Manuale per giovani marmotte che vogliono riposizionare un teatro a Milano

La rinascita del Teatro Filodrammatici dallo start up al consolidamento di un progetto

Pubblicato il 05/03/2014 / di / ateatro n. #BP2014 , 148 / 0 commenti /
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La storia
Il Teatro Filodrammatici (con l’attuale struttura dell’architetto Luigi Caccia Dominioni) è stato inaugurato nel 1970, dopo la distruzione dell’antico teatro ottocentesco causata dai bombardamenti del 1943. L’Accademia dei Filodrammatici, proprietaria dell’edificio, che in passato aveva gestito direttamente la scuola e il teatro, prosciugata dall’impegno della ricostruzione decide di affidare il teatro in comodato gratuito a realtà professionali che garantiscano progetti a favore di giovani attori e neo diplomati per garantire un immediato sbocco professionale.
Il progetto prosegue con queste caratteristiche per quattro decenni; ma negli ultimi anni appare evidente che gli sforzi richiesti dalla gestione di un teatro, per di più in una grande metropoli, non possano essere in capo ad una struttura giovane e non sovvenzionata ma che sia necessario l’impegno diretto dell’Accademia, perché il Filodrammatici possa continuare a essere presente su Milano e competitivo con le altre realtà cittadine.
Da qui, nel 2010, la decisione di gestirlo direttamente, con una scelta decisamente controcorrente: in un momento di grande difficoltà a livello nazionale, un privato (nello specifico un’associazione culturale riconosciuta senza scopo di lucro) decide di investire su un progetto culturale a favore della città. La decisione presa in Comitato Direttivo pone una condizione precisa: che si affianchi all’Accademia, per la realizzazione di questo progetto affascinante, complesso ed ambizioso, almeno un altro partner importante, sia per l’evidente, assoluta necessità di sostegno economico, sia per avere un’ulteriore conferma da parte di esterni qualificati della validità del progetto stesso. Le regole che caratterizzano gli Enti locali li escludono immediatamente dalla possibilità di essere partner dello start up: con modalità differenti, tutti richiedono una storicità nella gestione diretta della sala che l’Accademia non può vantare, pur essendo una delle realtà teatrali più antiche d’Italia e pur avendo supportato, negli anni, le precedenti gestioni. Naturale rivolgersi a Fondazione Cariplo, che decide di sostenere l’iniziativa con la cifra massima erogabile per il bando dedicato al miglioramento gestionale nel triennio 2011-2014.

Il presente
Parte così il progetto TRADIZIONE E TRADIMENTI con la direzione artistica di Tommaso Amadio e Bruno Fornasari (già codirettori dal 2008 con la precedente gestione) e la direzione organizzativa di Marina Gualandi. I tempi sono strettissimi: avuta la comunicazione il 3 maggio 2011 dello stanziamento di Fondazione Cariplo, si è trattato di creare entro l’estate un teatro “da zero”, definendo progetto artistico ed organizzativo, con scelte di produzione, ospitalità, progetti culturali e sostenuto da uno staff organizzativo tutto da formare.
Le scelte artistiche sono state impostate su due coordinate principali: da una parte, per quanto riguarda le produzioni, quella di privilegiare la drammaturgia contemporanea, lo storytelling e l’esplorazione del classico a uso del contemporaneo; dall’altra, quella di affiancare agli spettacoli prodotti una serie di iniziative di natura pedagogica finalizzate sia alla costruzione di un pubblico nuovo e consapevole, sia alla formazione e al sostegno di giovani professionalità che, collaborando con la direzione artistica, potessero trovare un supporto per indirizzare il proprio percorso sul mercato dello spettacolo dal vivo. Il nucleo artistico ruota intorno ai due direttori Amadio e Fornasari, con alcuni collaboratori superfidelizzati come la scenografa e costumista Erika Carretta, cui si affiancano da un lato un nucleo di una decina di attori chiamati di volta in volta in base alle esigenze dei copioni e dall’altro interpreti selezionati tramite un workshop realizzato ogni anno a fine stagione.
Dal punto di vista gestionale ci siamo dati subito delle tappe da raggiungere gradualmente entro il primo triennio. Semplificando molto possiamo dire che il primo anno ha previsto un lavoro di costruzione dall’interno del progetto, il secondo ci ha visti iniziare a dialogare con enti pubblici, altri teatri ed enti culturali, nel terzo stiamo consolidando e ampliando il nostro lavoro di messa in rete.
La prima necessità è stata quella di formare la struttura organizzativa, ancora oggi molto snella e rigorosamente formata da giovani professionisti formatisi alla “Paolo Grassi”, motivati e creativi, interessati non solo al proprio settore specifico di attività ma a creare un gruppo di lavoro stabile e affiatato, che mettesse a punto modelli, strategie, iniziative. La stabilità di questo piccolo nucleo è elemento fondante della qualità del lavoro organizzativo: un ringraziamento non formale va quindi a Pinuccia, Valentino, Valentina, Martina e Arianna che hanno subito risposto a questa richiesta e contribuito con competenza, creatività ed intelligenza a far rinascere il Filodrammatici.
Obiettivo della prima stagione è stato far sapere alla città che il Filodrammatici era tornato con nuovo vigore, rafforzato e determinato a farsi riconoscere da un pubblico sempre più vasto anche grazie ad un progetto artistico molto specifico, dedicato interamente alla drammaturgia contemporanea. L’esiguità dei mezzi economici, la disponibilità delle persone e la mancanza di stratificazione di percorsi ha permesso anche scelte al passo con i tempi. Nasce così un progetto di comunicazione fortemente improntato sull’utilizzo dei social media, una metodologia di promozione che fa dell’uso di foto e video un elemento fondante, il sito viene trasformato in un blog, dove anche l’utente finale possa interagire, vengono dibattute tutte le scelte strategiche legate alla grafica (rivisitata in questo primo triennio fino a questa stagione, in cui ci pare di aver raggiunto il risultato ricercato), viene impiantata una strategia relativa a promozione/pubblicità, ricreato un indirizzario di pubblico, scuole, ufficio stampa, promozione. A titolo di esempio: partiamo nel settembre del 2011 con un indirizzario di circa 1.000 contatti, attingendo per lo più ai singoli patrimoni personali, e siamo oggi a più di 42.000 contatti. Messa a punto questa prima, fondamentale necessità, si procede a realizzare gli step successivi. E, naturalmente l’obiettivo principale è l’incremento di pubblico: con orgoglio possiamo dire che il 33% delle entrate viene dalla biglietteria, risultato piuttosto positivo per una struttura in fase di start up (un altro 27% è frutto da capacità di reperire risorse proprie come sponsorizzazioni, contributi di enti, donazioni, affitti; il restante 40% arriva da Fondazione Cariplo). Nella prima stagione si passa ad un raddoppio rispetto alle medie delle stagioni immediatamente precedenti, dato leggermente corretto al rialzo nel corso dei due anni successivi. Nel settore amministrativo viene da subito messo in atto un severo controllo di gestione che ha permesso di ottenere il pareggio di entrate/uscite del settore teatro e, successivamente, di rivisitare l’intero comparto amministrativo dell’ente, razionalizzando e ottimizzando numerose voci.
L’obiettivo prioritario per la seconda stagione è quello di ottenere il riconoscimento da parte degli Enti locali; il Comune di Milano, attraverso il meccanismo delle nuove convenzioni (nel 2012 ci ha inserito nel gruppo C, per cui sono richiesti due anni di attività mentre nel 2013 siamo passati nel gruppo B) e delibera un contributo ad un progetto speciale come il Festival ILLECITE//VISIONI; al Comune si affianca la Regione con un significativo sostegno attraverso il Fondo di rotazione per la rimessa a norma della sala; poi la Provincia, con un piccolo intervento a favore del progetto CON_TESTO e nuovamente la Regione con un contributo a sostegno delle giovani professionalità tramite la legge 9 e per il progetto NEXT.
Nel frattempo si aprono collaborazioni con numerosi enti in città, e forse anche in questo caso la novità aiuta una certa freschezza di rapporti; il Filodrammatici diviene sede privilegiata per gli stage dell’Università Cattolica e ospita stagisti della Paolo Grassi, interviene al corso di marketing dell’Università Bocconi, apre rapporti di collaborazione su singoli progetti con alcuni teatri milanesi (Atir, Quelli di Grock in particolare) e realtà culturali europee quali il Goethe Institut e l’Istituto Cervantes, anche in relazione alle scelte produttive fortemente improntate alla drammaturgia contemporanea di questi paesi. Importante anche la collaborazione con numerose realtà del non profit, che fanno del teatro la loro casa privilegiata in una rapporto di stretta collaborazione come con Fondazione Arbor, Fondazione Benedetta D’Intino, Cerchi d’acqua, Terre di Mezzo/Fa la cosa giusta. Fin dal primo anno aderiamo all’Associazione TEATRI x MILANO, per iniziare a fare rete con le altre strutture milanesi. Successiva l’adesione all’AGIS, all’ANCRIT – Associazione Nazionale Compagnie Residenza Innovazione teatrale: anche in questo caso la scelta di mettere in rete la propria esperienza con altri teatri, progettualmente simili, per un confronto e una crescita del nostro progetto.
Ovviamente di particolare rilievo, e assoluta specificità di questo modello, è la collaborazione interna all’ente Accademia dei Filodrammatici con i suoi due rami di attività: il teatro e la scuola per attori, un’opportunità di grande importanza. Questa ricchezza permette, oltre a frequenti confronti e varie forme di collaborazione, la nascita di un progetto molto importante e specificamente dedicato ai neodiplomati che nell’ottobre scorso hanno avuto l’opportunità, appena terminato il percorso formativo, di presentarsi come professionisti a pieno titolo al pubblico e alla critica con l’allestimento di uno spettacolo vero e proprio intitolato Che ci faccio qui? con la regia e drammaturgia di Marco Baliani, che ha inaugurato la stagione 2013-2014 del Filodrammatici. La stessa opportunità si ripresenterà ai futuri neodiplomati nell’ottobre del 2015, che lavoreranno sotto la preziosa direzione di Carmelo Rifici.
Inoltre un occhio di riguardo viene rivolto alle giovani formazioni: favorendo le produzioni di compagnie formatesi dall’unione di giovani diplomati della Scuola, che ricevono spazio, supporto organizzativo e tecnico dal Teatro come nel caso della compagnia Oyes, coinvolta in una residenza artistica triennale, che ha avuto modo di debuttare con tre nuovi spettacoli al Filodrammatici e della compagnia Teatro Ma, che nel gennaio 2012 ha debuttato per la prima volta su un palco proprio al Filodrammatici con lo spettacolo Cechoviana; favorendo incontri fra registi-drammaturghi-attori con il progetto triennale CON_TESTO; individuando alcune compagnie ospiti attraverso il meccanismo del bando Presenze 3.0.
Importanti le scelte di alcuni progetti speciali finalizzati da un lato all’apertura a pubblici differenti e dall’altro alla promozione di particolari tematiche, iniziative individuate in base alla sensibilità dei componenti la direzione del teatro. In questo filone si iscrivono iniziative come le serate in collaborazione con ENS-Ente Nazionale Sordi per presentare alcuni spettacoli con la traduzione simultanea il Lingua dei Segni Italiana; il festival ILLECITE//VISIONI rassegna di teatro omosessuale realizzato in collaborazione con CIG Arcigay e la cui direzione artistica viene affidata a Mario Cervio Gualersi. Infine una citazione merita il progetto CON_TESTO che vede sul palcoscenico del Filodrammatici 35 giovani artisti fra registi, drammaturghi, attori impegnati a realizzare uno spettacolo teatrale ispirato a fatti di cronaca giornalistica in una maratona di 24 ore per restituire una vera e propria prima pagina teatrale; con soddisfazione possiamo dire che il format verrà replicato ad Oslo e Barcellona.
Alcuni numeri il teatro ha impegnato per ciascuna stagione mediamente 65 artisti, 5 organizzatori e 6 persone fra personale tecnico e di sala con una media di 250 alzate di sipario e 160 giornate recitative, 38 dedicate ad eventi culturali. 35 a workshop formativi, 17 ad iniziative del settore non profit. Non ci sembrano piccoli numeri per un realtà così giovane.

Il futuro
Inizia ora la fase più importante per il futuro del nuovo Teatro Filodrammatici, per alcuni versi la più difficile: si deve passare dalla fase di start up a quella di consolidamento del progetto, rianalizzando le scelte artistiche e gestionali per confermare, modificare, sostituire linee guida e metodologie nell’affrontare i problemi posti dalla gestione del teatro.
I principali obiettivi sono già individuati con precisione: lavoreremo per rafforzare l’identità culturale del teatro come casa della drammaturgia contemporanea improntata allo storytelling a Milano, sia attraverso l’attività produttiva diretta che le ospitalità; per aprire nuove collaborazioni impostate sulla commistione di generi e sulla multidisciplinarietà (con progetti specifici dedicati in particolare all’arte visiva e alla musica);per stringere rapporti con altri teatri europei specificamente orientati alla drammaturgia contemporanea, anche in virtù dell’appartenenza della Scuola dell’Accademia al circuito di scuole di teatro Ecoles des Ecoles (nato nel 2006 e di cui l’Accademia, a tutt’oggi unica realtà italiana presente, è socio fondatore e cui aderiscono 14 scuole nazionali); per migliorare in alcuni casi o costruire in altri (vedi progetto INVITO A TEATRO) un rapporto con gli Enti pubblici e gli altri teatri milanesi. Particolarmente difficile in questo momento immaginare l’apertura di un canale contributivo con il Ministero dei Beni culturali mentre è in via di definizione l’adesione al circuito di iniziative culturali e teatrali nazionali che affrontano le tematiche LGBT.
Dal punto di vista organizzativo una sempre maggiore attenzione verrà data al pubblico, sia dal punto di vista delle sua crescita quantitativa – elemento necessario – che qualitativa, coinvolgendolo sempre più nelle nostre scelte, così come è stato fatto lo scorso febbraio con l’iniziativa FRESH EYES, finalizzata a testare in anteprima i risultati di una produzione che avrebbe debuttato di lì a poco. Necessario sarà il lavoro destinato a un miglioramento del posizionamento in rete per facilitare il rapporto del pubblico con la sala (biglietteria , traduzione del blog in inglese, possibilità di sovra titolare gli spettacoli per il pubblico legato ad ENS e per gli stranieri, attratti questi ultimi anche dal posizionamento della sala che vorremmo riuscire ad inserire in circuiti turistici in vista del 2015 ), incrementando ulteriormente l’uso dei social network; fondamentale il rafforzamento delle proposte rivolte ai giovani, sia che si intenda il pubblico scolastico sia come sostengo a giovani realtà attraverso, laboratori, residenze, progetti speciali; infine sarà completato il miglioramento tecnologico della sala, per garantire migliori supporti all’attività di produzione, ospitalità e utilizzo da parte di terzi, anche grazie ad una ridefinizione degli spazi (pur con i limiti strutturali e i vincoli imposti dalla Sovraintendenza alla Belle arti) per ampliare l’offerta sia in termini di orari che di proposte,

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