Perché non dovrei farlo? Perché lo faccio? Una lettera aperta al Direttore Generale dello Spettacolo

La mia "manifestazione di interesse alla nomina a componente della Commissione Consultiuva per il Teatro"

Pubblicato il 22/05/2014 / di / ateatro n. 150 / 2 commenti /
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Come molti di voi già sapranno, la riforma del teatro prevista dal decreto Valore Cultura prevede di continuare ad avvalersi delle Commissioni Consultive da affiancare al personale del ministero per la gestione del FUS. In un periodo in cui le autocandidature vanno di moda, non sono mancate le adesioni all’avviso pubblico per candidarsi alle Commissioni Ministeriali. Tra le tante, anche quella di uno “stagista stagionato” che i lettori di ateatro.it conoscono bene.

OGGETTO: AVVISO PUBBLICO PER MANIFESTAZIONE DI INTERESSE ALLA NOMINA A COMPONENTE DELLA COMMISSIONE CONSULTIVA PER IL TEATRO, di cui all’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 89, ai sensi dell’articolo 2 del decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo 10 febbraio 2014.

Gentile dottor Nastasi,

dopo alcune riflessioni che desidero rendere pubbliche, ho deciso di rispondere all’Avviso Pubblico in oggetto. Dichiaro dunque di essere in possesso dei requisiti richiesti in base agli artt. 46 46 e 47 del D.P.R. n. 445/2000 e allego il mio curriculum vitae e un estratto delle mie pubblicazioni, affinché sia possibile valutare la mia competenza e indipendenza, nonché l’assenza di conflitti di interesse.

Non nascondo che ho esitato a lungo prima di inviare la mia candidatura. Avevo infatti diverse perplessità, che si possono facilmente dedurre da quando è stato scritto da me e da altri su ateatro.it, commentando la riforma del teatro attualmente allo studio.

In primo luogo, si tratta di un incarico gravoso e di responsabilità, che richiede competenza ed esperienza. Non mi pare corretto chiedere di svolgerlo a titolo gratuito, e forse è poco dignitoso accettare l’incarico a queste condizioni. A meno che lo Stato italiano non ritenga che la distribuzione delle risorse allo spettacolo sia una sorta di hobby per ricchi sfaccendati (e purtroppo non mi trovo in questa situazione).

Inoltre, manca una chiara indicazione delle risorse a disposizione del FUS per attuare il decreto. E’ stata predisposta una griglia di valutazione minuziosa e bizantina, che rischia di ridurre i commissari a burocrati, senza un’autentica possibilità di intercettare e sostenere il nuovo. C’è il rischio che i commissari si trovino ad avvallare con le loro scelte una riforma certamente necessaria ma che può avere un effetto devastante sul nostro sistema. Alcune notizie diffuse a proposito di realtà che sarebbero state ammesse in questa o quella categoria, mentre sono ancora in discussione diversi aspetti del decreto, inducono a ritenere che alcune scelte sono già state fatte, a prescindere dal parere della Commissione per il Teatro, che non si è ancora insediata.

Quelle appena elencate mi paiono alcune tra le buone ragioni che sconsiglierebbero di non presentare la mia manifestazione di interesse, per continuare invece a svolgere l’attività di studio, riflessione e stimolo (e anche di controllo) condotta in questi anni attraverso il sito ateatro.it.

Tuttavia altre riflessioni spingono all’impegno. In primo luogo, la sostanziale condivisione dei principi che ispirano il decreto e la riforma: mi pare utile che qualcuno vigili affinché vengano effettivamente applicati, attraverso il dispositivo del decreto ministeriale. Ritengo inoltre utile contribuire a praticare il principio di trasparenza citato nel decreto, e applicato in questi mesi nella sua elaborazione. In questo senso, penso sia utile rendere pubblici i nomi di coloro che hanno deciso di rispondere all’Avviso Pubblico della Direzione Generale dello Spettacolo dal Vivo. Per questi motivi, ho ritenuto opportuno condividere la mia manifestazione di interesse sul sito ateatro.it.

Le Buone Pratiche del Teatro

Le Buone Pratiche del Teatro

Ritengo che la mia candidatura alla Commissione Consultiva per il Teatro si inserisca con continuità nel percorso intrapreso in questi anni a favore della conoscenza e del rinnovamento del teatro italiano. In particolare, mi permetto di evidenziare due esperienze. In primo luogo l’ormai decennale esperienza delle Buone Pratiche del Teatro (da me curata con Mimma Gallina): quegli incontri sono stai in questi anni un’importante occasione di conoscenza, approfondimento e dibattito, aperta al nuovo e al ricambio generazionale (di recente sono state documentate dal volume Le Buone Pratiche del Teatro, edito da FrancoAngeli). In secondo luogo, l’elenco degli spettacoli della stagione, che l’Associazione Ubu per Franco Quadri e l’Associazione Culturale Ateatro da tre anni compilano e mettono a disposizione del teatro e della cultura italiani (sul sito www.ateatro.it), in ideale continuità con il Patalogo, l’annuario del teatro ideato e curato da Franco Quadri. Si tratta di due strumenti che in maniera diversa offrono a chi si occupa di teatro l’opportunità di conoscere quello che sta effettivamente avvenendo sulle nostre scene: fotografano un panorama ricco di fermenti e innovazioni, al di là dell’immobilismo di un sistema che il decreto ministeriale cerca di riattivare. Almeno così spero, come lo spera la parte più vitale del teatro italiano.

Vi autorizzo dunque al trattamento dei miei dati personali per questo procedimento, ai sensi del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di dati personali”. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti e ampliamenti della documentazione.

Con l’occasione, la prego di accettare i miei migliori auguri di buon lavoro e i miei più cordiali saluti.

Milano, 22 maggio 2014

Oliviero Ponte di Pino

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2 Commentia“Perché non dovrei farlo? Perché lo faccio? Una lettera aperta al Direttore Generale dello Spettacolo”

  1. marco ciuti teatro vascello // 06/06/2014 a 16:56 //

    voglio condividere in questo modo la mia amarezza per come stanno andando le cose in questo nostro paese.
    come ho riferito a Matteo Orfini qualche giorno fa, sarebbe meglio togliere il Fus pur di mantenerlo per destinarlo ad una casta che non trova in me una sola valida ragione. Così come sono pensati questi nuovi decreti, mi sembra di capire che si sta tentando di mettere su un sistema che mette al centro l’idea di gestire i fondi pubblici come investimento azionario: lo Stato utilizza degli azionisti teatranti, capaci (senza direttori “artistici”) di far lievitare quello che sarà il Fus in + biglietti = + iva per le casse dello Stato, + produzioni=+contributi previdenziali da versare, e + occupazione = maggiori impegni con le banche. Il rischio investimento sarà solo il nostro condiviso da qualche banca. La creatività sarà solo al servizio di chi dirigerà quel teatro , direttore/arbitro nel bene e nel male. L’artista sarà messo in secondo piano e sarà comunque vincolato dalle decisioni finanziarie di altri…che con o senza titolo deciderà sulla messa in scena dello spettacolo o d come si dovrà gestire un teatro.
    Oggi, e domani più che mai, si utilizzerà il Fus non per coprire il rischio d’impresa di chi produce arte ma per foraggiare solo le casse di coloro che hanno già trovato il successo/o che ha trovato il giusto compromesso tra gradimento e interesse, non ci sarà più spazio per sbagliare e o per provare a sperimentare nuovi linguaggi, per mantenere viva la curiosità dell’individuo.
    Sarà come non finanziare la ricerca scientifica ma pagare le case farmaceutiche…che hanno già approvato il loro bel brevetto.
    A questo punto , per la dignità di chi fa questo mestiere non sarebbe meglio togliere il Fus e provare a fare una legge seria per defiscalizzare le imprese impegnate nella cultura e nello spettacolo dal vivo ?

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