Metamorfosi Festival 2006

Alla Città del Teatro di Cascina dal 2 al 12 giugno

Pubblicato il 29/10/2013 / di / ateatro n. 099 / 0 commenti /
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VENERDÌ 2 GIUGNO ORE 18.00/02.00
Electronic live music&VJing
PROGETTO E#DAY
La prima edizione di E DAY, ideato e organizzato da POLIETILENE, FAKE FACTORY e PARALLELO DANCE.
E#DAY vuole sondare, la scena italiana ed internazionale in una giornata dedicata al mondo della nuova composizione musicale, audiovisuale e performativa ed in alcune delle sue variegate espressioni. Creare in un luogo temporale e nello spazio di una giornata il paesaggio naturale per tutte le forme in cui il mondo della nuova musica si connette, accogliendone gli aspetti dell’elaborazione della messa in scena come: workshop, esibizioni live di musica, danza, v.j.set, performance, videoarte, connessioni tra elettronica e cinema, tra spot pubblicitari e mondo elettronico, e ancora il mondo della produzione e della distribuzione dando voce e spazio alle nuove etichette discografiche, editoria di settore. Interviste e pubblici dibattiti tra le varie “Generazioni” di artisti. E#DAY . Sarà inoltre il luogo deputato ideale per ospitare tutti gli interessati del settore per un incontro libero da schemi nell’interesse comune di sviluppare le proprie idee musicali allacciandole a tutti quei settori già contaminati dall’ universo “elettronico”.

SABATO 3 GIUGNO ORE 9.30
Teatro di Pisa
TRASCRIVERE L’INCONSCIO
Giornata di studio su psicoanalisi e arte
Giornata di studi dedicata all’esplorazione del complesso tema dell’inconscio. Il gruppo di lavoro impegnato in questa ricerca é formato dalle psicoanaliste della SPI: Gabriela Gabbriellini, Arianna Luperini, Teresa Lorito, Simona Nissim, Raffaella Tancredi e Grazia Vassallo. Offriranno il loro contributo scientifico al tema in questione: Pierandrea Lussana: Psicoanalista con funzioni di training della SPI e autore del libro “L’adolescente, lo psicoanalista, l’artista”, il cui intervento verterà sullo studio del doppio in Cecov e sull’analisi de “L’isola di Arturo” di Elsa Morante; Amalia Giuffrida: Vicepresidente della SPI e coautrice del testo “Trascrivere l’inconscio” edito da Angeli; Paola Golinelli: Membro dell’Esecutivo della SPI, la quale interverrà come Discussant; Anna Maria Accerboni, Membro della SPI, vincitrice del premio”Musatti” nel 2005, e Rita Corsa, Membro della SPI, che presenteranno un lavoro dal titolo “Il fiore della desolazione fantastica. Autoritratto e psicoanalisi nei pittori triestini del Novecento”. Interverranno inoltre Francesco Vaccarone: pittore, Ugo Riccarelli: scrittore e Paolo Fresu: musicista. Nel corso della giornata di studio sarà presentato in anteprima il video “SINTOMI-è più forte di me” a cura di Giacomo Verde sull’esperienza di lavoro realizzata a Cascina da Fabrizio Cassanelli e Alessandro Garzella con persone che hanno disturbi mentali.

MERCOLEDÌ 7 GIUGNO ORE 21.30
Cantieri Teatrali Università di Siena
La Città del Teatro/Fondazione Sipario Toscana
PEZZI D’AMORE A PEZZI
Studi di messa in scena dal progetto “Amore”
con gli allievi del laboratorio teatrale condotto da Fabrizio Cassanelli e Letizia Pardi
con Deboraha Alessandrini, Claudio Babbanini, Dolma Bornengo, Irene Conti, Palma D’Amico, Francesca Duranti, Stefano Landolfi, Rachele Lodi, Damiano Matticola, Ignazio Martellucci, Gloria Paccagnini, Angela Sgarro.
Su testi originali prodotti dagli allievi nel laboratorio di scrittura condotto da Francesco Niccolini e su testi di P.Valduga S. Kane, R.D.Laing, L. Gozzi, G. Gaber, A. Merini.

Il progetto Cantieri Teatrali promosso dall’Università di Siena in collaborazione con La Città del Teatro, nasce dalla grande attenzione che l’Ateneo senese da alcuni anni rivolge alle attività culturali non curriculari e dal forte impegno nella produzione di cultura non solo teorica ma anche artistica in senso stretto.

Il laboratorio teatrale rivolto agli studenti provenienti da tutte le facoltà che ha preso avvio lo scorso anno, realizzando nella splendida cornice del museo archeologico di Santa Maria della Scala lo studio di messa in scena su Antigone, si sviluppa in un contesto di ricerca teatrale flessibile, nel quale l’apprendimento dei

linguaggi permette all’esperienza creativa dei singoli allievi di evolvere tenendo conto dei meccanismi psicologici e dei bisogni cognitivi della persona.
Essere “attori” significa così diventare protagonisti del proprio itinerario di conoscenza, partecipando all’azione con il proprio stile personale, che si trasforma attraverso la relazione sociale con il gruppo.
Il grande tema che ha fatto da sfondo al laboratorio di quest’anno è stato quello dell’Amore nel tentativo di esaminarne criticamente i possibili scenari sul piano emotivo – individuale, nelle implicazioni legate alle relazioni, all’identità, alla crisi della famiglia, al sesso e ancora per la sua apparizione variegatamene seriosa o banale sui giornali, al cinema, in televisione, nei discorsi della gente.

GIOVEDI 8 GIUGNO – LA CITTA’ DEL TEATRO

ore 17.00
narrazione di MAURIZIO MAGGIANI
SCUOTERE LA TERRA – INNALZARE LE MONTAGNE (una storia d’amore)
Maurizio Maggiani, nato a Castelnuovo Magra nel 1951, da genitori di modesta condizione, abita a Genova e vanta un curriculum da scrittore americano dei tempi eroici: è stato maestro carcerario, maestro di bambini ciechi, operatore cinematografico, aiuto regista, montatore, fotografo, pubblicitario, costruttore di pompe idrauliche, impiegato comunale. Legge di tutto, da Dylan Thomas a Stephen King. Ha sempre vissuto nella regione in cui è nato, ma intimamente si sente apolide, un cittadino del mondo. Ha scritto racconti su riviste italiane, spagnole, francesi, tedesche e inglesi. È editorialista per “Il secolo XIX” e scrive per “la Stampa”.
Vincitore del Premio Strega 2005 con Il Viaggiatore Notturno

ore 18.00
ISOLE COMPRESE TEATRO
M.I.L.F. “moments I like to Film”
performance liberamente tratta da “FILM” di Samuel Beckett (1960)
idea Maker Andrea Pagnes
project direction, sound design Alessandro Fantechi
direzione artistica Elena Turchi, Alessandro Fantechi
Laboratorio ASL 10/MOM 5 FIRENZE

In quanto presupposto negativo della ragione e della salute psichica, malattia mentale e disabilità suscitano da sempre importanti interrogativi sul nostro essere, sull’origine e la logica delle nostre interazioni con l’ambiente, sui fondamenti della nostra identità: insomma, ci costringe a metter in questione chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo.
Quando ci si relaziona a tutto ciò che ai nostri occhi appare troppo irrazionale, caotico, eccessivo, bizzarro, fuori dalla norma precostituita, il nostro Sé sembra assumere il ruolo di frontiera estrema da non valicare (nel caso ci si volesse attenere a), da oltrepassare a tutti i costi invece, se si volesse davvero acquisire una conoscenza certa di simili condizioni o categorie.
L’uomo contemporaneo sembra sempre più imbrigliato a vivere per se stesso e con se stesso in un clima di acida incongruenza, di stolida contraddittorietà, di totale inadeguatezza.
Continuamente in fuga da sé, continuamente all’inseguimento di sé.
Beckett, in Film, ripropone il motivo di questa dualità esistenziale in un gioco apparentemente intricato di scissioni e rispecchiamenti del sé sullo sfondo di un clima cupo, angoscioso, ma fortemente vitale.
Soppressa ogni percezione estranea, animale, umana, divina, la percezione di sé continua a esistere. Il tentativo di non essere, nella fuga da ogni percezione estranea, si vanifica di fronte alla ineluttabilità della percezione di sé.

ore 18.45
SINTOMI – È più potente di me
video Giacomo Verde
teatro Fabrizio Cassanelli, Alessandro Garzella
con Ivano liberati, Marco Selmi
produzione LA CITTA’ DEL TEATRO – Fondazione Sipario Toscana
con il contributo di Ministero Beni e Attività Culturali, Regione Toscana, Provincia di Pisa, Comune di Cascina (PI), Comune di San Giuliano Terme (PI), ASL 5 di Pisa

Ho seguito per un anno, con la mia videocamera, il laboratorio teatrale che Sandro Garzella e Fabrizio Cassanelli hanno tenuto con Marco Selmi e Ivano Liberati. Un laboratorio tra teatro e disagio mentale. La videocamera non è stata una semplice testimone, ma spesso si è trovata a far parte del gioco, a provocare azioni e ad essere oggetto di reazioni. Il video che è nato da questa esperienza – “Sintomi” – non vuole spiegare o raccontare l’evoluzione di un lavoro creativo ma piuttosto evocare gli stati d’animo e ri-provocare le riflessioni che continuamente scaturivano da questo incontro di “menti” sulla scena e di fronte alla telecamera. Il montaggio procede per analogie mentali o visive, come una sorta di flusso di coscienza, che collegando parole, impressioni, gesti ed eventi riconfigura significati apparentemente diversi da quelli originali ma comunque sintomatici di quello che è accaduto. Per la telecamera la differenza tra il malato e il sano di mente può non esistere, specialmente se viene utilizzata per quello che veramente è: una rielaboratrice di realtà. Ed è proprio utilizzando questa sua specifica proprietà che ho cercato di evidenziare la ricchezza del rapporto tra persone “diversa-mente creative”. Grazie anche a un contesto di gioco teatrale dove il rispetto della persona va oltre la propria condizione mentale, e dove il gioco della finzione permette veramente di far emergere verità difficilmente esprimibili. Giacomo Verde

ore 21.30
M’ARTE
VOLEVO DIRTI (prima assoluta)
di Sabrina Petyx
con Serena Barone, Ester Cucinotti, Caterina Marcianò, Sabrina Petyx
regia Giuseppe Cutino
Volevo dirti ciò che vive nascosto dietro i nostri occhi, che si annida in quel breve spazio che va dal cuore al cervello, dalla bocca alle mani, dal fegato ai piedi, dentro quella vertigine in cui riconoscere ed incontrare l’ultima immagine che sia possibile sopportare di sé.
L’uomo si ciba della sua vendetta.
La vendetta è una fame che non si sazia mai. Vorace come un intero branco, ronza dentro le vene come uno sciame.
È la passione la femmina più vorace del branco, una fiera pronta ad uccidere prima di essere tradita. Una mantide capace di svelarsi in segreto, di tessere trame dentro cui nuove prede cadranno vinte sotto un peso eterno come la colpa.
La passione, come la madre di ogni fede. La fede, come una passione che non si vergogna di sé, bisbiglia nelle orecchie formule di veleni letali, esplode nelle viscere di un nemico che si da alla fuga armata delle ragioni dei giusti, trovando quiete nel sangue che altro sangue vorrà vendicare.
Piatto da mangiare freddo, ricompensa da saper attendere.
L’attesa, aspetterà, come un incantesimo in cui poter morire.
Ma, chi sopravvive, nell’attesa, che fa?
Attende.
Irene, Agata, Tina e Lucia. Attendono.
Sedute su una sedia, davanti ad una pentola, dietro ad una porta, sotto una finestra, dentro un ascensore, nello spazio fra un piano e l’altro, imprigionate dentro una improbabile voliera capace di far convivere specie strane, in balia di una giostra senza giostraio, protette dal silenzio ovattato dei salotti buoni, con le coscienze intonse e immacolate come i divani coperti dal cellofan per non farli usurare.
Irene, Agata, Tina e Lucia, iridescenti uccelli del paradiso, piante carnivore e vittime sacrificali, chiuse fra le pareti di un orrore da consumare, da espiare, da trattare con cura, da far cuocere a fuoco lento, immerse fra

parole vuote da ruminare in segreto. Parole sfuggite al desiderio di un cuore senza più colore, un cuore essiccato come un pugno di sale, che si corrode, che brucia e che scuote la testa sussurrando: peccato!

ore 22.45
Compagnia Enzo Moscato
COMPLEANNO
testo, ideazione scenica e regia Enzo Moscato
con Enzo Moscato
voce su chitarra Salvio Moscato
Dedicato alla memoria di Annibale Ruccello, giovane drammaturgo tragicamente scomparso nel 1986, il testo sviluppa il doppio tema incrociato dell’ assenza e del delirio, intesi entrambi come produzioni fantasmatiche fatte di parole, suoni, visioni, gesti, e mirati a colmare il vuoto, l’ inanità dell’ esistenza. O del teatro. Una specie di esercizio quotidiano del dolore, del controllo e di elaborazione della pulsione di morte, senza assumerne, però le condotte autodistruttive, ma sorridendone, talvolta godendone come una festa, un ciclico ricorrere di affinità elettive, di sconvolti, teneri ricordi.
“Uno spazio alquanto disadorno eppur pomposo. Un tavolo, due sedie, forse tre, non si sa ancora. Sedie poste l’una di fronte all’altra e/o d’accanto. Comunque, nella posa di un intimo, forsennato colloquio. Il tavolo invece sembra essere in attesa di un holiday tra amici o un birthday-meeting tra comari cinguettanti. Sulla tovaglia, in numero contato, rose rosse finte con bottiglia di modesto spumante già stappato e una coppa di metallo ordinariamente opaco. Nei pressi della coppa, ma in un angoletto, sfiorato appena dalla luce, dardeggiano diademi di stagnola, orecchini spaiati,rossetti inaciditi.E poi, da qualche parte, in fantasmatica parata, incedonoInes, Bolero,Spinoza, i sorci, le matte, le gatte Rusinella,i mutanti, i maniaci, gli innesti, le ibride bebées-eprouvette, pirati, priori, scrittori,inquisitori, playbackiste, alligatori, razziatori di pistole, pronte ad essere suonate come sax una volta scartocciate da corbeilles d’intricate narrazioni. Materiale infiammabile, e si vede, proveniente da galassie papiriche-tufacee, rigorosamente made in Naples ovvero Babbilonia.”

ore 24.00
TEATRO SOTTERRANEO
produzione LA CITTA’ DEL TEATRO
100° C: COSE DI ANDERSEN
creazione collettiva di Teatro Sotterraneo
con sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri

Una voce misteriosa presenta quattro personaggi dell’immaginario anderseniano. Scarpette Rosse, Sirenetta, Soldatino di Stagno e Brutto Anatroccolo vivono un naufragio raccontato per onomatopee e suoni, costellato di piccole cattiverie reciproche e prove da superare. Gli attori gestiscono direttamente dalla scena giochi tecnici di luci e musiche, sfidandosi fra capitomboli, litigi e corse da cartoon.
Ai bambini si offre un’ironica demolizione del tipico spettacolo per l’infanzia e una rielaborazione divertita dei più controversi temi anderseniani: la morte, vista ora con cinismo ora con spiritualità, la violenza spesso infantile e gratuita, il fallimento e il riscatto, la solitudine dei personaggi e il loro incontro, quasi sempre problematico o conflittuale.
Così come Andersen non rinchiude la propria fantasia entro i limiti della logica e della bontà, 100°C offre al piccolo spettatore la situazione tragicomica di alcuni personaggi celebri abbandonati in un posto inospitale e portati a usare soprattutto “le cattive”, inventando il da farsi in ogni istante, a seconda dei rapporti di forza e degli obiettivi.
Teatro Sotterraneo ha lavorato anzitutto sui testi di Andersen indagando l’uso che l’immaginario collettivo ha fatto dei sui suoi personaggi, cercando di attualizzare questi ultimi e di restituire loro il carattere alogico e poco rassicurante delle origini. A questo si aggiunge uno studio sulla biografia dello scrittore svolto in modo tutt’altro che celebrativo, anzi pronto a immagazzinare stranezze, patologie e difetti del fiabista danese.
Cose di Andersen, appartenute alla sua penna o alla sua persona, che portano ad ebollizione un sistema narrativo un po’ folle e disincantato che mette in dubbio la somiglianza fra il mondo e il racconto che se ne fa. Il bambino osserva tutto questo sapendo, forse meglio di un adulto, che la logica molto spesso non basta.

VENERDI 9 GIUGNO LA CITTA’ DEL TEATRO

ore 17.00
Anna Barsotti e Gabriele Rizza presentano il volume
COMICITA’ NEGLI ANNI 70- PERCORSI ECCENTRICI DI UNA METAMORFOSI FRA TEATRO E MEDIA
edizioni ETS
a cura di Eva Marinai, Sara poeta, Igor Vazzaz

Il volume, caratterizzato dall’intersezione, raccoglie contributi critici su campi diversi (teatro, letteratura, cinema, Tv) nella prospettiva delle varietà del comico che il mondo dello spettacolo offre, in Italia, dalla fine degli anni Sessanta all’inizio degli Ottanta. Panorama artistico improntato, di per sé da un clima storico-culturale mobile e rischioso: fra contestazione ed anni di piombo, autunno caldo e strategia della tensione, riforme e crisi del sistema.
L’indagine si apre alla riflessione teorica, anche allo scopo di rintracciare le linee d’una tradizione italiana della comicità (Petrolini, Totò) nella storia del teatro occidentale del Novecento. Ma nel periodo focalizzato emergono andamenti “eccentrici” di attori-autori o registi (Fo, de Berardinis, Valeri, Gassman, Villaggio, Moscato, Benigni, Moretti…) che concorrono ad una “metamorfosi” del comico sospeso fra teatro e nuovi media.
Trasmigrazioni e contaminazioni fra generi e spazi performativi, percorsi paralleli o incrociati individuano, alla fine, una figura di attore-creatore funambolo fra “cuore” (Artaud) e “ragione” (Brecht), nelle declinazioni del riso che esprime: vero e folle, ribelle o oscuro, riso-pianto, amaro o umoristico; attore incline al solismo, che procede per accumulazioni o montaggi di scene, frammentazioni del corpo e della parola – tic, gesti spostati, gerghi e dialetti reinventati, grammelot o abissi di silenzio, sghignazzate o “voci soppresse” – nel tentativo estremo di contrastare, con l’arte della visione e della memoria, l’aggressione della falsa realtà, della “società dello spettacolo”.
Scritti di: Franca Angelini, Francesco Orlando, Claudio Meldolesi, Anna Barsotti, Paolo Puppa, Melanie Gliozzi, Paolo Bosisio, Eva Marinai, Luca Curti, Concetta D’Angeli, Pier Marco De Santi, Enrico Giacovelli, Igor Vazzaz, Maurizio Ambrosini, Elena Gremigni, Maria Ines Aliverti.

ore 18.00 presentazione del progetto multimediale
XLAB
LA FATTORIA DEGLI ANORMALI
Progetto crossmediale a cura di Xlab-Digital Factory
L’installazione sarà visibile per tutta la durata del festival dalle 17 alle 24

Il progetto si articola in quattro produzioni artistiche incrociate tra loro: Fumetto, Video digitale con animazioni 3D, Piattaforma informativa e creativa e web, Spettacolo tecnologico.
Il lavoro multimediale avanza per step successivi attraverso laboratori pubblici di creazione.
Il soggetto e i testi sono di Andrea Balzola liberamente ispirati a La fattoria degli animali di G.Orwell; l’idea da cui nasce la produzione è la risposta alla domanda: qual è la fattoria degli animali del prossimo futuro nella quale Orwell avrebbe ambientato oggi il suo romanzo? La risposta è: una grande azienda biotecnologica multinazionale che sperimenta e produce ogm, vegetali e animali (e perché no, umani) proprietaria di un network televisivo e di un portale web: la Genetical Animal Farm. La rivolta degli animali in questo caso è motivata e aggiornata dai più recenti e sofisticati abusi che il genere umano infligge al mondo animale. I leader della rivolta sono i più “evoluti animali transgenici” e in particolare i maiali che , geneticamente dotati di organi umani per i trapianti, sono i più prossimi all’intelligenza e alla psico-fisiologia umana.

Fumetto: Sceneggiatura di Andrea Balzola in collaborazione con Riccardo Pesce
Disegni di Onofrio Catacchio.
Video: Sceneggiatura e regia Andrea Balzola, grafica 3D e animazioni Andrea Brogi, sound design Mauro Lupone, postproduzione video Pierpaolo Magnani, direzione progettuale e coordinamento Anna Maria Monteverdi, interprete protagonista Emanuela Villagrossi
con la partecipazione di Paolo Giommarelli, Andrea Omezzolli e Chiara Pistoia
voci off Roberto Latini e Giovanni Guerrieri
inserti video a cura di Andrea Croci e Greta Sorana

ore 19.30
LORENZO GLEIJESES
in collaborazione con il “PROGETTO GIOVANI DEL TEATRO STABILE DELLA CALABRIA”
Dimostrazione di lavoro

Un viaggio ha bisogno necessariamente di tappe, momenti in cui fare il punto della situazione, verificare la rotta e la direzione del proprio cammino; la dimostrazione di lavoro che si propone ha al centro la stessa esigenza, fermarsi un momento per mettere a confronto il proprio lavoro con il punto di vista di un pubblico, ragionare non solo sui materiali a cui si sta lavorando, ma anche sulle modalità, sul “come” li si lavora e li si mette in scena. In questo senso la dimostrazione proposta da Lorenzo Gleijeses rappresenta anche una nuova fase del suo percorso attoriale che lo ha portato, figlio d’arte e di una forma di teatro tradizionale, a confrontarsi con la lezione di alcuni grandi maestri, grazie all’attività didattica del Teatro Stabile di Calabria, quali Lindsay Kemp, Nekrosius, Karpov, spingendolo a cercare di elaborare un proprio percorso eclettico e sincretico. L’incontro con l’Odin Teatret ha rappresentato la fase successiva, fondamentale nella creazione di un metodo di lavoro personale che tende ad appropriarsi di esperienze anche molto lontane tra di loro per rielaborale in un approccio congeniale a se stessi e in una forma di training personale. Dalla lezione di Eugenio Barba e di Augusto Omolù e sotto la direzione di Julia Varley è nato quindi Il figlio di Gertrude, primo frutto di questi tentativi: una solo performance che spazia dalla rivisitazione delle danze religiose brasiliane, gli orixà, alla vitalità del dialetto napoletano rileggendo e reinterpretando la figura di Amleto. Dagli incontri e dagli stimoli ottenuti da questo lavoro sta nascendo un nuovo progetto, che tenta di fare della varietà e della molteplicità degli approcci non più solo un aspetto della propria formazione, ma la cifra stilistica di un gruppo che riunisce artisti di provenienze geografiche diverse e dalle competenze molto eterogenee: danzatori, musicisti e attori che si incontrano cercando, attraverso la messa in gioco delle proprie competenze, di moltiplicare i modi e le forme del fare teatro.

La dimostrazione di lavoro proposta da Lorenzo Gleijeses rappresenta un momento di riflessione nel suo percorso formativo che lo ha portato, figlio di una forma di teatro tradizionale, ad elaborare un proprio originale approccio grazie alla lezione di maestri come Kemp, Nekrosius e Karpov e al fondamentale incontro con l’Odin Teatret. Momenti della solo performance Il figlio di Gertrude, per la regia di Julia Varley, saranno seguiti da frammenti di un nuovo progetto: la creazione di un gruppo di lavoro formato da attori diversi per provenienze artistiche e competenze che mettono in gioco e fanno reagire forme e modi diversi di fare teatro.

ore 21.30
REM & CAP PROPOSTE
ME & ME
scritto e diretto da Claudio Remondi e Riccardo Caporossi
con Claudio Remondi, Riccardo Caporossi, Davide Svignano

Una individualità sdoppiata in due persone, opposte e complementari.
Questi due signori si trovano a compiere un’azione che li costringe a reciproco confronto, accendendosi tra i due non pochi diverbi.
La ragione di questo contrasto è nella loro natura.
Uno parla facilmente, l’altro è taciturno.
Il signore in nero, indomito e confusamente ciarliero.
Il signore in bianco più surreale e pragmatico nella definizione dei suoi pensieri.
Uno di fronte all’altro riflettono, ciascuno a suo modo, con ironia sull’uomo e sugli aspetti delle sue condizioni mentali.
Un terzo personaggio vestito da postino irrompe nel consesso portando una lettera disputata tra i due e non letta.
Presenza di giovane che rivolgendosi loro con un elenco di frasi interrogative solleva dubbi e critiche.

ore 22.45
Giallomare Minimal Teatro
L’OMBRA DELLA TORRE
di Francesco Niccolini e Renzo Boldrini
con Marco Natalucci
operatori multimediali Roberto Bonfanti, Ines Cattabriga
regia Renzo Boldrini

“L’ombra della torre” è un racconto cum figuris, che attraversa una grande linea d’ombra che minacciosa percorre la nostra storia, una maledizione che sembra rendere, ai nostri occhi, “naturale”, preventivo ed intelligente, uno strumento come la guerra. E’ una favola per adulti che non garantisce il lieto fine.
“L’ombra della torre” si ispira alla concretezza della speranza, del desiderio di riuscire a ricordare e scoprire altri modi di proseguire il nostro cammino individuale e collettivo. Durante il percorso di preparazione dello studio costantemente ci è venuto in soccorso il formidabile verso “ci son più cose in cielo ed in terra, Orazio, di quante non ne sogni la tua filosofia…” Tesi avvalorata in questo nostro piccolo spettacolo da ciò che legittimamente allo spettatore, fra citazioni bibliche e accenni storiografici, sembrerà la parte più “fantastica” ma che in realtà è ispirata a una notizia riportata da “La Repubblica” di domenica 28 Agosto 2005. Un reportage su una zona dell’Africa del Sud, dove la terra è resa improduttiva da siccità e altre caratteristiche morfologiche – climatiche, e resa fertile da una dinastia di Regine della Pioggia che, tramite un loro magico segreto, hanno prodotto per un lungo tempo un concreto e puntuale effetto di stravolgimento del clima. Risultato non facilmente spiegabile da un punto di vista strettamente scientifico, ma che si è scientificamente interrotto, dopo aver persistito per decine di anni, con la scomparsa dell’ultima Regina. Un miracolo? Il desiderio, la speranza, la memoria, l’ascolto, il dialogo, il lavoro per costruire e non per accumulare, sembrano oggi un miracolo. Un miracolo sempre più necessario.

ore 24.00
Compagnia Katzenmacher
IL SOLE DEL BRIGANTE
regia Alfonso Santagata
di Alfonso Santagata
luci e musiche Tommaso Checcucci
con Compagnia Katzenmacher
video Luca Privitera
I confini tra Basilicata, Campania e Puglia hanno rappresentato per i briganti un triangolo di facile sconfinamento per agguati, fughe e rifugi. Dopo anni di raccolta di materiali sul brigantaggio, il percorso artistico di Alfonso Santagata si rivolge alle tentazioni di questo mondo per cogliere qualcosa che gli appartiene. Crudeltà e poesia nata dalla trasfigurazione della memoria.
Negli anni 1860-1861 con la caduta del regno dei Borboni e l’imporsi dei Piemontesi in tutto il sud d’Italia, si è creata in questi territori una situazione politica debole che ha favorito il fenomeno del brigantaggio di massa. In questa società contadina, che viveva siccità, guerre, tracollo del sistema amministrativo, uomini di azione a volte con doti militari acute si univano non per ideologie politiche rivoluzionarie, ma per vivere una vita individualmente libera che non sottostava al controllo dei nuovi arrivati al potere. I Briganti erano delle bande armate formate da contadini, pastori e militari allo sbando, esausti dalla miseria che la situazione politica aveva creato con tasse ingenti e ingannati dalle promesse di terre mai ricevute.
Le storie dei briganti si tramandavano oralmente, poiché la collettività che li sosteneva, contadini e pastori, era analfabeta. La memoria orale dura a volte dieci, dodici generazioni, in questo modo molte storie sono arrivate fino a noi.

SABATO 10 GIUGNO LA CITTA’ DEL TEATRO

ore 17.00 incontro con
OLIVIERO PONTE DI PINO e PAOLO RUFFINI
NUOVO TEATRO – NUOVA CRITICA
Da sempre il teatro si impegna a reinventasi linguaggi, spazi, funzioni. Chi ne scrive deve trovare nuovi sguardi, forme, luoghi – insomma, una diversa sintonia con “il teatro che si fa”. Come si è modificato in questi anni il confine tra la scena e chi la guarda (e ne scrive)?

ore 18.00
ALTRI SGUARDI Materiali di riflessione su video e disagio
a cura di SANDRA LISCHI
I diversi modi di rappresentazione del disagio in video, dalla documentazione di laboratori teatrali alla messa in scena, dalla testimonianza dei singoli alla costruzione di un’architettura narrativa. Elementi per una riflessione sui linguaggi fra video, teatro e disagio a partire da estratti dalla produzione audiovisiva recente, sia di esordienti che di autori affermati.

ore 18.30 seminario
TRA NARRAZIONE E STORIA: LA MEMORIA TRADITA
con FRANCESCO NICCOLINI

Dal Vajont a Porto Marghera, dal Mahabharata ai Papalagi, dai Partigiani alla Via Crucis, dalla Torre di Babele a Roncisvalle: da dieci anni Francesco Niccolini dedica una parte importante del proprio lavoro in teatro a raccontare la storia e la memoria. I modi sono i più diversi e, ovviamente, sono legati ai diversi autori e registi per i quali questi racconti sono nati. Ma quale è il percorso che porta alla costruzione di questi spettacoli? Quale è il rapporto con la storia, con la verità e, soprattutto, con l’invenzione? Come si mischiano le esigenze dell’onestà della ricostruzione con la costruzione dell’arte?

ore 21.30
COMPAGNIA ENZO MOSCATO
CO’STELL’AZIONI
( S-concerto enfatico per le saline degli sconfinamenti)
con Enzo Moscato
e con la partecipazione di Giuseppe Affinito junior
testo, ideazione scenica e regia ENZO MOSCATO
realizzazione costumi TRAMONTANO ARTE
musiche Donamos

Già messo in scena – in versione recitativa plurale – dallo stesso autore, tra Natale/Capodanno dell’anno 1995/’96 ( anche allora ispirato dall’installazione in Piazza Plebiscito, a Napoli, dell’incantata, bianca montagna di Mimmo Paladino ),
“ CO’STELL’AZIONI” – liberamente tradotta dall’opera poetica dell’irregolare Jean Cocteau, coll’apporto di un esperantico idioma italo-napoletano, diaccio e al contempo infuocato, passionale, minaccioso – narra, o de-narra, del difficile rapporto tra vivi e morti, parola e sua negazione, libertà e prigionia, come pure della necessità di scavalcarlo.
Tracciando così in scena un percorso, accidentato ed ellittico, tra coppie espressive di opposti: anarchia e rigore, senso e non-senso, dis-ordine e appello disperato al suo contrario.
Per la conquista, forse, o la sua illusione, di uno sguardo autentico all’anima.
Non imperscrutabile ed oscura cosa in sé, ma semmai punto d’inter–sezione, immanente quanto vera relazione, tra l’interno e l’esterno di noi stessi.

ore 22.45
ADARTE
CARNE
di Alice Guadagni, Andrea Omezzolli, Chiara Pistoia
con Andrea Omezzolli e Chiara Pistoia
drammaturgia della scena Alice Guadagni
una produzione Compagnia Adarte, Compagnia del Teatro Lux, Regione Toscana
con il sostegno di Cantieri Majazè – Catania

Un viaggio attraverso le possibilità del corpo. La fatica del restare aggrappati, del credere, del procedere stanchi e ostinati. Lo slancio gratuito che si oppone alla forza di gravità per un unico appello: il pudore della nostra resa.
Carne
è uno spettacolo di teatro danza che nasce dalla collaborazione tra Andrea Omezzolli e Chiara Pistoia, danzatori e coreografi, e Alice Guadagni regista e drammaturga. Una creazione a tre mani che ha visto incontrarsi e scontrarsi linguaggi e canoni diversi. La scrittura fisica e la partitura della scena sono frutto di un lungo lavoro d’improvvisazione che è andato sedimentandosi, nelle d

La_Città_del_Teatro

2006-05-24T00:00:00

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