Corpi e conflitti, community dance e flash mob

La trentaquattresima edizione di Oriente Occidente a Rovereto

Pubblicato il 29/08/2014 / di / ateatro n. 151 / 0 commenti /
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Più che alla geografia del presente, come sua tradizione, è alle tensioni nell’uomo e tra gli uomini che guarda la trentaquattresima edizione di Oriente Occidente, il festival internazionale di danza contemporanea che dal 30 agosto all’8 settembre porterà a Rovereto e a Trento tredici compagnie, con produzioni in prima nazionale e creazioni originali, provenienti dall’Europa, dall’Africa, dal Venezuela e dal Medio Oriente. Corpo a corpo è il tema conduttore di quest’anno, e non poteva essere altrimenti nel centenario della Grande guerra. Declinato come Corpi e conflitti, il tema sarà indagato da studiosi, giornalisti, economisti, in incontri e proiezioni cinematografiche anche nella consueta sezione Linguaggi.

Balletto Civile, foto Jacopo Benassi

Balletto Civile, foto Jacopo Benassi

Ma la conflittualità, dei singoli e della società tutta, sarà indagata senza perdere di vista il desiderio di riscatto e di pacificazione. Corpo contro corpo, dunque, ma anche corpo verso corpo, perché dal conflitto si può giungere alla forza dell’unione. Anche attraverso la danza. In questo senso va letta l’apertura di Oriente Occidente alla pratica della community dance, nella prospettiva di un coinvolgimento del territorio e dei suoi abitanti in un’espressione artistica condivisa. La danza come strumento capace di trasformare non solo l’individuo, ma anche la qualità del rapporto sociale. «Il posto della danza è nelle case, per le strade, nella vita», diceva Maurice Béjart.

Retouramont, foto CK-Photography

Retouramont, foto CK-Photography

La compagnia francese Retouramont, del coreografo e scenografo Fabrice Guillot, apre il festival con Vide Accordé, uno spettacolo aereo in cui tre danzatrici/acrobate danzano sospese nell’aria a venticinque metri di altezza su una struttura di corde. Con Rizoma, happening del coreografo israeliano Sharon Fridman, che in Spagna dirige una compagnia col suo nome, il primo esempio di comunità danzante: una settantina di persone e dieci musicisti in una sorta di evocazione delle origini del mondo che avrà luogo alle prime luci dell’alba alla Campana dei Caduti di Rovereto.

Luca Silvestrini_Protein_(In)visible Dancing_Photo By Francesca Moseley (5)

Su questa linea anche (In)visible Dancing una breve coreografia interpretata che per quasi tutta la durata del Festival animerà il centro storico di Rovereto, con danzatori della Compagnia Protein, diretta da Luca Silvestrini e Bettina Strickler. Tante piccole danze che diventeranno progressivamente un flash mob di massa coinvolgendo amatori, musicisti di strada e gente comune.

Compagnia Virgilio Sieni, foto A. Anceschi

Compagnia Virgilio Sieni, foto A. Anceschi

In questo discorso intorno al “mondo danzante” non poteva mancare Virgilio Sieni, che porterà in scena due parti dello straordinario affresco del Vangelo secondo Matteo presentato nel luglio scorso nell’ambito della Biennale Danza a Venezia. Dei 27 quadri interpretati da danzatori non professionisti provenienti da sette regioni italiane, si vedranno Annuncio dell’Angelo e Ultima Cena, che hanno per protagonisti due gruppi trentini. Sieni proporrà anche Esercizi di Primavera, incentrato sull’antropologia del gesto, un viaggio che conduce lo spettatore nel mistero dell’invenzione del movimento, delle sue potenzialità esplorate da sei danzatori.

L-E-V, foto Christopher Duggan

L-E-V, foto Christopher Duggan

Le prime nazionali si susseguono. House, della compagnia israeliana L-E-V diretta da Sharon Eyal e Gai Behar, otto danzatori che raccontano i rapporti umani dentro la famiglia e la coppia. Au-delà, del gruppo Baninga diretto coreografo congolese DeLaVallet Bidiefono, spettacolo molto fisico, esplosivo, un inno alla vita con due musicisti, un cantante e sei danzatori. Via Sophiatown, della compagnia sudafricana Via Katlehong Dance, diretta da Vusi Mdoyi: ritmi e colori dall’omonimo sobborgo di Johannesburg, simbolo della lotta all’apartheid, per nove danzatori eclettici, capaci di passare con disinvoltura dalla street dance indigena al tip tap. Plage Romantique di Emanuel Gat, israeliano di sede in Francia, un musical dove voci, canzoni, testo e partitura fisica si intrecciano nei corpi di dieci danzatori.

Michela Lucenti, foto Jacopo Benassi

Michela Lucenti, foto Jacopo Benassi

In prima nazionale anche In-erme di Balletto Civile, diretto da Michela Lucenti. Ancora un lavoro di forte tensione per la compagnia nomade, una coproduzione del festival, punto di partenza di un ciclo di spettacoli che porterà Lucenti a orchestrare nei prossimi anni grandi masse di attori, musicisti, cantanti e danzatori tra Italia e Germania.

Candoco, foto Pedro Machado

Candoco, foto Pedro Machado

A 25 anni dal suo fortunato debutto, torna con un nuovo cast What the Body Does Not Remember, del belga Wim Vandekeybus. Sarà l’occasione di verificare la tenuta di una una danza che nel 1987 il New York Times definì straordinariamente innovativa, brutale e ironica. Più precisamente calati nel tema del festival, Angelo Egarese ed Elena Salvestrini presentano, con la loro compagnia KinesiS Danza CorpoREAmente, una riflessione sul tema del conflitto e della Grande Guerra. Chiude il Festival la compagnia pioniera dell’integrazione tra danzatori abili e diversamente abili, Candoco Dance Company, fondata nel Regno Unito nel 1991 e dal 2007 guidata da Stine Nilsen e Pedro Machado. In programma il trittico Triple Bill, composto da una prima mondiale che vedrà la luce proprio sul palcoscenico di Oriente Occidente e che porta la firma dell’artista visivo e performer Hetain Patel, e due prime nazionali: il duetto Two for C, del venezuelano Javier de Frutos, e Notturnino, brano d’improvvisazione strutturata creato dal belga Thomas Hauert.

Tutti gli spettacoli e gli appuntamenti del Festival su www.orienteoccidente.it

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