Tra new media e teatro

A.D.E. - Festival Inteatro 2004 (Polverigi)

Pubblicato il 29/10/2013 / di / ateatro n. 071 / 0 commenti /
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Quarta edizione per ADE, emanazione digitale del Festival Inteatro e tappa obbligata per gli appassionati di teatro e media che quest’anno prevedeva un workshop teorico di due giorni dedicato all’impatto delle nuove tecnologie nell’ambito sociale ed educativo coordinate da Luca Farulli e Cristina Cilli (quest’ultima ha bene introdotto al tema dell’informatica come linguaggio). Italo Tanoni ha presentato il suo libro Videogiocando s’impara pubblicato per Erickson legato appunto alle forme di apprendimento ludico (l’edutainment) attraverso i videogames didattici e cd rom. Un altro bel libro appena uscito che forse valeva la pena di presentare (anche in confronto o in parallelo a Tanoni) è quello di Giuseppe Callegari, Educablob. Laboratorio della comunicazione audiovisiva con numerose attività pratiche per sviluppare varie abilità: relazionali, narrative, cooperative, di ascolto ecc ecc verso una demistificazione della televisione, inventandosi giochi e introducendo alla grammatica dell’immagine televisiva e del racconto visivo.
A vantaggio proprio degli educatori scolastici Luca Paci (coordinatore di Jesi Centro e project manager di eCartoon) propone un esempio di utilizzo “creativo” dei software, nello specifico quelli per le animazioni, per le classi elementari e addirittura materne; un utilizzo “precoce”, per bambini anche di 3 o 5 anni e i risultati visibili on line dei piccoli lavori di questi pittori digitali o registi digitali in erba sono davvero straordinari.
Presenza catalizzatrice delle due giornate l’artista londinese Rosemary Lee, videomaker e coreografa, che ha presentato alcuni dei suoi site specific works, performance e installazioni video e interattive. Rosemary ha mostrato in foto e in video alcune documentazioni delle sue opere tra cui Remote dancing e Passage e il suo lavoro videoartistico sui bambini/coi bambini Apart from the road realizzato in uno dei quartieri più poveri di Londra, senza strutture di socializzazione per gli abitanti.

Apart from the Road.

La Lee ha messo in questo caso la comunità in erba al centro del processo creativo quale protagonista di un curioso dispositivo audio-video che funge da archivio-amplificatore delle immagini e delle voci. Aprendo i cassetti dei classificatori della biblioteca o cercando tra i libri ci si imbatte nei racconti e nei volti dei bambini. Si tratta, come ha spiegato la Lee, di un’operazione artistica per saldare insieme gruppi appartenenti a comunità linguistiche differenti e per fare avvicinare le persone al loro mondo. Lo strumento tecnologico come un tramite di affettivita’, di relazione, di integrazione. La Lee sottolinea nella sua riflessione ad ADE, l’importanza dell’appropriazione dei mezzi tecnologici da parte della comunità anche come “specchio” riflettente la propria storia, la propria memoria. L’opera non termina significativamente con la produzione di un video monocanale; il ritratto collettivo prende la forma di un evento che ha luogo (e acquista senso) all’interno del contesto che l’ha generato.

Remote dancing.

L’altra installazione è Remote dancing, concepita come un pas-de-deux tra chi guarda e danzatori sullo schermo. In un corridoio e’ collocato uno schermo con immagini di danzatori professionisti e non, di ogni eta’ che si muovono di conseguenza a chi agisce, grazie a dei sensori nello spazio del corridoio: più veloci, più lenti, vicini, lontani, quale effetto dell’avvicinamento, dell’allontanamento del visitatore-performer. Una danza a due virtuale. Il lavoro di Rosemary induce a una bella riflessione sull’impegno dell’artista nella società e al valore aggiunto della tecnologia quando questa diventa un mezzo di scambio reale tra comunità reali.
Ade è anche il concorso annuale legato a progetti e spettacoli digitali. Presentati nell’affollata cornice di Villa Nappi: il tappeto interattivo CCC (Children Cheering Carpet) del Teatro di Piazza e d’Occasione di Davide Venturini, uno straordinario ambiente ludico e “sensibile” avente la forma di un colorato giardino giapponese virtuale attivato da sensori collocati sotto il tappeto, Texterritory dei londinesi Future Physical la cui storia è modificata dal pubblico stesso armato di sms, deludente nella sua banalità ed infine Gotta Dance degli austriaci Bildenwerfen che, grazie a un dispositivo di digitalizzazione in tempo reale dei movimenti dei ballerini, realizzano una doppia coreografia che smonta attraverso zapping, film, musica e consollle a vista la sacralità e la perfezione della danza.

Grande attesa a Inteatro (fuori dalla sezione ADE) per la prima nazionale di Il Consiglio di Famiglia di Nico and The Navigators, gruppo berlinese della giovane ma già famosa regista Nicola Hümpel. In una scenografia essenziale (e trasformabile come un Lego) dal coloro rosso e dorato e in una mescolanza di generi e stili che vanno dalla pantomima al teatro-danza alla slapstick comedy, assistiamo ad un’irriverente saga delle atrocità familiari, uno spaccato impietoso sui tic della famiglia borghese degno del Ken Loach di Family Life ma intriso di maggior leggerezza ed ironia dadaista.

Frigoriferi, tavole apparecchiate, colletti a punta inamidati, cornici porta-foto, docce e rifugi-sottoscale diventano simbolo di questo assurdo quotidiano contenente relazioni esasperate e sempre sul punto di esplodere. Ancora una famiglia sull’orlo di una crisi di nervi, tra azioni mimiche surreali, giocose, e acrobazie di uomini intenti a azioni maniacali. Al centro del focolare domestico, la michetta, si insomma la pagnotta che viene scorticata, sventrata, ingurgitata in ogni momento con vari doppi sensi più o meno espliciti, e la scarpiera che sforna improponibili mocassini e ballerine dorate adatte a ciascun componente della famiglia, vestito peraltro con improbabili abiti dai colori stridenti. Impossibile raccontare quello che accade in scena. Possiamo forse ricordare gli artisti a cui questi artisti, considerati i protagonisti della nuova scena mitteleuropea, si ispirano: da Jacques Tati a Buster Keaton da Woody Allen a Charlie Chaplin.

Il finale davvero irresistibile, suggella uno spettacolo originalissimo, spiazzante e molto sopra le righe (che ha però suscitato pareri discordanti): il consiglio si chiude con un ritratto di famiglia natalizio con tanto di pecore belanti sulle note di “Stille Nacht, heilige Nacht”.
Inteatro ha ospitato quest’anno anche Leo Bassi, il Teatro del Lemming e Massimiliano Civica.

Siti collegati

www.inteatro.it

www.ade2004.org

Rosemary Lee:

http://www.artsadmin.co.uk/artists/rl/index.html

http://www.mdx.ac.uk/passage/

www.tpo.it

www.bilderwerfer.com

www.texterritory.com/index.html

Anna_Maria_Monteverdi

2004-07-12T00:00:00

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Tag: digitale (74)


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