Dossier critico. Penna e taccuino tra i banchi di scuola

Acrobazie critiche per giovani spettatori

Pubblicato il 07/01/2015 / di / ateatro n. 152 / 1 commento /
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A Maddalena Giovannelli, una delle responsabili di “Acrobazie Critiche”, abbiamo chiesto di raccontarci questo interessante progetto di educazione dello sguardo per giovani spettatori.

Acrobazie critiche

Acrobazie critiche

Prendete uno studente universitario, iscritto al primo o al secondo anno di giurisprudenza, di storia, o di economia. Chiedetegli se questa sera ha voglia di andare a teatro. Probabilmente vi risponderà che no, ha seguito lezioni tutto il giorno e preferirebbe fare qualcosa di più leggero, di meno impegnativo. Magari andare al cinema.
Se continuerete l’indagine scoprirete che l’ultima volta che ha messo piede in una sala teatrale è alle superiori, con tutta la sua classe. E che no, non è stata un’esperienza indimenticabile.
L’incontro con il teatro negli anni della scuola è un momento cruciale per la creazione dell’identità dei futuri spettatori, eppure il più delle volte in quel primo appuntamento qualcosa va storto: c’è chi ricorda di essersi annoiato, chi ammette di aver seguito poco o niente dello spettacolo, chi non esita a confessare di essersi proprio addormentato.
Come fare per rendere più efficace questo primo incontro con la platea? Come attivare un circolo virtuoso che arrivi a formare spettatori attivi e indipendenti? E la critica teatrale può avere un ruolo in questo progetto formativo?

Acrobazie critiche

Acrobazie critiche

Per provare a rispondere a questi quesiti, è nato in Lombardia il progetto “Acrobazie critiche”: un percorso di formazione critica e di avvicinamento al teatro ideato dalle associazioni Stratagemmi-Prospettive Teatrali e Segni di Infanzia per le scuole superiori del territorio milanese e finanziato da Fondazione Cariplo per l’anno scolastico 2013-2014. Il primo passo, per mettere a punto una nuova strategia, è stato interrogarsi sugli aspetti problematici delle più comuni esperienze di fruizione.
La prima questione è la selezione dello spettacolo all’interno del ricco cartellone milanese: gli insegnanti si fanno spesso guidare da criteri contingenti, come la coincidenza tra il periodo della rappresentazione e il programma didattico in corso (“C’è un Pirandello in scena in questi mesi?”, si chiedono molti docenti, scorrendo i programmi dei teatri. Nella risposta a questa domanda può celarsi una piccola Corazzata Potemkin per intere classi). La scelta di un allestimento comunicativo e vitale è invece cruciale, ed è stata una delle questioni chiave affrontate dal progetto Acrobazie Critiche. Si è deciso, in primis, di selezionare all’interno dell’ampia geografia scenica milanese teatri non paludati: realtà che si contraddistinguono per una platea giovane e vivace, come il Teatro Ringhiera, o sale piccole e intime, come Teatro i, per facilitare un contatto immediato con gli attori. Ai docenti abbiamo proposto compagnie e registi particolarmente attenti alle prassi del contemporaneo e talvolta persino alcune esperienze di nuova drammaturgia: allestimenti, cioè, capaci di mettere i giovani spettatori di fronte a qualcosa di vicino, vivo, a linguaggi immediatamente fruibili. Per un adolescente c’è un rischio ben più insidioso di uno spettacolo imperfetto: quello di un’opera polverosa o – per dirla con Peter Brook – di un “teatro mortale”.
C’è poi una seconda questione, che riguarda più da vicino il ruolo della critica. L’uscita a teatro viene vissuta come un momento di coercizione passiva, al quale si arriva talvolta con alcune nozioni legate all’opera rappresentata (per lo più un classico) ma spesso senza consapevolezza delle specificità dell’evento teatrale in quanto tale.
Attraverso due incontri laboratoriali in aula abbiamo sollecitato gli studenti a un intervento critico: li abbiamo sfidati a esprimere un giudizio sullo spettacolo, fornendo loro gli strumenti per argomentarlo. La prima delle due lezioni viene dunque dedicata a fornire “gli attrezzi del mestiere”: la definizione di drammaturgia e regia; la disamina degli elementi messi in campo dalla messa in scena e il loro ruolo significante; l’analisi della differenza tra adattamento e riscrittura. Si tratta di elementi per lo più ignoti agli studenti: pochissimi conoscono il significato della parola ‘drammaturgia’, il ruolo del ‘regista’ (a cui associano alcuni noti nomi del grande schermo) appare per lo più una questione nebulosa, ed emerge di frequente una notevole confusione tra l’apporto dell’autore e l’apporto del regista.

Acrobazie critiche

Acrobazie critiche

Il secondo dei due incontri introduce ciò che accadrà dopo la visione dello spettacolo: la stesura di una recensione e la partecipazione ad un vero e proprio concorso di critica. In classe vengono fornite le linee guida: si richiede uno scritto breve, dall’impronta personale ma fortemente argomentativo, che metta in luce l’interpretazione del regista sul testo e allo stesso tempo il giudizio personale dello studente. La recensione è tra le tipologie di prova per il compito di italiano alla maturità, ma nel percorso di “Acrobazie Critiche” si propone un’esperienza ‘altra’ rispetto alle consuete prove di scrittura in classe: gli studenti vengono invitati a sperimentare uno stile personale, a mettersi alla prova con una struttura il più possibile libera, a pensare allo scritto come a una vera e propria ‘regia’. In chiusura del secondo incontro, si consiglia poi di prendere qualche appunto durante o dopo lo spettacolo: può essere una buona idea annotare la sera stessa una scena o un’immagine che è rimasta impressa, oppure segnare una battuta d’effetto, che può diventare l’incipit della recensione.
Il percorso è finito, non resta che darsi appuntamento a teatro. Anche solo dopo aver condiviso poche ore in classe, ci si accorge immediatamente che qualcosa è cambiato: gli studenti arrivano in platea in uno stato di “allerta”, complice anche lo spirito di competizione che il concorso di critica scatena. Qualcuno tira fuori un notes, altri si preparano a riconoscere sul palco ciò di cui si è parlato tra i banchi, altri fermano ‘il formatore’ per commentare a caldo lo spettacolo. La fruizione passiva è divenuta per incanto osservazione viva, partecipata e, allo stesso tempo, l’attività critica si è trasformata in un’azione concreta capace di cambiare, pur impercettibilmente, la realtà circostante.
Molti scritti riveleranno un italiano traballante, una capacità di analisi superficiale, altri riserveranno qualche sorpresa: ma tutte le recensioni lasceranno intravvedere una forma di curiosità, un tentativo di giudizio, il primo embrionale nascere di uno sguardo critico. Quasi fosse possibile rintracciare, tra le righe, l’emergere di un dubbio: andare a teatro potrebbe diventare, forse, non solo un obbligo didattico.

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Tag: critica teatrale (66)


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