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L'impegno comune di fondazioni bancarie, ministero ed enti locali

Pubblicato il 30/10/2013 / di / ateatro n. 145 / 0 commenti /
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Il futuro del teatro? Parlane con il Ministro Bray! Intervento Dott. Mondadori – CdA Fondazione Cariplo

Buongiorno a tutti, anche da parte del Presidente Guzzetti, che oggi è impegnato a Bari e che avrebbe sicuramente partecipato a questo importante incontro. In qualità di ospite è mio dovere fare gli onori di casa, ringraziando e salutando innanzitutto il Ministro Massimo Bray e i rappresentanti del Ministero che sono oggi qui con noi. E naturalmente rivolgere un sentitissimo ringraziamento all’Associazione Ateatro che ha organizzato, in pochissimi giorni, questo prezioso momento di confronto (che si colloca nell’ambito di un più ampio progetto sostenuto proprio da Fondazione Cariplo e dedicato interamente al teatro).
Io sono stato nominato di recente nel CdA di Fondazione Cariplo, ma vivendo in questa città e operando da molti anni proprio nel campo della cultura, ho ben presente come ha lavorato la Fondazione negli anni passati. E quanto sto per dirvi rappresenta non solo il mio punto di vista ma naturalmente il pensiero dell’intera struttura, dal CdA, alla Commissione Arte e Cultura, coordinata dal Dott. Mario Romano Negri, agli uffici.
Vorrei cominciare il mio intervento parlando dell’attualità e comunicando ai numerosi operatori culturali lombardi presenti in sala che anche per il 2014 l’impegno della Fondazione Cariplo nel campo della cultura rimarrà estremamente consistente, del tutto in linea con quanto deliberato negli anni scorsi (parliamo di oltre 30 milioni di euro, con riferimento alle cosiddette “risorse strategiche” e cioè quelle dedicate ai bandi, ai progetti della Fondazione e ai contributi istituzionali). Cambierà invece qualcosa nelle strategie di intervento, negli strumenti erogativi, perché il nuovo CdA e soprattutto la nuova CCB, l’organo di indirizzo della Fondazione, vogliono giustamente dare la loro impronta all’attività… e ci saranno quindi parecchie novità, cui accennerò nel prosieguo del mio intervento.
Ma veniamo al tema di oggi. L’attività di Fondazione Cariplo a sostegno del teatro è da sempre estremamente rilevante, in continuità con l’attività filantropica svolta dalla Cassa di Risparmio che ha storicamente sempre dedicato alle attività culturali e in particolare al teatro un posto di rilievo. Va però detto che, rispetto alle origini, le modalità di intervento della Fondazione in questo, come in altri settori, si sono fortemente evolute: si è via via abbandonato il cosiddetto “finanziamento a piè di lista” delle attività, si è molto ridotta la platea di soggetti beneficiari di un sostegno istituzionale e, da un decennio a questa parte, sono stati lanciati bandi e progetti specificamente destinati allo spettacolo dal vivo. Pertanto, la quasi totalità delle realtà teatrali del territorio si confronta periodicamente con i bandi della Fondazione. Le iniziative proposte vengono valutate nel merito, sia dal punto di vista della qualità dell’offerta culturale e delle capacità organizzative e gestionali, sia naturalmente dal punto di vista dell’aderenza alle sfide lanciate dai singoli bandi.
A grandi linee, si può affermare che nel corso dell’ultimo decennio (e più in particolare dell’ultimo sessennio) l’attività della Fondazione Cariplo nel settore del teatro si è improntata su tre linee fondamentali e piuttosto originali:

1) il sostegno a progetti di miglioramento organizzativo e gestionale, destinati prevalentemente a soggetti già consolidati e affermati. Attraverso questa linea, particolarmente apprezzata dai soggetti del settore, specie in un periodo di contrazione delle risorse come quello attuale in cui questo bando ha assunto un ruolo “anti-crisi”, la Fondazione ha distribuito nell’ultimo quinquennio di attività oltre 20 milioni di euro, buona parte dei quali a soggetti operanti nel campo del teatro.
2) la promozione delle realtà giovani ed emergenti anche nella prospettiva di favorire il ricambio generazionale e l’innovazione culturale. In questo momento storico si può affermare senza tema di smentite che Fondazione Cariplo è il principale, se non l’unico, interlocutore delle realtà teatrali -e culturali in genere- giovani ed emergenti che operano nel territorio lombardo (lo dimostra il fatto che anche su questo fronte, attraverso alcune importanti iniziative, la Fondazione ha investito quasi 20 milioni nell’ultimo quinquennio).
3) l’incentivo alla formazione di una domanda più consapevole, con particolare attenzione all’educazione delle fasce più giovani della popolazione e alle aree più decentrate del territorio.

Come si può constatare, la Fondazione anche nel settore culturale ha orientato la propria attività basandola su un solido impianto strategico pluriennale. E nella medesima direzione si stanno muovendo anche gli organi recentemente insediatisi: sul fronte culturale, in particolare, la Fondazione ha deciso di darsi tre macro-linee di intervento (Cultura e cittadinanza, Cultura e impresa e Cultura e sviluppo) che rappresenteranno in un certo senso le cornici strategiche, gli scenari all’interno dei quali si muoverà la nostra attività filantropica nei prossimi anni.
La scelta ormai definitiva di ridurre progressivamente il sostegno all’attività ordinaria/istituzionale degli enti, e di concentrarsi invece su obiettivi più ambiziosi/sfidanti, va nella direzione di marcare in modo sempre più deciso la differenza con gli enti pubblici, affermando così il ruolo sussidiario e innovatore che spetta a soggetti quali le fondazioni di origine bancaria.
Certo, in un momento storico come quello attuale, in cui molte amministrazioni pubbliche locali tendono ad azzerare la loro attività a sostegno della cultura, fondazioni come la nostra potrebbero essere “tentate” dal sostituirsi o da fare da stampella all’ente pubblico. Non potendo ovviamente far fronte da sole a tutti i bisogni del territorio, anche in materia culturale, è tuttavia più opportuno che le fondazioni cerchino il più possibile di non snaturare la loro missione, ispirata al principio di sussidiarietà e di lavorare su temi specifici, innovativi, emblematici.
Per questa ragione ritengo/riteniamo apprezzabile che il Decreto Legge di cui discutiamo oggi, non abbia, diversamente da alcuni progetti di legge che sono circolati negli anni passati, espliciti riferimenti alle fondazioni di origine bancaria. In molte occasioni, infatti, è capitato che le risorse e i patrimoni delle fondazioni fossero considerati alla stregua di risorse pubbliche, di cui il pubblico potesse disporre in modo complementare o addirittura sostitutivo rispetto alle proprie.
È invece assolutamente necessario ribadire la necessità, potremmo dire “il dovere” di una contribuzione pubblica per quelle iniziative e quelle realtà del nostro paese che hanno un fondamentale valore culturale, educativo, sociale; e in generale per tutte le attività che rappresentano un vero e proprio servizio pubblico. E dall’altra sottolineare la natura privata delle fondazioni e dei loro patrimoni, e il carattere sussidiario della loro attività filantropica.
Concludo però con un auspicio, con una proposta che rivolgo al Ministro, non tanto come rappresentante di Fondazione Cariplo ma come amministratore di una delle 88 fondazioni di origine bancaria italiane. Ci sono, anche nel Decreto legge, svariati ambiti nei quali sarebbe possibile immaginare una fattiva interazione tra pubblico e privato, e in particolare tra lo Stato e il mondo delle fondazioni di origine bancaria (che, va ricordato, nel 2012 hanno complessivamente destinato al mondo della cultura in Italia oltre 300 milioni di euro, di cui 80 specificamente al settore dello spettacolo dal vivo); e anche sul fronte del teatro, ambito del quale non si parla quasi mai direttamente nel testo, ci sarebbe la possibilità di avviare dei tavoli di confronto specifici, con l’obiettivo di condividere criteri e metodologie di lavoro e -perché no?- di integrare anche alcune azioni a sostegno del sistema teatrale.
La Fondazione Cariplo è pronta a fare la sua parte, anche in sede Acri (l’associazione che rappresenta tutte le fondazioni italiane di origine bancaria), per sensibilizzare le altre fondazioni e dare inizio a un confronto, di cui questa giornata potrebbe rappresentare l’ideale punto di partenza.

Arnoldo_Mosca_Mondadori

2013-10-22T00:00:00

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