Speciale archivi. La costruzione dell’archivio Aggeo Savioli

Paratesti e memoria storica

Pubblicato il 23/01/2015 / di / ateatro n. 152 / 0 commenti /
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La storia dell’Archivio Savioli inizia nel 2011 quando Mirella Savioli decide di donare l’archivio ad Antonia Lezza, docente di Letteratura Italiana e Letteratura Teatrale Italiana, presso l’Università degli Studi di Salerno, nonché direttore del Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo, che ha sede a Napoli:

Ho conosciuto molti anni fa e ho frequentato spesso Aggeo Savioli, l’ho invitato anche in occasione di un convegno a Napoli su Viviani. Il motivo della donazione dell’archivio da parte di Mirella Savioli consiste probabilmente nell’assoluta certezza che non l’ avrei abbandonato. Infatti, quando circa tre anni fa i faldoni sono arrivati da Roma, direttamente nella sede del Centro Studi per mezzo corriere, mi sono subito attivata.

Queste le parole di Antonia Lezza che, nel 2014, dopo qualche primo tentativo non andato a buon fine, decide di affidare a me, Emanuela Ferrauto, l’analisi e la catalogazione dei quarantadue faldoni conservati presso il Centro Studi. Infatti il lavoro di ricerca, utile anche per la stesura della mia tesi di dottorato, mi ha messo nelle condizioni di consultare spesso materiale di archivio, compresi i paratesti e le recensioni di inizio Novecento, e di apprendere le metodologie di archiviazione. Inoltre, il lavoro costante, all’interno dell’ambito della critica teatrale, ha consolidato il mio profondo interesse nei confronti della recensione come imprescindibile documento di memoria storiografica.
Nonostante il materiale donato dalla famiglia Savioli non sia caratterizzato solo da documenti riguardanti specificatamente il teatro napoletano, Antonia Lezza accoglie l’importante decisione dei familiari, rispettando il dovere intellettuale e storico di conservare e catalogare i documenti raccolti dal giornalista durante la sua lunga carriera. Di certo l’attività di Savioli, quale critico teatrale, presso <> farebbe pensare ad un’ampia raccolta di recensioni, ma il fondo dell’archivio è costituito, invece, dai paratesti utili all’attività di giornalista teatrale: programmi di sala, programmi di compagnia, brochure, comunicati stampa, locandine, programmi di Festival nazionali ed internazionali, lettere inviate dai direttori dei principali Teatri Stabili italiani, foto donate dagli attori. Le recensioni sono, invece, conservate e pubblicate all’interno dell’Archivio Storico, consultabile presso il sito del quotidiano “l’Unità”.

Archivio Aggeo Savioli.

Archivio Aggeo Savioli.

L’interesse costante e continuativo espresso dai familiari di Aggeo Savioli, nel corso di questi anni, dimostra la consapevolezza da parte loro dell’importanza della memoria storica legata anche e soprattutto agli archivi teatrali; da ciò l’origine della donazione. Alcuni di questi, ancora in fase di catalogazione o di ampliamento, costituiscono non solo delle raccolte depositarie di memoria, ma soprattutto un patrimonio storico-artistico, per lo più sconosciuto, che continua ad arricchire la storia del teatro, dello spettacolo e della critica teatrale nel nostro Paese; soprattutto la critica teatrale che ancora ha bisogno di una completa legittimazione. Quando si decide di conservare ed analizzare il materiale ritrovato, riposto, dimenticato o accumulato, il mosaico variegato, complesso e ricchissimo della storia del teatro continua a comporsi, creando una mappatura costante, e soprattutto eterogenea, di importanti materiali riguardanti il palcoscenico. Gli Archivi Teatrali, proprio perché caratterizzati e caratterizzanti le sfaccettature delle evoluzioni storico-artistiche e culturali di tutte le regioni italiane, ci permettono di comprendere e di analizzare la ricchezza della produzione artistica italiana degli anni e dei secoli passati, e di analizzare anche le interferenze tra Italia e gli altri Paesi, i percorsi delle compagnie storiche e degli attori. L’Archivio Savioli che, pian piano, archivio vero e proprio sta diventando, e che è attualmente in corso di digitalizzazione, nasce non da un semplice “accumulo conservativo” dei materiali raccolti dal critico, poiché, da una prima lettura ed analisi dei faldoni e dei fascicoli contenuti in essi, appare evidente che Savioli, e la stessa famiglia, abbiano effettuato una prima ricognizione, numerando i faldoni e datandoli.
Il processo di catalogazione e di archiviazione prevede diverse fasi:

1. I FALDONI: quarantadue faldoni sono, infatti, datati dagli anni ’50 al 2000, con una disparità quantitativa, poiché l’ intero decennio dei ‘50 viene conservato in unico e primo faldone, mentre per gli anni ’90 la mole del materiale conservato raddoppia, tanto da rendere necessaria la catalogazione in faldoni identificati con la dicitura “bis”.

2. LA NUMERAZIONE DEI FASCICOLI: da una prima osservazione del materiale pervenuto, effettuata prima del 2014, dalla prof.ssa Antonia Lezza e dalla dott.ssa Nunzia Acanfora, è stato possibile valutare il numero di fascicoli contenuti all’interno di ogni faldone, numero che, però, dopo una successiva analisi, risulta, in alcuni faldoni, non coincidere con i risultati della prima numerazione. Da un successivo confronto con la prof.ssa Lezza si è rilevato che alcuni fascicoli, nell’originaria procedura di conservazione effettuata dalla famiglia Savioli, sono stati inseriti, per errore, in faldoni precedenti o successivi. Seguendo, infatti, una regola fondamentale, cioè la datazione per stagione teatrale, che va da ottobre a luglio, è indispensabile, per ogni faldone, una catalogazione biennale, all’interno di questi specifici mesi. Uniche eccezioni, come detto, il primo faldone, in cui confluisce tutto il decennio degli anni ’50, e l’ultimo, che è datato unicamente “anno 2000”. Qualora si trovino nel faldone successivo fascicoli collocabili all’interno del biennio precedente, è necessario ogni volta rinumerare i singoli fascicoli di entrambi i faldoni.

3. LA PRIMA SCHEDATURA: un primo approccio alla catalogazione è stato affrontato nel 2012 dalla professoressa Lezza e dalla dott.ssa Acanfora, coadiuvate dal prof. Francesco Russo, già docente di Bibliografia e Biblioteconomia presso l’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli: il professore Russo ha fornito, infatti, utilissime indicazioni per una prima schedatura del materiale. Due anni fa, quindi, le schede utilizzate per il primo inserimento dei dati, contenuti nei fascicoli del primo decennio 1950 – 1960, prevedevano l’indicazione di alcune voci: il nome dell’autore del testo teatrale, il titolo del testo e quindi dello spettacolo, la regia, la tipologia di spettacolo, i nomi dei personaggi e degli interpreti, dei creatori delle scene, dei costumi, la data delle repliche, il teatro, la città, la stagione teatrale, ed inoltre, l’indicazione dello stato conservativo del fascicolo, della casa editrice o della tipografia che ha stampato il materiale, e della lingua utilizzata.

4. LA SECONDA SCHEDATURA: nel 2014, però, dopo un’attenta analisi del materiale e dei risultati della prima catalogazione, ulteriore fase che ha coinvolto la prof.ssa Lezza, la dott.ssa Acanfora e la sottoscritta, è apparso evidente che il primo approccio alla catalogazione era limitato a pochi elementi, per cui, si è ritenuto necessario, dunque, ampliare le schede con ulteriori voci, aggiungendo anche i nomi di eventuali aiuti ed assistenti alla regia, degli autori degli adattamenti, degli autori delle traduzioni, la denominazione della compagnia, la produzione e gli autori delle musiche o degli adattamenti musicali. In fondo alla scheda viene inserito anche un riquadro “Annotazioni”, per indicare eventuali premi ricevuti dal testo o dallo spettacolo, eventuali autori di coreografie, o avvisi riportati sulle pagine dello stesso fascicolo ( come per esempio la presenza di sottotitoli o di traduzioni pronunciate dal vivo, durante lo spettacolo, o il divieto di visione per i minori).

5. I FRUITORI: il lavoro di inserimento dati e, quindi, di attenta lettura dei paratesti e dei documenti che ripercorrono l’attività di Savioli, testimoniando gli spettacoli e i Festival a cui era presente o dove era stato invitato, nel 2014 ricomincia necessariamente dall’inizio. Si utilizzano le nuove schede e dopo un anno la catalogazione del primo ventennio – dal faldone I datato anni ’50, al faldone XI datato 1969/1970- è conclusa. La scelta di aggiungere altre voci, all’interno delle schede di catalogazione, nasce non solo dalla consapevolezza di riuscire a portare avanti un lungo e paziente lavoro con onestà scientifica, ma si evolve anche attraverso il costante pensiero di lascito ai posteri, e soprattutto di coinvolgimento nella ricerca anche di studiosi di altre discipline affini all’ambito teatrale. Non solo, quindi, storici del teatro, critici teatrali e giornalisti, ma anche musicisti che potrebbero interessarsi alle notizie sui compositori e sulle musiche degli spettacoli in scena nel corso di cinquant’anni di teatro italiano, così come gli studenti di scenografia e delle Accademie di Belle Arti potrebbero usufruire del materiale per una ricerca sui più importanti scenografi e costumisti del teatro italiano.

6. GLI ENTI E GLI ARTISTI: attraverso la lettura di questo materiale si viene a conoscenza, o si riscoprono, comunità teatrali, società teatrali, enti artistici di Stato, Teatri Stabili e compagnie oggi ormai scomparsi. Alcuni esempi sono l’ Ente Teatro di Sicilia, la Compagnia Teatrale Italiana, il Teatro Stabile de L’Aquila, grandi nomi come Ronconi, Zeffirelli, Eduardo, Luchino Visconti, Strehler, o giovani assistenti alla regia, poi diventati famosi, come Lina Wertmuller, giovanissimi Isa Danieli e Giancarlo Giannini, la tradizione attoriale napoletana, con i fratelli De Filippo, fino al Living Theater, Kantor e gli spettacoli in lingua, durante alcuni specifici eventi.

7. LE TIPOLOGIE DI FASCICOLI: le difficoltà principali, durante il lavoro di catalogazione del primo ventennio, e di quelli in corso di analisi, consistono soprattutto nella datazione e nell’identificazione della tipologia di fascicolo. Inevitabile, dunque, una distinzione anche in base alla presenza o assenza della specificazione di data o di luogo. Questo significa che alcuni programmi di sala in realtà sono invece libretti di presentazione di spettacoli che avrebbero dovuto debuttare nelle settimane o nei mesi successivi alla pubblicazione, in scena in tutta Italia. Dato rilevante perché questo dimostra che il libretto, in passato, costituiva uno strumento rilevante per fornire specifiche informazioni al pubblico. È necessario, dunque distinguere due tipologie di libretti: quelli identificabili come pubblicazioni vere e proprie, stampati dagli Stabili, dalle singole compagnie o dagli Entri teatrali come l’ETI, che fungeva da vera e propria casa editrice, corredati di articoli, foto di scena, estratti di testi e di canzoni, di medaglioni sui singoli artisti, ma senza indicare la data o il luogo del debutto o della messinscena Una seconda tipologia prevedeva gli stessi libretti di presentazione dello spettacolo, che venivano poi ristampati con l’inserimento di una prima pagina in cui venivano indicati data, città e teatro, assumendo il ruolo di veri e propri programmi di sala. L’attenzione profonda di un critico militante come Savioli che ha compreso e ha raccolto, inoltre, i programmi di compagnia, attraverso cui la compagnia presentava tutti gli spettacoli che avrebbe messo in scena durante l’intera stagione: probabilmente attori e compagnie inviavano personalmente ai giornalisti e ai critici, via posta, il materiale esplicativo, sin dall’inizio della stagione. Anche questi libretti di presentazione della compagnia spesso non sono datati, ma riportano solo l’indicazione della Stagione Teatrale, confermandoci, quindi, la collocazione all’interno di un determinato faldone. I programmi di compagnia spesso riportano più titoli, quindi è necessario, all’interno di una stessa scheda, numerare i diversi spettacoli ed indicare nella tipologia di fascicolo il numero di spettacoli descritti. I fascicoli fin qui descritti vengono necessariamente distinti, durante la catalogazione, dalle brochure, identificabili come terza tipologia testuale, costituite in genere da fogli sciolti, con un limite massimo di due pagine. In genere le brochure riportano la datazione o, comunque, l’indicazione della stagione teatrale. Altre tipologie sono invece il programma di Festival e il programma di un Teatro per l’intera stagione, per i quali si utilizza una schedatura differente, inserendo un elenco di dati riguardanti unicamente il titolo, l’autore del testo, il regista, la compagnia, gli autori di scene, costumi e musiche, ed eventuali coreografi. Tra il materiale dell’Archivio, appena descritto, compaiono anche lettere dattiloscritte, alcuni numeri di riviste, o alcuni fascicoli doppioni, anch’essi catalogati con la dicitura “bis”, all’interno di uno stesso faldone.

8. DATAZIONE: tutti i fascicoli di ogni faldone vengono numerati secondo un ordine cronologico, e quelli non datati specificatamente vengono inseriti in coda, considerando solo l’indicazione della stagione teatrale, o recuperando l’indicazione dell’anno, seppur raramente, dalla data di stampa inserita dalla tipografia. Sarebbe opportuno recuperare la data dei fascicoli attraverso un confronto tra il fascicolo e la relativa recensione pubblicata e firmata da Aggeo Savioli su <>. Il critico ha raccolto materiale proveniente da tutte le regioni italiane, con una preminenza per i teatri romani, e riguardante anche alcuni spettacoli visti all’Estero.
Questo lavoro che, tra breve, sarà pubblicato dal Centro Studi, all’interno delle pagine consultabili sul sito www.centrostuditeatro.it, sarà messo a disposizione gratuitamente degli utenti, nell’intento preciso di fornire a chiunque, nel mondo, la possibilità di consultare il patrimonio del teatro italiano. La digitalizzazione comporterà l’utilizzo di link, di parole chiave e delle metodologie SEO, per facilitare la ricerca e le visualizzazioni in Rete, agevolando tutti coloro abbiano interesse ad accedere velocemente alla consultazione del materiale.
Dati i contatti che l’Associazione ha con altri Istituti ed Enti di ricerca, in Italia e all’Estero, come la piattaforma ECLAP, il sito dell’Università degli Studi di Salerno e la relativa pagina dedicata alla ricerca e agli studi sul teatro (http://www.teatro.unisa.it), l’Università di Warwick, ci auguriamo che questo lavoro riceva, in futuro, la massima visibilità attraverso l’attenta ed ampia diffusione in Rete.

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