Scene di caccia in bassa padana

Alla comunità teatrale e a tutti gli amici della Corte Ospitale

Pubblicato il 29/10/2013 / di / ateatro n. 097 / 0 commenti /
Share

Da pochi giorni i fondatori e la direzione del centro La Corte Ospitale sono stati azzerati, Anna Pozzi prima e poco tempo dopo il sottoscritto sono stati estromessi dal nuovo CDA, operazione costruita in mesi di lavoro sotterraneo, per dar vita a una vera e propria vendetta politica di basso profilo, che tutti denunciano, ma nessuno ha il coraggio di far emergere pubblicamente; tranne dalla base alcune raccolte di firme in favore di Anna Pozzi e altri timidi segni di protesta, ma tutto il resto è assoluto silenzio.
Il primo sentimento è di grande amarezza, di chi ha speso quasi 17 anni di vita per costruire un progetto culturale amato e rispettato da tanti artisti, uomini di cultura, da pubblico affezionato, da giovani. Poi subentra la rabbia per l’arroganza di questi politici, e per il sopruso dei potenti, che ciechi, ignoranti, privilegiano dinamiche che nulla hanno a che fare con l’arte e la cultura, incapaci di comprendere il loro privilegio a partecipare ad un progetto di ampio respiro artistico, morale e culturale. Di fatto non possono parlare d’alternanza alla direzione, bensì di un vero e proprio scippo. Questo progetto è stato rubato dalle mani di chi lo ha costruito, ad opera non della destra o del ministero che taglia i finanziamenti, bensì di un’amministrazione di sinistra che non si rende conto della gravità di certe decisioni e di che cosa queste provocano.
La Corte Ospitale è stata ideata costruita e alimentata dalle persone che l’hanno fondata, di fatto è divenuta un modello nel teatro italiano, ha compiuto passi in assoluta autonomia e in silenzio, verso una modalità moderna e innovativa, parole queste non del sottoscritto ma della comunità europea e di molti osservatori che hanno riconosciuto nel tempo l’operato, attribuendo premi e riconoscimenti.
Come è possibile che sia potuta accadere una vergogna simile? Come è possibile che nessuno possa impedire questo, che nessuno possa denunciare a gran voce quanto è accaduto?
Si è parlato di “rinnovamento” con nomi illustri e amici di nomi illustri che dovranno creare l’alternanza, ma la Corte Ospitale non è un istituzione codificata che va avanti con qualunque capo macchina, è, e questo è il suo pregio, vincolata ad una progettualità e a un rapporto con il territorio cresciuto e sviluppato con la crescita del centro. Gli stessi progetti si sono potuti realizzare grazie ad un’architettura che teneva conto di tutti gli elementi che li costituiva dando vita ad una forma a scatole cinesi le cui parti si autosostenevano. Chi verrà dopo non potrà far altro che condurre e provocare la morte definitiva, forse potrà creare un nuovo progetto ma sulle ceneri del nostro.
Tagliare la testa progettuale a questa esperienza significa far rientrare la cultura nella vecchia e logora logica di potere, significa non governare ma voler a tutti i costi esercitare il potere, e imbavagliare e immobilizzare progetti, insomma la solita storia di sempre.
Personalmente ho sempre creduto alla forza delle idee, e anche in questo caso credo che la Corte Ospitale sia stato un luogo di incontro, di creazione e di fermenti culturali. Non basta un bell’edificio a garantire un progetto di ampio respiro, occorre una progettualità vera, capace di esprimere un pensiero etico, estetico, morale, non basta mettere assieme una stagione o tre titoli di spettacoli, ma bisogna lavorare nella cultura del presente, con il territorio, far scaturire nuove energie, nuove forme di aggregazione, lavorare per un teatro necessario che sappia dialogare con il disagio, con i giovani, con gli anziani; un teatro che non sia un passatempo per esteti o benpensanti, o in cerca di un surrogato televisivo, ma un teatro che esprima una necessità, per ritrovarsi, per riflettere sul mondo e sugli eventi del nostro tempo, per offrire un’identità ai giovani, un mandato di solidarietà che dovrebbe essere un grande privilegio e motivo d’orgoglio per una qualunque amministrazione e maggior ragione per quelle che si identificano nella sinistra.
Per quanto mi riguarda non sto cercando di ottenere nulla, non è mia intenzione forzare per un rimpasto, voglio solamente denunciare, far sapere a tutti ciò che è accaduto ad un progetto culturale amato e apprezzato, ed esprimere la vergogna e il disappunto per l’arroganza.
Sono personalmente convinto che tutto ciò possa rinascere altrove, così com’è nato e cresciuto un progetto importante in un luogo sfavorevole; senza strutture culturali alle spalle, senza tradizioni, in una corte di campagna, in provincia, questo perlomeno è il mio mandato. I politici che hanno ereditato come dono il risultato di questo lavoro, dovrebbero ringraziare e riconoscere il valore dei risultati ottenuti. Non un arrivederci e grazie sbattendo la porta in faccia, e nel fronte dell’edificio per onestà intellettuale ci dovrebbe essere una lapide con scritto “Questo edificio, luogo di cultura e di studio e di meditazione, è stato ri-costruito grazie alla visione lungimirante e alle capacità di Anna Pozzi, un amministratore illuminato che tanto ha fatto per la cultura e l’arte”.
Voglio espressamente usare le parole che Leo De Berardinis ha scritto a Guazzaloca sindaco di Bologna in occasione di un analogo contenzioso:
“Non ho nulla da perdere perché il talento non si perde. Potrò perdere una piccola sala, che comunque mi è molto utile, ma chi perde qualcosa, veramente, è la città di Bologna e il teatro in Italia”.
“Un teatro che provoca la nascita di nuove idee”, che oltre a sperimentare forme e tecniche produce
esperienza collettiva, dialogo, un teatro così non è un lusso ma una necessità primaria, come la scuola, la sanità, la solidarietà, è come compito che una democrazia deve assumersi come stato sociale”.
“…una nuova sinistra e una nuova destra si accordino su alcuni principi fondamentali” (uno è “la libertà d’espressione, l’autonomia culturale e artistica, la non dipendenza da apparati di partito”), altrimenti non ci sarà alternanza democratica” ma “diverse clientele ed interessi personali”
“Com’è possibile pensare”, continua Leo, “che una vocazione artistica e culturale autentica possa dipendere dai cambiamenti amministrativi locali, regionali, nazionali?”… “allora non si parla di cultura ma di apparati deviati”. Chi li accetta, “a destra o a sinistra, non è un artista ma un affarista, che ha soltanto la rima del poeta, e non la poesia. E chi li propone non governa una politica culturale, desidera semplicemente occupare centri di potere”.

Ciò che mi preoccupa particolarmente è il senso che in questo momento assume la vicenda della Corte Ospitale. Oggi la sinistra esulta per un suo possibile ritorno al governo, ci si interroga sui valori e modelli culturali che questa sinistra saprà e vorrà imprimere alla società.
Quanto è accaduto alla Corte Ospitale è una vergogna che non dovrebbe ripetersi, ma che purtroppo si ripeterà ancora e poi ancora, e ci obbliga ad una profonda riflessione, e un brivido corre lungo la schiena e ci fa interrogare: “Sarà questa la nuova vague della sinistra che è alle porte?

Chiedo a voi amici, artisti, intellettuali e a tutti coloro che hanno abitato in questi anni con i loro progetti la Corte Ospitale, ma anche al pubblico o alle persone che hanno solo simpatia per questa utopia “un luogo per la cultura” che facciano sentire la voce, che protestino contro questa arroganza, questa vecchia logica di spartizione e che soprattutto aprano una discussione sulla cultura prima del prossimo mandato politico.

Per invio di un e-mail: francobrambilla52@libero.it


Voglio ringraziare tutte le persone che hanno partecipato ai progetti in questi anni e ricordare che senza il loro contributo non saremmo mai riusciti a far divenire La Corte Ospitale un luogo di arte e di cultura, a costoro voglio anche dire di reagire alla logica che ho cercato di denunciare con questa lettera:

Eduardo Sanguinati, Alfredo Giuliani, Nanni Balestrini, Alejandro Jodorowcky, Bruno Tognolini, Marco Paolini, Jon Giorno, Giuliano Scabia, Giulio Mozzi, Aldo Busi, Paolo Fabbri, Paolo Puppa, Lele Luzzati, Josef Svoboda, Milena Onzikcova Marcel.Lì Antunez, Jaques Lecoq, Maureen Fleming, Juri Alschitz, Leo De Berardinis, Ascanio Celestini, Laura Curino, Petr Tososwki, David Parker, Antonio Costa, Francesco Marsciani, Ruggero Pierantoni, Fernando Mastropasqua, Giordano Montecchi, Marco Manchisi, Enrico Casagrande, Daniela Nicolò, Giorgio Celli, Mario Martone, Luigi Cinque, Achille Bonito Oliva, Valeria Ottolenghi, Franco Quadri, Francesco Capitta, Carlo Infante, Claudio Meldolesi, Massimo De Marinis, Marino Massimo, Dada Morelli, Roberto Tessari, Claudio Remondi, Riccardo Caporossi, Michele Abbondanza, Emanuela Kusterman, Antonella Bertoni, Cristina Valenti, Gerardo Guccini, Enrico Rava, Rita Marcotulli, Gianni Basso, Paolo Fresu, Raymundo Sesma, Sergei Isaiev, Natascia Isaieva, Nikolaj Karpov, Iscina, Laura Cadelo, Lucilla Giagnoni, Eugenio Allegri, Marco Baliani, Davide Enia, Leonardo Captano, Michele Sambin, Enzo Vetrano, Stefano Randisi, Albert Lepages, Wim Mertens, Bebo Storti, Renato Sarti, Marco Manchisi, Mony Ovadia, Alfredo Lacosegliaz, Ruggero Cara, Roberto Mantovani, Tanino De Rosa, Marinella Manicardi, Danio Manfredini, Ismael Ivo, Avi Kaiser, Sergio Antonino, Ornella Serafini, Simona Gonnella, Stefania Rocca, Olek Minser, Filippo Plancher, Silvano Piccardi, Ottavia Piccolo, Elisabetta Pozzi, Emma Dante, Pippo Delbono, Mimmo Cuticchio, Massimo Castiglioni, Sandro Lombardi, Cristina Verità, Monica Francia, Mirko Felizian, Roberta Biaggiarelli, Paolo Poli, Roberto Anglisani, Luca Scarlini, Alessandra Mantovani, Roberto Chiesi, Francesco Maria Feltri, Lorenzo Bertucelli, Luca Ricci, Claudio araldi, Anna Maria Ori, Raymon Dassi, Caterina Benelli, Mariarosa Masoero, Marco Antonio Bazzocchi, Virgilio Ilari, Giovanni Maria Bellu, Silvia Bragagni, Giancarlo Caselli, Giulia Bondi, Fabrizio Loreto, Daniela Brighigni, Federica Sossi, Federico Di Trocchio, Piercesare Bori, Sonia Masini, Francesco Battistini, Sergio Paba, Pierangelo Isernia, Stefano Munarin, Loredana Giudici, Giordano Montecchi, Piero Pierotti, Waclaw e Leslaw Janicki, Ludmilla Ryba, Tom Jonson, Giorgio Marini, Esther Ferrer, Laura Cadelo, Roberto Tessari,

Le compagnie

Teatro Giocovita, Mediaetas, La Piccionaia, Teatrino di Leo, Css Teatro stabile del Friuli Venezia Giulia, La Biennale di Venezia, Compagnia Iscina, Teatro della Tosse, Teatro delle Briciole, Teatro dell’Archivolto, Motus, I magazzini, Aterballetto, Teatre de la Mezanine, Kismet, Cantieri teatrali Koreja, La Contrada, Teatro dell’Angolo, Teatro Settimo, Scuola Paolo Grassi, Accademia Silvio d’Amico, Compagnia Lombardi-Tiezzi, Abbondanza Bertoni, Fondazione Teatro Stabile di Torino, Avi Kaiser e Sergio Antonino, Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro della Cooperativa, TPO, Accademia Perduta Romagna Teatri, Giallo Mare Minimal Teatro, Teatro dell’Archivolto, Fabbrica, Santo Rocco e Garrincha, Ruotalibera, Ambaradan, I Burattini dei Menozzi, Fontemaggiore, Teatro Città Murata, Atelier di Teatro Danza, Armamaxa, Rossotiziano, Il baule volante, Envers Teatro, Teatro San Leonardo, Teatro del Drago, I Pupi di Stac, Compagnia Eduardo/Le Nuvole, Teatrino Giullare, Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Compagnia del teatro dell’Argine, Benvenuti srl – Armonia, Teatro Club di Udine, Compagnia Veronica Cruciani, Fattore K di Giorgio Barberio Corsetti

Franco_Brambilla

2006-03-29T00:00:00

Share



Scrivi un commento