#MilanoCORTEmporanea | Artisti uniti a Macao

La mobilitazione dei creativi per un progetto e uno spazio condivisi

Pubblicato il 07/03/2016 / di / ateatro n. 157 , MilanoContemporanea , MilanoCORTEmporanea / 0 commenti /
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MACAO

 

Cos’è:

Macao nasce dalla mobilitazione di artisti riuniti in discussione e dibattito attorno al problema della produzione artistica: l’arte é un lavoro? Quali sono i suoi meccanismi di sostenibilità? Qual é il rapporto col sostegno istituzionale?
macao 2Le discussioni iniziano nel 2010-2011 con artisti, curatori, giornalisti, studenti. La figura del “creativo” era sempre più trainante e a livello antropologico era diventata simbolo del cambiamento di rapporto fra la produzione e il lavoro:  figure molto professionalizzate che avevano investito parecchi soldi nella loro formazione, finivano per essere non pagate, non tutelate, estremamente precarie, non riconosciute socialmente, abbandonate dal sistema.
Milano era piena di grandi eventi a cui gli artisti erano chiamati a partecipare pur non credendoci, con un pubblico che aderiva superficialmente. Tanto più i il guadagno e la sostenibilità economica è  assicurata, tanto meno agli artisti viene riconosciuto un ruolo nella costruzione di senso della città.
Tutto ciò era particolarmente evidente nell’evoluzione urbanistica e nella trasformazione di Porta Garibaldi come paese dei grattacieli vuoti: l’occupazione di Torre Galfa nel 2012 arriva come gesto di rottura rispetto a questo modello di pianificazione urbana e di violenza nei confronti dei comitati di cittadini. Gli spazi della città vanno definiti dai bisogni della gente, in alleanza con la produzione creativa: le migliaia di persone passate dalla Torre rappresentavano l’onda lunga di uno scontento nei confronti dell’amministrazione precedente e di una campagna per il sindaco Pisapia che aveva effettivamente smosso qualcosa nella città, e di cui Macao e i suoi sostenitori chiedevano conto.
A seguito di quella mobilitazione, Macao attraversa molti spazi abbandonati, continuando il suo percorso di riflessione e dibattito, per insediarsi infine nell’ex orto mercato, definito una delle aree abbandonate più grandi d’Europa e in mano ad una società partecipata per il 99% dal Comune di Milano.

 

Interesse prevalente:

Non c’è un unico interesse, ma anzi una pluralità di esperienze che afferiscono alla creatività e ai lavoratori artistici.
Macao al momento comprende:  programmazione musicale (elettronica, sperimentale, rave), prove teatrali, serigrafia interna, studio di post produzione musicale, studio di registrazione, officina di falegnameria e attrezzeria, coworking (in apertura a breve con Multifactory), studio di fotografia, un piccolo vero e proprio cinema, base per laboratori di ricerca sul rapporto arte e politica cui seguiranno inchieste e convegni, eventi di editoria, collaborazioni trasversali internazionali (per esempio con un master dell’Università di Amsterdam).

 

Qual è la vostra missionmacao 4

L’innovazione culturale e la rigenerazione urbana con processi sostenibili sia dal punto di vista economico che da quello sociale.

 

Cosa considerate innovativo nel vostro modello o cosa avete portato di innovativo nel modello già esistente?

Il cortocircuito provocato da Macao alla Torre Galfa ha contribuito a modificare alcuni processi, dando più potere alle istanze che vengono dal basso.
Il problema è sempre il solito: rendere sostenibile la cooperazione sociale e la ricerca indipendente, e disincentivare una logica mercantile e neoliberale della produzione di contenuti.
“Vendersi” all’industria creativa significa magari avere più pubblico ma abbassare la qualità, quando contemporaneamente importanti processi creativi nati dal basso, e di alta qualità, fanno fatica a trovare una sostenibilità. Il mecenatismo di luoghi come ad esempio Fondazione Prada riesce a garantire entrambe le cose, mentre il mercato abbassa inevitabilmente la qualità. Dovremmo trovare il modo di garantire la stessa qualità senza essere mantenuti da un grande benefattore.

 

Quanto conta essere a Milano e non altrove? 

macao 5Milano non è l’unico caso in cui si sono verificate situazioni simili, con cui per altro ci sono collaborazioni ed alleanze, ma la particolarità di Milano è di essere una città in cui è davvero forte l’industria creativa.
La più “vicina” in questo senso fra le città italiane è Venezia, mentre sono molte le situazioni europee dell’area nordica. Il problema del nord Europa è che sta producendo egemonia culturale su contenuti che non sta vivendo in prima persona (è forse un problema che ereditiamo dalla logica coloniale): l’area mediterranea, pur avendo meno risorse economiche,  ha rapporti più profondi con i processi di costruzione di senso, quindi è più “densa” nella produzione di veri contenuti.

 

Qual è il modello di business?

Concepire l’assemblea di Macao non come una sorta di direzione artistica o proprietaria dell’edificio e del progetto, ma come custode della possibilità di attraversare lo spazio e costruire il programma. Costi e tempi sono abbattuti radicalmente decentralizzando il più possibile i compiti su tutti i soggetti che compongono e attraversano  Macao.
Anche nei confronti del pubblico si crea allargamento ed apertura, perché ognuno dei soggetti copre il suo target di riferimento e la sua proposta, con inclusione trasversale degli spettatori e un ampliamento esponenziale del pubblico raggiunto.

 

Definisci “il contemporaneo”.

macao 3Contemporanei sono la cooperazione sociale e la produzione di autonomia e indipendenza: per creare una proposta differente dobbiamo far fronte al problema delle infrastrutture (digitali, economiche, distributive) arrivando anche a creale e strutturarle autonomamente.
Bisogna confrontarsi con l’innovazione tecnologica e digitale, ma soprattutto il meccanismo produttivo deve fare i conti con la sharing economy, che oggi rischia di rappresentare un’invasione del capitalismo nei meccanismi di partecipazione. L’innovazione tecnologica è infatti sempre più usata per capire come ottenere economia sfruttando i modelli collaborativi, che erano nati esattamente per abbattere quel tipo di monopolio e sfruttamento.
Le future infrastrutture, per reagire e dare forza alla produzione dal basso, dovranno confrontarsi con un’epoca in cui il ruolo della pubblica amministrazione sbiadirà per far spazio a strutture autonome e circuiti indipendenti: collaborazioni internazionali sulla cripto currency, piattaforme economiche alternative, nuovi social per l’organizzazione del lavoro, tutti settori per i quali in tempi brevi vorremmo arrivare a creare prodotti e progetti.

Grazie a Emanuele Braga

Intervista a cura di Silvia Bovio e Cristina Carlini

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