L’omaggio di Álex Rigola a Roberto Bolaño

El policÌa de las ratas alla Biennale Teatyro

Pubblicato il 07/05/2013 / di / ateatro n. 144 / 0 commenti /
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El policìa de las ratas è lo spettacolo di Álex Rigola tratto dall’omonimo racconto dello scrittore cileno Roberto Bolaño, di cui si celebra il decennale dalla morte. E il riconoscimento in questo autore, da parte di Rigola, si configura come una ben precisa scelta d’identificazione che palesa la comunanza insita in una sequenza di visioni e sensibilità.

L’adattamento scenico di Rigola si pone come un’urgenza, in questo debutto veneziano, attraversato dalla interpretazione possente di Joan Carreras e di un riflessivo Andreu Benito, in lotta tra lo scambio di parole e l’intensità di movimenti ampiamente vigorosi e leggeri nel contempo. La storia del poliziotto Pepe s’intreccia con il dilemma se un topo possa mangiare o uccidere un altro simile. E tuttavia non vi è corrispondenza tra la tormentata dinamica dell’intreccio e la compostezza degli attori, i cui gesti sono legati a una sedia e animati solo da un concitato narrare.

L’eccezionalità dell’artista: morire nella paura e risorgere dalle ceneri di una fogna. Un topo poliziotto eredita la “colpa” della diversità dalla zia Josephine, personaggio, quest’ultimo, del racconto di Kafka in cui un topo crede di essere votato al canto ma in realtà “fischia perché, matta o arrogante, folle o geniale, si separa dalla miseria consacrando tutta se stessa al suo flebile canto indisponente”. Il dono eccezionale rende la cantante unica in un popolo di roditori, ma la maledizione di oltraggiare la normalità, da lei trasmessa al nipote poliziotto, degenera.
Il bianco e il nero, l’ombra duplice proiettata dalla sacca di sangue gocciolante sulla scena, la scelta di modellare la prosa in un dialogo amplificato dai due microfoni nei momenti di più alto lirismo: la deviazione dalla regola non viene giustificata dalle simmetrie presenti nella rappresentazione, nell’ambiguità incarnata dal doppio.”

Un serpente bianco, sembianza peccaminosa, è sintomo di violazione ma anche di salvezza, perché il suo colore è il medesimo di quello del topo bianco tra topi grigiastri, e rappresenta uníanomalia; ma è anche il colore del cucciolo di topo morto che rischia di affogare nella pozza di sangue, speculare al corpo dilaniato dellíenorme pupazzo-topo-Marisa.

“Ti lego le zampe e il muso” perché i topi tra loro non si ammanettano, ma una troppo umana ricerca di sublime trova piena sintesi in un “Io, se potessi, vivrei sulla luna”.

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InformazioniVincenza Di Vita

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