La Biennale di Venezia / danzamusicateatro 2003

Il comunicato stampa

Pubblicato il 29/10/2013 / di / ateatro n. 051 / 0 commenti /
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Frédéric Flamand, Uri Caine, Peter Sellars sono i direttori del 2003 per la danza, la musica e il teatro. Settori che arricchiscono la fisionomia della Biennale di Venezia in una compresenza delle arti, che ne costituisce il tratto distintivo rispetto ad altri festival e altre istituzioni.
I neodirettori sono i primi protagonisti del nuovo progetto per il triennio 2003/2005, in cui la Biennale chiama ogni anno artisti diversi a dirigere i settori dello spettacolo dal vivo. Un progetto collettivo composto da identità diverse, che riflette e interpreta la complessità contemporanea anche nei suoi aspetti più ampi e contrastanti.
Pur nelle differenze di stile e di personalità artistica, il coreografo Frédéric Flamand, il pianista e compositore Uri Caine, il regista Peter Sellars condividono la volontà di riattivare in libertà un confronto costante fra pensiero coreografico musicale teatrale e altre realtà: Flamand attraverso l’uso delle nuove tecnologie, Caine con riscritture che danno nuova energia al passato, Sellars con radicali letture dei classici, che mettono in luce conflitti e contraddizioni dell’oggi.

La focalizzazione intorno a eventi specifici permetterà di riprendere e rinnovare lo spirito dei festival internazionali che caratterizzano la Biennale di Venezia. Memoria e tradizione di una delle manifestazioni più antiche al mondo (il primo festival musicale è del 1930, quello teatrale del 1934), i festival di danza musica e teatro ora si ripropongono come ipotesi di interpretazione della contemporaneità.
I programmi di Frédéric Flamand, Uri Caine, Peter Sellars si svolgeranno rispettivamente: dal 12 giugno al 18 luglio (1. Festival Internazionale di Danza Contemporanea), dal 12 al 21 settembre (47. Festival Internazionale di Musica Contemporanea), dal 15 al 30 ottobre (35. Festival Internazionale del Teatro).

Sui temi portanti del 1. Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Frédéric Flamand, riassunti nel titolo body?city, si svolgerà il convegno internazionale Architetture del corpo tecnometropolitano (6>10 maggio), presentato congiuntamente dalla Biennale e dallo IUAV, prologo alle manifestazioni di giugno e luglio. Nato con l’idea di “confrontare le concezioni che coreografi di origini geografiche diverse hanno del vissuto del corpo di fronte al fenomeno urbano e alle sue varie componenti” (F. Flamand), il Festival si articola come un “percorso urbano” attraverso le città del mondo e si concentra in 6 week-end. Si inaugura il 12 giugno con la prima mondiale di Silent Collisions di Frédéric Flamand e la sua compagnia Charleroi/Danses – Plan K., e si prosegue con una festa fino a tarda notte tra suoni, immagini, performance di Aka Moon, DJ Grazzhopper, VJ Rudolf Mestdach e Julie Dossavi. Da Charleroi a Kyoto, il primo week-end comprende anche il debutto di Memorandum della ipertecnologica compagnia nipponica Dumb Type. Successivamente (20 e 21 giugno), il Festival presenterà CYP17 di André Gingras e Bureau dell’ensemble Hans Hof, entrambi dall’Olanda; tra il 25 e il 29 giugno, i Portraits Dansés di Philippe Jamet (Parigi), la compagnia Mossoux Bonté con Light! (Bruxelles), Nemesis interpretato dalla Random Dance Co. di Wayne McGregor (Londra). Il primo week end di luglio il danzatore e coreografo belga-marocchino Sidi Larbi Cherkaoui (Gent) è interprete di un lavoro di Wym Vandekeybus, It; la compagnia di Ariry Andriamoratsiresy (Atananarivo) è presente con due pezzi, Mpirahalahy Mianalae e Dihy Tsy Amin’Aponga, e Sasha Waltz conclude con Zweiland. Infine Cesc Gelabert (Barcellona) con Preludis, Angelin Preljocaj (Aix-en-Provence) e la sua nuova creazione Near Life Experience, Lynda Gaudreau (Montreal), per la prima volta in Italia con Document 3, saranno di scena tra l’11 e il 13 luglio.
Il Festival si conclude portando a Venezia, da New York e Johannesburg, la Stephen Petronio Company con un collage di creazioni che culminano nell’ultimo brano City of Twist, sulle musiche originali di Laurie Anderson; John Jasperse, per la prima volta in Italia con la sua compagnia, in Giant Empty; Robyn Orlin e la realtà delle township del Sudafrica, con We must eat our suckers with the wrappers on, “un atto di dolore, di commemorazione e di celebrazione insieme” sul flagello dell’Aids.
Il tema della città trova un’ulteriore declinazione in concomitanza con la 50. Esposizione Internazionale d’Arte grazie alla collaborazione del Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento: sei appuntamenti – ciascuno in coincidenza con gli spettacoli del Festival di danza e ospitati dai Padiglioni della Mostra – in cui gli artisti invitati offriranno il loro sguardo sulla città, da Arvo Pärt, esule a Berlino, al disegnatore Erik Drooker.

Per il 47. Festival Internazionale di Musica Contemporanea diretto da Uri Caine, Venezia guarda a New York – attorno a cui gravita la maggior parte degli artisti invitati – e sembra ricrearne il fermento di etnie e tradizioni nel ReMix di musiche e artisti proposti. All’interno del ricchissimo programma che conta fino a cinque concerti al giorno dal 12 al 21 settembre, tre sono i progetti speciali: Othello Syndrome, che apre la manifestazione il 12 settembre in una riscrittura strumentale dello stesso Uri Caine; New York Skyscraper, ispirato alla tragedia delle Twin Towers, di Butch Morris (21 settembre); un evento dedicato a cultura e musica ebraiche con i Klezmer Madness! di David Krakauer e la Meshuge Klezmer Band, la prima mondiale di Z’vi, figura messianica ebrea-mussulmana che ispira l’opera di Richard Teitelbaum, il film di Paul Wegener e Carl Boese (1920), Der Golem, accompagnato dalla partitura originale del chitarrista Gary Lucas.
Due ensemble in residence per tre serate concertistiche ognuno, e attività di workshop: Speculum Musicae e Bang on A Can. Accanto, numerose formazioni: Ethel Quartet, Amsterdam Trio, Nextime Ensemble, il trio Koch/Schütz/Studer, i finlandesi Magnus Lindberg, compositore, e Anssi Karttunen, violoncellista, Sylvie Courvoisier in trio con Mark Feldmand ed Erik Friedlander, il duo Peter Skaerverd e Aaron Shorr.
Gli ensemble di jazz, a cui il Festival dedica un’ampia sezione, rappresentano uno spaccato della ricerca musicale contemporanea che trasfigura e trascende i suoni del jazz: Django Bates e il suo gruppo Human Chain in concerto con il quartetto d’archi Smith, Don Byron accompagnato dai Music for Six Musicians, Steve Coleman & Five Elements, Elliott Sharp insieme ai Carbon, George Lewis in trio con Muhal Richard Abrams e Roscoe Mitchell, Henry Threadgill e il suo ensemble, Dave Douglas, accompagnato da Uri Caine; e infine la nuova scena italiana con Furio Di Castri e Gianluca Petrella.
Quello che è stato definito “solismo creativo” trova all’interno del Festival ampia rappresentazione: David Moss (voce e percussioni), David Shea (live electronics), Fred Frith (chitarra), Han Bennink (batteria e percussioni), Emanuele Arciuli, Andrew Rangell, Ursula Oppens (pianoforte). A cui vanno aggiunte le performance di Pamela Z, dj Olive, Val-Inc e il giapponese Otomo che danno voce alla ricerca in campo elettronico.

Forme di abbonamento che facilitano la partecipazione ai festival specifici e in concomitanza con la 50. Esposizione Internazionale d’Arte sono stati studiati per il pubblico: un abbonamento a 3 spettacoli (35 euro) o a 6 (60 euro) per il festival della danza; un abbonamento a 3 o a 6 concerti a scelta (35 euro, 50 euro) per il festival di musica; il biglietto cumulativo Arte&dal vivo con cui i visitatori della mostra possono scegliere uno degli spettacoli di danza musica e teatro in programmazione nelle giornate di visita.
Da oggi, i programmi dei festival di danza musica teatro sono sul sito: www.labiennale.org

Milano, 3 aprile 2003

Biennale_Teatro

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