Ordini e disordini teatrali, da Gassman a Ongaro

Come rinnovare lo Stabile del Veneto?

Pubblicato il 24/06/2014 / di / ateatro n. 150 / 0 commenti /
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Avranno infastidito di più i detenuti-attori della Compagnia della Fortezza o quelli poco presentabili di Pippo Delbono? Più le Albe di Pantani o quelle del Tartufo? Più il Latella del Tram chiamato desiderio o quello dell’Arlecchino servitore di due padroni? Forse gli Idoli di Carrozzeria Orfeo?
L’immagine triste di un Alessandro Gassmann reo di aver osato troppo come direttore del Teatro Stabile del Veneto e costretto a programmare la sua ultima stagione con il nuovo presidente dell’ente, il funzionario regionale in pensione Angelo Tabaro, e l’assessore regionale alla Cultura e allo spettacolo, l’ingegnere civile Marino Zorzato, che indicano la strada maestra del ritorno all’ordine e del rispetto della tradizione, non è che l’ultima cartolina imbarazzante di un Veneto che si avvita su se stesso e di una Venezia stanca e sempre più provinciale nel suo tessuto culturale cittadino, in dissociazione ormai patologica con le pur sempre coraggiose aperture internazionali di altre istituzioni del centro lagunare, a cominciare dalla Biennale.
Fanno quasi tenerezza le anziane signore che si scandalizzano per le strampalate parolacce di Testori o gli abbonati che lasciano la sala sbuffando per il Goldoni di Ken Ponzio. Roba d’altri tempi, vero teatro nel teatro, preziosa materia comparativa per una etnografia del pubblico teatrale.
Ma a Venezia e a Padova (l’Ente veneto era l’unico in Italia che gestiva due sale in due capoluoghi di provincia (prima dell’incursione bolognese di ERT) fanno tremare un cda e al calo di pubblico si risponde con una normalizzazione che, chissà perché, dovrebbe «appassionare nuovo pubblico alle rappresentazioni teatrali, soprattutto fra i giovani» (Zorzato). Ecco dunque servita la “nuova” stagione: Eros Pagni, Tullio Solenghi, Silvio Orlando, Michele Placido, Mariano Rigillo, Ottavia Piccolo, Glauco Mauri, Franco Branciaroli, Pamela Villoresi…
Sì, è vero, c’è anche una Dodicesima notte di Cecchi e una Mandragola di Chiti, ma si assicura che saranno riletture senza forzature. E poi Cristicchi con Magazzino 18 e Sangati con Massa critica.
Gassmann firmerà due nuove regie (Sette minuti di Stefano Massini e Qualcuno volò sul nido del cuculo dal film di Forman) e per il carnevale è garantito il ritorno di una produzione di alto profilo e assoluta originalità fin dal titolo: Goldoni Experience!
Dal prossimo anno toccherà a Massimo Ongaro il difficile compito di riportare in equilibrio qualità e fruizione, innovazione e tradizione. Il quarantacinquenne nuovo direttore artistico è un tecnico d’esperienza (è stato prima responsabile artistico del Teatro Fondamenta Nuove e poi direttore organizzativo del settore Danza Musica e Teatro della Biennale). Sa che un’impostazione banalmente conservatrice e un profilo “turistico” non possono portare da nessuna parte e che un teatro stabile che aspira a diventare Teatro nazionale deve costruire una proposta all’altezza dei tempi. Non potrà chiudere le porte alle esperienze più innovative della scena italiana.

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