ateatroleaks. Il testo (quasi) definitivo del decreto che riforma il teatro: che ne pensate?

Attendiamo le vostre osservazioni (e ne riparleremo)

Pubblicato il 16/04/2014 / di / ateatro n. 149 / 3 commenti /
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Circola da qualche tempo l’articolato (quasi) definitivo del decreto ministeriale intitolato “NUOVI CRITERI E MODALITÀ PER L’EROGAZIONE, L’ANTICIPAZIONE E LA LIQUIDAZIONE DEI CONTRIBUTI ALLO SPETTACOLO DAL VIVO, A VALERE SUL FONDO UNICO PER LO SPETTACOLO DI CUI ALLA LEGGE 30 APRILE 1985, N. 163″.
Insomma, è la riforma del teatro prevista dal Decreto Legge “Valore Cultura”.
Il testo sarebbe già stato approvato dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo On. Dario Franceschini. Può ancora subire qualche modifica, e anche per questo circola semiclandestinamente (ed è stato persino oggetto di misteriosi trafugamenti).
Abbiamo ritenuto opportuno diffonderlo, nello spirito di trasparenza che ha animato il percorso legislativo di questo provvedimento, e per continuare ad animare il dibattito pubblico, come abbiamo cercato di fare in questi mesi.
Senza dimenticare che leggi e decreti sono importanti, ma è altrettanto importante la loro applicazione: e su di essa ateatro continuerà a vigilare…

Scarica il Decreto Legge (articolato non definitivo).

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Tag: #ValoreCultura (37), legge (16)


3 Commenti to “ateatroleaks. Il testo (quasi) definitivo del decreto che riforma il teatro: che ne pensate?”

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    Gentili lettori, tre piccole considerazioni:
    – trasparenza non significa “automatismo algebrico” ma trasparenza delle scelte riconducibili chiaramente ad una responsabilità
    – siamo proprio sicuri che gli stessi che hanno determinato le “odiose rendite di posizione” siano ora in grado di rinnegarle?
    – non è anticostituzionale che non ci siano paritarie condizioni di partenza visto che il rapporto con gli enti locali evocato nelle valutazioni qualitative per tutti e obbligato per le condizioni di accesso per alcuni, dipende non solo dal merito ma dalla posizione geografica in cui si opera? Lavorando in una regione svantaggiata dagli enti locali si subisce anche l’impedimento di accedere agli articoli più opportuni per il lavoro svolto
    … e in più condividiamo quanto scritto a proposito di “chi decide cosa” :coloro che stanno indicando la rivoluzionaria strada nuova allo spettacolo dal vivo italiano sono gli stessi che hanno clamorosamente affondato la nomina di Cutaia creando un anteprima del vuoto che seguirà l’emanazione di questo Regolamento. Grazie per l’ospitalità. Giorgio Rossi

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    Di questo decreto penso esattamente ciò che pensava Fantozzi della corazzata Kotiomkin.
    Come produttore privato penso che sia un testo profondamente stupido e ottuso. Un testo che certifica la distanza siderale che c’è tra le istituzioni che dovrebbero fare le regole e i cittadini e lavoratori che queste regole dovrebbero seguire. Chi ha scritto quel testo (che mi piacerebbe pensare partorito da un computer e non da un essere umano pensante) non ha mai messo piede in un teatro, non ha mai frequentato un teatrante, neanche per sbaglio. Sorvolo sul fatto che chi ha pensato tutto ciò non è capace di gestire i due teatri italiani più antichi e prestigiosi della capitale, il Valle e l’Argentina; che costoro fanno parte di una struttura che ha permesso la distruzione di Pompei e della cultura italiana con l’allegra compagnia dei colleghi del ministero dell’istruzione. L’Italia in generale e il teatro in particolare hanno bisogno di poche regole logiche, semplici e comprensibili. Questo testo è l’esatto contrario: stupido, assurdamente complicato e incomprensibile. E’ un testo che riflette esattamente le capacità politiche, organizzative, morali e culturali della nostra classe dirigente. Una classe dirigente a cui sta a cuore la gestione del potere, la possibilità di essere corrotta e di gestire la corruzione. Una classe dirigente profondamente ignorante e arrogante che non alcuna finalità positiva, a cui non interessa la crescita e la trasformazione del nostro lavoro.
    Concordo con Marco Lucchesi sul totale silenzio da parte di tutti noi: attori, tecnici, produttori ed esercenti. Tutti allegramente diretti a gran velocità contro un muro. Ci sarebbe da scrivere pagine e pagine ma ho pietà di voi e di me stesso! Continuo a sostenere che dovremmo farci tutti sentire a gran voce, sento però solo silenzio: mi sorge il dubbio che forse ho torto, o forse no! Grazie per l’ospitalità e l’attenzione. Robert Schiavoni

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    Cari colleghi grazie innanzi tutto per il lavoro che svolgete per tutti coloro che non sono rappresentati dalle “categorie”. E questo sarebbe il primo punto da analizzare: chi sono le categorie che sottoscrivono e chi rappresentano?
    Lanciando un primo “sguardo” alle 70 pagine dell’articolato si rimane colpiti dalla follia burocratica che lo ispira. Le formule algebriche sono una vera novità, anche per chi come tanti di noi ne hanno viste di cotte e di crude.
    Ma ancor più desolante è il silenzio degli operatori che immaginano di sfuggire alla trappola messa li in bella vista da chi non è riuscito neanche a formulare una canditatura legalmente sostenibile per il Teatro di Roma. 2000,5000,6000,15000 giornate lavorative…booom! l’euro punto è diabolicamente geniale e la strumentalizzazione dei giovani, che in una giungla come questa non ci passeranno mai neanche vicino, è veramente odiosa. Si certo i principi sono condivisibili, è stato detto da tutti, ma il meccanismo è profondamente offensivo. I numeri, l’ossessione sindacale recepita da chi non sa ascoltare le ragioni delle funzioni, dettano legge disegnando un orizzonte fatto di spettacoloni animati da star televisive e da promozioni ministeriali. Questo nostro lavoro merita l’assunzione di responsabilità di chi è pagato per fare delle scelte e non il trucco del baratro travestito da ponte quale è questo Regolamento. Con buona pace dell’innovazione, della sperimentazione e della parità di genere. Teatro Due Roma Marco Lucchesi

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