Adesso non si tagli la parte più innovativa della scena contemporanea

L'appello di C.Re.S.Co. sulle assegnazioni del MiBACT

Pubblicato il 09/07/2015 / di / ateatro n. 155 / 0 commenti /
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Riceviamo a volentieri pubblichiamo.

Cresco

Tra le novità più rilevanti dei Decreti Ministeriali firmati dal Ministro Franceschini un anno fa ci sono:
# l’art. 45 sulle Residenze dove il Ministero, seppur investendo poche economie, per la prima volta condivide con le Regioni la responsabilità di individuare e finanziare soggetti che svolgono un capillare lavoro sui territori;
# la presa d’atto dell’esistenza di azioni multidisciplinari a cavallo tra teatro, danza, musica e circo, e il loro finanziamento come Enti Multidisciplinari (in particolar modo i festival, uno dei principali centri propulsori del rinnovamento della scena italiana);
# nell’ambito delle compagnie di produzione, la definizione della nuova categoria degli under 35 e i requisiti agevolati per l’accesso delle compagnie alla prima istanza.
Non sappiamo ancora quali siano i dati delle assegnazioni in questi settori (con l’eccezione degli under 35 e delle nuove istanze del comparto danza) e su questo C.Re.S.Co. si riserva di esprimere una valutazione dopo che saranno usciti i risultati.
Per ora, ciò che è stato divulgato dal Ministero sono gli esiti dei seguenti settori:

Ambito Prosa: teatri nazionali, teatri di rilevante interesse regionale, centri di produzione;
Ambito Danza: tutto il comparto, e cioè centri di produzione, compagnie di produzione, compagnie di produzione under 35, festival, attività di promozione.

Nell’ambito della Danza, il Ministero e la Commissione Consultiva Danza prevedono maggiori economie per il settore, l’ingresso in tabella di nuovi e qualificati artisti, molti dei quali giovani, e lo sfoltimento dei soggetti finanziati che ha escluso alcune realtà che svolgevano un’azione poco incisiva e sistemica. Ciò nonostante non possiamo non rilevare la farraginosità dei meccanismi di calcolo che hanno creato in alcuni sottoinsiemi notevoli storture nell’attribuzione delle risorse  lasciando alla valutazione qualitativa uno spazio irrisorio.
Nell’ambito della Prosa, C.Re.S.Co. esprime preoccupazione per quello che potrà succedere da qui in avanti. I dati emersi sinora testimoniano che teatri nazionali, teatri di rilevante interesse regionale e centri di produzione, da soli, hanno assorbito quasi tutte le poche risorse aggiuntive investite dal Ministero sul settore Prosa. Tanti osservatori indipendenti sostengono che molte delle attuali situazioni di complessità del settore derivino dal tipo di lavoro compiuto da una gran parte di questi “grandi enti”, eppure, tranne 2 o 3 di loro, nessuno di questi soggetti ha subito tagli, al limite si sono visti confermare i sostegni precedenti, molti hanno addirittura avuto aumenti consistenti.
I grandi teatri sono una ricchezza e vanno salvaguardati, insieme ai loro livelli occupazionali, ma qui non è stata compiuta (quasi) nessuna scelta, nessuna valutazione di merito: un grande maquillage, per lasciare tutto com’era.
Che succederà adesso? C.Re.S.Co. si appella alla Commissione Consultiva Prosa e al Ministero perché facciano tutto ciò che è in loro potere perché non sia tagliata la parte più innovativa della scena contemporanea.
Il sistema dello spettacolo dal vivo italiano, e specificamente l’ambito Prosa, ha bisogno di uno sfoltimento dei soggetti finanziati, ma a essere tagliate non devono essere le realtà più sperimentali, quelle che creano e ospitano gli spettacoli più innovativi e che testano nuovi linguaggi.
I nuovi pubblici e il contesto culturale del nostro Paese hanno bisogno di sperimentazione e coraggio: C.Re.S.Co. si augura che le prossime tabelle di finanziamento aumentino l’investimento dello Stato nelle esperienze più innovative del teatro italiano.

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