il Teatro Stabile della medesima città percepisce dal solo MIBAC, per intenderci.
Per fare cosa? Per allestire i luoghi destinati allo svolgersi del Festival, per promuovere e comunicare il Festival con le adeguate maestranze, per pagare il lavoro di progettazione e realizzazione, per pagare il biglietto del treno da Torino a Firenze e ritorno. Eccetera.
In che modo abbiamo e stiamo cercando di rispondere a queste lacune? Stiamo attivando, anche in virtù del concetto di invasione, una serie di collaborazioni che prendono forma nello scambio e nel baratto. Abbiamo attivato una chiamata pubblica per far sì che i cittadini possano ospitare gli artisti a casa propria, aprendo le loro porte, diventando parte del Festival. Abbiamo chiesto alle tre fondazioni teatrali cittadine, Teatro Stabile di Torino, Teatro Piemonte Europa, Teatro Ragazzi e Giovani, di sostenere il Festival affidandoci gratuitamente il loro materiale tecnico. Abbiamo chiesto ed ottenuto la collaborazione della Fondazione LIVE Piemonte dal Vivo per le spese SIAE e di biglietteria.
Parallelamente, l’ingegno e la capacità di leggere il contemporaneo hanno dato linfa all’azione del Festival, immaginando così i beFor_ToFringe: serate eclettiche a metà tra una festa e un grande spettacolo, una volta al mese per i quattro mesi precedenti maggio 2013, che sono al contempo strumento di autofinanziamento e di coinvolgimento, partecipazione attiva di decine di persone, azione concreta e partecipata di promozione e dialogo attorno alla costruzione del Festival.

PROMOZIONE
La promozione del Festival. Cosa è un Festival? Di cosa si compone un Festival? Nella mia visione il Festival è un mondo parallelo, è la creazione di un tempo onirico e di battito differente, è mettere corpo alla fugacità.
Promuovere un’azione di questo genere non può dunque avere dinamiche differenti dal coinvolgimento attivo di chi compone il mondo su cui si stratifica il secondo. In quest’operazione, se così vogliamo chiamarla, l’aspetto promozionale e finanziario vanno a diventare unica voce. Il passaparola diventa più forte di qualsiasi giornale. Le relazioni deboli diventano fondamentali. Ci si prende cura del dettaglio fino allo spasmo.
Accanto alla creazione del dialogo stiamo adottando una tattica: seminare e creare aspettativa, con delle azioni preventive tra cui i beFor_ToFringe, gli OpenDay con scatoloni delle idee, le incursioni nei social network e le scorribande nelle strade armati di rulli e vernici.
L’idea, insomma, è quella che con tutti gli strumenti a nostra disposizione, compresi gli artisti che con noi daranno vita al Festival, si possa lasciare una traccia nella città, un segno di passaggio: rendere extra-ordinari gli spazi del Festival.
A Torino sta per accadere uno squarcio in ciò che siamo soliti vedere, su ciò che siamo abituati a concepire. Quale sarà la posizione dei direttori artistici e programmatori di tutto lo stivale? Risponderanno alle nostre mail? Verranno a vedere ciò che costruiremo, alimentando la proposta di cambiamento? Le nostre energie troveranno riscontro nel movimento del mondo?
E voi? Ci siete?
Ci vediamo a maggio.

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2013-03-02T00:00:00

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