Speciale tnm (ma non solo)

L'editoriale

Pubblicato il 29/10/2013 / di / ateatro n. 052 / 0 commenti /
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ateatro continua, se non altro, a resistere, resistere, resistere.
L’archivio cresce, mese dopo mese, aumentano le visite e arrivano numerose le segnalazioni (e gli incoraggiamenti) di chi usa il sito per informazione, studio, ricerca. La locandina sta iniziando a funzionare. I forum sono tra le sezioni più visitate, anche se il dibattito langue. Forse neppure chi frequenta ateatro ha capito davvero che un sito è una realtà interattiva, che inserire informazioni, opinioni, riflessioni, è davvero facile e immediato. Tuttavia la ragione di questa «fredddezza» ci pare più profonda. E’ come se avessimo esaurito le nostre risorse di indignazione, provocazione e progettualità. E’ un segnale preoccupante, anche perché lo scenario circostante non è dei più esaltanti: le programmazioni riducono i rischi al minimo, le rassegne continuano a chiudere, le risorse a diminuire, l’ETI pare ricaduto in tutti i suoi antichi vizi.. Ma le reazioni sono minime (le mobilitazioni dello scorso anni, da Roma a Castiglioncello) paiono aver fatto la fine dei girotondi: fiammate di indignazione e visibilità che non riescono a tradursi in azione e in una politica culturale di ampio respiro.

Ciò nonostante, “ateatro” non si accontenta di resistere: continua anche a rilanciare il suo progetto.
In questo ateatro 52, il merito è soprattutto di Anna Maria Monteverdi, che ha costruito un impressionante speciale dedicato a “teatro e nuovi media”. Come sapete tnm è da sempre una delle sezioni portanti di questa webzine: non potrebbe essere altrimenti, visto il media che usiamo. Quindi trovate materiali sull’argomento in (quasi) tutti i numeri di ateatro, e ci sono già stati diversi speciali tnm (in particolare in ateatro 38 e in ateatro 13, a partire dal dibattito innescato nel numero precedente. Ma ricordiamo anche in ateatro 50 e in ateatro 47 gli articoli sulle street tv e sul webcam theatre.
L’idea di fare un nuovo speciale tnm è nata dal recente moltiplicarsi di iniziative, spettacoli, pubblicazioni (e polemiche..) relativi alle performance tecnologiche. tnm ha selezionato eventi, siti, festival, libri sul mondo dell’interattività e del video, e ha chiesto ad artisti e studiosi recensioni, riflessioni e opinioni sull’intreccio tra il mondo della tecnologa e quello performativo, per cercare di capire quale possa essere la direzione più proficua e interessante per la ricerca e sperimentazione teatrale: non riteniamo che il digital theatre sia un fenomeno passeggero, ma la nuova condizione della scena contemporanea ricca di implicazioni e spunti politici ed etico-estetici.
Come si può notare, in questo speciale gli argomenti vanno oltre e al di là del teatro come ormai tradizione di tnm.
Consideriamo la prospettiva dell’Hacker art e dell’artivism divulgata da Tatiana Bazzichelli un esempio imprescindibile per capire come l’arte, il digitale e la rete possano produrre opere e azioni (oper’azioni) ricche di senso e ad alto gradiente di connettività, un’ipotesi di percorso interessante in vista anche di sperimentazioni di web theatre, così come abbiamo deciso di dare spazio a quelle attività di divulgazione della realtà virtuale che stanno sempre di più entrando di diritto nelle opere, installazioni e performance. Non potevamo iniziare che con Antonio Pizzo, autore di Teatro e mondo digitale. Per chi frequenta il web, Pizzo è conosciuto per un saggio on line Verso l’attore artificiale che puntualizzava storicizzandole le definizioni di attore-macchina alla luce dell’evoluzione tecnica (da Craig ai Futuristi, da Kantor a Rem e Cap) e digitale (Eliza creata nel 1966, primo esempio di «vita artificiale»). In questo libro fa invece il punto delle esperienze di digital performance a livello internazionale, suddividendole in virtual reality theatre e Internet theatre.
Ancora: Virtual art di Oliver Grau, MIT Press. Le edizioni del MIT stanno rendendo accessibile ad un pubblico sempre più vasto, il fenomeno della computer art e della virtual art attraverso pubblicazioni divulgative che offrono uno sguardo storico e precedenti illustri dei vari temi riguardanti il digitale, per esempio quello dell’immersione (le prospettive antiche, le macchine ottiche). Come già emergeva dal volume Multimedia di R. Packer e Ken Jordan (recensito in ateatro 42), l’arte multimediale sta entrando nella storia dell’arte dalla porta principale, quella della tradizione.
Simonetta Cargioli recensisce il libro di Bruno di Marino Interferenze dello sguardo. E’ una antica passione quella di di Marino per il cinema sperimentale e quello underground americano ovvero il pre-video. Con la lettura di opere ormai storiche di registi come Maya Deren, Stan Brakage, Jonas Mekas, Interferenze dello sguardo è un libro da collocare nella nostra biblioteca personale a fianco di Occhio mio Dio di Alfredo Leonardi e Il cinema di Andy Warhol di Adriano Aprà. Forse non tutti sanno che a di Marino si deve la più importante retrospettiva italiana dedicata alla videoarte italiana (e relativo catalogo) in cui una sezione significativa era dedicata proprio al videoteatro (Elettroshock, vent’anni di videoarte). Ancora, Giacomo Verde ci parla dell’attività videodocumentaristica teatrale di Nico Garrone a partire dalle giornate di studio all’Accademia di Macerata per l’insegnamento di Video e teatro; Emanuele Quinz da Parigi ci informa sul progetto di convegno internazionale per l’autunno 2003 a Parigi mentre la sua associazione Anomos (che ha pubblicato l’antologia critica Digital performance) ci concede l’importante saggio di Frank Bauchard Il teatro delle interfacce (traduzione di Erica Magris realizzata appositamente per ateatro); Tatiana Bazzichelli ci parla della sua frenetica attività (e la newsletter da lei creata) sul tema Artivism Hacker art, activism: rimandiamo alla mostra Kairòs, la virtualità dell’arte e la realtà delle immagini a San Benedetto del Tronto dove il 18 maggio verrà inaugurata proprio una sezione speciale AHA. Come spettacolo abbiamo scelto Dg Hamelin.com di Verde-Boldrini ovvero “l’hacker spiegato ai bambini” con una animazione in Flash 6 dello spettacolo. Maia Borelli infine rilancia su ateatro il tema “teatro e virtuale” in un articolo rifiutato da “Prima fila” a quanto pare perché l’autrice non parlava di spectacle vivant. Non è finita, per il prossimo ateatro-tnm abbiamo in preparazioni molti nuovi materiali! Ma anche su questo aspettiamo da voi indicazioni, suggerimenti e consigli. Intanto grazie agli amici che hanno risposto all’appello per lo speciale tnm dall’Italia e dalla Francia. Very very special thanks to Erica Magris e un ringraziamento sincero anche a Pericle Salvini per aver messo a disposizione la sua importante ricerca di tesi su Teatro e tecnologia attualmente inedita (ci auguriamo ancora per poco) discussa presso l’Università di Pisa ed incentrata sulle esperienze di Vr theatre e Internet theatre e relativa saggistica. La sua lettura (e la brillante bibliografia critica selezionata) ci ha suggerito non pochi spunti per questo speciale tnm.

Ma ateatro 52 non è solo tnm: torna anche uno dei tormentoni della webzine, il teatro politico, in concomitanza con il numero che la rivista “hystrio” dedica al tema; e, in occasione della personale del gruppo a Torino, c’è un ingrandimento su Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, una delle compagnie teatrali italiane più coerenti e interessanti. E a tutti bon spectacle (digitale & no)!

Redazione_ateatro

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