#BP2013 @ValoreCultura La riscossa del Sud

Nuovi parametri: le giornate di apertura di uno spazio teatrale pubblico

Pubblicato il 22/10/2013 / di / ateatro n. #BP2013_ValoreCultura , 145 / 0 commenti /
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Caro Ministro,
in molte Sue dichiarazioni, ma soprattutto nel decreto “Valore Cultura” (nonostante le modifiche apportate nella legge di conversione), anche Lei ha testimoniato la necessità di un cambiamento nel sistema normativo che regola il sistema dello spettacolo dal vivo.
Nulla potrà essere esattamente lo stesso all’uscita dalla crisi, quindi non basta più migliorare questo o quella parte dei nuovi decreti ministeriali (o del decreto unico), ma bisogna pensare e sperimentare un nuovo, inedito assetto.
I criteri e i parametri ministeriali sono obsoleti, hanno regolamentato il sistema per quasi trent’anni e, come tutti i meccanismi, mostrano il peso dell’’usura. Essi non riescono più neanche a fotografare l’’esistente, tanto meno a delineare lo sviluppo del sistema.
Sarà importante – e forse doveroso – affrontare il cambiamento con la maggior chiarezza possibile nei confronti delle categorie dello spettacolo e con la più ampia condivisione con le regioni, peraltro chiamate a dare il proprio parere nei tempi istituzionalmente fissati. Più largo sarà il confronto e più veloce e condiviso sarà l’iter che porterà all’emanazione del nuovo decreto.
In più occasioni il teatro e la danza hanno segnalato i profondi cambiamenti che hanno attraversato il fare teatro in Italia in questo ultimo decennio. Questi cambiamenti hanno bisogno di una normativa che utilizzi anche parole nuove. Parole che prendano atto, per esempio, che è cambiato il mondo del lavoro con l’introduzione da anni di forme contrattuali diverse e che, quindi, il lavoro teatrale non può più essere misurato e valutato dal parametro delle “giornate lavorative” dichiarate all’’Enpals (che è cambiato anch’’esso confluendo nell’’Inps), ma forse più correttamente dalla “quota del bilancio destinato alle paghe, ai compensi ed agli oneri”. Parole che riconoscano per la programmazione non solo il parametro delle “recite” ma anche, e direi soprattutto, quello delle “giornate di apertura di uno spazio teatrale al pubblico”, perché è cambiata ormai anche l’offerta di servizi culturali alla comunità di riferimento. Parole come “residenze”, che non devono essere considerate come la quinta declinazione della stabilità, né ricondotte ad un precario sistema nazionale, ma regolate nei diversi sistemi regionali attraverso accordi fra Stato e singole Regioni.
Infine, da uomo del sud, Le chiedo, con il nuovo decreto, di restituire al sud la stessa attenzione riposta negli anni ’90 nei confronti del teatro e della danza meridionale, con la quale regolamenti e decreti ministeriali fotografarono rigorosamente i nostri ritardi e le nostre inadeguatezze. Da almeno un decennio quell’attenzione non c’è più, perché altrimenti ci si sarebbe accorti, altrettanto rigorosamente, delle novità e delle vitalità artistiche e gestionali che hanno ridotto – e talvolta annullato – quei ritardi e quelle inadeguatezze.
Grazie.

Franco_D’Ippolito

2013-10-22T00:00:00

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