Speciale archivi. Uno sguardo alla situazione in Emilia Romagna

Dai grandi attori al nuovo teatro

Pubblicato il 18/02/2015 / di and / ateatro n. 152 / 0 commenti /
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Certo la dimensione dello spettacolo, centrale per gli studi teatrali, si lega all’effimero, all’événementiel, ma una parte non secondaria della storia del teatro riguarda una dimensione materiale e di lunga durata. Non si pensi solo agli edifici teatrali o ai testi, pur nelle radicali trasformazioni iniziate nel secolo scorso, ma soprattutto alle abilità attoriche che si legano anche ai tempi lunghi della storia. Ne restano tracce in documenti di varia natura e nella memoria del corpo dell’attore, per noi misteriosa: lo studio del passato è impossibile senza il radicamento nel presente del teatro (C. Meldolesi, La microsocietà degli attori. Una storia di tre secoli e più e L’attore le sue fonti i suoi orizzonti, ora in Pensare l’attore, Bulzoni 2013). Inoltre, gli archivi di attori sono più numerosi di quanto si è detto: a Milano ha parlato un rappresentante del Museo Biblioteca dell’Attore di Genova, ma non dimentichiamo il Burcardo di Roma che conserva decine di fascicoli nominali (in buona parte appartenuti a Luigi Rasi che li aveva raccolti per il suo Dizionario dei comici italiani), o alla Fondazione Cini di Venezia con i suoi tesori dusiani o alle raccolte conservate a Bologna, Firenze, Napoli…
Bologna ha da sempre rappresentato un polo teatrale fondamentale a livello nazionale. Nell’Ottocento, quando alla fine dell’anno comico si scioglievano le vecchie compagnie, gli attori si ritrovavano qui per formare le nuove. Nel territorio erano attive agenzie teatrali, si pubblicavano gazzette, si stampavano molti testi teatrali. Non a caso sorse qui l’unica casa di riposo per artisti drammatici italiani: progetto iniziato nel 1917 e concretizzatosi dal 1931 grazie all’impresario teatrale Adolfo Re Riccardi. Nel corso degli anni, alla struttura si sono affiancate altre costruzioni: una dependance, una cappella e addirittura una sala teatrale. Tutto il mondo dello spettacolo partecipò alla realizzazione di questa residenza: da Ruggero Ruggeri a Dina Galli, da Paola Borboni a Lyda Borelli. A memoria di quest’ultima attrice, il marito Vittorio Cini elargì nel 1959 una donazione di cento milioni di lire che permise l’innalzamento del quarto piano e l’inizio della costruzione del teatro delle Celebrazioni.

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Fin dall’inizio, gli ospiti hanno lasciato negli ambienti della Casa i ricordi della loro attività: si sono così accumulati fotografie, epistolari, libri, costumi, copioni e una grande quantità di oggetti disparati. I fondi archivistici, recentemente organizzati e schedati grazie al progetto Una città per gli Archivi, sono circa cinquanta e sono pervenuti da vari donatori, anche non ospiti della Casa. L’ultima donazione in ordine di tempo è quella composta da volumi, locandine e ricordi teatrali appartenuti ad Anna Proclemer. A titolo esemplificativo si cita il fondo di Antonio Gandusio (1873-1951), primattore e capocomico noto soprattutto come brillante, che incontrò in vecchiaia il teatro di regia. La raccolta testimonia una raffinata passione di collezionista che contraddice radicalmente l’ipotesi di attori incolti e culturalmente non adeguati. Si compone, infatti, dell’ampia biblioteca a carattere teatrale appartenutagli, con volumi che vanno dal Cinquecento al Novecento, dei costumi teatrali alcuni risalenti al Settecento, di una ricca serie di fotografie e del fondo archivistico vero e proprio, composto dall’epistolario e da ritagli a stampa. Una tale varietà di materiali offre la possibilità di avviare molteplici ricerche: la biografia, la vita materiale del teatro e anche la recitazione. I copioni, ricchi di postille e di annotazioni degli interpreti, si prestano a ricerche simili a quelle intraprese da Anna Sica che, attraverso lo studio dei segni, ha individuato una Drammatica – metodo italiano di recitazione.

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In città un altro cospicuo patrimonio è custodito nella Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, situata nell’omonimo palazzo che fu antica sede dell’Università e dove è possibile visitare ancora il secentesco Teatro Anatomico. Istituita nel 1801, raccoglie il patrimonio librario delle congregazioni religiose disciolte dai provvedimenti del periodo napoleonico (1797-1798) e quelle del Regno d’Italia (1866). Le raccolte della biblioteca sono andate via via accrescendosi di materiali riguardanti la vita civile, politica e culturale di Bologna e del suo territorio.
Le principali collezioni documentarie di interesse teatrale sono quelle dei critici Antonio Cervi (1834-1923), padre di Gino, e di Oreste Trebbi (1872-1944), studioso anche delle costumanze locali. Incredibili sorprese ci pervengono da fondi non a carattere teatrale, per esempio quello di Aurelio Saffi che contiene le oltre seicento lettere di Giacinta Pezzana indirizzate a Giorgina Craufurd Saffi, o quello di Alessandro Cervellati illustratore, disegnatore, storico del circo e del teatro di figura. Riguardo al patrimonio librario, è da segnalare la tesi di laurea di Anna Amadori, “Testi d’attori italiani custoditi in Archiginnasio” (Università di Bologna, novembre 1986, relatore Claudio Meldolesi). Gli attori – scoperta sorprendente – scrivono molto, scrivono tanto da permettere addirittura una suddivisione in generi della loro produzione (trattati teatrali, lettere e biografie, testi poetici, opere eccentriche che trattano di storia, agiografia, gastronomia, arte, guide turistiche). La catalogazione dei volumi ha reso necessario la messa a punto di un metodo di ricerca che individuasse gli scritti d’attore sparsi variamente e trasversalmente nei fondi della biblioteca e nelle sezioni di catalogo. Questa parte del lavoro ha da una parte fatto emergere una sinossi parziale della società “di fuori” che seguiva e frequentava il teatro e gli attori e dall’altra ha portato a scoperte di novità editoriali.
Per avvicinarci ad una produzione teatrale più contemporanea, segnaliamo alcuni fondi archivistici conservati presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, segno tangibile di una consapevolezza crescente dell’importanza della conservazione e della pubblicizzazione della memoria teatrale, del legame fra passato presente futuro e di quello fra produzione artistica e ricerca scientifica.

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L’archivio Leo de Bernardinis, ricevuto in comodato d’uso dalle eredi, comprende autografi (manoscritti, quaderni di regia, appunti di lavoro), copioni, documenti audiovisivi, disegni e schizzi teatrali, fotografie, rassegne stampa e materiali vari. Riguardano gli anni 1967-2001, soprattutto il trentennio bolognese; l’attività di Leo a Bologna e a Santarcangelo, negli anni di direzione del Festival (1994-1999). Il Dipartimento delle Arti, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, ha realizzato un processo di inventariazione, riordinamento e catalogazione dei materiali. L’adesione al portale regionale degli Archivi dall’Istituto per i beni artistici, culturali e ambientali della Regione (IBC) ha consentito di inserire i dati in piattaforma informatica con possibilità di consultazione da remoto, che sarà attivata a breve.
L’archivio Kazuo Ohno, nato a seguito di una convenzione tra il maestro giapponese e l’Università di Bologna nel 2001, raccoglie documenti audiovisivi realizzati in tutto il mondo, volumi critici e fotografici a lui dedicati in lingua giapponese, un’ampia collezione di manifesti, pannelli con immagini fotografiche a grandezza naturale, cd-rom contenenti documenti, che testimoniano l’arco dell’attività del danzatore a partire dagli anni Quaranta del Novecento, fondamentali anche per lo studio del butoh.

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Il Dipartimento si è recentemente impegnato nel “Progetto di riordino e valorizzazione dell’Archivio della Compagnia della Fortezza (1987-2014)”, per cui è stata stipulata una convenzione con l’Associazione Carte Blanche, soggetto produttore del fondo, e la Soprintendenza Archivistica della regione. La raccolta riguarda, come è noto, la principale esperienza di Teatro in carcere realizzata in Italia e non solo, un’esperienza d’arte a tutti gli effetti, di cui Armando Punzo è creatore, direttore e regista. Inoltre, presso il Dipartimento è conservato l’archivio del TEATRO NUOVA EDIZIONE e del TEATRO delle MOLINE, di proprietà della Fondazione Emilia Romagna Teatro / Arena del Sole, che raccoglie materiali vari sull’attività culturale e teatrale di Luigi Gozzi, drammaturgo e regista, e delle sue compagnie dal 1968 al 2000, in particolare la documentazione cartacea amministrativa e artistica relativa al TNE/Moline (1976-2007). Ultima acquisizione l’archivio del Teatro di Massa, comprendente il fondo Marcello Sartarelli, donato da Mariella Bontempi, e quello di Luciano Leonesi. Questo teatro, attivo tra il 1949 e il 1953, vide salire sul palcoscenico o invadere gli stadi, a centinaia, i protagonisti delle lotte sociali. Sartarelli ne inventò il linguaggio mutuandolo in parte dal cinema e dopo di lui ne divennero autori e registi Gianni Rodari, Valentino Orsini, i fratelli Taviani, Giuliano Montaldo, Leonesi e altri.
Nell’ambito della sezione di Musica del Dipartimento, si ricordi almeno l’Archivio del Canto, che raccoglie documentazione relativa al canto e ai cantanti (tra cui Mario Del Monaco). Ma anche la Cineteca di Bologna è ricca di fondi archivistici utili, ad esempio, per studiare gli attori teatrali nel cinema muto. Per quanto concerne gli archivi dei teatri non si ha ancora una visione complessiva: si segnala però che esiste un importante patrimonio documentario non ancora censito riguardante l’attività del teatro Brunetti-Duse e quello del Teatro Arena del Sole, entrambi oggetto di monografie, la prima a cura di Armando Antonelli e la seconda a cura di Sergio Colomba.

Per quanto riguarda la regione, la dott.ssa Brunella Argelli dell’IBC ha fornito una sintesi degli interventi promossi e realizzati dall’Istituto, riguardanti differenti tipologie documentarie: BANCA DATI TEATRI STORICI, che raccoglie schede di novantasei teatri, architettonicamente pregiati e situati anche in piccoli centri, a testimonianza di una variegata e diffusa attività teatrale. CENSIMENTO VIDEOTECHE DI DANZA – PROGETTO EUROPEO TERPSYCHORÉ, che ha cominciato a costruire una rete di archivi per la salvaguardia del patrimonio audiovisivo della danza in Europa. Il PORTALE “ARTI SCENICHE”, al cui interno è maturato il progetto ER_METE (Emilia-Romagna MEmoria Teatrale), che ha come obiettivo la ricomposizione della documentazione di importanti organizzazioni teatrali della regione (ATER-ERT; Fondazione nazionale della danza; Teatro Bonci di Cesena), di festival (“Santarcangelo dei teatri”; “Arrivano dal Mare”, festival internazionale di burattini e marionette; “Ravenna festival”, rassegna multidisciplinare di concerti, danza, teatro; “Teatro Festival Parma”; “Reggio Emilia Danza”) e di compagnie teatrali.

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Si segnalano, tra l’altro, a Riccione tre archivi conservati presso la sede di Riccione Teatro e riuniti nel progetto Archivi del Teatro Contemporaneo (ACT!): il fondo del Premio Riccione per il Teatro; l’Archivio europeo del Living Theatre; la videoteca del TTV. A Parma il riordino dell’archivio Teatro Due; a Modena il progetto ArchiviaMo che riguarda, oltre all’ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione, anche il Teatro San Geminiano.
Per quel che concerne i costumi teatrali, alcuni teatri della regione hanno aderito al progetto nazionale Archivi della Moda del Novecento. Inoltre, il progetto FashiontheatER si propone di realizzare un archivio virtuale di costumi di scena dei teatri stabili, delle associazioni, delle fondazioni e delle compagnie teatrali dell’Emilia Romagna, finalizzato all’interscambio tra questi ed alla valorizzazione di questo patrimonio artistico, culturale e storico. Gli abiti vengono archiviati in base all’ente di appartenenza, al periodo storico e alle caratteristiche sartoriali.

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Per un quadro più circostanziato si veda la recente monografia curata da Vincenzo Bazzocchi e Paola Bignami, Le arti dello spettacolo e il catalogo (Carocci 2013). Nel volume sono descritti i principali progetti sopra menzionati e, inoltre, l’esperienza di catalogazione di alcuni fondi fotografici teatrali. Si veda a questo proposito il volume curato da G. Benassati e R. Cristofori Il teatro per immagini: le stagioni teatrali nell’Archivio fotografico, con una presentazione di Claudio Abbado e fotografie di Marco Caselli Nirmal (Editrice compositori 2013).
Resta comunque da fare un lavoro organico di censimento degli archivi dispersi, delle collezioni private, delle compagnie e dei teatri. A titolo di esempio citiamo per Reggio Emilia il fondo Maria Melato presso al biblioteca Panizzi e quello di Romolo Valli nel teatro omonimo; il fondo Teresa Franchini presso la biblioteca Comunale di Sant’Arcangelo; l’archivio del Teatro delle Albe, in parte consultabile sul sito omonimo.

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