Autocritica, noia e qualche parola abusata

In giro per la città dei teatri

Pubblicato il 29/10/2013 / di / ateatro n. 102 / 0 commenti /
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Raccolgo l’invito di Mimma Gallina, e parlo di Milano, la città dove la mia compagnia Alma Rosé esiste da dieci anni.
Farò una pessima pratica, parlerò di noi, di quello che accade a noi.
Il che è rappresentativo solo di una piccolissima parte del panorama teatrale, ma è rappresentativo di un’esperienza che, a partire dall’assenza di rapporti con le strutture teatrali, ha permesso di scavare dentro questa città e scoprirne il modo di venirne in contatto, conoscerla.
La prima sensazione che si ha quando si gestisce la propria compagnia, com’è capitato a me negli ultimi tre anni e mezzo, è la difficoltà di creare dei rapporti con i teatri e con le istituzioni.

Premetto, che oltre a essere diplomato come attore nazionale in Argentina, sono anche laureato in Economia e Commercio, quindi non accetto commenti “…voi artisti… non capite…”.

Potrei scrivere un manuale, parlando di com’è il movimento culturale in questa città, giacché noi l’attraversiamo con il nostro progetto Il Giro della città, e con tutti i nostri lavori, e vediamo una città ricca di realtà forti ma che restano chiuse dentro se stesse come isole non connesse, anche se attive, con tante persone coinvolte, e a volte addirittura con risorse adeguate.
Vediamo un sistema teatrale, quello di Milano, che implode e non riesce a dare una risposta vitale a questa città, che riesce raramente a creare rapporti saldi già dal tipo di proposta che offre.

In tutte le riunioni dell’ambito teatrale a cui partecipo non ho mai sentito la parola AUTOCRITICA da parte di chi opera culturalmente in questa città: la crisi è sempre economica, è colpa di qualcun altro che taglia le risorse o le utilizza male; o addirittura ci si vantadi un pubblico milanese che va a teatro, ma non si ricorda che questo pubblico deve essere subito rinnovato e quindi anche intercettato laddove il teatro ancora non arriva.
Nel frattempo, a Milano si litiga per i finanziamenti ma non per la sostanza artistica. Oppure c’è una volontaria mancanza d’informazione su tutti i finanziamenti pubblici, che crea confusione, false versioni e soprattutto NOIA.
Io dico – per assurdo – favorite chi volete, escludete altri, ma almeno che si faccia vibrare questa città. E invece neanche questo.
La questione di creare un rapporto con dei teatri milanesi è per noi ancora una questione irrisolta. Ci proviamo, ma sicuramente non siamo stati bravi a proporre un dialogo, o forse la qualità del nostro lavoro non è abbastanza interessante per le stagioni milanesi, non so a cos’altro attribuirlo.

Quello che ci ha colpito nel rapporto con i teatri è stata la vaghezza delle risposte, e il tempo fattoci perdere da parte di certi funzionari e organizzatori.
Siamo rimasti stupiti dalle proposte economiche, e non parlo solo della scarsità di fondi, cachet, ma anche delle proposte artistiche, del fatto che nessuno parli mai di produzione, residenza, triennalità, e cioè di progettare.

Racconto un solo esempio emblematico: alla nostra richiesta d’informazioni sulla Fabbrica del Vapore una funzionaria ci ha risposto (una delle poche volte) che noi non eravamo una compagnia giovane… Io ho ribadito che neanche la funzionaria era giovane eppure lavorava nel settore giovani, e che non è questione di “sensazione”, ma noi siamo considerati compagnia giovane dalla Regione Lombardia, per esempio.

Sono tornato a casa senza informazioni concrete, la Fabbrica del Vapore è uno dei posti di Milano incomprensibili, che nessuno capisce.
Questa disinformazione, sicuramente voluta, questa frammentazione, nella città produce solo NOIA.

Per finire vorrei proporre un elenco di parole da bandire nelle relazioni tra teatranti. Bisogna sradicare dei termini inutili o delle modalità obsolete.

• GIOVANE
: parola adoperata a seconda della necessità, mai per esprimere un attributo reale della compagnia, bensì per nasconderne una presunta inadeguatezza, o la sua immaturità, e cosi lasciarla fuori dai giochi. Vorrei ricordare a tutti i teatranti milanesi che nessuno è eterno e quindi non è buona politica trascurare di fare crescere insieme nuove leve, perché già io che sono ancora giovane, già so che la nostra energia non sarà per sempre.

• COLLABORARE: quando a una compagnia viene proposto di collaborare, in generale significa, niente soldi, niente garanzie.

• VISIBILITA’: parola odiosa, proposta inutilmente alle compagnie dette giovani come contropartita della mancanza di soldi. Situazione dove in generale non vengono i giornalisti, perché non si ha la TENITURA (altra parola tremenda).

• NOVITA’: stupisce il coraggio che hanno certi teatri di chiedere la novità; non ti producono, non pagano, e non vengono neanche a vedere gli spettacoli. NOI CREDIAMO NEL REPERTORIO. Lo spettacolo Gente come uno, dopo sette repliche a Milano al CRT, è stato silurato da più di un teatro dicendo che non avremmo avuto pubblico perché già visto. Lo spettacolo nei successivi due anni, è stato visto da quasi 5000 persone, che ci chiedono ancora dove lo ripeteremo.

• RETE: fantomatica parola inserita in ogni sorta di progetto, relazione, ecc. La rete, quella vera, è un lavoro durissimo, che richiede tanta energia e merita rispetto. Oggi sono le compagnie artistiche che creano la rete in questa città e non i teatri.

• LAVORO NEL TERRITORIO: utilizzo simile a quella della parola rete; molti sono preoccupatissimi per la spartizioni del territorio, ma cosa s’intende: territorio o finanziamenti?

• PROGETTO: cosa significa progettare? Qualsiasi cosa oggi viene chiamato progetto, parola usurata, perfino per parlare di uno spettacolo, si dice che si sta facendo un progetto.

• VIETATO DARE NOMI INUTILI ALLE RASSEGNE: questa è una perversione di alcuni organizzatori, che trovano geniale dare un nome o perfino diversi nomi alle proprie rassegne, come se questo fosse un elemento che attira il pubblico… Propongo alcuni nomi di rassegna: “Siamo a pezzi”, “Eternamente giovani” (rassegna di compagnie giovani milanesi), “Una voce nella nebbia” (rassegna di teatro di strada in Brianza), ecc.

• NOMADE: termine di recente affermazione. Si dice nomade la compagnia che gira per luoghi non teatrali. E’ una bella parola per lasciare ad intendere che sta fuori dal mercato teatrale. Un buon pretesto per lasciarla fuori.

Lasciando da parte le ironie, è ora di costruire; bisogna partire da una profonda autocritica di quello che è stato fatto. Questo non significa che non ci sia tanto lavoro meraviglioso, ma la crisi e l’implosione di questa città non può essere più negata o sempre attribuita ai tagli, alle leggi, ai governi.
Bisogna fare un revisione, con coraggio del sistema, ed essere finalmente disposti a ridiscutere il tutto.

Le prospettive che si affacciano non sono rassicuranti ma credo che dal confronto e dalla relazione con il pubblico, con la città, con le energie che impegnano questa metropoli possa scaturire un nuovo impulso e la capacità di fare cultura. Un esempio concreto di tale confronto è il Faq (Coordinamento delle compagnie lombarde di produzione) che, superando la naturale autoreferenzialità delle singole strutture e degli artisti coinvolti, mette in relazione le persone e crea un dialogo, articolando una struttura multiforme, ma in grado di fare sistema dove il sistema, in questa città/provincia/regione, sembra essere sparito. Interrogarsi sulle problematiche comuni per produrre idee e soprattutto richieste da porre agli interlocutori istituzionali e non, può e deve essere un punto di partenza per un cambiamento necessario, non più rimandabile; soprattutto perché le compagnie di produzione acquisiscano il loro naturale ruolo, ovvero la creazione degli spettacoli, ed abbiano riconoscimento e tutela da parte di chi non può riconoscere solo alcuni e non altri, all’interno del loro territorio d’attività.

Il teatro è sempre in un momento di crisi: facciamo esplodere questa città dandogli vitalità artistica. Aprendo gli spazi che già esistono alle realtà di questa città. Pensando che il teatro non può più prescindere dal luogo in cui si trova – e allora non basta la vetrina, quella dal bel nome suggestivo per richiamare pubblico, ormai annoiato anche dei nomi che primeggiano. Lavoriamo creando rapporti di medio e lungo termine tra artisti e teatri per proposte più alte, perché i teatri ritornino ad avere delle identità artistiche e smettano d’essere contenitori di spettacoli, perché i teatri dialoghino con il territorio che hanno attorno e diventino anche luogo d’incontro. Mettiamo insieme agli attori i registi i poeti gli scrittori i giornalisti di questa città. Creiamo vita. E poi vogliamo trasparenza, vogliamo sapere come perché le cose vengono gestite. Uniamo esperienze e risorse, non per distruggere, non per rubare, non per imitare, ma per imparare a fare sempre meglio, e prendere il testimone, che prima o poi, molto volentieri dovrò pure consegnare a chi già viene dietro di noi.

Manuel_Ferreira_(indomito_attore_della_compagnia_Alma_Rosé)

2006-12-30T00:00:00

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