Miti e street-tv

L'editoriale

Pubblicato il 29/10/2013 / di / ateatro n. 050 / 0 commenti /
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Della potenza del mito qualcosa è andato irrimediabilmente perduto, e qualcosa continua invece a vivere e attrarci. In teatro la questione sembra non perdere mai la sua attualità, riproposta sia negli spettacoli sia dalla riflessione degli studiosi, rilanciata sia sul versante della pratica sia su quello della filologia.
Così abbiamo deciso di dedicare il numero 50 di ateatro a una prima riflessione sul mito. E’ un percorso frammentario, che parte dalle origini del teatro (nell’acuto affondo di Fernando Mastropasqua sulla maschera) per arrivare quasi immediatamente ad alcuni spettacoli che circolano in questi mesi: le tre narrazioni dedicate rispettivamente al Che da Michela Marelli e dall’ATIR, la partita di calcio Italia Brasile raccontata Davide Enia e la fabbrica vissuta da Ascanio Celestini, e poi il Promeoteo incatenato nella messinscena di Luca Ronconi e l’Iliade reinventata dal Teatrino Clandestino).
Come al solito, più che dare risposte i testi che abbiamo raccolto pongono domande, e restano aperti a nuove riflessioni, contributi, approfondimenti.

In questo ateatro 50 c’è anche (molto) altro. Per cominciare un ricchissimo tnm (curato al solito Anna Maria “Little Sister” Monteverdi), con la riflessione sul (deludente) XXX, il videopornoteatro della Fura dels Baus a firma di Giacomo Verde e la recensione del nuovo saggio sulla videoarte di Simonetta Cargioli by amm.

Soprattutto, in tnm c’è un approfondimento (sempre a cura di Anna Maria Monteverdi) sul progetto di una delle nuove telestreet, le piccole televisioni indipendenti che stanno nascendo (finalmente) anche in Italia (tutte le info sul sito telestreet.it). Al di là dell’interesse politico e sociologico, le tv autogestite di quartiere sono un fenomeno affascinante anche dal punto di vista estetico. Uno dei punti fermi di ateatro e in particolare di tnm è la riflessione sul rapporto tra le nuove tecnologie (e in generale i mezzi e le condizioni di produzione) e la pratica artistica; sul versante dell’intreccio tra le nuove tecnologie del video e il teatro, in ateatro 47 abbiamo già dato spazio ai Surveillance Camera Players (gli attori che recitano per le telecamere di sorveglianza, la risposta politica al Grande Fratello) e torneremo su questa e su altre esperienze del genere.
L’argomento è interessante anche per altri motivi più banalmente pragmatici: per un festival teatrale, impiantare una telestreet che trasmette per tutta la durata della rassegna potrebbe essere un suggerimento interessante – anche per sperimentare nella pratica un rapporto diverso tra i differenti media. Per vedere se, al di là delle ricorrenti lamentele sulla ghettizzazione del teatro sui mezzi di comunicazione di massa (ce n’è una traccia nel forum sul Teatro di guerra), non è possibile inventare qualcosa di diverso – e qualcosa di diverso dalle banalità della Fura.

In questo numero trovate pure una ghiotta anticipazione: 12 polaroid 12 sul nuovo spettacolo del Teatro dell’Elfo, Some Explicit Polaroids, il nuovo testo di Mark Ravenhill che debutterà a giugno nella messinscena di Elio De Capitani.

Non c’entra nulla, ma in questo ateatro 50, a commento delle celebrazioni che hanno accompagnato la morte di Alberto Sordi, ci trovate anche un piccolo promemoria sul dibattito che si era scatenato una decina d’anni fa intorno alla sua figura.

Infine, una novità che riguarda la struttura stessa della webzine: con questo numero, abbiamo pensato di inserire una serie di recensioni. Partiamo con un piccolo esperimento, per verificare se un formato di questo genere (tra le 3500 e le 5000 battute di testo, più scheda più eventuali immagini) può funzionare anche sul web. Insomma, aspettiamo reazioni e magari proposte di collaborazione.

Per finire, un invito: la locandina di “ateatro” sta iniziando a funzionare in maniera accettabile (ci pare), con centinaia di spettacoli schedati e ricercabili per titolo e città. A questo punto basta che segnaliate gli spettacoli che vi stanno a cuore: è un’operazione semplice e immediata, che rende la scheda immediatamente visibile sul sito. Insomma, per teatri e compagnie pubblicità gratuita, per gli spettatori informazioni e notizie da trovare e scambiare (e magari la possibilità di ritrovare in tournée, non troppo lontano da casa, uno spettacolo interessantissimo che però ci era sfuggito…)

Redazione_ateatro

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Tag: telestreet (5)


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