#MilanoCORTEmporanea | Identikit di MI AMI

Stefano Bottura racconta le prime dieci edizioni del festival che ha rinnovato la musica italiana

Pubblicato il 15/02/2016 / di / ateatro n. 157 , MilanoContemporanea , MilanoCORTEmporanea / 0 commenti /
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Un’allegra chiacchierata con Stefano Bottura, circondate da bellissimi manifesti a fumetti, pieni di colore ed energia, e anche sagome di unicorni (!).

Raccontaci cos’è il MI AMI

foto pratoil Festival MI AMI, organizzato da rockit, nasce nel 2005 e raggiungerà nel 2016 la sua dodicesima edizione, per la prima volta realizzata in due giorni anziché tre. Le prime dieci edizioni hanno raccontano la musica italiana con tre palchi attivi contemporaneamente e una media di 60 band per edizione, a cui si affiancavano illustratori che disegnavano durante i concerti, un mercatino di produzioni artigianali medio – piccole e qualsiasi altra attività potesse trovare spazio durante il festival: un naturale incrocio di flussi artistici, con l’obiettivo di mostrare che questo tipo di progetti possono davvero prendere vita e soprattutto vedere il pubblico come partecipante attivo.

E’ facilmente riconoscibile per il suo elemento grafico ricorrente: due persone che si baciano.

 

Qual è l’interesse prevalente?

La musica, ma senza dimenticare fumetto ed illustrazione che svolgono un ruolo importante nella poetica del festival.

 

E la mission?

Coltivare il talento e diffondere bellezza, conoscere gente e farsi sorprendere dalle persone e dalla cultura, da situazioni che non ti aspetti: non un singolo concerto, ma un luogo dove ricevere tantissimi stimoli.

Sono nati tanti festival simili a MI AMI, ed è un fatto positivo di cui essere felici: rappresentano un modo per toccare temi del dibattito culturale con leggerezza e in maniera pop, senza quella spocchia nei confronti dello spettatore che è stata deleteria per la cultura degli ultimi vent’anni.

 

Qual è l’elemento innovativo di MI AMI o cosa il MI AMI ha portato di innovativo in un modello festivaliero esistente?

Nel 2004 di innovativo c’era proprio la struttura, la presentazione di artisti italiani sconosciuti, con i palchi in contemporanea, sul modello europeo che l’Italia non aveva ancora sperimentato.

foto 4L’immaginario pop dell’illustrazione, con il bacio, è stato un elemento di inclusione forte nei confronti del pubblico, perché trasmetteva l’idea che non si trattasse di un evento culturale “difficile” o “ostile” anche se le band erano sconosciute allo spettatore.

Nel 2015 c’è stata un’analisi interna per cercare un nuovo verso e un nuovo linguaggio: un’operazione riuscita a metà, perché l’anima del festival è ancora viva e l’evento funziona bene così com’è, senza un reale bisogno di modifica.

L’innovazione oggi è quindi mantenere il festival “emotivo”, aumentarne ancora la densità aggiungendo nuove aree di interesse o momenti più ludici in cui semplicemente ci si diverte.

Riuscire a raccontare la propria anima attualizzandola sempre è fondamentale ma difficile: in questo c’è un forte investimento nel coinvolgere le nuove generazioni all’interno dello staff.

 

Qual è il pubblico di MI AMI?

Il pubblico è prevalentemente giovane e lombardo, non strettamente milanese, ma ha una forte componente nazionale composta da chi segue rockit.

 

C’è e se sì qual è il legame con la città di Milano?

Il team di lavoro è milanese e quindi lo erano tutte le sue connessioni, ma eventi simili si organizzano sia nelle grandi città che in spazi più piccoli, come Home Made Festival che si trova vicino Reggio Emilia, in un paesino in cui l’elemento naturale e paesaggistico svolge un ruolo fondamentale. In questo senso, su una città metropolitana come Milano la scelta del Circolo Magnolia come luogo di elezione non è stata casuale.

Di Milano c’è stata la naturalezza con cui è nata l’idea e con cui l’idea ha incontrato la sensibilità del bacino d’utenza: c’è stata una spinta spontanea della città, che é probabilmente caratteristica di questo luogo e non di un altro, anche se da milanesi tendiamo a non rifletterci più di tanto sopra.

foto 2

Qual è il modello di business?

5% sponsor e 95% rischio totale, un equilibrio che si è mantenuto costante fino a due edizioni fa, quando gli sponsor sono arrivati a coprire fino al 25%. Non ci sono stati partner istituzionali se non, in minima percentuale, nelle primissime edizioni di lancio.

Gli incassi permettono non solo la copertura del rischio di impresa, ma cofinanziano inoltre l’attività istituzionale di rockit.

 

Cosa significa “contemporaneo” per te?

Al contrario della sperimentazione a tutti i costi, che sembra sempre ostica a prescindere, il contemporaneo in MI AMI è sintesi.

“Sperimentazione” e “avanguardia” rappresentano un po’ il passato, contemporaneo oggi é unire i puntini fra cose completamente diverse con un taglio pop.

Il contemporaneo è molto più complesso di quanto appariva trent’anni fa, quando il pensiero andava costantemente al futuro per raccontare ciò che era dell’oggi: far vivere le diverse spinte, essere racconto dell’arte, fargli da stimolo, trasformare tutto questo in un unico progetto é già una forma di ricchezza tutt’altro che semplice o scontata.

Grazie a Stefano ‘Fiz’ Bottura di Rockit.

Intervista a cura di Silvia Bovio e Cristina Carlini

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