Speciale archivi. oralità memoria teatro: il Progetto ORMETE

L’integrazione del patrimonio dei documenti tradizionali con la produzione di nuove fonti orali o con la raccolta di fonti orali preesistenti

Pubblicato il 23/01/2015 / di and / ateatro n. 152 / 0 commenti /
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La memoria come patrimonio
La memoria è un elemento cruciale per lo sviluppo culturale di una società e per la definizione, o ri-definizione, dell’identità di una comunità. Memoria collettiva e memoria individuale, memoria dei luoghi e memoria degli eventi, memoria ufficiale e memoria rimossa: sono tutti aspetti di un’unica e grande questione che riguarda il rapporto fra il nostro presente e l’eredità del passato, insieme alla capacità di narrare sia l’uno sia l’altra.
Negli ultimi decenni, grazie al lavoro di molti ricercatori e a una più diffusa sensibilità al problema che il rischio di una perdita di memoria comporta, gli studi e le iniziative sulla memoria si sono moltiplicate e notevolmente arricchite.
La storia orale ha cominciato a documentare memorie precedentemente considerate marginali; a rispondere al silenzio della storia narrando la vita di gruppi sociali che non avevano mai avuto voce; a raccontare le vite di una parte di italiani che la storia ufficiale non ha voluto, o non ha potuto, raccontare.
Così l’acquisizione degli strumenti e dei metodi propri della storia orale, che della memoria fa il suo campo d’indagine privilegiato, ha modificato in modo consistente l’intera riflessione sulla contemporaneità: dagli studi sociali, a quelli di genere, dalla micro-storia locale, alla storia delle classi subalterne. Con un risultato complessivo davvero importante: la consapevolezza che la memoria di una società è una memoria multiforme, in cui coabitano, più o meno pacificamente, molte e diverse memorie.

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Il teatro, la memoria, la storia orale
L’irriproducibilità dell’evento dal vivo, “live” è una caratteristica specifica del teatro. Questo aspetto rende i racconti di chi è stato presente e ha vissuto un evento teatrale particolarmente preziosi: si tratta di memorie che, in modo estemporaneo o programmato, orale o scritto, intenzionale o meno, sono fra le poche tracce che il teatro lascia. Possono essere racconti interni al mondo della scena teatrale, narrati dai suoi stessi protagonisti, oppure racconti esterni, testimonianze dirette degli spettatori, ma in entrambi i casi si tratta di testimonianze che vivono della parzialità degli sguardi di cui sono l’espressione, che non hanno pretesa di oggettività e che pure testimoniano una verità, quella di una documentazione tesa fra passato e presente e frutto di un’esperienza vissuta in prima persona.
Eppure, nonostante le molte analogie che si instaurano fra teatro e fonti orali (la relazione in presenza, l’intersoggettività, la performatività), la storiografia teatrale italiana è rimasta scarsamente investita dai temi e dai metodi della storia orale, nonché da una attenta riflessione sulla memoria.
ORMETE si inserisce in questo vuoto per incrociare le fonti tradizionali a disposizione dello storico del teatro contemporaneo con i metodi della storia orale, rielaborandoli opportunamente, e con le riflessioni sulla memoria e sui processi di memorizzazione, riattualizzazione e narrazione del ricordo che hanno investito la storiografia internazionale degli ultimi venti anni.
Attraverso l’integrazione del patrimonio dei documenti tradizionali (testuali e iconografici) con la produzione di nuove fonti orali (o con la raccolta di fonti orali preesistenti), ORMETE intende confrontarsi anche con una riflessione specificatamente storiografica e verificare la solidità delle principali categorie e articolazioni utilizzate dalla storiografia teatrale per analizzare e comprendere il teatro italiano del Novecento. Interrogare i testimoni, dare voce a frammenti di storie poco o non conosciute, riflettere sulle modalità dei processi di memorizzazione e sulla sedimentazione nel tempo delle esperienze del passato: tutto questo quanto e come incontra o mette in discussione le attuali categorie storiografiche sul teatro italiano del Novecento?
La specificità relazionale delle fonti orali corrisponde inoltre alla specificità relazionale del linguaggio teatrale. Queste affinità costitutive tra fonti orali e teatro stimolano a spostare il fuoco dell’attenzione su questioni che ruotano intorno alla “relazione”: la relazione intersoggettiva e spaziale (teatrante/spettatore; palco/platea) che fonda l’atto spettacolare, così come quella che si stabilisce fra testimone e ricercatore; la relazione fra pubblico e privato; fra oralità (dell’intervistato) e scrittura (dello storico); fra il presente in cui si parla e il passato di cui si narra.

Una memoria per il futuro e il dialogo fra le generazioni

«La distruzione del passato, o meglio la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l’esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti, è uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni del Novecento. La maggior parte dei giovani alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono».
(J. Hobsbawn, Il secolo breve, 1999)

Il delicato problema della trasmissione del sapere fra generazioni diverse nella società contemporanea, unito alla fragilità costituzionale delle tracce di memoria che il teatro lascia dietro di sé, costituisce un fertile terreno per attivare incontri, sinergie, processi conoscitivi e rielaborazioni dei saperi lungo percorsi inediti.
ORMETE mette in relazione generazioni diverse, porta al confronto dialettico mondi e linguaggi che raramente hanno l’occasione di incontrarsi e di condividere uno spazio di conoscenza, conduce i protagonisti (ricercatore e testimone) ad assumersi la reciproca responsabilità del come avviene il processo di recupero, organizzazione e narrazione della memoria.
La memoria è sempre per qualcuno. Può riallacciare fili interrotti, saperi dimenticati, energie disperse; può stimolare una necessità di confronto col passato che ci sembra che sia latente proprio nelle generazioni più giovani.

Progetto pluriennale, frutto di accordi molteplici e di un’ampia rete di collaborazioni e partecipazioni, ORMETE intende nel tempo raggiungere diversi obiettivi:

Il Teatro della Memoria–
un archivio audio e video che conserva le testimonianze realizzate e raccolte da ORMETE e quelle recuperate attraverso la digitalizzazione di interviste del passato. Depositato presso l’Istituto Centrale per i Beni sonori e audiovisivi (che ha aperto un fondo specificatamente dedicato) e presso il Museo Biblioteca dell’Attore, l’archivio è a disposizione di studenti, studiosi, appassionati e rappresenta il passaggio concreto di una memoria viva tutta da ascoltare e vivere.

I Quaderni di ORMETE–
una collana di saggistica, in collaborazione con Accademia University Press di Torino. La collana ha l’obiettivo di riflettere sul piano metodologico sul rapporto tra fonti orali e teatro e di produrre nuove fonti orali. Per i Quaderni ORMETE e Accademia UP sperimentano una modalità di editoria multimediale innovativa avvalendosi di Pubcoder www.pubcoder.com, strumento di pubblicazione digi­tale di recente implementazione, il cui approccio multiformato permette ai lettori di fruire delle pub­blicazioni realizzate su tutti i diversi dispositivi digitali. La sfida è di realizzare un prodotto editoriale che possa rappresentare un punto di riferimento per la fruizione dei risul­tati dei progetti culturali, sperimentando a fondo le potenzialità della tecnologia digitale. Il primo numero è previsto nel corso del 2015.

Un sito web–
piattaforma in divenire che si arricchirà nel tempo di nuove sezioni e di contributi. Il sito sarà il luogo di raccordo delle iniziative e dei progetti avviati in tutta Italia; raccoglierà il catalogo completo di tutti i materiali depositati negli archivi e un significativo numero di frammenti di contributi multimediali che confluiranno nel patrimonio archivistico in costruzione; raccoglierà le testimonianze di chi spontaneamente vorrà contribuire alla costruzione di una memoria condivisa inviando documenti audio con un breve racconto sul teatro italiano fra il 1960 e il 1990. Sarà inoltre uno strumento per scuole, appassionati di storia e di teatro e per tutti coloro che vogliano approfondire la conoscenza del percorso teatrale e della storia d’Italia di quel periodo.

Giornate di formazione–
per studenti e ricercatori, sul tema e i metodi della storia orale e del teatro, con il coinvolgimento di esperti del settore. Il progetto vuole costruire un percorso di formazione per giovani studenti e ricercatori che si cimenteranno in periodi di stage concordati, nei modi e nei tempi con i luoghi d’archivio coinvolti. Tale percorso sarà costruito in collaborazione con le Università di Roma Tor Vergata, Genova, Milano e Torino.
Giornate di studio–
in particolare in collaborazione con i Dipartimenti delle Università coinvolte, per approfondire le questioni teoriche e metodologiche e alcuni temi di particolare rilievo, per raccogliere nuovi stimoli e nuovi progetti e mantenere vivo il collegamento fra i diversi gruppi di lavoro e le loro ricerche.

1. L’Italia a teatro. 1960-90: 30 anni di storia orale per il teatro
Il trentennio che va dagli Anni Sessanta alla fine degli Anni Ottanta è un periodo ricco di significati dal punto di vista sociale, politico, culturale e artistico, così in tutta Europa e così in particolare in Italia.
Anche il teatro vive in questi anni stagioni di intensa attività e trasformazione, muovendosi lungo un percorso che in parte corrisponde e in parte interpreta i cambiamenti più complessivi del paese: fra la ricerca di nuovi linguaggi, di un rinnovato rapporto con lo spazio, con il pubblico, con le istituzioni nel primo periodo e movimenti di assestamento e normalizzazione nell’ultimo decennio, sempre e comunque in un percorso di ridefinizione della propria funzione all’interno della società.
Il progetto è articolato in una serie di tappe, ciascuna dedicata a una specifica realtà teatrale scelta per il suo rilievo artistico, culturale o sociale e per avere rappresentato uno snodo significativo per la cultura teatrale italiana del Novecento:

Aspettando Godot. Teatrostudio, Genova 1964
a cura di Donatella Orecchia e Armando Petrini
Il Beat 72 di Roma
a cura di Donatella Orecchia
La Borsa di Arlecchino di Genova
a cura di Livia Cavaglieri, in collaborazione con Fondazione Mario Novaro
I teatri universitari in Italia dal secondo dopoguerra agli anni Settanta
a cura di Livia Cavaglieri e Roberta Gandolfi
Il teatro e le donne a Roma negli anni Sessanta e Settanta, tra avanguardia, rivolta e pensiero di genere
a cura di Francesca Fava con la consulenza scientifica di Roberta Gandolfi
Il Festival di Santarcangelo
a cura di Donatella Orecchia, in collaborazione con il Festival di Santarcangelo
Gli esordi del Teatro dei ragazzi e le prime sperimentazioni nelle scuole di Torino
a cura di Mariapaola Pierini e Federica Mazzocchi, In collaborazione con Centro Studi del Teatro Stabile di Torino e Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani di Torino
Il Piccolo Teatro di Milano: voci di spettatori, attori, organizzatori e tecnici
a cura di Stefano Locatelli, in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano
Performance, storia, memoria. L’istruttoria di Peter Weiss a Parma nelle testimonianze degli interpreti
a cura di Roberta Gandolfi

2. L’arte e il mestiere dell’Attore
La testimonianza dell’attore è, fra le testimonianze possibili, quella che più mette in discussione le fonti orali come strumento storiografico. La voce dell’attore è difatti quasi sempre due cose in un solo momento: è documento di memoria e documento d’arte, poiché la memoria dell’attore è parte dell’arte dell’attore. Questo sottoprogetto ha l’obiettivo di indagare nel sottile crinale tra arte e mestiere attraverso la memoria e la sollecitazione al ricordo.

Il mestiere dell’attore
In collaborazione con il Museo Biblioteca dell’Attore di Genova.
Voci di attori e attrici prima e dopo il Duemila
a cura di Laura Mariani

3. Napoli sotterranea
a cura di Marta Porzio
Il progetto raccoglie i racconti di protagonisti e testimoni che dagli anni Sessanta agli Ottanta hanno fatto di Napoli una capitale culturale sotterranea, dalle cui viscere è partito, in tutti i campi, un intenso percorso di rottura nei confronti dei codici espressivi imperanti. In particolare il racconto orale delle origini del teatro di ricerca napoletano rende giustizia alla sua mancata storicizzazione.

4. L’archivio CIMES (Centro di Musica e Spettacolo)
In collaborazione con il Dipartimento Arti Visive Performative Mediali dell’Università di Bologna

A partire dalla sua fondazione, il CIMES (Centro di Musica e Spettacolo) dell’Università di Bologna, ha realizzato una lunga serie di conferenze pubbliche, lezioni e dibattiti sui temi dello spettacolo, coinvolgendo artisti, operatori, docenti, critici e studenti, italiani e stranieri. Parte di questi incontri sono stati audio e/o videoregistrati, ma questa preziosa miniera è rimasta fin ad oggi quasi totalmente inesplorata, sia perché depositata esclusivamente presso il CIMES, sia perché la fonte orale continua a rimanere una fonte misconosciuta e poco utilizzata.
Fedele all’obiettivo di diffondere l’uso storiografico delle fonti orali e desideroso di mettere a portata di un numero maggiore di utenti questo patrimonio, ORMETE collabora con il CIMES al riversamento del materiale audio relativo al teatro e si propone come mediatore con l’ICSBA e MBA affinché il materiale bolognese sia consultabile anche nelle città di Roma e Genova.

Progetto speciale – viaggio della memoria teatrale in una città
BANCA DELLA MEMORIA DEL TEATRO DI TORINO

Ormete ha avviato i lavori per costituire una “Banca della memoria del teatro” nella città di Torino al fine di raccogliere testimonianze, racconti, immagini e parole, di una memoria da condividere con l’intera città.
In collaborazione con il Centro Studi del Teatro Stabile di Torino. Progetto sostenuto da FARID INDUSTRIE S.P.A.

Il mestiere dell’attore
L’attore, il suo sapere teatrale e il suo mestiere sono uno dei maggiori patrimoni culturali e artistici del teatro italiano. Un patrimonio che tuttavia rischia di andare perduto, proprio perché è sempre più sottile il filo della tradizionale trasmissione del sapere in teatro, da attore ad attore, da maestro ad allievo, nella vita pratica della scena. In particolare, la riflessione sull’attore del Novecento e sulla forte mutazione di alcuni aspetti della sua identità (si pensi solo all’introduzione della categoria del performer), fra tradizione e innovazione, fra decadenza e rilancio, fra regia e autonomia artistica, necessita di un confronto in due direzioni. La prima direzione è quella della memoria dell’attore su di sé: sulla propria individualità di attore e sul far parte di una comunità (di una compagnia, di una scuola, di una categoria professionale). Il secondo percorso è quello della memoria sugli attori attraverso sguardi e ricordi diversi: quello dell’attore che narra di un altro attore, quello del teatrante non attore, quello dello spettatore.
ORMETE articola la ricerca in questo campo seguendo più percorsi che si innervano in molti diversi progetti; ma riserva anche una sezione progettuale specificatamente dedicata al tema dell’attore: L’arte e il mestiere dell’attore.

Lo spazio del teatro nella città
Di particolare interesse sarà indagare il rapporto fra teatro e città: sia il radicamento delle esperienze artistiche nel cuore dei contesti urbani, sia le esperienze di decentramento. Un luogo e un tempo determinati costituiscono infatti le condizioni fenomenologiche e storiche indispensabili di ogni spettacolo teatrale, che trova la sua peculiarità proprio nel rapporto che di volta in volta si istituisce tra chi fa lo spettacolo e chi vi assiste. Facendo del rapporto fra teatro e tessuto cittadino una cartina di tornasole della vita e della cultura del tempo ma anche dei costumi, delle tradizioni, dei gusti e delle modalità di fruizione dell’arte in alcuni emblematici contesti.

Spettatore e spettatori
Una riflessione sulle trasformazioni che, negli ultimi quarant’anni, hanno investito lo spettatore teatrale, la sua identità anagrafica, sociale e culturale, da un lato, il suo ruolo all’interno dei processi artistici, dall’altro, è una tema di fondamentale interesse, non solo per gli studi teatrali, ma in generale per la comprensione di alcuni importanti mutamenti socioculturali contemporanei. Per quanto cruciale, l’argomento è rimasto tuttavia poco indagato data la complessità delle questioni che pone in campo e la difficoltà a reperire fonti adatte. In questa direzione, la raccolta di testimonianze orali potrebbe colmare almeno in parte una lacuna consistente e, con l’ausilio e l’integrazione di altri dati e fonti, permettere di avviare uno studio anche metodologico sul tema dello spettatore.

L’organizzazione teatrale
A partire dagli Novanta, l’organizzazione teatrale in Italia è entrata in una fase di trasformazione e ripensamento, ancora in corso. Fra le molte questioni in gioco, appare centrale la ricerca di un equilibrio dinamico da parte delle imprese teatrali. Esse sono oggi in bilico tra la volontà di rimanere fedeli a una ricca tradizione di consuetudini, saperi e professionalità consolidate e la necessità di ridefinire la propria operatività, per essere all’altezza dei processi di cambiamento istituzionale e gestionale in atto e delle impegnative sfide aperte sul fronte della competizione nel reperimento dei finanziamenti. Se per gli aspetti di ridefinizione gestionale è chiamata in causa l’Economia della cultura, le fonti orali rappresentano uno strumento ideale per lo studio e la parziale trasmissione degli aspetti più significativi della cultura organizzativa tradizionale, la cui dignità e il cui portato rischiano di andare in frantumi nell’impatto con discipline di maggiore strutturazione teorica.

Ideazione progetto e direzione scientifica
Livia Cavaglieri, Università degli Studi di Genova
Donatella Orecchia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Ente promotore
ECAD – Ebraismo Culture Arti Drammatiche

Con il sostegno di MIBACT – Fondo Unico per lo Spettacolo 2014

Istituzioni partner Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi

Museo Biblioteca dell’Attore

Partner tecnico Accademia University Press

E in collaborazione con

Associazione Italiana di Storia Orale
Circolo Gianni Bosio
Festival di Santarcangelo
Centro Studi del Teatro Stabile di Torino
Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani
Fondazione Novaro
Dipartimento Arti Visive Performative Mediali dell’Università di Bologna
Piccolo Teatro di Milano

Comitato scientifico
Antonio Attisani, Università degli Studi di Torino
Gerardo Guccini, Università degli Studi di Bologna
Lorenzo Mango, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Laura Mariani, Università degli Studi di Bologna
Alessandro Portelli, Università degli Studi di Roma La Sapienza
Valentina Valentini, Università degli Studi di Roma La Sapienza
Claudio Vicentini, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale

http://www.ormete.net
ormete.memoria@gmail.com

ECAD – V.le delle Mura Gianicolensi 96 – 00186 Roma – tel 366 4545656 – 333.3336113 – ecad@live.it – www.ecad.name

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