Un ambiente sensibile e perturbante

Laura Gemini, L’incertezza creativa. I percorsi sociali e comunicativi delle performance artistiche, Franco Angeli editore, Milano 2003.

Pubblicato il 29/10/2013 / di / ateatro n. 054 / 0 commenti /
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L’incontro tra le nuove tecnologie della comunicazione e la ricerca artistica, sia generata dall’area delle arti visive e sia da quella del teatro, ha prodotto un impatto straordinario non solo sulla trasformazione dei media e delle arti in questione, ma anche sugli scenari presenti e futuri delle interazioni sociali. Il laboratorio dell’arte e il laboratorio delle nuove tecnologie si connettono e si determinano reciprocamente, sperimentando nuove forme di espressione e di comunicazione. E’ questo un fenomeno che dovrebbe essere di primaria attenzione in un mondo sempre più permeato e ridefinito dall’innovazione tecnologica, ma paradossalmente della tecnologia (letteralmente: logos, quindi pensiero e linguaggio, della tecnica) si continua a privilegiare l’aspetto operativo della tecnica rispetto ai modelli di pensiero e ai mutamenti linguistici che esso contiene e induce. Il risultato, a livello di una socialità più diffusa, è una costante estensione del dispositivo tecnologico di comunicazione, per prevalenti ragioni di mercato, inversamente proporzionale allo sviluppo di una creatività di pensiero e di espressione. Ciò che contrasta questa crescente forbice tra le potenzialità tecniche di comunicazione e la creatività collettiva, è proprio la sperimentazione artistica (soprattutto se accompagnata da una riflessione etica e filosofica), che da sempre ha la virtù “magica” di trasformare la tecnica in linguaggio e la capacità di unire la produzione di senso al divertimento.
Laura Gemini, ricercatrice e docente alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino, ha lavorato proprio su questi temi, realizzando un libro molto utile, che ripercorre con un taglio sociologico innovativo lo sviluppo dell’idea e delle pratiche performative dalle origini rituali del teatro fino alle performance interattive e al tecnoteatro contemporanei. Più precisamente, la Gemini unisce in modo puntuale e originale le teorie recenti dei sistemi sociali, gli studi di biologia cognitiva, l’analisi dei media con l’approccio estetico al divenire della ricerca artistica dalle avanguardie storiche alle arti performative multimediali. Un percorso che coinvolge inevitabilmente una riflessione sui modelli cognitivi e comportamentali, oggetto di studio antropologico e scientifico, e fa emergere tutta la complessità dell’arte del Novecento, che rompe gli argini dei generi e delle classificazioni. Forse proprio per sottolineare questa peculiarità sperimentale, l’autrice sceglie un titolo molto azzeccato (che cita Baudrillard): “l’incertezza creativa”. Un’incertezza come segno non di debolezza o di confusione ma al contrario come capacità di interpretare e rivelare le contraddizioni del sociale e di rielaborarle creativamente. Incertezza come segno di apertura: diacronica, perché le arti performative mettono l’accento sul processo generativo dell’opera più che sull’opera stessa, in una consapevolezza dell’incompiuto che vale come necessità e garanzia di continuità; sincronica, perché le arti performative sono arti della relazione “hic et nunc” tra linguaggi differenti e tra performer e pubblico. Qui sembra trovarsi il nucleo centrale dell’interrogazione della Gemini: l’arte performativa che incontra i mass media e i new media tecnologici, quali modelli innovativi di comunicazione ed espressione genera? In che modo la performance divenuta tecnologica mette in discussione la tradizionale relazione di compresenza tra evento performativo e ricezione, individuale e collettiva? Come mutano, infine, in questa prospettiva di ridefinizione tecnologica dei linguaggi, i modelli comunicativi e creativi di interazione sociale? Sono domande centrali e molto impegnative a cui ovviamente l’autrice non pretende di rispondere con argomenti definitivi, ma accompagnandoci passo dopo passo attraverso le principali tappe evolutive delle performance artistiche, soprattutto teatrali.
La tesi che viene verificata sul campo è quella dell’esistenza di un “rapporto circolare fra la capacità perturbativa e irritativa dei media rispetto all’arte e dell’arte rispetto ai media”. Alla fine di questo percorso, il lettore attento riesce a focalizzare alcuni principi particolarmente importanti e fecondi di sviluppi possibili, tra cui uno mi pare particolarmente rilevante: le pratiche performative tecnoteatrali o tecnoartistiche più evolute dimostrano che non c’è contraddizione tra tradizione (ad es. la cultura orale, la narrazione mitologica, la simbologia archetipica) e innovazione (la multimedialità, l’ipertestualità, l’interattività, la telepresenza). Tramite un progressivo coinvolgimento partecipativo della ricezione, che recupera l’esperienza plurisensoriale all’interno stesso del processo generativo della performance, l’arte prefigura la creazione di un “ambiente sensibile” universale dove la molteplicità dei modelli creativi della comunicazione interagiscano liberamente senza rimozione del corpo naturale e senza timore dell’interfaccia tecnologico. Che poi questo modello possa essere utopico e venga schiacciato o meno da quello puramente mercantile è purtroppo un’altra storia e un’altra sfida.
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Laura Gemini, L’incertezza creativa. I percorsi sociali e comunicativi delle performance artistiche, Franco Angeli editore, Milano 2003, 192 pagine, euro 15,00.

Andrea_Balzola

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