Dossier critico. I puffi, il Lego e Latella: la lettera della signora di Latina in riposta alla poesia di Oliviero Ponte di Pino su Natale in casa Cupiello al Teatro di Roma

In risposta alla recensione poetica di Oliviero Ponte di Pino dello spettacolo di Latella pubblicata su delteatro

Pubblicato il 07/01/2015 / di / ateatro n. 152 / 0 commenti /
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Gentile signor Oliviero,

mia figlia Ninuccia, una così brava ragazza che studia al DAMme-Se e che invece di studiare se ne sta tutto il tempo attaccata nel computer o nel telefonino a sciattare, mi ha fatto leggere la poesia che lei mi ha scritto.
Quando mi sono vista nella poesia, io che nel teatro di Roma ci ero andata solo perché mi ci avevano strascinata, in quanto io mica ci vado di solito nel teatro nemmeno qui a Latina, insomma, io ero commossa commossa. Sono solo una signora di Latina, che c’entro io? Sono una persona semplice, nemmeno ho finito le scuole alte, e quando ho visto il Presepe nel teatro di Roma non ci è proprio piaciuto. Via, che Natale è mai quello?
Ce lo siamo anche dette sul pullman che ci riportava a Latina, con la signora Caterina e la signora Pinuccia, quella che lavora al negozio di bomboniere. La Caterina – che è di Caserta – aveva visto la commedia in televisione, quella vera, l’ha vista diversi anni fa ma lo ricordava ancora. Ci ha spiegato che quella volta in televisione recitava proprio Eduardo, che era Luca Cupiello, e suo figlio Luca era il figlio Tommaso, non so se mi sono spiegata, il figlio Tommasino era suo figlio Luca ma era anche il figlio di Luca cioè era figlio di quel Cupiello, poteva anche dargli un nome diverso, no?
La signora Caterina ci ha spiegato sul pullman che quel Presepe di Eduardo alla tivù era bello e commovente, mica quella roba lì dell’Argentina che sembra tutto un funerale. E finiva tutto diverso, quello di Eduardo, ma questo lei lo sa, signor Oliviero, perché lei è studiato e la Nina dice che lei è un giornalista famoso e dunque lo sa e mi scrive belle poesie.
Quando sono arrivata in casa a Latina, che era tardissimo – io mi addormento davanti alla tv già quando fanno i pacchi o Un posto al sole – ero così stanca… Mi cade l’occhio sul presepe che lo abbiamo fatto anche noi per i bambini, la Nina e Tommasino…. Bello bello, con le lucine, la stagnola, la carta verde per i prati quella blu per il cielo. L’unica cosa bella del presepe di casa Latella era la stella, una stella così grande e tutta dorata fatta di fiori che quando dal soffitto è calata non ci credevo che poteva esistere una stella così. Ma l’ha vista anche lei, la stella nel teatro di Roma.

Natale in casa Cupiello (primo atto)

Ecco, penso, il nostro è proprio il presepe che ci sarebbe piaciuto a quel Cupiello. Mi sentivo che davati al presepe mi stavo a commuovere, pensando la domenica pomeriggio quando eravamo lì io, Tommaso e Nonno, cioè mio padre ma lo chiamiamo tutti Nonno ormai, che ci diceva dove mettere le statuine.

Il presepe dei Puffi.

Però vicino ai pastori ho visto tre puffi e due gormiti e mi è venuto da ridere che Tommasino aveva messo nel presepe anche i suoi giocattoli. C’erano anche il panda e il canguro di peluche, quelli della collezione di animalini che mia figlia Nina anche se va al DAMme-Se se li tiene su una mensolina sopra il letto e guai chi glieli tocca.

I peluches di mia figlia.

Ho dato un’occhiata ai bambini, per vedere se dormivano tranquilli, e poi a mio padre, che russava come al solito. Potevo andare a dormire, ma ero così stanca che non mi veniva da dormire. Sa, signor Oliviero, quel porco di mio marito Luca mi ha mollata per quella zoccoletta. Scema ma furba, e con due tette così enormi che tra un po’ piglia una facciata in terra. Sono una donna sola. Non so perché glielo dico, forse non glielo dovevo dire, un po’ mi vergogno. Forse dovrei farmi anche io qualche avventura, le occasioni ce le avrei. Sono ancora piacente, mi dice la Pina, che aspetti? Ma che aspetto? Con due bambini da crescere e un vecchio invalido che gira per casa con il girello e il pannolone, certe fantasie ti passano subito…
Però ogni tanto mi tornava in mente lo spettacolo, e quando mia figlia Nina mi ha portato la sua poesia, l’ho letta subito. Guarda un po’, finisci per caso una sera nel teatro, finisci pure nella poesia.
Un paio di giorni dopo che ho letto la mia poesia, è successa una cosa, e ho capito.
Così le scrivo questa lettera perché glielo voglio proprio spiegare, che cosa ho capito. Le ho già detto dei puffi e dei gormiti nel presepe, che non c’entrano e fanno ridere tra i pastori e i re magi. Però nel presepe ci si può mettere di tutto, tutti i lavori, non solo il pastore, il pescatore, il fornaio, l’arrotino, la sarta, e anche gli angeli e gli animali, il bue, l’asino, le pecorelle, i re magi che arrivano da lontano dietro la stella… E allora perché no anche le sorprese dell’ovetto Kinder?

Vuoi il presepe Kinder?

Insomma, quel pomeriggio me ne torno a casa e Luca aveva preso tutte le figurine del presepe e le aveva messe per terra. Aveva preso anche i suoi soldatini, e faceva la guerra. Tipo figurine del presepe contro marines e cavalieri medievali. Li aveva messi tutti in fila, come le pedine della dama o degli scacchi, e poi “Pum!”. Una spintarella con il dito, e cascavano tutti.
Gli avrei dato due schiaffoni, a mio figlio, Il presepe era così bello e sapevo che alla sera mi tocca riprendere tutte le statuine da terra, perché sicuro che quando Tommasino si stufa di giocare le molla tutte lì, sul pavimento in disordine, e mi viene mal di schiena per tutte le volte che mi tocca piegarmi. E magari Nonno ci inciampa, con il girello…
Però ho pensato che anche lo spettacolo aveva messo in fila i suoi attori come soldatini, e venivano avanti verso gli spettatori come soldati e sparavano parole invece che pallottole. E ho pensato che forse anche il teatro è un grande presepe, e che forse a quel Latella – che sta anche lui nella mia poesia anche se è un regista impostante, mi ha detto Ninuccia – non gli piace il presepe del teatro, o il teatro del presepe. O forse che anche a Latella, come a Tommasino Cupiello, col presepe gli piace giocarci a modo suo…

Natale in casa Cupiello (secondo atto)

Allora ho pensato che il secondo atto è come se Latella giocasse con una macchinina – però grande – facendola girare in mezzo al presepe. E ho pensato che la signora Cupiello, la Cuncetta che era quella attrice così brava, sono un po’ anche io, povera signora di Latina, che ci tocca tirare la carretta qui nell’appartamento e pure in giro, e che quello che era il mio presepe mica è un vero presepe. Ho pensato che Luca se n’è andato con quella nanatroia e mi ha mollato qui con due figli e un padre infermo, una figlia Nina che mi torna alle tre di mattina e che le dico?, e Lucaporco mi passa solo 350 euro al mese, e solo quando glielo faccio ricordare dal mio avvocato, che tanto tra un po’ Lucamaiale molla anche quella e si accozza alla prima troia giovane e tettona che gliela sventola un po’…
Così ho capito che il presepe di Nicola, lì per terra, era un po’ come Israele e la Palestina, i soldati e i pastori. E che io ero lì a tirare la carretta, come la povera Cupiella. I peluche della collezione di Ninuccia, quelli che Tommasino mio aveva sparso nel presepe come il pecorino sul maccherone, erano proprio come gli animali di pezza che portavano in spalla i personaggi dello spettacolo, quelli che vanno a casa Cupiello.
E’ arrivata la sera, ora di cena. Ho gridato a Tom: “E’ quasi pronto. Vai a farti la doccia!” Con quella scusa ha mollato tutto per terra: c’era anche il bulldozer giallo, mica nero come quella specie di carro funebre tutto nero dello spettacolo. Ho cominciato a rimettere a posto le figure nel presepe. Tutte. I puffi, i gormiti, i marines, lo zoo di peluche, le sorprese Kinder, gli omini del Lego.

Il presepe con i Lego.

Il bulldozer no, è troppo grande, più grande della capanna. Quando mi sono trovata in mano san Giuseppe, ho pensato che in fondo somiglia a Nonno. Mi è venuto il nervoso. L’ho ficcato nella mangiatoia al posto del bambino. Basta, ora devo andare a cambiare il pannolone a Nonno e imboccagli la cena, e porca miseria al presepe.

Natale in casa Cupiello (terzo atto)

Grazie che mi hai messo nella poesia, signor Oliviero, ma non so se questa lettera te la mando. Prima ne parlo con le mie amiche, che gli spiego se mi piace ‘o presepe. E gli dico anche che magari questo presepe che ci raccontano alla televisione i politici nei giornali non mi piace più.

In vendita quest’anno a San Gregorio degli Armeni.

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