Il nuovo look di ateatro, il decreto del MiBACT, il fantastico numero 146 e la decima edizione delle Buone Pratiche

L'editoriale di ateatro 146

Pubblicato il 06/01/2014 / di / ateatro n. 146 / 0 commenti /
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Come potete vedere, ateatro.it cambia faccia. Siamo contenti del risultato (grazie Davide!), speriamo piaccia anche a voi.
Siamo ancora in una versione beta (c’è ancora molto lavoro da fare per sfruttare le sue potenzialità… intanto grazie a tutti!!! e segnalateci problemi ed errori), ma abbiamo già trasferito sulla nuova piattaforma l’intero database di ateatro.it: oltre 2300 articoli, che hanno ormai un notevole valore anche storico/documentario.
Ora stiamo sistemando i tag degli autori (per adesso gli autori li potete trovate con il box “cerca nel sito”, usando il format Nome_Cognome) e i tag tematici (ovvero il lemmario della gloriosa ate@tropedia, che contiamo di rimettere presto in funzione). E’ già possibile commentare e discutere ciascun articolo, iscrivendosi alla community di ateatro. Sono di nuovo supportati e in funzione l’iscrizione alla mailing list e la newsletter.
La realizzazione del nuovo sito – all’interno del progetto Teatro. Per costruire la memoria del futuro (in collaborazione con Fondazione Cariplo) – è uno strumento importante per rilanciare le attività del sito e dell’Associazione Culturale Ateatro.

Per cominciare, un paio di date (e un libro in arrivo….):

# 13 gennaio 2014, ore 18:30: assemblea dell’Associazione Culturale Ateatro (grazie mille per l’ospitalità al Teatro Filodrammatici di Milano).

# 8 marzo 2014, ore 9:30-18:00: la decima edizione delle Buone Pratiche del Teatro, alla Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano (grazie mille per l’ospitalità), dove presenteremo anche il libro che racconta questa esperienza (edito da FrancoAngeli): cercheremo di tracciare un bilancio di questo decennio, tra speranze e difficoltà, crisi e invenzioni.

Rilanciamo il sito, contando anche su tutti coloro che dal 2001 a oggi hanno scritto sulla webzine e partecipato alle Buone Pratiche del Teatro. Abbiamo pensato di riportare in evidenza il format della “rivista”, a partire dal numero 146, con un sommario ricchissimo.

ateatro 146

La prima parte è dedicata all’attualità politico-culturale. Negli ultimi mesi il mondo del teatro è stato assorbito dalla discussione sull’annunciato decreto ministeriale per la prosa: l’incontro del 19 ottobre 2013 con il ministro Massimo Bray (organizzato dalla Associazione Culturale Ateatro), la riflessione sui documenti diffusi dal MiBACT, la polemica sulle nomine ai vertici degli stabili.
Pur apprezzando la volontà di riforma, abbiamo espresso una serie di critiche, molto circostanziate. Un prossimo importante appuntamento con le diverse rappresentanze delle categorie è previsto per l’8 gennaio, supponiamo che la discussione si svilupperà successivamente (se pure i tempi stretti) anche sull’articolato.
In sintesi – e come nostro apporto “esterno” a quella riunione – ci sembra utile riassumere le nostre considerazioni principali:
– una vera riforma del teatro (se pure attuata attraverso un decreto) non può prescindere da una definizione delle funzioni delle diverse aree, così come vengono ridisegnate: pensiamo in particolare ai teatri nazionali e ai teatri di interesse pubblico, ma anche alle compagnie, che rivestono una funzione di primaria importanza nel teatro italiano, ma in bilico fra vocazione culturale e commerciale; non può essere solo la dimensione dell’impresa a garantirne la funzione;
– le nuove soglie d’accesso (inaccessibili per il 90% del teatro italiano nell’attuale situazione di mercato: ci riferimo alla totalità del teatro professionale, di cui già ora le organizzazioni sovvenzionate costituiscono la punta di un iceberg) rischiano di smantellare quasi per interno l’area dell'”innovazione” (o chiamiamola piuttosto “ricerca” o “nuovi linguaggi”): questo è inaccettabile! Il decreto sembra ignorare quest’area e questa funzione, è invece necessario tornare a valorizzare le strutture che effettivamente la attuano;
– ne segue un punto negoziabile: è necessario dare un giusto riconoscimento (introdurre l’area/le esperienze) alle compagnie che gestiscono propri spazi con progetti integrati non di semplice ospitalità e produzione (non si tratta certo di sommare le due funzioni), ma in molti casi configurandosi come presidi sul territorio e punto di riferimento dell’area più giovane del teatro (quella che non rientrerà di certo nelle maglie dei decreti.
Se pensiamo al “modello Milano”, spesso preso come modello e punto di riferimento, le soglie del decreto escludono dal FUS buona parte dei teatri convenzionati; la necessità di co-finanziamento da parte degli enti locali obbligherà Comune e Regione a dirottare risorse verso Piccolo Teatro, Franco Parenti ed Elfo-Puccini, penalizzando ulteriormente le altre realtà.
E naturalmente ci piacerebbe poter festeggiare l’8 marzo, nella prossima edizione delle Buone Pratiche, la decisione del MiBACT di accogliere la nostra proposta di patto di genere, un provvedimento che non costa niente ma può dare un segno forte al nostro teatro.

A seguire, in ateatro 146, il reportage di Mimma Gallina da Nairobi, dove ha tenuto un corso di organizzazione per AMREF.

Al centro del numero, una riflessione tra memoria e attualità a partire da alcune parole chiave:

# tragico, un tema caro ad ateatro.it (gurdate il tag…), rilanciato a partire dagli stimoli offerti dal saggio di Daniela Sacco su Mito e teatro; ma per capire come si può declinare il tragico oggi, Stefano Massini e Mimmo Borrelli hanno selezionato due esempi delle loro scritture;

# grottesco, per scoprire che cosa hanno in comune Emma Dante e Daniele Timpano, astorritintinelli e ricci/forte, Fibre Parallele e Carrozzeria Orfeo;

# Testori, con Fernando Marchiori che si confronta con la Passione portata in scena da Daniela Nicosia.

# memoria: per arricchire ulteriormente il database di ateatro.it, uno speciale dedicato a Franco Quadri e alla Ubulibri, con un trittico di testimonianze di Oliviero Ponte di Pino dedicate rispettivamente al ruolo della casa editrice nella diffusione della drammaturgia straniera in Italia (in parallelo con il precedente di Rosa e Ballo), all’archivio di Franco Quadri/il Patalogo e alla drammaturgia di Raffaello Baldini.

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